Nazisploitation

Settembre 24, 2009

Un  genere cinematografico di nicchia, che ebbe un successo di spettatori davvero limitato, è stato quello del nazisploitation, ovvero quel genere di pellicole a basso costo imperneate sulle crudeli gesta di torturatori nazisti e feroci kapo che agivano nei campi di concentramento.
Il genere mescolava alcuni temi cari al B movie molto diffusi verso la metà degli anni settanta: il classico women in prison, una spruzzatina di sesso, violenza e crudeltà, torture.

La bestia in calore

Due scene tratte da L’ultima orgia del Terzo Reich

Nacquero così un mucchio di pellicole certo non memorabili, tutte basate su un festival di sadiche torture ai danni di prigioniere generalmente detenute nei lager. Uno dei pù famosi di questi film fu Ilsa la belva delle SS, uscito in Europa nel 1975, per la regia di Don Edmonds e con la partecipazione della prosperosa Dyanne Thorne, attrice dalle scarsissime doti cinematografiche, nemmeno bella, se vogliamo, ma dotata di due robustissimi seni che la portarono ad una certa celebrità, ovviamente limitata al sotto genere nazi.

Fu proprio Ilsa, la belva delle SS a fissare, in qualche modo, i canoni del nazisploitation: torture sadiche con dovizia di particolari, quasi esclusivamente riservate ad uno stuolo di belle fanculle, carneficine di massa, nudi a gogo, vendetta finale da parte delle prigioniere.
Tra i film del genere si segnalano, ma solo per dovere di cronaca, non certo per il livello dei film, assolutamente scadente, il film di Luigi Batzella La bestia in calore, uscito nelle sale nel 1977, forse l’esempio più esplicativo del cinema a basso costo, con attori scadenti e con parti di film prese di petto da produzioni precedenti. In particolare, La bestia in calore si segnala per alcune scene gore come quella in cui il povero Salvatore Baccaro strappa il pube a morsi ad una vittima.

Le deportate della sezione speciale SS

Casa privata per SS

Ilsa la belva delle SS

L’unica attrice che si può definire tale, in questo Z movie è Macha Magall; il resto del cast venne reclutato tra le comparse e il risultato finale si vede.
Altro film abbastanza famoso del genere è L’ultima orgia del terzo Reich, uno dei pochi ad avere una trama un tantino più complessa, ricalcata da Portiere di notte della Cavani; una giovane prigioniera, dopo aver assecondato il comandante del suo campo pur di salvarsi la vita, anni dopo, liberata, compie la sua vendetta sull’uomo. La star del film è una giovane e bellissima Daniela Poggi.

SS Lager, l’inferno delle donne

SS Hell camp

Camp 7 lager femminile, diretto da Lee Frost nel 1975, racconta invece l’odissea di Martha, collaboratrice di uno scienziato che ha messo a punto una nuova arma micidiale, e che finisce per essere detenuta in un bordello nazista.
Il tema del postribolo è anche quello dominante di Casa privata per le SS, film del 1977 diretto da Bruno Mattei, interpretato dalla ineffabile Macha Magall, dal solito Baccaro e dalla giovane Marina Daunia; in questo caso la trama ricalca il fortunato Salon Kitty di Brass, ovvero ragazze giovanissime cooptate per diventare spie attraverso la prostituzione nel olito bordello nazista.

Le deportate della sezione speciale SS , film di Rino De Silvestro, racconta invece la storia di una giovane detenuta in un castello e in attesa di essere deportata nel solito lager; la donna rifiuta le avance del comandante delle SS, che farà una brutta fine. L’unica attrice di una certa fama della pellicola è Erna Schurer.

E’ una costante del filone nazisploitation quella di non avere, nei vari cast, attrici di fama; i bassi budget a disposizione dei registi impediva, di fatto la possibilità di ingaggiare attori e attrici con esperienza, e i registi spesso erano costretti a puntare o su attricette in cerca di un’effimera fama oppure su personaggi ormai in piena decadenza.
Il solito Batzella gira nel 1977 Kaput Lager – Gli ultimi giorni delle SS , scritturando Richard Harrison e Gordon Mitchell oltre a Lea Lander; il risultato è modesto, così come non sfugge a questa regola KZ9 – Lager di Sterminio, di Bruno Mattei, in cui compare una giovane Sonia Viviani, in un film che racconta le vicissitudini di una ragazza costretta ad amori lesbici e tormentata dalle kapo del lager.

