La profezia di Avignone

Luglio 12, 2008

La famiglia Esperanza,guidata dall’anziano Louis,discende da Giovanni XXII.il papa che successe a Clemente V,colui che portò la sede papale da Roma ad Avignone. Ed è da secoli alla ricerca della profezia legata a papa Giovanni XXII,una profezia che,se rivelata,permetterebbe a colui che la conosce di guidare i destini del mondo,perchè ad essa è legata la storia futura dell’umanità. Alla profezia è interessata anche la setta dei Fratelli di Giuda,spietata e fanatica,guidata dal misterioso Gran cancelliere,che ha mezzi potenti e sicari pronti a uccidere o a morire pur di servire la loro causa.

Estelle Esperanza,nipote del vecchio Louis,è stata allevata dal nonno come una figlia;il vecchio è convinto che la nipote sia l’eletta,colei che svelerà la Profezia;ed è proprio Estella a dare il via alla storia,quando riuscirà a scoprire il primo indizio che porterà alla rivelazione della Profezia,

un rosone attraverso il quale un raggio luminoso permette la scoperta del tesoro di papa Giovanni XXII,primo passo per la soluzione del mistero. Ogni membro della famiglia ha un ruolo preciso e predestinato;il padre di Estella ha sposato Joyce,una seguace dei Fratelli di Giuda;Estella è convinta che la mamma sia morta in un incendio,ma nel proseguio della storia scoprirà le sue vere origini.

Olivier,un giovane all’apparenza ambiguo,ma che in realtà è un agente sotto copertura,incaricato di infiltrarsi tra i figli di Giuda,con l’aiuto di Estella,si porrà sulla strada della setta,mentre attorno a loro amici e innocenti muoiono per la Profezia.

La Profezia di Avignone è un thriller ben congegnato,pieno di colpi di scena,in cui i personaggi sono legati uno all’altro,in un complesso gioco di scatole cinesi.Nessuno sembra essere quello che è,ognuno ha un segreto o un ruolo nella vicenda,in parte volontario,in gran parte assegnato dal destino,legato al compimento della rivelazione della Profezia stessa.

Così in ogni parte del film apprendiamo segreti inconfessabili,amori e tradimenti,storie maledette.Nessuno sembra essere quello che dovrebbe,così come ognuno gioca un ruolo da semplice tassello,eppure fondamentale nella storia.Tra paranormale e storia vera,archeologia e mistero,templari e tesori,la fiction scivola via appassionante,anche se i buchi nella sceneggiatura appaiono evidenti man mano che la storia si dipana.

Per quanto il destino o la profezia si sia divertita a combinare gli elementi,essi appaiono alle volte troppo forzati,così come la catena di omicidi appare troppo lunga e alle volte troppo forzata. Il finale è in linea con il racconto,con il consueto colpo di scena legato all’identità del Gran cancelliere.

Però,per una volta,molti protagonisti escono di scena in maniera credibile,perchè i loro destini sembrano segnati proprio dall’arcana profezia,che li guida verso l’epiologo delle loro vite.

Un risultato di ottimo livello,godibile.La serie è composta da 8 episodi,di circa un’ora l’uno;bene gli attori,tutti convincenti e complimenti allo sceneggiatore che ha fatto un ottimo lavoro.Splendida la location in una Avignone resa misteriosa ed affascinante,grazie ad un’ottima fotografia e al risalto dato alle sue bellezze storiche.

Personaggi e interpreti:

Louise Monot …     Estelle Esperanza
Guillaume Cramoisan …     Olivier Royal
Annie Grégorio …     Commissaire Renard
Jean-Marie Winling …     Henri Esperanza
Marthe Keller …     Dona Flores
François Dunoyer …     Jean Esperanza
Bruno Madinier …     David Perisse
François Perrot …     Louis Esperanza
Elise Tielrooy …     Nadine Esperanza
Claude Gensac …     Odette Esperanza
Valeria Cavalli …     Sandra Esperanza
Gonzague Montuel …     Julien Esperanza
Serge Gisquière …     Gil
Salem Kali …     Mehdi
Emmanuelle Boidron …     Elsa

Casting:

Una serie  di 8 puntate di 52 minuti
Scénario et dialoghi : d’Emmanuelle Rey-Magnan e Pascal Fontanille
Con la collaborazione : d’Adila Bennedjaï-Zou
Realizzazione : David Delrieux
Prodotto da François Aramburu e Pascal Fontanille
Direttrice di produzione : Marie-Christine Lefebvre
Immagini: Christophe Paturange
Montaggio : Anne Saint Macary et Marc Daquin
Suono : Claude Bertrand, Claire Meurine, Olivier Audivert
Casting : Paule Chevalet Décors Bertrand L’Herminier
Costumi : Marie Jagou
Direzione : Alain Bonnet
Musiche : Charles Court Editions musicales Amplitude
Una produzione Merlin Productions
En coproduction avec AT-PRODUCTION, RTBF Producteurs associés Arnauld de Battice et Ives Swennen
Avec la participation de France 2
Avec la participation de la Télévision Suisse Romande (TSR)
Une entreprise de SRG SSR idée suisse
Avec la participation du Centre National de la Cinématographie
Avec le soutien de la Région Provence Alpes Côté d’Azur en partenariat avec le CNC
Avec la participation de TV5MONDE
Fiction France 2 : Perrine Fontaine et Fanny Rondeau

