Gli invisibili parte 1

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Gli invisibili appartengono alla sterminata produzione cinematografica prodotta a cavallo tra gli anni che intercorrono tra il 1965 e il 1975, periodo in cui vennero realizzate migliaia di opere cinematografiche molte delle quali destinate in seguito all’oblio.
Sono film che hanno avuto rarissimi passaggi video, che non hanno avuto mai una riedizione in digitale e che spesso sono stati in cartellone per pochissimo tempo se non per un giorno soltanto,oppure film che hanno avuto una edizione solamente in vecchi formati come il VHS.
Film ormai pressoche dimenticati e che la drastica riduzione delle emittenti televisive ha condannato per sempre agli archivi, dai quali ogni tanto riemergono per motivi spesso misteriosi.
Appartengono a cataloghi di case cinematografiche ormai scomparse da tempo, acquistati da altre società in blocco e che quindi molto difficilmente trovano spazio nel mercato per svariati motivi.
Spesso si tratta di opere minori salvo qualche inspiegabile gioiellino che all’epoca della prima proiezione ebbe scarsa fortuna; film girati a low budget, o ancora girati in serie, sfruttando arredi e scenografie quando non anche il cast di produzioni precedenti.
Sono centinaia e centinaia di titoli, prodotti nel periodo d’oro della cinematografia, gli anni in cui produttori rampanti e speculatori, assecondati da registi con tanta voglia di emergere riuscirono a realizzare una mole impressionante di pellicole, oggi assolutamente improponibili vista la grave crisi del cinema che di quegli anni d’oro ormai conserva solo il ricordo.
Molte di queste pellicole sono realizzate con scarsa cura, altre invece non ebbero fortuna per tantissimi motivi; spesso le produzioni fallivano, non permettendo quindi la loro distribuzione nelle sale cinematografiche.
Non era raro infatti che produttori scalcinati o squattrinati si imbarcassero in avventure pericolose economicamente che si risolvevano in catastrofi dai risvolti spesso paradossali.
A tal riguardo è illuminante il ricordo della bellissima Erka Blanc, che in un’intervista di inizi anni settanta rievocò le peripezie di una troupe costretta a scappare notte tempo da un albergo perchè l’intero cast, che non era stato pagato, non aveva i soldi per pagare il conto dell’albergo.
Di questa mole impressionante di film spesso non esiste nemmeno una documentazione fotografica, non esistono trailers se non quelli che qualche volenteroso ha ricavato chissà come da cosa e da dove e che ha postato su Youtube, permettendo così di assistere quantomeno alla proiezione di brevi spezzoni dei film stessi.
Di altri ancora ci sono tracce sui vecchi cineromanzi dell’epoca, autentiche miniere di informazioni per ricavare dettagli di questi film: nei polverosi numeri di Big, Cinesex eccetera troviamo sequenze che in alcuni casi non vennero nemmeno proiettate perchè tagliate in fase di post produzione o di montaggio.
Alcuni di questi film li ho vist per intero al cinema o in tv, in qualche visione notturna su scalcinate tv private che negli anni settanta e otanta hanno avuto il merito di aver diffuso un’enormità di B movie o film minori che altrimenti non avrebbero mai rivisto la luce.
Di altri ho visto solo pochi spezzoni, di altri ancora ho sentito solo parlare.
E’ di tutti questi film che tratterò in questo e in altri articoli futuri, nella speranza che qualche lettore aggiunga notizie o semplicemente ricordi che diano un minimo di riconoscimento a tutti quei film che oggi sono diventati “invisibili”

Invisibili banner i film

Mania locandina 1

Mania, di Renato Polselli, con Brad Euston, Ivana Giordan, Isarco Ravaioli, Mirella Rossi, Eva Spadaro, Max Dorian, prodotto nel 1974 dalla GRP Cinematografica
Considerato da un nutrito gruppo di fans regista di culto, Polselli girò con un budget risicatissimo questo film nel 1974, ambientandolo quasi tutto in una villa e usando un sparuto cast che mise in scena la storia di un mad doctor ossessionato dal tradimento della moglie che uccide il suo gemello e si sostituisce a lui per ossessionare la moglie presunta fedifraga.
Il film sparì praticamente il giorno stesso dai cinema e per anni venne considerato perduto.
Viceversa, la Cineteca Nazionale possedeva una copia del film e nel 2007 lo proiettò nel cinema Trevi di Roma, permettendo così ai fans di Polselli di visionarlo.

Mania foto 1
Chi vi scrive non è tra loro, anzi; considero Polselli un cineasta con tante idee ma confuse.
Tuttavia non nego che l’aura di mistero del film mi ha fatto venire voglia di vederlo, per cui se qualcuno è in grado di segnalarmi un modo per visionarlo gli sarò grato.

Mania 12

Mania 2
Per quanto riguarda l’accoglienza della critica, ricordo quella del Centro Cattolico Cinematografico (forse i meno adatti ad una recensione oggettiva e obiettiva) che all’epoca parlarono di un film che è ” un pasticcio vergognoso da tutti i punti di vista, con un regista accusato di essere professionale e determinata solo quando spoglia le sue attrici e si sofferma sadicamente con la fotocamera sopra un teschio macabro pieno di vermi.”
Per quanto ne sappia, Mania non è mai passato in tv e “dovrebbe” essere ancora privo di un’edizione italiana digitalizzata.

Il baco da seta locandina 1

Il baco da seta, di Mario Sequi,con George Hilton, Nadja Tiller, Guy Madison, Riccardo Garrone prodotto nel 1974 dalla Drago Film
Thriller canonico con protagonista una ex cantante francese perseguitata da un gruppo di creditori che imbastisce un falso furto dei suoi gioielli usando come complice un giovane gigolò che poi uccide riuscendo a ricavare da tutto una considerevole somma.

Il baco da seta 1

Il baco da seta 2
Passato in notturna qualche volta su reti private secondarie, Il baco da seta non ebbe nessun successo alla sua uscita, sparendo immediatamente dalle proiezioni pubbliche. Del film esiste solo qualche breve filmato ricavato da VHS che però non permettono nessuna valutazione del film stesso. A parte la presenza dell’onnipresente Hilton e della bella Tiller, il film non si segnala per meriti particolari, tuttavia può essere un riferimento per apprezzare paesaggi e arredi vintage che erano il corollario di ogni film degli anni settanta.

L'intreccio locandina 1

L’intreccio, di Dave Young (Pierre Chenal), con Marisa Mell, Robert Hossein, Ettore Manni, Robert Dalban, Alberto Dalbés, Perla Cristal, Manuel de Blas, Danielle Durou, Ellen Bahl, Carlos Bravo, Colelle Jack, Albert Minsky, Lili Murati, Krista Nell, Patricia Nigel, Sabine Sun prodotto nel 1969 in Germania dalle associate Ascot, Balcázar P. C., Cineraid, Lira Films
Uscito con il titolo Les belles au bois dormantes e distribuito in Italia come L’intreccio, questo film di Chenal è l’ultimo diretto dal regista belga dopo una lunga carriera iniziata nel 1933; film pressochè invisibile, del quale esiste solo una riduzione in VHS.

L'intreccio 1
Narra le vicende di due coniugi che dirigono una una casa di cure di bellezza per donne che è però una copertura per una base per lo spaccio di droga.Una vicenda che si tingerà di giallo con classico colpo di scena finale. Penalizzato probabilmente dai nudi presenti nel film uscito in un periodo nel quale proprio i nudi provocavano immancabilmente l’intervento dei censori,L’intreccio è divenuto un film invisibile che anche alla sua uscita riscosse scarso interesse e ancor meno spettatori.

L'intreccio foto 1
Nel cast è presente Marisa Mell, che nei due anni precedenti si era costruita una buona fama grazie alla sua presenza nel Diabolik di Bava e nell’ottimo Una sull’altra di Fulci.
Fu il cineromanzo Big film a mostrare le sequenze del film che da allora in poi scomparve completamente salvo riemergere nel florido mercato delle video cassette. Praticamente introvabile anche in riversaggio da VHS.

Le mogli degli amanti di mia moglie locandina 1

Ecco perchè mogli degli amanti di mia moglie sono le mie amanti,di Mack Bing con Barbara Blake, Norman Alden, Gloria Manon, Scott Graham, prodotto nel 1969 dalla americana Cottage Films
Un film che inaugura la moda cinematografica dei titoli chilometrici, assolutamente invisibile anche alla sua uscita.
Racconta le vicende di tre coppie di scambisti,a cui una sera si aggiunge un’altra coppia,con lei del tutto ignara delle abitudini delle sei persone.Il marito della donna invece cerca di sfruttare sua moglie per ottenere vantaggi lavorativi, con il risultato finale di litigare con la moglie e non ottenere nulla di quanto preventivato.
Film scopertamente erotico, ha dalla sua una certa cura.

Le mogli degli amanti di mia moglie foto 2
Questa pellicola l’ho vista molti anni dopo in un cinema dopolavoristico, settore a cui va attribuito il merito, assieme alle sale di periferia, di aver programmato film che altrimenti sarebbero rimasti davvero totalmente invisibili.
Non mi risulta nessuna edizione in digitale della pellicola, mentre con qualche difficoltà è visionabile la versione ridotta da VHS esclusivamente in lingua inglese su alcuni siti americani.

Un'anguilla da 300 milioni 1

Un’anguilla da 300 milioni,di Salvatore Samperi con Lino Toffolo, Carla Mancini, Gabriele Ferzetti, Mario Adorf, Senta Berger, prodotto nel 1971 dalla Colt Produzioni Cinematografiche e dalla Mega Film
Buon successo di pubblica e relativamente di critica, questo film è inspiegabilmente scomparso nel nulla, tanto da non avere ancora oggi una versione digitale mentre l’unica visionabile è relativa a riversaggi penosi da VHS o a rimaneggiamenti inguardabili da vecchi passaggi televisivi.
Giallo ben costruito che racconta le vicende di un ex capo partigiano che affida a un suo amico di lotta la figlia reduce da una cura disintossicante dalla droga;quando l’ex partigiano muore, Bissa, l’amico, apprende da Tina, la ragazza, che in realtà lei non era la figlia del partigiano ma una ragazza rapita alla sua famiglia.
Si scoprirà in effetti che la storia è vera ma che la ragazza ha organizzato un piano diabolico…
Film godibile, con un buon cast inspiegabilmente finito nel dimenticatoio; il film è stato trasmesso anni addietro sulle tv private, ma come già detto manca di un’edizione guardabile.

