Diabolicamente…Letizia

I coniugi Michela e Marcello Martinozzi, pur amandosi, hanno un problema di coppia.
I due infatti non possono avere figli e nonostante consultino medici specializzati devono rassegnarsi all’idea di non riuscire a diventare genitori.
Michela decide così di recuperare dal collegio sua nipote Letizia, che alla morte della sorella di Michela venne affidata ad un istituto privato, dove però la ragazza è cresciuta sviluppando un odio feroce per tutti.
Dotata di notevoli facoltà paranormali, Letizia arriva nella villa dei coniugi Martinozzi, dove ben presto sfogherà i suoi istinti repressi.
La ragazza dapprima seduce suo zio e il domestico di casa Martinozzi, il giovane Giovanni, poi, non paga, seduce la domestica Giselle e infine anche sua zia Michela.

Franca Gonella

Con il ricatto ordito con un invisibile personaggio che fotografa i momenti di intimità dei vari personaggi della casa, Letizia semina rancore e provoca, grazie alle sue facoltà paranormali, la morte in rapida successione dei domestici Giovanni e Giselle e infine degli zii.
Ma quando Letizia resta padrona della situazione, ecco comparire il misterioso uomo nell’ombra: è il direttore del collegio, che era suo amante e che aveva permesso alla ragazza di sviluppare le doti paranormali di cui era in possesso.
Scontro finale tra i due….
Diabolicamente… Letizia, film diretto da Salvatore Bugnatelli su sceneggiatura dello stesso regista e di Lorenzo Artale è un giallo con elementi paranormali uscito nelle sale italiane nel 1975, nell’ultimo anno quindi del boom cinematografico che aveva caratterizzato il finire degli anni 60 e gli inizi dei settanta.


Bugnatelli, che nella carriera diresse solo altre 4 pellicole dirige un film tutto sommato dignitoso, a patto di sorvolare sulla assurdità della trama nella sua componente principale, ovvero la decisione della coppia Michela -Marcello di adottare una nipote di vent’anni, lasciata a marcire in un collegio e riesumata quando è ormai una donna, che ovviamente è sexy e arrabbiata nera con l’umanità.
Lo svolgimento del film punta più sull’aspetto morboso dei rapporti che l’avvenente fanciulla allaccerà con tutti i componenti della casa che sul passato della ragazza o sulle motivazioni psicologiche dei gesti che la stessa compirà, ma questa è una delle caratteristiche di molti gialletti degli anni settanta, girati senza mezzi e spesso anche senza idee.
Letizia, la protagonista, finisce per intrufolarsi in tutti i letti dei vari abitanti della casa, creando lo scompiglio e seminando ovviamente zizzania.

Magda Konopka

Non sfuggirà alla “diabolica” Letizia nemmeno sua zia, fotografata e ricattata nell’intimità.
Una situazione, quella del ricatto fotografico, ampiamente utilizzata in film antecedenti all’opera di Bugnatelli, come il ben più riuscito Le foto proibite di una signora per bene; qui l’elemento di novità è solo nella mano (che resta nell’ombra) dell’autore degli scatti.
Il cast non presenta personaggi di spicco: Gabriele Tinti, Gianni Dei e Magda Konopka erano dei discreti caratteristi ma nulla più.


Il ruolo più importante è affidato alla sexy starlette Franca Gonella, specializzata in ruoli erotici in film dai titoli abbastanza esplicativi, come i decamerotici L’Aretino nei suoi ragionamenti sulle cortigiane, le maritate e… i cornuti contenti,…E si salvò solo l’aretino Pietro con una mano avanti e l’altra dietro o Quando i califfi avevano le corna ; la Gonella fa il suo con discreti risultati, grazie anche alla sua prorompente carica erotica.
Nel film infatti proprio l’erotismo assume un aspetto determinante; la protagonista Letizia usa le armi della seduzione per il suo scopo principale, la vendetta.

Gabriele Tinti

E poichè la Gonella è davvero un bel vedere ecco che almeno da questo punto di vista qualche sobbalzo c’è.
Meno sono quelli legati all’altro aspetto della trama, ovvero la vendetta e i conseguenti effetti speciali che sono ridotti al minimo sindacale.
Un film senza infamia e senza lode, con ritmi molto bassi e con l’unico colpo di scena che troviamo solo nel finale del film.
Decisamente troppo poco, in effetti.


