Halloween: la notte delle streghe

Nella notte del 31 ottobre, mentre sta per iniziare Halloween, Michael Myers che è poco più di un bambino si traveste da tragico Pierrot e uccide la sorella maggiore con un grosso coltello da cucina.
Siamo agli inizi degli anni sessanta e Michael viene internato in un manicomio dove passa 15 anni della sua vita chiuso in un mutismo assoluto, quasi assente, fissando con ostinazione solo il muro davanti a se.
Fuggito dal manicomio, Michael torna in Illinois con in mente una sola idea, fissa: uccidere sua sorella Laurie Strode e chiunque sia al suo fianco.


L’unico a tentare di contrastarlo è lo psicologo Sam Loomis, che lo ha avuto in cura…
Uno dei primi film (forse il primo in assoluto) ambientato nella notte delle streghe, Halloween è anche il progenitore assoluto del genere slasher (dall’inglese To slash”, ferire profondamente con un’arma affilata), una variazione sanguinolenta dell’horror in cui gli atti criminali sono generalmente compiuti da uno o più criminali che inseguono e uccidono le loro vittime con oggetti da taglio affilati.
Il film diretto da John Carpenter nel 1978 non è in assoluto il primo film a mostrare nei dettagli la realizzazione di un piano criminale portato a termine in maniera sanguinolenta con l’ausilio di armi da taglio; lo aveva già fatto il nostro Mario Bava con Reazione a catena (Bay of blood) nel 1971, in cui compare la celebre sequenza in cui due ragazzi che amoreggiano su un letto sono trafitti da una lancia.


Ma è il primo in cui uno psicopatico mascherato (che diverrà un topos dei futuri film del genere slasher) utilizza un coltellaccio per assassinare le sue vittime in modo così esplicito.
Carpenter, a corto di soldi, fa fruttare l’ingegno costruendo una pellicola affascinante sotto tutti i punti di vista, facendo leva sulle paure e le fobie degli spettatori con l’uso intelligente di una sceneggiatura ridotta all’osso ma dal potente impatto visivo.
La scelta di creare un assassino sicuramente piscopatico e sociopatico con il volto coperto da una maschera rende il protagonista delle gesta criminali impermeabile alle emozioni umane, così lo spettatore si ritrova a dover immaginare cosa possa spingere l’assassino, quale possa essere la mossa successiva, in che modo colpirà e in quale momento sferrerà i suoi colpi letali.


A ciò il regista americano aggiunge una colonna sonora da vero incubo, scritta e suonata personalmente al pianoforte, cosa abbastanza inusuale tenendo conto che per sua stessa ammissione Carpenter non conosceva le note musicali e di conseguenza gli spartiti.
L’apertura del film è un evidente tributo a Profondo rosso di Dario Argento; Carpenter infatti utilizza la nenia infantile che Argento aveva usato per il suo capolavoro inserendo le parole di una filastrocca che recita “Black cats and goblins and broomsticks and ghosts.Covens of witches with all of their hopes.You may think they scare me. You’re probably right.Black cats and goblins on Halloween night.(Trick or treat!)” ovvero “Gatti neri e goblin e manici di scopa e fantasmi.Consessi di streghe con tutte le loro speranze.Puoi pensare che mi spaventino. Probabilmente hai ragione.Gatti neri e goblin nella notte di Halloween.(Dolcetto o scherzetto!)”


Da quel momento in poi lo spettatore è proiettato in un incubo a occhi aperti, incubo amplificato dalla particolare atmosfera che anche a livello inconscio crea la notte di Halloween, con il suo esplicito riferimento a spiriti e defunti, trascinato per i capelli anche da una fotografia che materializza gli incubi nascosti.
E Michale Myers un po incarna uno spirito, come vedremo nel finale, quando all’horror si sovraporrà l’elemento sovrannaturale con il corpo di Michael misteriosamente scomparso dal viale sul quale è precipitato.
Un finale aperto, come del resto testimoniato dai sequel del film, che però non si avvicineranno nemmeno lontanamente all’opera di Carpenter, che resta unica per gli elementi che ho descritto.


Un altro dei punti di forza del film è la location particolare, ovvero il teatro in cui si muove Michael alla ricerca di sua sorella e delle vittime che cadranno sotto i colpi della sua follia; siamo in un quartiere composto da una silenziosa, linda e pinta serie di villette immacolate che creano un contrasto violento proprio con il crimine seriale del giovane.
Chi mai potrebbe immaginare che in un posto così tranquillo possa scatenarsi da un momento all’altro l’inferno?
Carpenter gioca proprio con questo, così come gioca con la paura profonda che ispira l’uomo mascherato che assomiglia tanto al babau delle storie che si raccontano ai bambini per farli stare zitti.
Quindi, a conti fatti, è facilmente comprensibile il motivo per cui il film sia diventato con il passare degli anni un cult.
Un cult, tra l’altro, in cui si muove un cast formato da attori poco conosciuti, la cui unica eccezione è rappresentata da Donald Pleasence che interpreta il dottor Sam Loomis.