Louise Monot è Estella Esperanza

Guillaume Cramoisan è Olivier Royal

Gonzague Montuel, Valeria Cavalli e François Dunoyer

sono rispettivamente:Julien, Sandra e Jean Esperanza

Claude Gensac et François Perrot

sono rispettivamente Odette et Louis Esperanza

Elise Tielrooy et Jean-Marie Winling

sono rispettivamente Nadine e Henri Esperanza

Salem Kali, Serge Gisquière et Emmanuelle Boidron

sono rispettivamente:Mehdi, Gil et Elsa

Marthe Keller è Dona Flores

Annie Gregorio et Frédéric Aklan

sono rispettivamente:Anne Renard et Trihn


Belfagor,il fantasma del Louvre

Luglio 11, 2008


Belfagor

C’è un’intera generazione cresciuta con un incubo televisivo indotto.

E’ la generazione dei nati dopo la prima metà degli anni 50,quella cioè che ha davvero assistito ai primi passi del nuovo media,la televisione.
Genere di lusso riservato a pochi intimi dapprima,la tv divenne,dopo l’inizio degli anni sessanta,un bene alla portata di molte tasche.
Il boom economico permise,agli italiani,di comprare quello che era,con l’auto,il frigo e la lavatrice,il sogno di ogni famiglia.
La tv iniziò la sua diffusione capillare nelle famiglie di ogni ceto sociale,e con essa nacquero i primi programmi cult.

Tra questi,ce ne fu uno che creò più scalpore,e che divenne il simbolo delle paure, e della voglia di mostrarsi più grandi che nella realtà tra il popolo televisivo degli under 14,ma non solo:Belfagor.
Belfagor ,il fantasma del Louvre,era una produzione televisiva francese,con attori poco conosciuti a livello cinematografico,fatta eccezione per Juliette Greco.
Divenne,ben presto,il programma più seguito in assoluto della televisione italiana,con punte di share,diremmo oggi,pari al 100% degli spettatori.

E non solo perché c’era un solo canale.
Le famiglie,la sera,restavano unite in trepida attesa,ben oltre la fatidica soglia temporale del Carosello,vero e proprio spartiacque per i bambini di ogni età.
Per una volta,il “ a letto dopo Carosello” veniva tacitamente ignorato,consentendo ai più piccoli di seguire il complesso svolgimento della trama dello sceneggiato.
Che,detto francamente,anche se con il senno di poi,era di una lentezza quasi esasperante.
Ma la figura del fantasma mascherato,vestito di nero,dalla forza sovrumana,calamitò le attenzioni di tutti,grandi e piccini,a dispetto anche della sua lentezza;il fantasma del Louvre divenne uno spauracchio,un incubo notturno per bambini di ogni età.

Che spesso chiudevano la serata nel lettone dei genitori,tra le due rassicuranti figure di mamma e papa.
In attesa,ovviamente,della puntata successiva.
Difficile spiegare a d un ragazzo di oggi cosa abbia realmente rappresentato Belfagor per un’intera generazione:era il fascino del proibito,la paura ancestrale,la sfida,il terrore inconscio,la voglia di mostrare,ai grandi,la mancanza di paura.
Era curiosità mista a coraggio,incoscienza,timore e molto altro.

Divenne ben presto argomento di discussione,con scommesse tra grandi e piccoli sul reale ruolo del fantasma,su chi si celasse dietro la figura mascherata.
I più scafati naturalmente,man mano che la storia proseguiva,erano arrivati ad una conclusione abbastanza scontata;i piccoli no.
Per loro,quella figura inquietante,era la proiezione delle proprie paure,l’esorcismo del babau,del gatto mammone,di tutte quelle figure orrorifiche e terribili che i grandi creavano per spaventare i piccoli,per farli dormire presto,la sera.

O per incutere loro paura indotta verso i pericoli della vita.
Strano destino di uno sceneggiato.
Divenne ben presto un nuovo spettro;un nuovo nemico da temere,la sera,quando i bambini si infilavano sotto le coperte.
“O dormi o faccio venire Belfagor”,era la frase ricorrente.

Dello sceneggiato in se mi occuperò prossimamente.
Ne parlerò in maniera diffusa,perché la trama è complessa.
In questo piccolo spazio mi interessa intrigare i miei amici,coloro che,come me,sia addormentavano la sera con la pura terribile di vedere proiettata,vicino la finestra,la porta,l’inquietante figura ammantata di nero.
Il fantasma di Belfagor,alto nel suo mantello nero,con quella maschera di legno inespressiva,immobile.
Una paura che non ci ha mai abbandonati.

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