L'asino d'oro processo per fatti strani contro Lucius Apuleius locandina 1

L’asino d’oro: processo per fatti strani contro Lucius Apuleius di Sergio Spina, con Samy Pavel, Barbara Bouchet, Marisa Fabbri, Leopoldo Trieste, John Steiner, prodotto dalla Filmes e dalla O.N.C.I.C. nel 1970.
Ecco un film recentemente riemerso dall’oblio grazie al canale televisivo IRIS che ha trasmesso la pellicola in notturna.
Filmaccio brutto e scombinato che assembla un buon cast,

L'asino d'oro processo per fatti strani contro Lucius Apuleius 1

una storia tratta nientemeno che da Apuleio e una sceneggiatura raffazzonata e grezza che costituiscono l’ossatura di un film che ormai si ricorda solo per la presenza di una splendida Barbara Bouchet nei panni di Pudentilla, la vedova del ricco Epulone.
Film vietatissimo all’epoca della sua uscita subì diversi rimaneggiamenti per cui alla fine ottenne un visto della censura con il divieto di proiezione ai minori di anni 14.

L'assoluto naturale locandina 1

L’assoluto naturale, di Mauro Bolognini con Laurence Harvey, Sylva Koscina, Isa Miranda, Guido Mannari, Felicity Mason prodotto dalle temporaneamente associate Cinecenta e Tirrenia Film Studios
Tratto da un romanzo di Parise, il film di Bolognini pagò a caro prezzo le sue ambizioni e la complessità del tema trattato, la complessità del mondo borghese relativamente al rapporto con la classe popolare,

L'assoluto naturale 1

L'assoluto naturale 2

l’ambizione alla libertà personale assoluta che però deve fare i conti con i rapporti con l’altro sesso ecc.
Penalizzato anche da pesanti interventi della censura, il film è passato a notte fonda su alcune tv private, sforbiciato dalle sequenze più roventi; poichè non è stato mai editato in digitale, è impossibile da giudicare anche perchè si tratta di un film pesantemente datato, uno di quelli che spesso facevano impazzire i critici e addormentare il pubblico.

Karin un corpo che brucia locandina 1

Karin un corpo che brucia,di Jean-Claude Dague e Louis Soulanes in veste di co-regista, con Jean-Claude Bercq , Donna Michelle , Jean Distinghin , Linda Veras , Marc Briand prodotto nel 1968 dalle associate Capitole Films e Paris Interproductions (PIP)
In origine Le bal des voyous, tradotto malamente in Karin un corpo che brucia, in ossequio alla ferrea legge delle distribuzioni italiane attente a dare sempre un tocco di morbosità a produzioni estere con sceneggiature morbose,

Karin un corpo che brucia foto 1

narra la storia di Henri Verdier, un banchiere esperto di judo, che sarà coinvolto in una storia dai risvolti pericolosi per colpa della bella Karine, la sua bionda amante che è legata contemporaneamente ad un uomo che progetta di rapinare una banca.
Film assolutamente e totalmente invisibile, non risulta essere passato in tv e non ha avuto nessuna riduzione in digitale.
Mancano anche rippaggi da VHS ed è praticamente introvabile in rete.

Ringrazio il sito http://www.dbcult.com dal quale ho tratto alcuni fotogrammi altrimenti introvabili.

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Mania foto 9

dal film Mania

Il baco da seta lobby card 1

Lobby card del film Il baco da seta

L'intreccio foto 3

L'intreccio foto 2

Due foto di scena tratte dal film L’intreccio

Le mogli degli amanti di mia moglie foto 1

Foto di scena tratta dal film Ecco perchè le amanti…

L'asino d'oro processo per fatti strani contro Lucius Apuleius foto 1

L'asino d'oro processo per fatti strani contro Lucius Apuleius 2

Due foto di scena del film L’asino d’oro, processo per fatti strani…

L'assoluto naturale foto 2

L'assoluto naturale foto 1

Due foto di scena di Sylva Koscina tratte dal film L’assoluto naturale

Karin un corpo che brucia 1

Karin un corpo che brucia locandina 2

Foto di scena e locandina del film Karin un corpo che brucia

Il peplum, ascesa e tramonto di un genere

Il colosso di Rodi lobby card

Il cinema storico nasce in pratica in concomitanza con l’invenzione stessa del cinema da parte dei fratelli Lumiere; se è vero che la prima proiezione da parte dei fratelli francesi avviene nel 1895 è anche vero che le prime produzioni di un qualche valore si registrano negli anni 10.
In Italia il primo film storico è girato nel 1911, La caduta di Troia di Giovanni Pastrone e Luigi Romano Borgnetto, un prodotto pionieristico, che oggi fa tenerezza ma che testimonia l’interesse dei produttori e quindi del pubblico verso un tipo di spettacoli di pura evasione; non a caso negli anni successivi vennero girati film dai contenuti a sfondo storico o biblico, come Quo vadis? di Enrico Guazzoni,Jone o Gli ultimi giorni di Pompei di Giovanni Enrico Vidali, Cabiria di Giovanni Pastrone.
Questo tipo di produzioni ebbe, nel corso dei decenni successivi, un certo successo che avvicinò al cinema molto pubblico, lo stesso che poi negli anni cinquanta decretò il successo delle mega produzioni hollywoodiane come I dieci Comandamenti di Cecil DeMille del 1956 o il Ben Hur di William Wyler del 1959 seguiti da altre produzioni quasi sempre a sfondo biblico come La tunica, La Bibbia, Il Re dei Re ecc.

Ursus nella valle dei leoni

Ursus nella valle dei leoni

Una regina per Cesare

Una regina per Cesare

Nel nostro paese il film storico ebbe sempre un seguito, che sfociò verso la fine degli anni 50 in un genere a se stante, mutuato dalle produzioni americane anche se girati con molti meno mezzi.
Si tratta del peplum, un termine preso di peso dalla lingua greca mutuata dal latino, ovvero peplo, la tipica veste o tunica usata nell’antica Grecia e che i paesi di origine anglo sassone definirono come sword and sandal, ovvero spada e sandalo.
Il peplum, in Italia, ebbe un successo costante per una decina di anni circa, periodo nel qual vennero prodotti non meno di 10 film per anno, per un totale di pellicole che supera di gran lunga le 100 unità.
Una mole enorme di produzioni, che ebbero una costante precisa, ovvero una certa raffinatezza e qualità verso gli inizi per poi diventare,nel corso degli anni, prodotti a low budget caratterizzati da una progressiva sciattezza delle varie componenti di un film, quindi con cast raccogliticci, scenari utilizzati in più produzioni, sceneggiature al limite del ridicolo.

Ursus il terrore dei Kirghisi

Ursus il terrore dei Kirghisi

Ulisse contro Ercole

Ulisse contro Ercole

Ma nel momento d’oro e di massimo fulgore del peplum, quello che va grosso modo dal 1958 al 1963 si ebbero anche film caratterizzati dalla presenza, nei cast, di molti dei migliori attori e attrici del cinema italiano; alcune di queste ultime iniziarono le loro carriere cinematografiche proprio con i peplum o videro aumentare la propria visibilità in ruoli che spesso erano da protagoniste assolute.
Il peplum saccheggiò in tutti i modi il mondo epico dell’antica Grecia o la storia romana, utilizzando come protagonisti gli eroi della mitologia greca o romana, con incursioni anche nella storia di antichi popoli come gli egizi, i babilonesi, i fenici e via dicendo.
Dall’antica Grecia e dalla sua mitologia venne preso come protagonista di molti film il semidio Ercole, l’Eracle greco e l’Hercules latino, il figlio nato dall’unione fra i dio Giove e la mortale Alcmena, mentre il mitico eroe Maciste è ripreso dal film Cabiria del 1914 diretto da Giovanni Pastrone; dal mondo biblico arriva Sansone, il giudice a cui Dio aveva dato una forza sovrumana, mentre un altro eroe dei peplum, Ursus, arriva dritto dal romanzo di Henryk Sienkiewicz  Quo vadis?, che diverrà anche un film.

Salambò

Salambò

Messalina Venere imperatrice

Messalina Venere imperatrice

Ma ad essere utilizzati sullo schermo sono anche gli eroi dell’Iliade come Achille, dell’Odissea come Ulisse e dell’Eneide come Enea, oltre ai mitici personaggi dell’antica Grecia che possono essere Perseo o gli Argonauti piuttosto che il mondo romano, che vede lo sfruttamento del gladiatore Spartacus e di suo figlio, di Messalina o di Romolo e Remo ecc.
Non c’è limite alla fantasia degli sceneggiatori, che all’inizio propongono storie fantastiche ma con ancora un certo legame con la mitologia classica, come per esempio Le fatiche di Ercole di Pietro Francisci e Ercole e la regina di Lidia, come Maciste nella valle dei re di Carlo Campogalliani per poi passare a film dai titoli e dalle storie assolutamente stravaganti come Zorro contro Maciste di Umberto Lenzi o Totò contro Maciste di Fernando Cerchio, una variante comica della saga del potente eroe di Cabiria.
Dietro la macchina da presa ecco avvicendarsi alcuni dei nomi che avrebbero fatto poi la storia del cinema italiano come Sergio Leone che diresse Il colosso di Rodi nel 1961, Mario Bava che diresse Ercole al centro della Terra sempre nel 1961,Riccardo Freda con Maciste alla corte del Gran Khan del 1961, Sergio Corbucci con Romolo e Remo del 1961.

Maciste nelle miniere di re Salomone

Maciste nelle miniere di re Salomone

Maciste, gladiatore di Sparta

Maciste gladiatore di Sparta

E poi ancora Duccio Tessari, autore di uno dei peplum più belli, Arrivano i titani del 1962,Antonio Margheriti autore di Il sacco di Roma del 1963,Mario Caiano,Alberto De Martino,Domenico Paolella,Alfonso Brescia e tanti altri.
Il peplum quindi è una fucina, nella quale molti registi iniziano o perfezionano il loro mestiere, con esiti a volte esaltanti, altri ancora assolutamente irresistibili.
Ebbene si, perchè i peplum affascinano ma alle volte sono terribilmente comici nella loro sciattezza e povertà; nei peplum degli ultimi periodi, quando ormai il genere mostrava ampiamente la corda, in alcune produzioni le scene di massa sono sostituite da scene con pochissime comparse, con mura fatte in maniera evidente con il cartone e interpretate da attori destinati a scomparire nel nulla nel breve arco di due o tre anni.
Si pensi a produzioni come Gli invincibili fratelli Maciste di Mauri in cui l’eroe preso di peso da Cabiria finisce per avere un fratello oppure ad una delle ultime produzioni peplum come Ercole, Sansone, Maciste e Ursus gli invincibili diretto da Giorgio Capitani dove per attirare spettatori si mettono assieme personaggi che tra l’altro vivono in epoche storiche differenti e in zona geografiche lontanissime l’una dall’altra.

