Ilsa la belva delle SS


Capostipite del florido filone dei film nazisploitation, Ilsa la belva delle SS è qualcosa di ben diverso da un film; mancando nello stesso una trama organica, potrebbe passare per un documentario sulle atrocità naziste, non fosse per tutta una serie di particolari che lo rilegano, a buon diritto, tra i film trash erotico/splatter, che è poi il traguardo a cui puntò il regista dello stesso, Don Edmonds, regista e attore americano che nel corso della sua carriera di cineasta ha all’attivo solo poche pellicole.

Dyanne Thorne è Ilsa

Ilsa è un contenitore di orrori mescolati in tutte le salse, che punta principalmente sulla dettagliata descrizione per immagini di torture e efferatezze ai danni del solito gruppo di malcapitate; in questo caso le stesse finiscono in un campo comandato dalla spietata Ilsa, che sperimenta sulle prigioniere la resistenza al dolore. Per fare questo non esita a praticare torture inimmaginabili sulle povere cavie, sottoponendole a prove devastanti, come la penetrazione con falli elettrificati e altre raffinatezze che vengono mostrate allo spettatore.
Il tentativo, molto maldestro, di mascherare una sorta di parata di belle donne discinte sottoposte a sevizie sessuali e fisiche

Lo strumento per l’evirazione della crudele Ilsa

Interrogatori delle prigioniere

come documentazione degli orrori nazisti inizia da subito, quando immagini in bianco e nero del fuhrer introducono alla vicenda, con il solito sbarco dai camion delle prigioniere che vengono immediatamente denudate e sottoposte alle abominevoli ispezioni corporali.
Fin qui le cose vanno abbastanza bene anche dal punto di vista storico; era prassi consolidata, nei campi, quella di controllare detenuti e detenute per evitare che persone infette potessero contagiare, più che gli altri detenuti, le guardie stesse dei lager.
Dopo poco però ci si rende conto di dove il film vada a parare: iniziano le torture ai danni delle prigioniere, torture sadiche senza giustificazioni, che vedono le malcapitate bollite vive, ustionate  a morte, penetrate con falli elettrificati, frustate fino alla morte mentre l’ineffabile Ilsa si sollazza con i prigionieri maschi, che poi evira senza pietà.

Il prigioniero americano che resisterà a Ilsa

Se la figura di Ilsa ricorda quella di Ilse Koch, la cagna di Buchenwald, lo fa solo negli aspetti più deliranti della pur triste vicenda della kapò del campo di Buckenwald; è tutto da dimostare che la mente perversa della donna abbia poi davvero ideato torture fini a se stesse, per il solo gusto sadico di praticarle.
Cosi il film si snoda attraverso le dettagliate torture, storie appena abbozzate delle vite delle stesse nei campi, mentre  si sofferma con compiacimento sulle perverse figure delle carceriere, che frustano senza pietà mentre sono completamente discinte, sempre desiderose di obbedire, con voluttà, agli stravaganti ordini della direttrice del campo.

Ad una prigioniera vengono mozzate le dita

Che mantiene anche buone relazioni diplomatiche con i suoi superiori, come dimostrato quando arriva un gerarca nazista per ispezionare il campo, e viene sedotto dalla ineffabile Ilsa.
In questo caso anche le alte sfere appaiono come un branco di ipodotati atti solo alle perversioni personali; il gerarca chiederà ad Ilsa non un normale rapporto  fisico, ma di farsi orinare addosso!
Il film quindi si snoda attraverso immagini più o meno crude, fino alla parte finale, che vede le donne del campo reagire e prendere possesso dello stesso, fino all’inevitabile arrivo di una colonna militare mandata a far pulizia per evitare che le truppe alleate trovino traccia degli orrori perpetrati nel campo stesso.

Una delle guardiane del campo

E’ la fine di Ilsa, che viene giustiziata da un ufficiale tedesco mentre è legata ad un letto è attende di essere liberata; ovviamente due prigionieri sono riusciti a fuggire, in modo da poter raccontare quanto effettevamente accaduto.
Inutile dire che Ilsa la belva delle SS è un film senza alcun valore ne storico ne cinematografico; la recitazione degli attori è assolutamente approssimativa, a cominciare da quella della prosperosa Dyanne Thorne, volto e sguardo da nazista ma espressiva come un cocomero. Il resto del cast è assemblato secondo criteri rigorosamente fisici; vengono privilegiate comparse prosperose, che possano in qualche modo attrarre l’occhio concupiscente dello spèttatore.
Il resto, come ampiamente detto, è un campionario di orrori gratuiti.

Una prigioniera chiede inutilmente pietà

Il film, che è girato in pratica in due baracche ricostruite e in un laboratorio di tortura che sarà il centro di molte produzioni simili, arriva al finale senza aver mostrato alcunchè di rilevante.
La Thorne, che si mostra ardimentosa negli amplessi con i prigionieri, mostra con parsimonia il suo prosperoso petto, che in pratica fu l’unico vero motivo del suo successo (davvero molto limitato) cinematografico.

Dyanne Thorne

Inaspettatamente per gli stessi produttori, il film ebbe un discreto successo, tanto da convincere gli stessi a produrne altri; il che, visto il finale di Ilsa la belva delle SS, che vede la morte della donna, fu davvero una forzatura , sopratutto alla luce dello squallore assolto dei sequel.

Morte di una prigioniera

Ilsa la belva delle SS, un film di Don Edmonds. Con Dyanne Thorne, Gregory Knoph, Tony MumoloTitolo originale Ilsa, She-Wolf of the S.S..  Erotico,  durata 90 min. – USA  1973.


Filmscoop by Paul Templar

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