Lager SSadis kastrat kommandtur


Uno dei pochi esempi di film con un barlume di trama è Le lunghe notti della Gestapo, di Fabio D’Agostino, incentrato sulla storia di un gruppo di oppositori di Hitler che viene invitato ad una festa a base di sesso durante la quale verranno sterminati senza pietà. Cast striminzito, con in evidenza la bella Rosita Toros e Paola Maiolini.
Un cast di illustri sconosciuti è protagonista di SS Lager L’inferno delle donne , diretto sempre nel fatidico 1977 da Sergio Garrone; il film racconta al solito delle solite disgraziate deportate costrette a prostituirsi e dei soliti aberranti esperimenti fatti ai danni delle detenute.

Le lunghe notti della Gestapo

Un cast di migliore levatura, se non altro a livello squisitamente visivo è la caratteristica di La svastica nel ventre; la bella Sirpa Lane è un’affascinante detenuta che fa innamorare il solito comandante nazista, diventando alla fine il suo braccio destro. Nel cast figurano anche Gloria Piedimonte e Cristiana Borghi.
Uno dei punti più bassi del genere nazisploitation lo si raggiunge con Lager SSadis kastrat kommandtur, già nel titolo ridicolo e trash; a dirigerlo è Garrone, con l’ausilio dello sventurato Mircha Carven, unico attore degno di menzione in un film trash oltre l’immaginabile, con scene che vanno da improbabili castrazioni a crocefissioni di detenute a testa in giù.

Il filone ebbe vita effimera: gli spettatori ben presto si stancarono di questa monotona e insulsa ripetizione di violenze e sesso soft; solo la serie di Ilsa ebbe dei sequel, che si incentrarono sulla figura della crudele aguzzina delle SS, nonostante la stessa finisse uccisa nel primo film della serie. Dyanne Thorne girò altre quattro pellicole con protagonista Ilsa, per poi sparire nel nulla.

La svastica nel ventre

Il cinema nazi simise di essere fonte di guadagni, anche se relativi e scomparve nel nulla, per riapparire in pellicole di ben altro livello, che denunciavano davvero l’orrore della shoah e dei lager.
Delle “eroiine” del filone non rimase invece alcuna traccia, fatta accezione per la Poggi e Sonia Viviani; il nazisploitation fini assolutamente dimenticato da tutti, e senza alcun rimpianto.

La bestia in calore

Kaput Lager – Gli ultimi giorni delle SS


I cannibal movie

Luglio 21, 2008

Dal film Cannibal Holocaust,diretto da Ruggero Deodato,1979

Un fenomeno eminentemente italiano,un pò come la commedia all’italiana,gli spaghetti western e i decamerotici.Un genere passato alla storia cinematografica come cannibal movie,sia per l’ambientazione,generalmente posti selvaggi e primitivi,mai raggiunti prima o quasi sconosciuti,sia per i protagonisti,generalmente cannibali,privi di civiltà di riferimento.Film che però spesso mostravano il cannibalismo come atto estremo di difesa da una civiltà incapace di capirli,che fagocitava a velocità impressionante sparute minoranze di gente che,senza alcun contatto con la civiltà,viveva con leggi e usanze tipicamente tribali,da secoli.

Zora Kerowa nel film Cannibal Ferox,di Umberto Lenzi

I film di questo filone,che ebbe uno straordinario quanto effimero successo,non furono in realtà moltissimi;i più conosciuti,quelli di un livello accettabile,non sono più di dieci,e appartengono ad un arco temporale che va grosso modo dal 1972,anno di uscita del capostipite della serie,Il paese del sesso selvaggio,di Umberto Lenzi,al 1985,anno di uscita di Nudo e selvaggio,di Massimo Michele Tarantini,uno degli ultimi prodotti del genere.

Un’altra scena dal film Cannibal ferox

Che si caratterizzavano per l’estrema violenza delle immagini,crude e spesso estremamente realistiche,sopratutto nelle parti riguardanti le uccisioni di animali,qualche volta vere,qualche volta ricostruite.scene violentissime,che fecero la fortuna,peraltro relativa di alcuni prodotti come Cannibal holocaust e Cannibal ferox,due film diventati dei cult

Un fortissimo impulso alla diffusione del genere lo dette il regista Ruggero Deodato con un prodotto esplicito,in cui le scene di cannibalismo non erano più limitate,ma abbondavano nella pellicola.Girato nel 1977,il film ebbe un buon successo di pubblicoattirato dalle scene quasi da snuff movie e dall’erotismo che fu l’altra costante del filone.Ultimo mondo cannibale mostra un europeo,Robert,costretto ad assistere a scene violentissime,a stupri e a uccisioni rituali,tanto che,quando riuscirà a liberarsi,ucciderà il capo tribù e ne divorerà il fegato,in un’azione decisamente splatter.