Maciste nella valle dei re

Maciste nella valle dei Re

Ma al di là di questo il peplum resta un fenomeno di massa che per qualche anno monopolizzerà buona parte del pubblico, che è composto per la maggioranza da ragazzi o adolescenti.Si tratta di coloro che sono nati dopo la guerra che affolleranno i cinema che restano il principale strumento di svago per gli italiani.
Il pubblico parteggia per il proprio eroe, che sia Ercole o il gladiatore di turno; i registi, finanziati da produttori che hanno fiutato il vento che tira, regalano al pubblico produzioni di diversa estrazione traportandoli in giro per l’Egitto, attraverso la Grecia o dentro le porte di Roma.
Gli eroi in carne ed ossa che interpretano gli eroi di celluloide si chiamano Mark Forest (che interpretò alcuni Maciste e altri peplum),Kirk Morris (un altro Maciste),Gordon Scott,Steve Reeves, forse l’Ercole più famoso mentre accanto a loro, che hanno fisici da culturisti, scolpiti come marmo agiscono attori del calibro di Rossano Brazzi,Gino Cervi, Giuliano Gemma,Enrico Maria Salerno,Massimo Serato,Giancarlo Sbragia,Riccardo Garrone, Arnoldo Foà,Alberto Lupo ecc. che non hanno il fisico dei vari Ercole e Maciste e ripiegano su ruoli da tiranno quando non da addestratore di gladiatori.
Anche in campo femminile si conta un numero rilevante di bellezze nostrane che si faranno le ossa proprio con i peplum prima di passare a generi meno “leggeri” come Rosanna Schiaffino e Eleonora Rossi Drago,Liana e Moira Orfei,Lea Massari e Gianna Maria Canale e poi ancora Marilu Tolo,Sylva Koscina,Maria Grazia Buccella,Helga Liné,Rosalba Neri…
Ma quali sono i peplum più importanti, quelli più visti e quelli più degni di nota del genere?

Maciste contro il vampiro

Maciste contro il vampiro

Ecco una breve sintesi di titoli :
-Ercole e la regina di Lidia (1959) di Pietro Francisci – con Steve Reeves, Sylva Koscina, Sylvia Lopez, il primo peplum a sbancare i botteghini,con un incasso di quasi un miliardo di lire, ispirato in parte a I sette a Tebe di Eschilo.
Racconta le vicende di Ercole, sposato alla bella Jole (Sylva Koscina) che diventa oggetto delle mire della malvagia Onfale, regina di Lidia decisa a conquistare i regni vicini.
Il film, di ottimo livello, si segnala per la presenza nel cast del regista Nando Cicero, di Gabriele Antonini che comparirà in molti altri peplum di Daniele Vargas e Sergio Fantoni, con un bel commento musicale di Marisa del Frate che interpreta “Con te per l’eternità”

-I giganti della Tessaglia di Riccardo Freda (1960), con Roland Carey, Massimo Girotti, Moira Orfei, Alberto Farnese, uno dei primi peplum a raccontare le vicende di Giasone e degli Argonauti, impegnati a recuperare il vello d’oro.Nel cast compare anche Massimo Girotti.

-Il colosso di Rodi di Sergio Leone (1961) – con Rory Calhoun, Lea Massari, Georges Marchal, forse uno dei più belli e spettacolari, con la famosa sequenza in cui il colosso di Rodi, posto all’ingresso del porto, crolla all’interno del porto stesso.E’ l’unico film di Leone ad avere una soundtrack non composta da Ennio Morricone, in quanto per questo film il grande Sergio si avvalse della collaborazione di Angelo Francesco Lavagnino.

Maciste alla corte dello Zar

Maciste alla corte dello zar

Maciste alla corte del Gran Khan

Maciste alla corte del Gran Khan

-Ercole al centro della Terra di Mario Bava (1961) – con Reg Park, Christopher Lee, Leonora Ruffo, forse il peplum più particolare, con contaminazioni fantascientifiche opera del grande Bava, che racconta il viaggio di Ercole con Teseo e Telemaco nell’Averno, situato ovviamente secondo la mitologia al centro della terra, viaggio necessario per recuperare una pietra dai poteri prodigiosi.

- Romolo e Remo di Sergio Corbucci – con Steve Reeves, Gordon Scott, Virna Lisi, peplum che narra parte della storia leggendaria della fondazione di Roma ad opera dei figli di Rea Silvia fino all’assunzione fra di dei con di Romolo con il nome di Quirino.

-La furia di Ercole di Gianfranco Parolini – con Brad Harris, Brigitte Corey, Mara Berni, Serge Gainsbourg, che racconta della sfida mortale tra il mitico Ercole e l’usurpatore del regno di Cindia Meniste (interpretato dall’attore, cantante e poeta Serge Gainsbourg) con la famosa scena dei ribelli giustiziati tramite lo schiacciamento del cranio provocato dalle zampe di elefanti.

La guerra di Troia (1963) di Giorgio Ferroni – con Steve Reeves, Juliette Mayniel, John Drew Barrymore, Arturo Dominici, che racconta la tradizionale opera omerica con tutti gli eroi della tradione come Achille e Paride, Ulisse e il superstite Enea, che fugge da Troia in fiamme per tentare di fondare con i suoi compagni una nuova città.Nel film ci sono molti caratteristi del peplum come Lydia Alfonsi,Mimmo Palmara,Warner Bentivegna.

Le sette folgori di Assur 1

Le sette folgori di Assur

Il crollo di Roma (1963) di Antonio Margheriti – con Carl Mohner, Loredana Nusciak, Maria Grazia Buccella,Ida Galli, che parte dalle vicende successive alla morte di Costantino il grande per raccontare la fine dell’impero romano

La fenomenologia peplum, come dicevo agli inizi, durò in pratica fino al 1964, dopo di che si esaurì quasi del tutto con qualche eccezione relativa a tarde produzioni degli anni settanta, con titoli come Il ritorno del gladiatore più forte del mondo di Bitto Albertini con Brad Harris protagonista del 1971,La rivolta delle gladiatrici di Joe D’Amato con Pam Grier del 1973,La guerra del ferro – Ironmaster di Umberto Lenzi con Elvire Audray, Williams Berger, Pamela Field, George Eastmann.

Le fatiche di Ercole

Le fatiche di Ercole

Tuttavia i peplum continuarono ad essere proiettati nei cinema ben oltre il 1964; in quegli anni un film aveva una vita cinematografica ben maggiore dei decenni successivi grazie ai cinema di visione successiva, ai cinema parrocchiali o ai dopolavori.
In ultimo vorrei ricordare la presenza di diversi attori molto quotati del cinema internazionale in diverse produzioni peplum, come quelle di Orson Welles in David e Golia di Ferdinando Baldi,di Jayne Mansfield in Gli amori di Ercole di Carlo Ludovico Bragaglia, di Debra Paget in Il sepolcro dei re di Fernando Cerchio, di Jack Palance in Revak, lo schiavo di Cartagine di Pietro Francisci.

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La vendetta di Spartacus

La vendetta di Spartacus

La regina dei Vikinghi

La regina dei vichinghi

La guerra di Troia

La guerra di Troia

La calata dei barbari

La calata dei barbari

La battaglia di Maratona

La battaglia di Maratona

Il ratto delle sabine

Il ratto delle Sabine

Il figlio di Spartacus

Il figlio di Spartacus

Il figlio di Cleopatra

Il figlio di Cleopatra

Il Conquistatore di Corinto

Il conquistatore di Corinto

Il colosso di Rodi

Il colosso di Rodi

I 7 gladiatori

I 7 gladiatori

Goliath contro i giganti

Goliath contro i giganti

Gli ultimi giorni di Pompei

Gli ultimi giorni di Pompei

Gli schiavi più forti del mondo

Gli schiavi più forti del mondo

Ercole, Sansone, Maciste e Ursus gli invincibili

 Ercole, Sansone, Maciste e Ursus gli invincibili

Ercole alla conquista di Atlantide

Ercole alla conquista di Atlantide

Ercole al centro della terra

Ercole al centro della terra

David e Golia

David e Golia

Arrivano i titani

Arrivano i Titani

Afrodite, dea dell'amore

Afrodite dea dell’amore

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Sodoma e Gomorra

Salambò lobby card

Sansone e il tesoro degli incas lobby card

Saffo, venere di Lesbo lobby card

Maciste il gladiatore più forte del mondo

Maciste contro i tagliatori di teste lobby card

Maciste alla corte del Gran Khan lobby card

L'ultimo gladiatore lobby card

Le vergini di Roma lobby card

Le sette folgori di Assur

Le gladiatrici lobby card

Le fatiche di Ercole loc.1

L'assedio di Siracusa lobby card

Il sepolcro dei re lobby card

Io, Semiramide lobby card

I conquistatori dell'Oriente lobby card

I 7 gladiatori lobby card

Gli invincibili fratelli Maciste lobby card

Gli invincibili sette lobby card

Ercole e la regina di Lidia lobby card

Ercole contro Moloch lobby card

Ercole contro Roma lobby card

Costantino il grande lobby cardArrivano i titani lobby card

Ursus nella valle dei leoni lobby card

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I magnifici sette flano

I conquistatori dell'Oriente flano

I giganti di Roma flano

Ercole al centro della terra flano

Costantino il grande flano

Atlantide continente perduto flano

Vulcano figlio di Giove flano

Saffo Venere di lesbo flano

Nefertite regina d'Egitto flano

Le legioni di Cleopatra flano

Le gladiatrici flano

L'assedio di Siracusa flano

La vendetta dei barbari flano

La distruzione di Ercolano

Il figlio di Cleopatra flano

Il conquistatore di Corinto flano

Antinea, l'amante della città sepolta loc.1

Il punto su Filmscoop 2013

Filmscoop banner febbraio

Eccoci al tradizionale (ed annuale) appuntamento con le statistiche di Filmscoop; un modo per dare i numeri si, ma di quelli che testimoniano sullo stato di salute del blog.
Visto che il 2012 è ormai ampiamente alle spalle, posseggo finalmente tutti i dati relativi al traffico di voi amici che continuate a leggere e a seguirmi con immutato affetto, testimoniato anche da numeri sempre più importanti.
Una debita premessa: per dare i numeri occorrono prove tangibili su quello che si sostiene, ecco il motivo per il quale ho saccheggiato la parte gestionale del blog, quella che per intenderci WordPress riserva ai gestori dei blog.
Vorrei solo ricordare che WordPress non conteggia in alcun modo le visite del gestore, poichè annota diligentemente l’indirizzo (o gli indirizzi) IP dei gestori stessi, regolandosi in base alla digitazione della password per l’accesso alla bacheca users.