Diabolicamente… Letizia
Un film di Salvatore Bugnatelli. Con Gabriele Tinti, Franca Gonella, Xiros Papas, Magda Konopka,Gianni Dei- Giallo/Erotico, durata 92 min. – Italia 1975.

Magda Konopka … Micaela Martinozzi
Franca Gonella … Letizia
Gabriele Tinti … Marcello Martinozzi
Gianni Dei … Giovanni
Giorgio Bugnatelli …Il bambino-cameriere
Ada Pometti … Signora Minoldi
Cesare Di Vito … Il commisario
Xiro Papas … Il misterioso ricattatore
Angelo Rizieri … Minoldi

Regia: Salvatore Bugnatelli
Sceneggiatura: Salvatore Bugnatelli,Lorenzo Artale
Musiche: Giuliano Sorgini
Montaggio: Remo Grisanti
Editing: Piera Bruni, Gianfranco Simoncelli

La sposina

Chiara è una bella e disinibita ragazza che lavora in uno store di dischi come commessa; un giorno nel negozio capita Massimo Raimondi, appassionato cultore di musica classica e scrittore in erba.
Il giovane è alla ricerca di un editore che pubblichi il suo primo libro e nell’attesa vivacchia alla giornata.
L’incontro con Chiara si rivela per lui ma anche per la ragazza come il classico colpo di fulmine.
I due così convolano a giuste nozze ma è durante la luna di miele che Chiara scopre che Massimo è praticamente impotente.

Decisa a eliminare l’ostacolo che mina la felicità della coppia, Chiara cerca conforto in libri che parlano di sessuologia, senza peraltro ottenere risultati.
Nel frattempo la coppia versa in cattive condizioni economiche così Chiara suo malgrado è costretta ad accettare le avances del proprietario del negozio di dischi presso il quale lavora.
Nonostante la ragazza ceda, viene licenziata aggravando ancor più la situazione economica della famiglia, visto che Massimo non riesce nonostante gli sforzi a pubblicare il suo libro.
Sarà Chiara a risolvere il tutto, andando a letto con l’editore Ansaldi, che le promette la pubblicazione del libro.
L’uomo mantiene la parola data e il libro viene pubblicato, ottenendo anche un notevole successo.
Nel campo del rapporto di coppia tuttavia le cose non cambiano e alla fine Chiara decide di accettare la corte di suo cognato prima, poi di un amico di lunga data oltre quella dell’Arnaldi.
Sarà questa la mossa vincente perchè Massimo……

Nella foto di sotto: Riccardo Garrone e Antiniska Nemour

Sull’asse gelosia – corna usate come dimostrazione di un teorema un tantino strampalato Sergio Bergonzelli costruisce questo La sposina, filmetto a marcato sfondo erotico attorno ad una sceneggiatura vista e rivista; il regista piemontese (morto nel 2002) autore di una trentina di film di genere i cui titoli dicono tutto come Io Cristiana, studentessa degli scandali, Il compromesso… erotico,Taxi love, servizio per signora, La trombata – quattro ladroni a caccia di milioni ecc. usa l’erotismo come una clava senza economizzare in nudi e situazioni scabrose.

Antiniska Nemour (Antinisca)

Ne vien fuori un film di scarsissimo valore in cui cercare qualcosa degno di nota è assolutamente compito proibitivo; forse le uniche attrattive del film vanno cercate nelle grazie della bella Antiniska Nemour che molti spettatori dell’epoca conoscevano come centralinista della trasmissione di Enzo Tortora Portobello.
Sempre a proposito del cast, da rimarcare la presenza di Riccardo Garrone che appare un extraterrestre nei confronti degli altri scialbi intepreti del film, come Carlo De Mejo (che interpreta Massimo) o come i restanti caratteristi assemblati alla men peggio.
C’è anche l’ex “satanika” Magda Konopka con qualche chilo di troppo, mentre la location è Pescara; il capoluogo abruzzese esce mortificato da un accostamento sacrilego tra questo film e le sue bellezze naturali.
Purtroppo La sposina, uscito nel 1976, mostra come negli anni successivi alla seconda metà degli anni settanta la tendenza del cinema italiano fosse quella di privilegiare ad ogni costo l’incasso, senza tener conto minimamente di un decoro dovuto sia al rispetto verso il pubblico pagante sia alla credibilità del cinema stesso.