A corto di soldi, con un budget di poco superiore ai 300.000 dollari, Carpenter si industria con quello che può: ingaggia per il ruolo di Laurie Strode la giovane Jamie Lee Curtis, che all’epoca del film aveva appena 20 anni ed era nota principalmente per essere la figlia di due grandissimi di Hollywood, Tony Curtis e Janet Leigh.
Jamie Lee ricambia la fiducia con una prova maiuscola, alla luce anche della sua scarsa confidenza con il set, visto che l’unica esperienza precedente era stata una particina in Prova d’Intelligenza (The Bye-Bye Sky High I.Q. Murder Case), un episodio del telefilm Il Tenente Colombo.
In quanto a Pleasence, unica star del cast, la sua prova è così convincente che verrà chiamato successivamente per i sequel del film, ovvero Halloween II – Il signore della morte (1981) per la regia di Rick Rosenthal,

per Halloween IV – Il ritorno di Michael Myers (1988) diretto da Dwight H. Little, per Halloween V – La vendetta di Michael Myers (1989) diretto da Dominique Othenin-Girard e infine per Halloween 6 – La maledizione di Michael Myers di Joe Chappelle che sarà l’ultimo suo film perchè a febbraio del 1995 l’attore inglese scomparirà all’età di 76 anni.
In quanto a Carpenter, Halloween segna un punto fondamentale della sua carriera di cineasta; reduce dai lusinghieri successi di Dark Star e di Distretto 13: le brigate della morte (Assault on Precinct 13, 1976) Carpenter sbanca il box office, cosa che gli permetterà di accedere a finaziamenti meno sparagnini.
Da questo momento arriva un periodo d’oro per lui che si concretizzerà in una serie di eccellenti pellicole come Fog (The Fog, 1980), il magnifico 1997: fuga da New York (Escape from New York, 1981),La cosa (The Thing, 1982) e Christine, la macchina infernale (Christine, 1983)
Ritornando ad Halloween, il film ha il gran merito di aver inaugurato un genere che anche se considerato di nicchia dai critici, finirà per avere un nutrito numero di seguaci attratti dalle infinite varianti che il film stesso offre.


La Curtis finirà anche per avere una nomination all’Oscar, vinto quell’anno dalla bravissima Jane Fonda mentre Carpenter cederà i diritti del film anche alla tv, incassando una cospicua somma; il regista però dovrà fare i conti con la censura televisiva e sopratutto con i tempi della tv. Carpenter risolse il tutto aggiungendo 12 minuti di scene tagliate che non cambiavano la struttura del film.


Halloween: la notte delle streghe
Un film di John Carpenter. Con Donald Pleasence, Jamie Lee Curtis, Nancy Stephens, Charles Cyphers, Kyle Richards,Nancy Kyes, P.J. Soles, Brian Andrews, John Michael Graham, Arthur Malet, Mickey Yablans, Brent Le Page, Adam Hollander, Robert Phalen, Tony Moran
Titolo originale Halloween. Horror, durata 91 min. – USA 1978

Jamie Lee Curtis: Laurie Strode
Donald Pleasence: dottor Sam Loomis
Nancy Kyes: Annie Brackett
P.J. Soles: Lynda van der Klok
Charles Cyphers: sceriffo Leigh Brackett
Will Sandin: Michael Myers (6 anni)
Tony Moran: Michael Myers (23 anni)
Sandy Johnson: Judith Myers

Genere Horror
Regia John Carpenter
Soggetto John Carpenter, Debra Hill
Sceneggiatura John Carpenter, Debra Hill
Fotografia Dean Cundey
Montaggio Charles Bornstein, Tommy Lee Wallace
Effetti speciali Conrad Rothmann
Musiche John Carpenter
Scenografia Tommy Lee Wallace

Daniela Igliozzi: Laurie Strode
Gianni Bonagura: dottor Sam Loomis
Emanuela Rossi: Annie Brackett
Isabella Pasanisi: Lynda van der Klok
Vittorio Di Prima: sceriffo Leigh Brackett
Angiolina Quinterno: Marion Chambers

Nosferatu a Venezia

Come realizzare un brutto film utilizzando un buon cast al servizio di una sceneggiatura lacunosa.
In sintesi, è questo il giudizio critico su Nosferatu a Venezia, opera realizzata da Augusto Caminito che subentrò a Mario Caiano quando quest’ ultimo, stufo delle liti con il produttore e con Kinskj abbandonò baracca e burattini rifiutandosi di entrare anche nei credit.
Un giudizio severo, ma inevitabile.
Troppi i buchi nella sceneggiatura, curata dallo stesso Caminito e da Antonino Marino per rendere credibile l’opera, afflitta anche da dialoghi al limite del surreale; la presenza di Kinskj, ormai alla frutta, finisce per danneggiare ancor più l’opera.