Tabella tre

Grafico mensile da agosto 2010 a maggio 2011

Nell’ultimo anno (febbraio 2012-febbraio 2013) Filmscoop ha ricevuto 913.000 visite dall’Italia,con una media mensile quindi di poco più di 76,000 visite, pari anche a 2500 visite giornaliere.Quelle dal resto del mondo sono oltre 150.000….
E’ un dato che conferma l’ottimo andamento generale del blog, come del resto testimoniato dai grafici che troverete allegati.
L’interesse quindi c’è, non posso far altro che esprimere soddisfazione per un andamento in trend sempre positivo che mostra l’interesse del pubblico di Filmscoop per il cinema di genere, in particolar modo per il film del periodo compreso tra il 1970 e il 1975.
Che, guarda caso, sono anche quelli più fecondi del cinema italiano.

Tabella uno

Andamento delle visite per nazione da febbraio 2012, prime posizioni

L’articolo più visto in assoluto su Filmscoop è quello relativo alle famose docce delle dive del cinema sexy ( e non) che era una delle pratiche più diffuse tra i registi della commedia sexy per attirare qualche spettatore in più. Poco meno di 90.000 visite, per questo articolo, seguito a brevissima distanza da quello più generale sul nudo femminile nel cinema italiano.Il trittico dei primi si conclude con la biografia di Serena Grandi.
La sorpresa (tutta personale) è costituita dal fatto che nelle prime 20 posizioni sono ben 15 le biografie di attrici presenti, mentre è presente una sola recensione, quella del film L’iniziazione.

Tabella sette

Dettaglio visite da altri paesi (febbraio 2012-febbraio 2013)

La recensione meno letta in assoluto è quella del film Addio zio Tom, mentre con mia grande e triste sorpresa negli ultimi posti è relegato uno dei film più importanti della storia del cinema, C’era una volta in America.
Nell’ultimo anno poco più del 25% degli articoli è stato indicizzato da Google nella prima pagina di ricerca, mentre più del 50% risultano in seconda pagina.
Come saprete, Google, che ad oggi è il motore di ricerca più usato al mondo, indicizza nella prima pagina solo i blog e di conseguenza gli articoli che superino una soglia di visite; l’essere presente con tante recensioni non può essere altro che motivo di orgoglio e di ovvi e sentiti ringraziamenti a voi tutti.
Ma da quali paesi arrivano i visitatori del sito?

Tabella otto

Ancora dati sulle visite dall’estero

Troverete una serie di tabelle con le visite uniche dell’ultimo anno, che dimostrano come sia l’Italia il paese con la stragrande maggioranza di accessi;seguono gli Usa con 24000 e rotte visite,poi la Francia con poco più di 20.000,la Germania con 14.000 e via via Spagna, Turchia, Giappone, Inghilterra,Svizzera, Canada, Egitto e altri 140 paesi del mondo.
Tutto questo per dire che il sito gode di ottima salute e tanto dovrebbe bastare.
In realtà l’unico neo, che lamento ormai da 4 anni, ovvero dal giorno dell’online del sito, è la cronica e inspiegabile mancanza di commenti ai vari articoli.
Mancano o latitano quasi del tutto. Su quasi 4.000.000 di visite, i commenti sono meno di 5000… una tragedia :)

Tabella cinque

Gli articoli più visti del blog…

Tabella sei

e gli articoli meno visti del blog…

A parte questo, mancano anche le vostre segnalazioni su film che desiderereste vedere recensiti, mentre per quanto riguarda la qualità degli scritti mi baso sul successo del blog. Fosse una schifezza non lo visiterebbe nessuno :)
Per quanto riguarda l’altro mio blog, paultemplar.wordpress.com devo confermare mio malgrado la sua definitiva chiusura.Gli articoli sul mistero e sull’archeologia assorbivano troppo tempo e ho preferito concentrami al meglio su questo blog.

Tabella due

Panoramica sugli accessi (da giallo chiaro a rosso forte ovvero meno visite e più visite)

In ultimo vorrei ricordarvi che Filmscoop è su Facebook, in attesa di sbarcare su Twitter; il profilo Facebook per richiedere l’amicizia ed essere così informati su link di film interi disponibili online oppure sulle novità del sito potrete apprenderle cliccando sul profilo

http://www.facebook.com/filmscoopwordpress.paultemplar.

Chiedetemi l’amicizia, accetto tutti :)
Un sentito grazie e un arrivederci per gli aggiornamenti e le statistiche del blog al 2014, mentre le recensioni riprenderanno da domenica 24 febbraio.

Tabella quattro

Accessi da ottobre 2011 a febbraio 2013

Schulmädchen Report, il sesso tra le studentesse tedesche

Nel 1970 esce in Germania un libro destinato ad avere un grande successo popolare; a scriverlo è Günther Hunold, un sessuologo autore di molti libri aventi come argomento principale la sferra della sessualità.
Schulmädchen-Report o anche Schoolgirl report o Rapporto sulle studentesse è il titolo di questo libro, un vero e proprio rapporto stilato in base ad alcune interviste che Hunold svolse nell’ambito scolastico o universitario.
Attraverso una serie di domande basate su argomenti decisamente scottanti inerenti la sessualità, come il sesso adolescenziale e i rapporti sessuali protetti e no, le deviazioni sessuali come l’incesto ecc. oppure temi scabrosi come lo stupro, Hunold, ispirandosi a opere precedenti molto famose come il rapporto Kinsey o il famosissimo rapporto Masters/Johnson, raccolse un’ampia documentazione proprio sulle abitudini sessuali delle tedesche.

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Schulmädchen-Report: Was Eltern nicht für möglich halten

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Der neue Schulmädchen-Report. 2. Teil: Was Eltern den Schlaf raubt

Controllo delle nascite e contraccezione, masturbazione e altro finiscono quindi per diventare il cuore del rapporto, che parte con principi abbastanza nobili, quindi di divulgazione dei desideri e delle paure delle adolescenti o delle ragazze tedesche finendo però per diventare, almeno non nelle intenzioni dello scrittore tedesco, la cassa di amplificazione di quello che diverrà un fenomeno di costume prima ancora di un fenomeno cinematografico, ovvero quello dei film Schulmädchen.
Dei film all’apparenza in puro stile inchiesta, che in realtà punteranno e vireranno verso l’aspetto più lubrico e voyeuristico attraverso una documentazione visiva che privilegeranno l’aspetto scabroso delle vicende che i film della serie andranno a sviluppare.

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Schulmädchen-Report. 3. Teil: Was Eltern nicht mal ahnen

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Schulmädchen-Report. 4. Teil: Was Eltern oft verzweifeln läßt

Nello stesso 1970 il produttore cinematografico Lupo C. Hartwig si assicura per soli 20000 marchi (circa 20.000 euro) i diritti cinematografici del libro e affida al regista Ernst Hofbauer la direzione del film Schulmädchen-Report:Eltern nicht für möglich halten, che in Italia viene distribuito con il titolo ammiccante di Rapporto sul comportamento sessuale delle studentesse.
E’ il capostipite della serie Schulmädchen-Report, che conterà 13 film ufficiali più una serie di film ad essi ispirati, serie iniziata con il titolo citato uscito nel 1970 e terminata nel 1980 con il film Schulmädchen-Report. 13. Teil: Vergiß beim Sex die Liebe nicht, film non distribuito in Italia.

Schulmädchen-Report. 5. Teil: Was Eltern wirklich wissen sollten

Rapporto sul comportamento sessuale delle studentesse ha una trama essenziale, che parte da un fatto di cronaca realmente avvenuto; una studentessa viene sorpresa mentre fa l’amore con l’autista dello scuola bus dell’istituto in cui studia la ragazza.
La direzione scolastica, scandalizzata, decide di convocare uno psicologo che davanti ai docenti dimostra come questi episodi non siano da vedersi in un’ottica puritana, ma come semplici espressioni di una normale sessualità dei giovani, ormai ben lontani dai comportamenti timorati dei loro genitori.

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Schulmädchen-Report. 6. Teil: Was Eltern gern vertuschen möchten

Attraverso una serie di interviste lo psicologo dimostra come questi episodi siano da considerarsi condivisi da larga parte dei giovani e siano ormai l’espressione di una società più moderna e meno moralista.
Il film in Germania riscuote un successo enorme, arrivando a fine anno ad essere la sesta pellicola più vista in tutta la stagione.
In Italia il film non riscuote lo stesso successo, complice anche la pesante censura che si abbatteva su tutti i prodotti a sfondo prevalemente sessuale; inoltre il genere documentario era poco amato dal pubblico italiano con la conseguenza che l’intero genere non venne particolarmente apprezzato da noi.

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Schulmädchen-Report. 7. Teil: Doch das Herz muß dabei sein

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Schulmädchen-Report. 8. Teil: Was Eltern nie erfahren dürfen

Nel 1971 esce il secondo capitolo della serie, chiamato Der neue Schulmädchen-Report. 2. Teil: Was Eltern den Schlaf raubt; a dirigerlo è nuovamente Ernst Hofbauer che in pratica riprende sia le tematiche che la struttura del film precedente; sette episodi che indagano sul comportamento sessuale delle studentesse tedesche. Questo film non venne distribuito in Italia, ma qualche anno dopo usci in Vhs nella versione inglese, Schoolgirl report 2.
Visto il buon successo di questo secondo episodio, ne viene girato un terzo, ancora affidato a Hofbauer questa volta aiutato da Walter Boos intitolato Schulmädchen-Report. 3. Teil: Was Eltern nicht mal ahnen.
Ancora una volta, film con struttura a episodi nei quali vengono raccontate le storie di una Lolita che seduce il padre di un compagno di scuola e quella di un dottore accusato di stupro,con Hofbauer che sostiene la tesi che in Germania una larga parte di coloro che vengono condannati per questo reato sono in realtà innocenti.