A sinistra: Magda Konopka

Fioccavano produzioni assemblate nell’arco di una notte, con cast raccogliticci e sceneggiature pagate un tanto al quintale.
Produzioni prive anche di un minimo valore artistico, a meno che non si vogliano considerare artistiche le esposizioni generosissime di seni e natiche femminili unite ad amplessi che ripetuti migliaia di volte ingeneravano più un principio di sonnolenza che solletichi al basso ventre.
In La sposina c’è abbondanza di nudi e per fortuna la Nemour è un bel vedere, mentre in molti altri casi venivano scelte attricette raccattate sui sofà dei produttori; a voler fare un paragone largo, un pò come i vari cast dei bolliti odierni che popolano i realtiy tanto amati da parte del pubblico televisivo.
Se amate il cinema, evitate questo filmaccio.

A destra: Tiberio Murgia, recentemente scomparso

La sposina
Un film di Sergio Bergonzelli. Con Carlo De Mejo, Riccardo Garrone, Magda Konopka, Antiniska Nemour,Tiberio Murgia
Erotico, durata 90 min. – Italia 1976

Antiniska Nemour     … Chiara,
Carlo De Mejo         …     Massimo Raimondi
Tiberio Murgia         …     ’Ninuzzo’ Mancuso
Magda Konopka          …     Margot
Riccardo Garrone          … L’editore Arnaldi
Alfredo D’Ippolito     …     Adolfo ‘Cicillino’
Aldo Massasso          …     Stefano

Regia: Sergio Bergonzelli
Sceneggiatura:Sergio Bergonzelli, Leandro Lucchetti
Produzione: Carlo Pescino
Musiche: Nico Fidenco
Editing: Luciano Cavalieri
Fotografia: Claudio Morabito

Quando i dinosauri si mordevano la coda

La giovane e bella Sanna appartiene ad una tribù preistorica che vive tra le montagne.
E’ un’epoca pericolosa perchè giganteschi rettili come dinosauri, pterodattili e triceratopi cacciano tutto ciò che si muove.
Il capo della tribù, Konsor, ha l’abitudine di sacrificare al dio sole tre ragazze bionde, onde ingraziarsi le divinità; Sanna è una delle prescelte ma  rifiuta di farsi immolare e fugge per mare.

Salvata in extremis da un ben piantato pescatore di nome Tara, viene accolta nella tribù dell’uomo dove però si fa subito delle nemiche, a causa dell’attrazione che suscita nell’uomo, legato alla bella Ajark.
Sanna così è costretta a scappare nuovamente e si avventura in zone desertiche, dove non possa essere raggiunta dalla tribù, che si è messa sulle sue tracce; rifugiatasi in un uovo di dinosauro, viene in pratica adottata da uno dei rettili e la ragazza finisce per dividere il suo tempo con un cucciolo di dinosauro che ammaestra quasi fosse un cagnolino.
Ma è destino che la tranquillità della ragazza debba essere nuovamente turbata.
Tara, che non ha mai smesso di cercarla, la ritrova e per un pò di tempo i due dividono le giornate spensieratamente, vivendo la loro storia d’amore, cacciando e divertendosi come bambini.
L’idea di tornare alla tribù di Tara si rivela fatale: i due vengono fatti prigionieri e solo l’intervento del dinosauro che aveva salvato Sanna in precedenza permette alla donna di fuggire.

Nuovamente catturata, Sanna e Tara fuggiranno grazie ad una tempesta che si abbatte sul villaggio.
I due, questa volta, si allontanano per sempre da quelle terre inospitali.
Prodotto Hammer targato 1969, diretto da Val Guest con un budget molto alto e con l’ausilio dei migliori mezzi tecnologici dell’epoca, Quando i dinosauri si mordevano la coda (When the dinosaurs ruled the earth) è uno dei più importanti film ambientati in epoca preistoria, limitatamente com’è ovvio al periodo in cui venne girato.

Victoria Vetri

Aldilà delle numerose incongruenze, come quella della convivenza tra i giganteschi rettili e l’uomo, separati in realtà da milioni di anni nella scala dell’evoluzione, il film è una gradevole avventura strutturata anche come love story tra la bella Sanna e il robusto Tara, i due personaggi principali del film, con l’aggiunta dell’interazione con i dinosauri.
Memorabile la sequenza che vede Sanna tentare di istruire un cucciolo di dinosauro con una specie di flauto insegnandogli a stare seduto secondo comandi, un pò come facciamo noi con i nostri animali domestici.