Due scene dal film Cannibal holocaust

Anche Joe D’Amato non volle essere da meno e girò un film con protagonista la sua attrice preferita,Laura Gemser,che interpretava l’eroina Emmanuelle,alle prese con gli ultimi cannibali,come recita la locandina del film;Emmanuelle e gli ultimi cannibali,film del 1977,si segnala però più per le scene erotiche che per la violenza delle immagini.Nel 1978 tocca a Sergio Martino ottenere un lusinghiero successo con La montagna del dio cannibale,per il quale viene scritturata una star del calibro di Ursula Andress,nel pieno della sua maturità,che non esita a mostrarsi nuda in un prodotto,indefinitva,poco più che mediocre..Ambientato in Nuova Guinea,racconta delle peripezie di una donna alla ricerca del marito scomparso.

Laura Gemser e Monica Zanchi in Emmanuelle e gli ultimi cannibali

Susan Scott alle prese con un cannibale in Emmanuelle e gli ultimi cannibali

Ma è nel 1979 che esce il rpodotto più duro e crudo,quel Cannibal holocaust,diretto nuovamente da Ruggero Deodato,che sconvolge gli spettatori.Il film è violentissimo,e culmina nell’immagine di una ragazza impalata,tanto realistica che furono in molti a pensare che si trattasse di uno snuff movie;le uccisione di animali,vere,e la iolenza che si respira per tutto il film ne fecero da subito un grande successo,anche se Deodato venne in pratica linciato dalla critica e vide il suo film sequestrato più volte.

Luigina Rocchi nel film La montagna del dio cannibale

In realtà nel film non manca la denuncia del mondo occidentale,che non capisce le usanze dei nativi e che condanna senza avere la cultura necessaria per capire che quel mondo,violento e selvaggio,altro non fa che seguire leggi secolari.Le traversie giudiziarie del film durarono anni,e solo nel 1984 potè tornare nelle sale,sforbiciato pesantemente,e con il divieto ai minori di 18 anni.All’estero invece il film ebbe un successo clamoroso,tanto da arrivare ad incassare l’impressionante cifra di 200 milioni di dollari.

Paola Senatore nel film Mangiati vivi,di Umberto Lenzi

Janet Agren in Mangiati vivi

Anche Lenzi non volle essere da meno del collega,e l’anno successivo propose Mangiati vivi,uno scialbo filmetto con Janet Agren e Paola Senatore,con qualche scena erotica e qualche immagine di cannibalismo;sempre del 1980 è Zombi holocaust,una curiosa mescolanza di due generi,quello ormai affermato degli zombi e quello del cannibal movie,con esiti alquanto deludenti.Il film,diretto da Marino Girolami,era una produzione low budget,e l’interpretazione degli attori,tutti sconosciuti,aggrava la sensazione di presappochismo della pellicola.

Ursula Andress nel film La montagna del dio cannibale

Di ben altro livello è il terrificante Antropophagus,del solito D’Amato,alias Aristide Massacesi;scene splatter abbondano,come la caverna piena di resti umani.Un film che venne contestato moltissimo sopratutto all’estero,ma che in Italia piacque molto;nel film c’è una giovane Serena Grandi e sopratutto c’è il cameo della scrittrice Margaret Mazzantini.

Scene dal film Antropophagus,di Joe D’Amato

Nel 1981 ci riprova anche Umberto Lenzi,con il terrificante Cannibal ferox,che vede scene davvero impressionanti come la Kerowa appesa per i seni a dei ganci da macellaio e la testa di un  uomo aperta e svuotata del cervello.

Dal film Zombie holocaust

Dal film Cannibal holocaust

Per quattro anni in pratica,salvo qualche prodotto minore,non viene girato nessun film di rilievo.Solo nel 1985 ci saranno,nelle sale,ben tre prodotti;Schiave bianche violenza in Amazzonia di Gariazzo,Nudo e crudele di Tarantini e Inferno in diretta dell’immancabile Deodato,nel quale però di cannibali non se ne vedono.

Il genere termina bruscamente di affascinare le platee,per altro già alle prese con dottoresse,marinai e colonnelli;i B movie hanno avuto la loro stagione di gloria,e hanno chiuso il loro ciclo vitale.Oggi,a distanza di tanti anni,solo alcuni di essi,come Cannibal holocaust,sono diventati prodotti di culto.Un genere non rimpianto,o almeno non tanto quanto i thriller all’italiana e i decamerotici.L’horror e le scene splatter,alla lunga,non riescono evidentemente ad affascinare generazioni differenti.

dal film Nudo e selvaggio

Zora Kerowa in Cannibal ferox

Locandine


Barbablù

Maggio 6, 2008

Il personaggio di Barbablù,creato da Charles Perrault è ispirato alla vera storia di Gilles de Reis,maresciallo di Francia,condannato a morte per aver massacrato donne,bambini e giovinetti all’epoca delle gesta della pulzella di orleans,Giovanna d’Arco.