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Schulmädchen-Report. 9. Teil: Reifeprüfung vor dem Abitur

Questi tre capitoli della serie raggiungono ben presto i dieci milioni di spettatori, una cifra enorme per un cinema che da noi è etichettato come B movie; ma il lusinghiero successo tedesco non è considerato in Italia degno di attenzione con il risultato che anche questo film non viene distribuito nel nostro paese.
Arriviamo così al 1972, quando ancora una volta viene affidata a Hofbauer la direzione del quarto capitolo della serie, che in Germania prenderà il titolo di Schulmädchen-Report. 4. Teil: Was Eltern oft verzweifeln läßt ;inutile dire che ancora una volta siamo di fronte a storie che parlano di sessualità fra le studentesse, che mostrano tanta voglia di spogliarsi e di manifestare le loro disinibizioni.
Visto che il genere tira ancora, nel 1973 si arriva al quinto capitolo della serie,Schulmädchen-Report. 5. Teil: Was Eltern wirklich wissen sollten che in Italia venne distribuito con il titolo Il comportamento sessuale delle studentesse.La regia del film è nuovamente del duo Walter Boos e Ernst Hofbauer e questa volta si parla di ragazze che nonostante la loro età hanno esperienze più avanzate della loro età stessa.
L’unica novità è rappresentata dalla storia d’amore e sesso tra una studentessa e un ragazzo destinato a diventare prete.
In Italia il film passa praticamente inosservato.

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Schulmädchen-Report. 10. Teil: Irgendwann fängt jede an

Di gran carriera, nel 1973, arriva sugli schermi Schulmädchen-Report. 6. Teil: Was Eltern gern vertuschen möchten, titolo ammiccante ed esplicito; ancora una volta la regia è di Ernst Hofbauer mentre nel 1974 arrivano sugli schermi Schulmädchen-Report. 7. Teil: Doch das Herz muß dabei sein e Schulmädchen-Report. 8. Teil: Was Eltern nie erfahren dürfen entrambi diretti per l’ennesima volta da Hofbauer; in questo film l’unico elemento di novità è l’ambientazione, un autobus nel quale gli studenti si confidano tra loro le proprie abitudini sessuali.
In quest’anno il fenomeno della serie mostra ormai la corda; se i primi episodi avevano suscitato clamore e curiosità, la ripetitività delle storie unita all’evoluzione dei costumi sessuali in un paese come la Germania sempre pronto ad andare al passo con i tempi segna la fine del fenomeno Schulmädchen. Verranno girati altri 5 sequel, che però non avranno praticamente visibilità.
E’ Walter Boos a girare il nono episodio, Schulmädchen-Report 9: Reifeprüfung vor dem Abitur ,nel quale la variante è rappresentata da un gruppo di studenti che viene trattenuto in una stazione di polizia con conseguenti racconti piccanti fra di loro, in puro stile decamerotico.

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Schulmädchen-Report. 11. Teil: Probieren geht über Studieren

Sempre Boos dirige il decimo episodio,Schulmädchen-Report. 10. Teil: Irgendwann fängt jede an, in cui l’immancabile professore fa l’immancabile pistolotto su morale e diritto e naturalmente su temi a sfondo sessuale.In Italia il film esce con un titolo sfacciatamente allusivo, Le svedesi lo vogliono così; è chiaramente un tentativo di strizzare l’occhio al nascente e in seguito floridissimo cinema a luci rosse.
Nel 1977 nel tentativo di ridare fiato alla serie, che ormai langue sempre più penosamente viene richiamato dietro la macchina da presa Hofbauer, che gira Schulmädchen-Report. 11. Teil: Probieren geht über Studieren.
Sette episodi a sfondo sessuale nascosti as usual dalla veste inchiesta; questa volta l’azione si svolge in uno studio radiofonico, nel quale sono convocati uno psicologo, una casalinga, un giovane e il preside di un istituto che dibattono apertamente su temi sessuali.
Il dodicesimo e penultimo episodio viene girato nel 1978, con la regia di Boos.
Schulmädchen-Report. 12. Teil: Junge Mädchen brauchen Liebe (distribuito anche con il titolo Schulmädchen-Report. 12. Teil: Wenn das die Mammi wüßte) narra stancamente cinque storie, fra le quali quella di un amore incestuoso e quella di una tossicodipendente.

Schulmädchen-Report 9,foto 1
L’ultimo episodio, il tredicesimo è diretto ancora una volta da Boos: Schulmädchen-Report. 13. Teil: Vergiß beim Sex die Liebe nicht conclude la serie delle inchieste sul sesso tra gli studenti.
Siamo nel 1980 e questo tipo di pellicole ormai non interessa più lo spettatore medio, tant’è che meno di un milione di tedeschi accorre nelle sale per vederlo, una bella differenza dai sei milioni del primo episodio.
Per quanto riguarda gli attori e le attrici presenti negli episodi, uno dei più noti è Friedrich von Thun, che molti ricorderanno anche in Schindler list.
L’attore austriaco gira le prime tre serie degli Schulmädchen-Report, mentre un altro attore più o meno noto che partecipa alle serie è Rinaldo Talamonti.Tra le donne le uniche ad avere avuto una certa notorietà sono Ingrid Steeger (presente nell’ottimo Sesso a domicilio, in Il gorilla di Soho e in Morte sul Tamigi) e Christina Lindbergh.
E’ meglio non avventurarsi oltre i tredici titoli della serie ufficiale, perchè signfica infilarsi in un guazzabuglio di titoli clone o di pellicole girate in pochi giorni con l’unco scopo di racimolare due lire mostrando chilometri di epidermide a buon mercato.
Se la serie Schulmädchen-Report ebbe quindi un buon successo in Germania, rimase un fenomeno molto circoscritto; nel nostro paese arrivarono solo le pellicole citate che ebbero una visibilità davvero limitata.

Schulmädchen-Report 8,foto 1
Per quanto mi risulta di questi film non si registrano passaggi televisivi, per cui chiunque volesse documentarsi sulla cosa dovrà necessariamente visionare riversaggi da VHS o divx provenienti dal doppiaggio inglese.
Trattandosi di film davvero noiosi sconsiglio i lettori del blog dal farlo se non nell’ottica di conoscenza della stagione effimera dei rapporti segreti sulle studentesse tedesche; molto, ma molto meglio gli epigoni italiani della commedia sexy dell’ambito liceale/studentesco, capaci quanto meno di smuovere quattro risate.

Schulmädchen-Report banner film

1970 Schulmädchen-Report: Was Eltern nicht für möglich halten
1971 Der neue Schulmädchen-Report. 2. Teil: Was Eltern den Schlaf raubt
1971 Schulmädchen-Report. 3. Teil: Was Eltern nicht mal ahnen
1972 Schulmädchen-Report. 4. Teil: Was Eltern oft verzweifeln läßt
1973 Schulmädchen-Report. 5. Teil: Was Eltern wirklich wissen sollten
1973 Schulmädchen-Report. 6. Teil: Was Eltern gern vertuschen möchten
1974 Schulmädchen-Report. 7. Teil: Doch das Herz muß dabei sein
1974 Schulmädchen-Report. 8. Teil: Was Eltern nie erfahren dürfen
1975 Schulmädchen-Report. 9. Teil: Reifeprüfung vor dem Abitur
1976 Schulmädchen-Report. 10. Teil: Irgendwann fängt jede an
1977 Schulmädchen-Report. 11. Teil: Probieren geht über Studieren
1978 Schulmädchen-Report. 12. Teil: Junge Mädchen brauchen Liebe (altro titolo): Schulmädchen-Report. 12. Teil: Wenn das die Mammi wüßte)
1980 Schulmädchen-Report. 13. Teil: Vergiß beim Sex die Liebe nicht

Schulmädchen-Report banner film italiani
Rapporto sul comportamento sessuale delle studentesse (1970)
Il comportamento sessuale delle studentesse (1973)
Lolite supersexy (1973)
Super sexy show (1974)
Le svedesi lo vogliono così (1977)

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I Wip,women in prison (donne in prigione)

Wip banner Filmscoop

L’acronimo WIP, Women in prison o donne in prigione, si diffonde verso la fine degli anni sessanta ed indica uno specifico genere cinematografico di nicchia dedicato alle condizioni di vita di donne condannate a varie pene nelle prigioni dei più svariati paesi.
Il WIP non era precisamente una novità, visto che nel passato il cinema hollywoodiano aveva spesso dedicato pellicole a sventurate protagoniste di casi di nera, di omicidi e altri reati o più semplicemente a donne vittime di errori giudiziari o di oscure macchinazioni.
Ovviamente, il WIP che andrà diffondendosi nella seconda metà degli anni sessanta sarà molto differente da quello degli esordi, caratterizzandosi principalmente per due caratteristiche peculiari, ovvero la presenza di scene di violenza e per la massiccia presenza di scene di nudo e atti sessuali.

Women in cage

Women in cage

Violenza in un carcere femminile

Violenza in un carcere femminile

Alla luce di questo appare chiaro come anche questo genere vada annoverato come contenitore di B movie, cioè di film in cui spesso la trama viene in secondo ordine rispetto alla necessità della produzione del film di far leva sugli aspetti più pruriginosi delle storie, che andranno trasformandosi nel corso degli anni successivi in film ormai softcore o hardcore veri e propri.
Tuttavia anche in un genere così particolare si possono scovare dei film dignitosi, prodotti in cui c’è una trama più o meno solida di partenza e in cui quanto meno vengono rispettati i canoni che fanno di  n prodotto di serie z un film guardabile.
Ci sono dei film che riescono a trasformarsi in prodotti di denuncia, pur utilizzando spesso gli elementi tipici del sexpoitation; è il caso di uno dei primi prodotti del genere, diretto dal regista spagnolo Jess Franco.