Magda Konopka

L’ingenuità della trama e di molte situazioni è evidente, anche se non si tratta certo di un prodotto per minori.
La bella Victoria Vetri che interpreta Sanna si produce infatti in alcune sequenze di nudo che a fine anni sessanta erano assolutamente un’eccezione per i prodotti poi destinati al nostro paese.
Un film ovviamente pesantemente datato, anche se girato con mano esperta e con l’ausilio di mezzi tecnici di prim’ordine.

Il film, tratto da un romanzo di Ballard scomparso due anni addietro e autore di grandi classici della fantascienza come Vento dal nulla, Deserto d’acqua e Terra bruciata, venne definito dallo scrittore “un film orribile”
Il perchè è facilmente identificabile nelle scelte della produzione; in primis va segnalata la scrittura di attori belli come il sole, biondi e atleticamente scolpiti, in forte contrasto con quelle che dovevano essere le caratteristiche fisiche delle genti preistoriche.

Inevitabilmente le scelte cinematografiche devono però andare in direzioni ben precise; un bel volto di donna, un uomo atletico e muscoloso attraggono sicuramente più di un volto comune o di un corpo adiposo e pertanto le scelte della Hammer erano da considerarsi obbligate.
Gli effetti scenici sono di prim’ordine, e se la storia fa acqua come un colabrodo, la cosa non ha molta importanza; siamo di fronte ad un tipico prodotto di fantasy con un buon ritmo e con scene curate.
Fa nulla che la Vetri sia espressiva come un armadio e che Robin Hawdon abbia sempre la stessa espressione imbarazzante, sia che debba soccorrere la bella Sanna sia che ci debba fare l’amore.

Aggiungiamoci anche una Magda Konopka che sembra appena uscita da un parrucchiere, una Imogen Hassall abbronzatissima e con ì denti bianchi a tal punto da essere una promozione diretta per la corretta igiene dentale.
Infine mescoliamo anche i dinosauri buoni che familiarizzano con gli umani, il cattivo pterodattilo che attenta alla vita del povero cucciolo di dinosauro, dialoghi abbastanza surreali e avremo una sintesi di quello che è il peggio del film.
Ma come già detto, non si possono fare troppe pulci ad un prodotto di semplice evasione.
E allora ci si può gustare una storiellina abbastanza lineare, si possono godere le grazie di Victoria Vetri che se non è passata agli annali come grande attrice era peraltro un gran bel vedere, si possono ammirare le belle sequenze tecniche e gustarsi qualche bella scena di combattimento, abbassando possibilmente il volume quando c’è una mortale colonna sonora a fare da sotto fondo nelle scene senza azione.

Quando i dinosauri si mordevano la coda, un film di Val Guest. Con Magda Konopka, Victoria Vetri, Robin Hawdon, Sean Caffrey, Patrick Allen, Drewe Henley,Imogen Hassall, Patrick Holt, Jan Rossini, Carol Hawkins, Maria O’Brien, Connie Tilton, Maggie Lynton, Jimmy Lodge, Billy Cornelius, Ray Ford
Titolo originale When Dinosaurs Ruled the Earth. Fantastico, durata 96 min. – Gran Bretagna 1969

Victoria Vetri    …     Sanna
Robin Hawdon    …     Tara
Patrick Allen    …     Kingsor
Drewe Henley    …     Khaku
Sean Caffrey    …     Kane
Magda Konopka    …     Ulido
Imogen Hassall    …     Ayak
Patrick Holt    …     Ammon
Carol Hawkins    …     Yani
Maria O’Brien    …     Omah
Connie Tilton    …     La madre delle sabbie
Maggie Lynton    …     La madre delle rocce
Jimmy Lodge    …     Pescatore
Billy Cornelius    …     Cacciatore

 


Regia di Val Guest
Da un romanzo di James Ballard
Sceneggiatura di Val Guest
Prodotto da Aida Young
Musiche di Mario Nascimbene
Fotografia di Dick Bush
Montaggio di Peter Curran

Effetti speciali:

Alan Bryce    ….     effetti speciali (con il nome Allan Bryce)
Roger Dicken    ….     effetti speciali
Brian Johnson    ….     effetti speciali (con il nome Brian Johncock)
Martin Gutteridge    ….     effetti speciali (non accreditato)
Brian Humphrey    ….     effetti speciali (non accreditato)
Garth Inns    ….     effetti speciali (non accreditato)

Lobby cards originali

Lobby card italiana



Foto promozionale di Victoria Vetri

Foto promozionale della Hammer

Da sinistra a destra: Magda Konopka, Victoria Vetri, Imogen Hassall

Victoria Vetri in un fotogramma tratto da un cineracconto

Foto pubblicitaria del film

 

 


Satanik

Satanik,l’antieroina dei fumetti,creazione della coppia magica del fumetto made in Italy,Magnus e Bunker (Secchi e Raviola) lanciò,agli inizi degli anni sessanta,il primo fumetto protofeminnista della storia.La coppia Magnus e Bunker nel 1964 avevagià creato un antieroe,Kriminal.
Il successo di vendite delle gesta dell’uomo vestito con una calzamaglia raffigurante uno scheletro indusse i due editori a creare un omologo al femminile.
Nacque così Satanik,antieroina del dark d’autore.

Pietro Vivarelli nel 1966 porta sullo schermo una riduzione delle avventure della rossa eroina,affidando il ruolo di interprete principale a Magda Konopka;la storia racconta le avventure di Marny Bannister,una biologa con il volto deturpato,che si impossessa di un siero che la fa ringiovanire (temporaneamente) e la rende bellissima. fa innamorare di se un malavitoso,che però la scopre mentre l”effetto del siero finisce e muore cadendo dalle scale.

Satanik così fugge ,mentre viene braccata dall’ispettore Trent;alla fine morirà dopo aver rubato un auto con i freni rotti,precipitando in una scarpata.

Un film deludente in maniera eccezionale,girato malissimo,e in cui gli attori sembrano presi di petto dalle recite scolastiche;ridicola la Konopka,che evava dal suo solo una discreta bellezza,ma nessuna capacità recitativa. Si segnalò,infatti,solo per una scena senza reggiseno,fugace.

Il resto del film,assolutamente noioso e bolso pone Satanik in uno dei primi posti tra le riedizioni su grande schermo dei fumetti,un primo posto tra i film più brutti,naturalmente.

Del personaggio oscuro,ben delineato dei fumetti,di quel personaggio che vive e si muove in una società un po’ bacchettona e ipocrita,in cui mostra un esempio di donna al negativo,ma con fortissime prerogative di indipendenza e libertà,nella trasposizione cinematografica non resta assolutamente nulla.

Satanik

Un film di Piero Vivarelli. Con Julio Pena, Magda Konopka, Umberto Raho, Luigi Montini, Nerio Bernardi, Armando Calvo, Isarco Ravaioli, Mirella Pamphili, Antonio Pica. Genere Noir, colore 85 minuti. – Produzione Italia, Spagna 1968.

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Appendice:Satanik nei fumetti


Satanik banner personaggi

Magda Konopka: Dr. Marnie Bannister
Julio Peña: Ispettore Trent
Umberto Raho: George Van Donan
Luigi Montini: Dodo La Roche
Armando Calvo: Gonzalez
Mimma Ippoliti: Stella Dexter
Isarco Ravaioli: Max Bermuda
Nerio Bernardi: Il professore
Joe Atlanta: Albert
Antonio Pica: Louis
Piero Vivarelli: Commissario Le Duc

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Regia Piero Vivarelli
Soggetto Magnus (fumetto), Max Bunker (fumetto), Eduardo Manzanos Brochero
Sceneggiatura Eduardo Manzanos Brochero
Produttore Eduardo Manzanos Brochero
Fotografia Silvano Ippoliti
Montaggio Gianmaria Messeri
Musiche Manuel Parada

Magnus e Bunker nel 1964 avevano già creato un antieroe,Kriminal.
Il successo di vendite delle gesta dell’uomo vestito con una calzamaglia raffigurante uno scheletro
indusse i due editori a creare un omologo al femminile.
Nacque così Satanik,antieroina del dark d’autore.
La legge del male,il primo numero in edicola,parte dalla storia di Marny Bannister,biologa affetta da un orribile angioma sul volto,intelligente si,ma schivata da tutti proprio per il suo repellente aspetto fisico.