Christopher Plummer è il  Professor Paris Catalano

Il bizzarro carattere (ed è un eufemismo) dell’attore finì per travolgere la troupe, oltre che provocare furiose liti con Caiano, che stufo abbandonò il tutto; la tensione tra l’attore e il cast si percepisce anche nel film, in cui Kinskj, a differenza del soggetto di Herzog, appare qui con fulgida chioma e sguardo truce.
Alla fine a salvarsi è lo scenario, quello di una Venezia misteriosa ripresa quasi sempre in notturna o all’alba, come si addice ad una storia di vampiri e la bellezza della protagonista principale, Barbara De Rossi, che in qualche modo tiene a galla il film interpretando molto bene il doppio personaggio di Helietta/Letizia.

Donald Pleasence è Don Alvise

Klaus Kinski è Nosferatu

La trama racconta le vicende di Helietta Canins, aristocratica veneziana che vive in un palazzo nobiliare della città lagunare; il palazzo gode di una fama sinistra, in quanto si mormora che duecento anni prima un vampiro abbia attaccato un’antenata di Helietta, la bellissima Letizia, e che ne abbia fatto poi la sua schiava, trovando rifugio nei sotterranei del palazzo in attesa di risvegliarsi.

Helietta convoca così a palazzo Paris, un esperto inglese di vampirismo; l’intento della donna è quello di mostrare allo studioso un sarcofago antico presente nei sotterranei nel quale secondo Helietta c’è qualcosa di oscuro. In effetti nel palazzo si respira un’aria malsana; la conferma arriva durante una seduta spiritica, nel corso della quale viene evocato proprio il temibile vampiro.

Aperto il sarcofago, viene rinvenuto all’interno il corpo intatto di Letizia, che assomiglia in maniera impressionante a Helietta.
Nel frattempo Nosferatu, evocato e quindi liberato dal suo limbo, piomba a Venezia e inizia a far strage; una dopo l’altra si succedono le vittime, come la nonna di Helietta, buttata giù da un balcone e orrendamente sfigurata e infilzata da un’inferriata, muore Helietta e una sua amica.

Barbara De Rossi è Helietta Canins

Inutilmente un sacerdote e Paris, aiutati dall’amante di Helietta, Barneval, tentano di uccidere il vampiro, che è immune alle fucilate; Nosferatu vaga per la citta lagunare alla ricerca di giovani donne, alla ricerca di una donna che possa liberarlo dall’antica maledizione.
Sa che la sua vita può finalmente terminare se una fanciulla vergine lo ama; individua, nella giovane Maria, la donna giusta.

Elvire Audray è Maria Barneval

Ma nel momento cruciale, proprio Barnabò spara un colpo di fucile che colpisce a morte Maria.
Nosferatu si vendica ammazzando l’uomo, ma è costretto a vampirizzare Maria per tenerla in vita; così, presa tra le braccia la ragazza, si allontana nell’alba cupa e nebbiosa di Venezia.
Letta così la trama può sembrare anche interessante; in realtà il film è troppo lento, slegato e sopratutto con dei dialoghi assurdi.

Ne è prova una delle tante frasi fatte messe in bocca ai personaggi, come “ tutto ciò che può accadere va al di là di ogni immaginazione“, uno stereotipo da b movie.
Alla fine vien fuori un pateracchio davvero desolante, in cui i pur bravi attori si muovono quasi in maniera surreale; Christopher Plummer appare legnoso nel ruolo di Paris, Donald Pleasence poco credibile nella parte di Don Alvise, Yorgo Voyagis imbarazzato in quella di Barneval.

Sicuramente meglio il cast femminile, con la De Rossi e Elvire Audray che svolgono diligentemente il loro compito; di Kinskj è meglio non parlare, così come sarebbe meglio stendere un velo pietoso sui film post 1985 girati dal grande attore.
Kinskj si atteggiava a star, e il suo caratteraccio, ben conosciuto dai registi, non facilitava certo il compito. Così il suo personaggio si trasforma da minaccioso in patetico, ben lontano da quello splendidamente caratterizzato in Nosferatu principe della notte di Herzog, figura dolente prima che orrorifica.

A ben guardare, non si può nemmeno parlare di un’occasione sprecata, quanto piuttosto di un tentativo patetico di fare cassetta con i nomi piuttosto che con una trama credibile inserita in un prodotto dignitoso.
Nosferatu a Venezia, un film di Augusto Caminito. Con Klaus Kinski, Christopher Plummer, Barbara De Rossi, Clara Colosimo,Yorgo Voyagis, Donald Pleasence, Elvire Audray
Horror, durata 97 min. – Italia 1988

Klaus Kinski     …     Nosferatu
Christopher Plummer    …     Professor Paris Catalano
Donald Pleasence    …     Don Alvise
Barbara De Rossi    …     Helietta Canins
Yorgo Voyagis    …     Dr. Barneval
Anne Knecht    …     Maria Canins
Elvire Audray    …     Uta Marie Barneval
Clara Colosimo    …     Medium
Maria Cumani Quasimodo    …     Principessa
Micaela Flores Amaya    …     Donna al campo degli zingari

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