Vendetta (Angels Behind Bars)

Vendetta (Angel behind bars)

Under lock and key

Under lock and key

Si tratta di 99 women o 99 donne, uscito nel 1968 e che ebbe problemi notevoli con la censura e sopratutto una distribuzione cervellotica, con il titolo originale cambiato più volte e distribuito infine in alcuni paesi con inserti hardcore assolutamente gratuiti e di qualità scadentissima.
Il film di Franco si segnala per la sceneggiatura di ottima fattura, per la presenza di un cast di rilievo che include attrici come Mercedes McCambridge (vincitrice dell’Oscar per Johnny guitar),Rosalba Neri, Maria Rohm, Maria Schell e Luciana Paluzzi oltre alla presenza di Herbert Lom nel ruolo del governatore della prigione.
Il film narra le vicissitudini di un gruppo di prigioniere in un carcere diretto da un brutale governatore e delle indagini svolte da un’ispettrice governativa che scopre come le guardie carcerarie siano tutte lesbiche e sadiche mentre il governatore è un pazzo altrettanto sadico.

The hot box

The hot box

The big bird page

The big bird cage

Lo straordinario successo internazionale del film fece lievitare le azioni del genere WIP, che ben presto contò una robusta serie di cloni.
Un altro film di buon livello è Sesso in gabbia (The Big Doll House) di Jack Hill uscito nelle sale nel 1971; il regista di Oxard, che l’anno precedente aveva diretto l’ottimo Sesso a domicilio.Ich eine groupie, dirigerà in seguito un altro WIP, The Big Bird Cage anche questo prodotto di buona fattura.
Sesso in gabbia è ambientato nel pacifico, su un’isola dove sono recluse un centinaio di detenute quasi tutte drogate o dedite ad amori saffici; l’unica eccezione è rappresentata da una reclusa politica che darà il via ad una sommossa che spazzerà via la sadica direttrice del penitenziario.
Nel film compare Pam Grier, una beniamina di Hill che la chiamerà per lavori successivi come Foxy brown e Coffy.
Tra i film da segnalare c’è Femmine in gabbia di Jonathan Demme, opera d’esordio del regista di Il silenzio degli innocenti e di Philadelfia; il film non si discosta molto come trama da quella classica di altri prodotti del genere Wip, visto che ritroviamo il solito gruppo di prigioniere con debolezze sessuali stroncate però da una direttrice con metodi nazisti. Tutto finirà con l’immancabile fuga e con l’ecatombe di rito.

Storia segreta di un lager femminile

Storia segreta di un lager femminile

Sesso in gabbia

Sesso in gabbia

Il film di Demme si segnala però per una sobrietà che mancherà ad altri film del genere e per la presenza nel cast della veterana Barbara Steele.

Sempre nel 1971 esce un altro discreto prodotto, anche questo interpretato da Pam Grier: si tratta di Rivelazioni di un’evasa da un carcere femminile (Women in Cages) diretto da Gerardo de Leon che narra le vicende di una pellerossa americana (Jeff, interpretata da Jennifer Gan) che capeggerà una rivolta che porterà alla liberazione di un gruppo di detenute di un carcere.
Ancora una volta la trama sembra in copia carbone con altri prodotti, tuttavia il film di De Leon ha dalla sua un ritmo serrato e un’ambientazione accattivante.

Penitenziario per reati sessuali

Penitenziario per reati sessuali

Prima accennavo a The Big Bird Cage, la grande gabbia degli uccelli di Hill; in questo film ritroviamo ancora una volta Pam Grier nei panni di Blossom, una rivoluzionaria che si fa arrestare per favorire una fuga di massa da una prigione filippina.In questo film si mescolano con abilità tutti gli elementi tipici del sexploitation uniti ad una inusitata violenza.
Accanto ai WIP a inizio degli anni settanta si sviluppa un genere parallelo, quello del nazispoitation che in pratica varia solamente in alcuni dettagli, come la presenza tra i carcerieri di sadici medici nazisti e di altrettanto sadiche kapò. La teoria di violenze è esponenzialmente superiore, perchè il genere nazisploitation in più ha tutta una serie di varianti di natura pseudo medica e i guardiani, inclusi direttori e medici in genere sono dei folli all’ennesima potenza.
In Italia il buon successo del genere riscosso nel resto del mondo convinse i produttori a puntare sul WIP; ad attrarre era principalmente la possibilità di girare film a basso costo, con location ristrette e la possibilità di ingaggiare cast a basso costo.

La ragazza del riformatorio

La ragazza del riformatorio

Io monaca per tre carogne e sette peccatrici

Io monaca per tre carogne e sette peccatrici

Uno dei prodotti più famosi è Violenza in un carcere femminile, appartenente anche al filone Emanuelle.
La parte principale infatti è affidata a Laura Gemser che rivestiva i panni (succinti) della celebre reporter di colore; nel film Emanuelle si finge spacciatrice per documentare le condizioni di vita di un carcere femminile finendo per sperimentare sulla propria pelle la violenza delle aguzzine e sfuggendo alla morte per un puro caso.
Violenza in un carcere femminile, diretto da Bruno Mattei nel 1982, rappresenta uno degli ultimi fuochi del WIP, messo ormai i disparte anche per la concomitante crisi del cinema.
Lo stesso Mattei proverà l’anno successivo a bissare il discreto successo ottenuto dirigendo Blade Violent – I violenti, che è anche l’ultimo film con protagonista la reporter Emanuelle.
Anche qui la Gemser si ritrova a sperimentare le violenze del carcere; il film è ancora più violento del precedente, ma non riscuote lo stesso successo.

Fuga dal carcere femminile

 

Fuga dal carcere femminile

Femmine infernali

 

Femmine infernali

Il miglior prodotto italiano del WIP è probabilmente Diario segreto da un carcere femminile, diretto da Rino De Silvestro nel 1973.
Si tratta di un woman in prison abbastanza anomalo; in primis perchè ha una trama nemmeno tanto mal orchestrata, poi per l’assenza delle solite scene saffiche qui veramente limitate al massimo, nonostante la presenza di un cast femminile in cui le bellezze non mancano di certo, a cominciare da Jenny Tamburi, la sfortunata Daniela, proseguendo poi con Anita Strindberg, che interpreta Lilly, con Eva Czemerys che interpreta Mammasantissima, Valeria Fabrizi, nel ruolo della ninfomane, Olga Bisera in quello della sorvegliante, Gabriella Giorgelli in quello dell’usuraia e infine Bedy Moratti in quello della piromane. L’unico ruolo maschile di rilievo lo interpreta Massimo Serato, il direttore del carcere colluso con i mafiosi. Un film che spazia in qualche modo oltre i rigidi confini che diverranno l’ambito del genere donne in prigione, rivelandosi alla fine abbastanza gradevole, con una trama credibile e buone interpretazioni, oltre al belvedere offerto dai corpi delle attrici impegnate nelle immancabili docce. Tutto molto castigato per altro, senza le solite morbosità tipiche di tanti altri epigoni del genere.

Femmine in gabbia

 

Femmine in gabbia

Discreto è anche Prigione di donne di Brunello Rondi; si distingue dagli altri numerosi cloni per una certa sobrietà sia nello stile del racconto sia per la quasi totale assenza di una delle componenti che caratterizzarono molti film del filone, ovvero le immancabili sequenze saffiche tra detenute.
La componente erotica è limitata ad un paio di scene peraltro molto caste, come la sfida lanciata da Susanna che inscena una finta masturbazione a tutto vantaggio di una guardia di custodia e a qualche immancabile scena di docce comuni.Il film ha anche l’ambizione di denunciare il trattamento subito dalle detenute nelle carceri, e quà fallisce un pò l’obiettivo per eccesso di zelo.
Brunello Rondi, regista molto controverso, autore di film smaccatamente erotici come I prosseneti e Velluto nero, ma anche di film di discreta fattura come Ingrid sulla strada, è troppo smanioso di conferire alla sua pellicola una patente di credibilità e mette troppa carne al fuoco.

Femmine in fuga

 

Femmine in fuga

In qualche modo appartiene al genere WIP Le Evase – storia di sesso e violenza, diretto da Brusadori nel 1978; qui non siamo più tra le anguste mura di un carcere ma in una villa, dove si compirà il destino di un gruppo di evase, tra le quali l’immancabile pazza, la solita lesbica e una pasionaria dagli ideali rivoluzionari.
In pratica, per quanto riguarda il WIP made in Italy potremmo fermarci qua, perchè gli altri prodotti sono caratterizzati da trame inconsistenti o peggio realizzate in copia carbone e con attricette di infimo livello.
Citando ancora qua e là qualche prodotto degno di menzione, mi soffermerei su Storia segreta di un lager femminile di Kuei Chih Hung, un WIP che potrebbe rientrare anche nel genere nazisploitation, non fosse che il film è ambientato sul finire della seconda guerra mondiale in Cina, dove i cattivoni questa volta sono giapponesi.

Eccesso di difesa

 

Eccesso di difesa

Diario segreto da un carcere femminile

 

Diario segreto di un carcere femminile

La trama è arricchita dalla caccia all’oro del comandante del campo e della sua fida e sadica compagna, con l’immancabile fuga finale e castigo dei colpevoli.
Un film che non manca di qualche ricercatezza estetica e che ha dalla sua anche una ferocia inusitata.
Ancora, segnalerei i discreti Chained Heat di Paul Nicholas del 1983, con protagoniste le bellssime Linda Blair, Sybil Danning e Stella Stevens, L’Isola Dei Dannati (Terminal Island) di Stephanie Rothmann con Barbara Leigh, Phyllis Davis, Tom Selleck e infine Sotto massima sicurezza di Henri Charr.
A guardare bene i titoli del WIP non sono poi tantissimi rispetto ad altri generi specifici come il Nunsploitation, il Mondo movie, il Decamerotico o il Nazisploitation.

Detenute violenteDetenute violente

Probabilmente le scarse possibilità narrative che il genere offriva tenne lontano i serial writer che infestarono il cinema degli anni sessanta e settanta e che inondarono di robaccia le sale cinematografiche.
Il wip andò pian piano scemando come interesse già sul finire degli anni settanta; in Italia nel 1983 uscì Detenute violente di Gianni Siragusa e nel 1990 Le calde prede di Leandro Lucchetti, mentre in America il WIP continua ad essere un genere di nicchia riservato quasi solo ed esclusivamente alla visione casalinga o sfociante nell’hardcore più estremo.