La Bannister ha anche altri problemi:una famiglia in cui predominano le sue due sorelle,entrambe bellissime,un padre alcolizzato e una madre assolutamente asservita alle volontà delle due figlie minori.In questo contesto,la pur intelligente Marny è costretta a vivere una vita ai margini,in cui l’unica consolazione viene proprio dal lavoro.
Rielaborando una teoria di Masopust,scienziato alla ricerca del siero della giovinezza,Marny riesce nel suo intento:crea un siero che la rende bellissima e giovane.
Ma l’effetto è solo temporaneo:sarà solo in seguito che grazie alla scoperta dei benefici derivanti dall’esposizione ai raggi provenienti da un rubino che Marny riuscirà a stabilizzare il suo stato fisico,impedendo la regressione all’aspetto iniziale.

La stupenda donna dai capelli rossi,risultato dell’esperimento,decide di vendicarsi di tutti coloro che la hanno mortificata in precedenza.
Uccide il padre ed una delle sorelle,dell’altra si vendica rubandone il fidanzato dapprima,sfregiandola poi.
E’ una creatura amorale e perversa,quella che ha sostituito in tutto la vecchia e orribile biologa.
Dietro di se lascia una scia di sangue e morte.
Sulle sue tracce si mette l’ispettore Trent,che tenterà in vano di catturarla.
Segretamente e ossessivamente attratto da lei,Trent arriva sempre ad un passo,senza però riuscire ad afferrare quella creatura selvaggia e amorale.
Satanik,come è chiamata adesso Marny,usa gli uomini per i suoi scopi:solo una volta il suo cuore sembra battere per Alex Bey,emulo del Dorian Grey di Wilde,un uomo bellissimo e corrotto che nasconde il suo marciume morale su una tela che invecchia al suo posto.
Satanik la troverà,e,tagliandola,restituirà all’uomo le sue vere fattezze,mostruose.
Una vita di vizi comparirà come per magia sulla sua figura,mentre il quadro che lo raffigura ritornerà all’antico splendore.

Il fumetto gode di vasta polarità,negli anni sessanta.
E’ un prototipo femminista,Marny.
Fuma,vive liberamente la propria sessualità,è indipendente dal mondo maschile.
La censura rivolge i suoi strali sulla Magnus e Bunker production,costringendo i due a mettere sulla copertina l’infamante marchio “Solo per adulti”.
Con il passare del tempo il fumetto perde la carica erotica e noir che ne aveva contraddistinto gli esordi;Satanik arriva anche a collaborare con la giustizia.
Le storie cambiano,diventano meno violente e più indirizzate al mondo del sovrannaturale e del fantastico.
Satanik è meno violenta,più positiva.Negli ultimi albi della serie,attorno al 1974,ha anche un fidanzato,Kris Hunter.
Nero,investigatore privato,è il vero amore dell’eroina dai capelli rossi.
Lei stessa,che all’inizio della serie sembrava irresistibilmente attratta dal denaro,dai gioielli,da quel sottile e perverso potere che aveva sugli uomini,si imborghesisce.
Magnus e Bunker ne hanno limato i tratti più selvaggi,rendendo più umano il suo carattere.
Ma i tempi stanno cambiando;nel mondo dei fumetti imperversa l’eros più spinto,e non sembra esserci più posto per la donna che si spoglia si,ma mai in nudi integrali,mai in pose oscene.
Il fumetto che lascia tutto alla fantasia,violento,ma di una violenza tacita e mai estrinsecata fino in fondo,non è al passo con i tempi.
La nostra eroina cessa di esistere,anche se non si saprà mai se la sua fine virtuale,sulle pagine in bianco e nero del fumetto,sia o no avvenuta.
Un fumetto dalla carica dirompente,erotico,ma di un erotismo fatto di sottintesi.
Sensuale,protofemminista.
Il fumetto esce dalla sua dimensione fanciullesca e ingenua per entrare in una dimensione adulta.
E’ al mondo adulto che guarda,ammicca.
In una società un po’ bacchettona e ipocrita,mostra un esempio di donna al negativo,ma con fortissime prerogative di indipendenza e libertà.
Se Diabolik è stato il capostipite del fumetto maschilista,Satanik lo è di quello femminista.
Un femminismo ingenuo e votato al negativo,ma violentemente dirompente.

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