Karin Schubert

Nella versione cinematografica del 1972,diretta da Edward Dmytryck,e girata con un cast eccezionale,che annoverava Richard Burton e Virna Lisi,Agostina Belli e Raquel Welch,Sybill Danning e Marilu Tolo,il protagonista è un nobile,Kurt von Sepper,uno degli eroi dell’aviazione durante la prima guerra mondiale.

Agostina Belli

Il barone vive in un tero castello,nel quale conserva la mummia dell’adorata mamma,e impalma una dietro l’altra sette gentili donzelle,tutte naturalmente bellissime,ma sarà l’ottava che,furba come una gatta,riuscirà a sconfiggere il perfido barone,con l’aiuto di un giovane a cui il perfido barone ha ucciso i genitori.

Un film che promette bene e mantiene malissimo,se non nella parte squisitamente visiva,grazie alle bellezze sposte a piè spinto,con grazie seminude esposte come nella migliore tradizione del trash anni settanta.

Barbablu,un film di Edward Dmytryk. Con Marilù Tolo, Virna Lisi, Richard Burton, Nathalie Delon, Raquel Welch, Karin Schubert, Mathieu Carrière, Agostina Belli, Sybil Danning, Joey Heatherton, Edward Meeks, Jean Lefebvre. Genere Commedia, colore 124 minuti. – Produzione USA 1972.

Richard Burton …     Barone von Sepper

Raquel Welch …     Magdalena
Virna Lisi …     Elga
Nathalie Delon …     Erika
Marilù Tolo …     Brigitte
Karin Schubert …     Greta
Agostina Belli …     Caroline
Sybil Danning …     Una Prostituta
Joey Heatherton    …     Anne
Edward Meeks    …     Sergio
Jean Lefebvre    …     Padre di Greta
Erica Schramm    …     Madre di Greta
Doka Bukova    …     Rosa
Mathieu Carrière    …     Il violinista
Karl-Otto Alberty    …     Amico di  von Sepper

Richard Burton e Agostina Belli

Nathalie Delon e Sybille Danning

Nathalie Delon

Marilu Tolo

Richard Burton



Quel gran pezzo dell’Ubalda,tutta nuda e tutta calda

Maggio 5, 2008

Trashsettanta

Si potrebbe dire un titolo,un programma.

In effetti la pellicola di Mariano Laurenti non si discosta molto dal filone dei decamerotici,ovvero quei film che inondarono i cinema all’indomani del fortunato esordio del capostipite della file,Il Decameron di Pasolini,opera di ben altra fattura rispetto ai pruriginosi seguiti che proliferarono per molto tempo,saccheggiando il repertorio calssico della letteratura boccacesca italiana,con madonne dal caldo infeno,masucci napoletani con le braghe in mano e altri titoli che per lo meno denotavano un buon sforzo di fantasia.

In questa pellicola la Ubalda,una splendida Edwige Fenech,è sposata ad un mugnaio,Mastro oderisi,e d è insidiata,per la sua bellezza,da un soldato di ventura,uno sfigatissimo Pippo Franco,che è stato allontanato dal talamo coniugale dalla moglie,interpretata da Karin Schubert.

Dopo una serie di vicissitudini che potremmo definire boccaccesche,il mugnaio e il soldato di ventura decideranno di scambiarsi le mogli,ma non potranno farlo per la presenza delle cinture di castità.

Uno dei film che lanciò la bellezza sfolgorante della Fenech,e questo basterebbe a cantarne le lodi;in realtà il film,pur con qualche trovata divertente,non fece altro che ammiccare ad un certo tipo di cinema,quello pruriginoso e scollacciato che forte della liberalizzazione dei costumi cinematografici,impose per molto tempo unateoria di bellezze nude e impegnate in improbabili triangoli amorosi.

Il Decameron di Pasolini aveva tentato di giustifcare il sesso come forma di liberazione,l’unica possibile,in un medioevo in cui ai poveri altro non era concesso,se non un libero e sfrenato erotismo;un’opera anti clericale e anti potere.

Il film di Laurenti invece,non avendo alcna velleità,gioca tutto su un erotismo pecoreccio e su battute da caserma;ma in fondo,chi andava a vedere questi film,sapeva benissimo a cosa andava incontro.

E perlomeno,in mezzo a tanta immondizia che invase i cinema,Quel gran pezzo dell’Ubalda qualche risata riuscì davvero a strapparla.

Giudizio:

ValutazioneValutazione

Un film di Mariano Laurenti. Con Umberto D’Orsi, Edwige Fenech, Pippo Franco, Karin Schubert, Alberto Sorrentino, Pino Ferrara, Bruno Boschetti, Gabriella Giorgelli, Gino Pagnani, Carla Mancini, Renato Malavasi, Renato Montalbano. Genere Commedia, colore 91 minuti. – Produzione Italia 1972.