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Condannata all'infernoCondannata all’inferno

Chained heat 2Chained heat 2

Chained heat

Chained heat

Cellblock Sisters

Cellblock sisters

Caged Heat II Stripped of Freedom

Caged heat street of fighter

Caged hearts

Caged hearts

Caged fury 1989

Caged fury

Black mama white mama

Black mama white mama

99 donne

99 women

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Women in prison Wip foto 2

Women in prison Wip foto 1

 

Le meteore del cinema sexy (Prima parte)

Il termine meteora è diventato d’uso comune per indicare un personaggio che ha avuto un brevissimo momento di celebrità in un ristretto lasso di tempo; in questo caso lo utilizzerò per identificare alcune attrici che hanno avuto un momento di effimera fama (spesso nemmeno quella) in campo cinematografico, nel periodo di massimo fulgore del cinema italiano, quello che generalmente viene identificato temporalmente nel periodo che va dal 1966 al 1976.
Dopo la seconda metà degli anni sessanta il cinema diventa in assoluto la forma di svago preferita dagli italiani e questo porta ad una autentica esplosione di produzioni cinematografiche, cosa che porterà sugli schermi una pletora di belle ragazze chiamate principalmente in produzioni di secondo piano o appartenenti a filoni cinematografici specifici, come i decamerotici, la commedia sexy ecc.
Accanto alle attrici che riuscirono a ritagliarsi un proprio spazio e una certa visibilità, interpretando non solo film destinati ad un breve successo si mossero quindi tante ragazze in cerca di fama e fortuna, che vedevano il cinema come la via più breve e remunerativa per ottenere visibilità.

Daniela Doria in Quella villa accanto al cimitero

In tempi nemmeno tanto recenti la stessa cosa si è verificata in ambito televisivo, con il fenomeno delle vallette di trasmissioni tv che oggi vengono etichettate come “veline”, termine mutuato dalla fortunata e longeva trasmissione tv Striscia la notizia, che con Drive in ha lanciato il fenomeno (per certi versi triste e degradante) della bellezza di turno utilizzata solo in virtù del possesso di particolari anatomici appetiti dal pubblico maschile.
In effetti non c’è molta differenza fra le attricette e mini starlette del cinema sexy e le ragazzotte chiamate spregiativamente letterine o veline: tutte hanno in comune un percorso fatto di audizioni in cui contava davvero poco la preparazione e molto più l’avvenenza fisica e la bellezza.

La Doria in Lo squartatore di New York

La differenza è concentrata tutta sul mezzo utilizzato per diventare famose; ieri il cinema e molto marginalmente la tv, oggi a ruoli invertiti ovvero molto marginalmente il cinema (entrato in una crisi sempre più pericolosa) e in maniera preponderante la tv.
Una ragazza che, a metà anni sessanta, voleva farsi spazio e avere una certa notorietà aveva sicuramente molte più difficoltà da affrontare in paragone alla sua coetanea dei tempi d’oggi: per affermarsi, per avere visibilità c’erano davvero pochi mezzi, ovvero qualche concorso da miss, un contratto pubblicitario come modella e poco altro.
Il cinema era quindi un punto d’arrivo, quello che garantiva il massimo della visibilità e un ritorno importante anche in termini meramente economici, alla luce sopratutto dell’enorme mole di produzioni che vennero allestite nell’arco di almeno una dozzina di anni.
La stragrande maggioranza di queste “meteore” ebbe vita cinematografica piuttosto breve; furno davvero poche quelle che riuscirono ad emergere e ad avere una lusinghiera carriera cinematografica, come la Fenech, la Guida e altre che riuscirono a interpretare ruoli in film di una certa rilevanza oppure che si ritagliarono una carriera che in alcuni casi andò oltre la fine dell’età dell’oro del cinema.
Poichè queste meteore sono davvero un numero rilevante, parlerò solo di quelle che hanno interpretato qualche film divenuto più o meno famoso, citando attrici che per svariati motivi hanno poi abbandonato il cinema.

Daniela Doria in Le seminariste

Ancora una volta va detto che di loro purtroppo non si è saputo più nulla, salvo quando alcune hanno fatto parlare di se tramite le cronache e spesso per motivi tristi.
E’ il caso di Patrizia Viotti, romana nata nel 1950 e divenuta famosa più che per le sue interpretazioni cinematografiche per la storia d’amore con il cantante Mal finita malamente dalle cronache rosa alle aule di un tribunale, in seguito per la triste vicenda legata al suo arresto per detenzione di droga e infine alla sua morte avvenuta nel 1994 ad appena 44 anni.

Patrizia Viotti in La morte scende leggera

Sette i film interpretati dalla Viotti fra il 1971 e il 1974, che vanno da quello d’esordio, Erika di Filippo Walter Ratti allo sconosciutissimo Charlys Nichten di Boos del 1974. In mezzo B movies come La notte dei dannati, La morte scende leggera, il più conosciuto Alla ricerca del piacere e i decamerotici Canterbury proibito e Beffe, licenze et amori del Decamerone segreto.
Bella anche se non appariscente, fisicamente minuta ma ben proporzionata, della Viotti non possono essere citate particolari doti interpretative vista la scarsa consistenza dei suoi ruoli, ma ancora oggi è ricordata con nostalgia da alcuni fans, forse più affascinati dalla sua turbolenta vita fuori dal set che dalle doti messe in mostra in ambito cinematografico.
Sicuramente più consistente la carriera di Daniela Doria, che ha interpretato 9 film nel periodo che va dal 1976 al 1982; alcune partecipazioni a buoni film sono il suo biglietto da visita, avendo l’attrice partecipato a Avere vent’anni di Fernando Di Leo e a Black Cat (Gatto nero) di Lucio Fulci, nel quale interpreta la ragazza uccisa mentre è intenta ad amoreggiare con il suo ragazzo. Brevi parti anche in Le seminariste (accanto alla soubrette Paola Tedesco),

Daniela Doria in Il ginecologo della mutua

La Doria in Black cat-Gatto nero

in Classe mista (accanto alle più famose Dagmar Lassander e Femi Benussi) e infine nei due ultimi film interpretati, ovvero Quella villa accanto al cimitero in cui è la prima vittima del dottor Freudstein e in Lo squartatore di New York, entrambi di Lucio Fulci. Altri film interpretati dalla Doria sono Il ginecologo della mutua, Paura nella città dei morti viventi e I camionisti. Dotata di una buona espressività recitativa, la Doria ha avuto la sfortuna di essere entrata nel mondo del cinema nel periodo in cui lo stesso iniziava la sua lunga parabola declinante.
Bella bionda e affascinante: Silvana Venturelli, nove film all’attivo, è stata una delle attrici più sottovalutate del cinema di genere. Dotata di personalità magnetica e di indubbio carisma,

La Venturelli in Camille 2000

Silvana Venturelli in Erotika esotika psicotika

la Venturelli ha avuto il suo momento di gloria nel 1970 quando ha interpretato due film di buon livello come Camille 2000 e Esotika Erotika Psicotika entrambi diretti da Radley Metzger. In Camille 2000, rifacimento in chiave ermetica della storia della dama delle camelie e sopratutto nel tenebroso e a tratti incomprensibile The lickerish quartet

Annik Borel in Week end with the babysitter

La Borel in La lupa mannara

tradotto in maniera miserabile con il titolo di Esotika Erotika Psicotika la Venturelli è una presenza forte ed affascinante. Anche lei, subito dopo aver interpretato Veruschka (poesia di una donna) di Franco Rubartelli accanto alla modella Veruschka von Lehndorff scomparve nel nulla, per motivi assolutamente incomprensibili viste le sue buone doti recitative.

Mora e sexy, Paola Morra ha interpretato 8 film e ha avuto una breve parte nello sceneggiato tv Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. Romana, nata nel 1959, ha esordito nel cinema molto tardi nel film Le porno relazioni ,

Paola Morra in Suor omicidi

sciagurata traduzione italiana di Silvia ama a Raquel, film diretto dallo spagnolo Diego Santillán. Il suo film più famoso è il thriller Suor omicidi di Giulio Berruti, interpretato accanto a Anita Ekberg e nel quale ha un ruolo da protagonista, quello di sorella Mathieu, una serial killer soprannominata proprio suor omicidi. Di rilievo la partecipazione al bel film di Mimmo Rafele Ammazzare il tempo, in cui divide il ruolo da protagonista con Stefania Casini.

Paola Morra in L’insegnante balla con tutte la classe

Paola Morra in Ammazzare il tempo

Discrete le sue apparizioni in Interno di un convento di Borowczick e in L’insegnante balla… con tutta la classe. Inutile dire che anche della Morra si sono perse completamente le tracce.
Nel 1976 il regista Rino Di Silvestro dirige La lupa mannara, un horror con protagonista una giovane attrice francese: si tratta di Annik Borel, nata a Besançon nel 1948. Non è un’esordiente, perchè è già comparsa in alcuni film però poco conosciuti in Italia. La parte interpretata, quella di Daniela Neseri una giovane donna perseguitata da sogni in cui si identifica con una lupa mannara è di quelle da ricordare, pur nel ristretto ambito dei B movie. La Borel è molto espressiva, tuttavia nonostante il discreto successo del film da allora in poi sarà chiamata a lavorare solo in altre due pellicole poco fortunate, Nel mirino di Black Aphrodite e I grossi bestioni.
Un’autentica meteora, anche se solo cinematograficamente è Marina Coffa, bellissima e famosa attrice di fotoromanzi Lancio prestata al cinema in tre occasioni più un’apparizione nello sceneggiato tv La famiglia Benvenuti.

Marina Coffa in Paranoia

Tre film interpretati, dicevo, il primo dei quali è L’amica di Alberto Lattuada nel quale la bellissima attrice romana interpreta Giovanna, amica/rivale della protagonista Lisa Marchesi, nei cui panni c’era l’affascinante Lisa Gastoni. Ben più importante il ruolo di Susan in Paranoia di Lenzi, nel quale la Coffa verrà smascherata proprio sui titoli di coda del film. Ultima sua apparizione in Il suo nome è qualcuno, di Denys McCoy.

Marina Coffa in L’amica

La Coffa, dopo la breve parentesi cinematografica tornò ai fotoromanzi prima di ritirarsi a vita privata. E’ scomparsa l’anno scorso a soli 60 anni, lasciando il ricordo di una professionista seria e bellissima, poco sfruttata per le doti che possedeva.

 

Patrizia Viotti

1974 Charlys Nichten
1972 Beffe, licenze et amori del Decamerone segreto
1972 Alla ricerca del piacere
1972 Canterbury proibito
1972 La morte scende leggera
1971 La notte dei dannati
1971 Erika

Daniela Doria

1982 Lo squartatore di New York
1982 I camionisti
1981 Quella villa accanto al cimitero
1981 Black Cat (Gatto nero)
1980 Paura nella città dei morti viventi
1978 Avere vent’anni
1977 Il ginecologo della mutua
1976 Le seminariste
1976 Classe mista

Silvana Venturelli

1971 Veruschka
1970 Esotika Erotika Psicotika
1969 Camille 2000
1969 L’assassino fantasma
1969 Il magnaccio
1969 L’alibi
1968 Barbarella
1968 Il figlio di Aquila Nera
1968 Vivo per la tua morte

Paola Morra 

1983 Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (TV mini-serie)
1979 Suor Omicidi
1979 L’insegnante balla… con tutta la classe
1979 Ammazzare il tempo
1978 Interno di un convento
1978 Isola meccanica
1978 As Filhas do Fogo
1978 Le porno relazioni

Annik Borel

1978 I grossi bestioni
1977 Nel mirino di Black Aphrodite
1976 La lupa mannara
1974 The Last Porno Flick
1974 É tempo di uccidere detective Treck
1974 Sulle strade della California (TV series)
1972 Prison Girls
1972 Blood Orgy of the She-Devils
1971 La strana coppia (TV series)
1970 Weekend with the Babysitter

Marina Coffa

1971 Il suo nome è qualcuno
1970 Paranoia
1969 L’amica
1968 La famiglia Benvenuti (TV serie)

1974, un anno di cinema

Siamo nel 1974, un’altra annata decisamente eccezionale per il cinema anche se i primi segnali di crisi ci sono, ma non preoccupano più di tanto i produttori che continuano a investire in una marea di prodotti che raggiungeranno le sale in un anno che si concluderà in modo lusinghiero.
L’Oscar per il miglior film va a La stangata, di George Roy Hill che batte sul filo del rasoio lo splendido American Graffiti; Hill vince anche come migliore regista mentre il miglior attore protagonista è Jack Lemmon per Salvate la tigre. In campo femminile vince Glenda Jackson per Un tocco di classe mentre il miglior film straniero è lo stupendo Effetto notte (La nuit américaine), regia di François Truffaut.
A Cannes sbanca La conversazione (The Conversation), regia di Francis Ford Coppola mentre Pasolini vince il Grand Prix Speciale della Giuria con Il fiore delle Mille e una notte che chiude la trilogia composta da Il Decameron e da I racconti di Canterbury.

Momo e la Antonelli in Peccato veniale

Il film italiano più visto (ed anche quello più visto in assoluto) è Altrimenti ci arrabbiamo, di Marcello Fondato con protagonisti il duo Spencer-Hill; il film che vede i due amici battersi per vendicare la distruzione della loro Dune buggy realizza un incasso di oltre 6 miliardi al botteghino e conferma la validità dell’inseparabile coppia sullo schermo.
Dagli Usa arriva un film che diverrà leggenda, travagante e stralunato, dalla comicità a tratti demenziale ma assolutamente irresistibile: è Frankenstein Junior, diretto da Mel Brooks, che vede Gene Wilder interpretare Frederick Frankenstein (discendente del famose barone), suo malgrado costretto a ripercorrerere la strada dell’illustre antenato.
L’Italia risponde con Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, diretto da Lina Wertmuller, storia stravagante di un’impossibile coppia che si crea e si disfa in seguito al naufragio della barca sulla quale viaggiavano. La storia della ricca e snob milanese e del marinaio siciliano comunista e arrabbiato diverte il pubblico e il film diventa un successo grazie anche alle interpretazioni di Mariangela Melato e Giancarlo Giannini.

La conversazione

Un altro straordinario successo mondiale è Il padrino – Parte II regia di Francis Ford Coppola, seguito del fortunato primo episodio della saga della famiglia Corleone. Nel 1974 arriva sugli schermi Profumo di donna di Dino Risi, uno splendido spaccato sulla solitudine umana che vede tre grandi protagonisti tra gli interpreti, ovvero Vittorio Gassman, Agostina Belli e lo sfortunato Alessandro Momo così come arriva sugli schermi un prodotto low budget di un giovane regista, Tobe Hooper, destinato a diventare non solo un cult ma un apripista per una valanga di prodotti clone :Non aprite quella porta.
La storia della famiglia di macellai che sterminerà un gruppo di persone prima di essere fermati dall’unico superstite della loro follia.

Una calibro 20 per lo specialista

Travolti da un insolito destino…

Grande successo anche per Sidney Lumet che propone Assassinio sull’Orient Express, tratto da un romanzo di Agatha Christie con protagonista il detective dalla testa ad uovo, Hercule Poirot. Il film, molto ben diretto, si avvale di un cast stellare nel quale compaiono Sean Connery, Jacqueline Bisset, Lauren Bacall, Anthony Perkins, Albert Finney, Ingrid Bergman, Richard Widmark, Jean-Pierre Cassel, Martin Balsam,Vanessa Redgrave e Michael York.
Ma il film probabilmente più importante dell’anno, uno dei più belli della storia del cinema lo propone Roman Polanski; si tratta di Chinatown, ispirato ai romanzi di Raymond Chandler e interpretato da tre grandi artisti, ovvero Jack Nicholson, Faye Dunaway e John Houston. La sceneggiatura Robert Towne tesa e vibrante, la storia nera che più nera non si può, l’intrigo fatto di incesto e prepotenza si fondono mirabilmente in un film che farà storia.
Liliana Cavani presenta un film difficile, duro, che suscita polemiche a non finire e che diverrà bersaglio della censura: si tratta di Il portiere di notte, storia drammatica dell’incontro dopo 12 anni dalla fine della guerra della moglie ebrea d’un direttore d’orchestra con il suo ex aguzzino delle SS con il quale riprenderà la tragica relazione sado masochistica che li aveva legati.
Vanno citati, per il loro successo di pubblico e ovviamente di cassetta, due blockbuster della stagione; il primo è L’inferno di cristallo di John Guillermin, film del filone catastrofico che narra le drammatiche vicende seguite all’incendio di un palazzo di 140 piani e all’evacuazione dei presenti. Nel cast figurano stelle hollywoodiane come William Holden, Fred Astaire, Faye Dunaway, Paul Newman, Steve McQueen, Jennifer Jones, Robert Vaughn e Robert Wagner mentre il secondo è Il grande Gatsby, di Jack Clayton, preso di sana pianta dal romanzo omonimo di Francis Scott Fitzgerald che narra le vicende di un giovane divenuto miliardario e che tenterà invano di riconquistare la fidanzata, che non ha voluto aspettarlo mentre era in guerra.

Ornella Muti in Romanzo popolare di Comencini

La Belli e Gassman in Profumo di donna

Il film italiano più importante è C’eravamo tanto amati, di Ettore Scola, straordinario affresco di un paese visto attraverso decenni di storia con lo sguardo e le vicende tristi e melanconiche, felici e spensierate di un gruppo di amici che la vita avvicinerà e dividerà irreparabilmente.
Gassman e la Sandrelli, Satta Flores e Manfredi, la Ralli e gli altri protagonisti del film rendono lo stesso un capolavoro indimenticabile, che anni dopo avrà un eponimo in La meglio gioventù, altro eccellente affresco della storia d’Italia, storia d’amore e amicizia, di vite che si fonderanno in un affresco anche qui assolutamente indimenticabile.
Ancora grande cinema, nel 1974, rappresentato per esempio dal citato vincitore di Cannes, La conversazione di Coppola, storia di un intercettatore che scoprirà di essere colpevole, vittima e complice in un gioco più grande di lui e che in qualche modo ripercorre la vicenda del Watergate. e dall’ultimo film del maestro Bunuel che propone Il fantasma della libertà che resterà l’ultima sua fatica cinematografica, l’apoteosi di un grandissimo che ha scritto la storia del cinema.

Il portiere di notte

Da segnalare ancora Il fantasma del palcoscenico, di Brian De Palma e Prima pagina di Billy Wilder con protagonisti assoluti Jack Lemmon, David Wayne, Susan Sarandon mentre tra i prodotti italiani vanno citati Romanzo popolare di Mario Monicelli, che racconta dell’unione impossibile tra un maturo operaio settentrionale e la sua giovane sposa meridionale, che si innamorerà di un poliziotto, costringendo l’operaio a cacciarla salvo farsi vivo anni dopo quando, anziano, si renderà conto che la giovane moglie gli manca.
Il film di Monicelli conferma la bravura (e la bellezza) di Ornella Muti mentre Peccato veniale di Samperi ripropone il duo Laura Antonelli-Alessandro Momo; il film, brutto e noioso, si rivela un fiasco mentre un lusinghiero successo lo riscuote il film drammatico ispirato alle vicende di Mussolini diretto da Carlo Lizzani Mussolini ultimo atto interpretato da un ottimo Rod Steiger e da una bravissima Lisa Gastoni.

Il Padrino parte II

Il grande Gatsby

Gran film è Cani arrabbiati del maestro Mario Bava, un film duro, crudele e sporco come i suoi protagonisti, nessuno escluso compreso l’uomo che tutti immaginano vittima dei banditi in fuga su un auto, così come ottimo film è L’enigma di Kaspar Hauser di Werner Herzog, che racconta la storia vera di un ragazzo spuntato dal nulla e che finirà male creando un enigma storico che resiste ancora oggi.
Michael Winner porta sugli schermi la figura di un giustiziere metropolitano a cui hanno ucciso la moglie e violentato la figlia; il film è Il giustiziere della notte, molto violento, che avrà un successo mondiale scatenando ancora una volta polemiche sulla facilità con cui lo schermo esalta la figura del cittadino che si fa vendetta da solo.
Buoni risultati anche per Michael Cimino e il suo Una calibro 20 per lo specialista, con protagonisti Jeff Bridges e Clint Eastwood mentre il maestro Antonioni presenta Gruppo di famiglia in un interno, storia drammatica di un professore e di alcuni suoi giovani coinquilini che rischiano di turbare il suo faticosamente raggiunto equilibrio.
Lo 007 dell’anno è L’uomo dalla pistola d’oro, diretto da Guy Hamilton interpretato da Roger Moore; è un film tra i meno riusciti della storia dell’agente segreto creato da Fleming, mentre di ben altro livello è Lancillotto e Ginevra di Robert Bresson, classica vicenda ispirata alle gesta di Artù vista però in un’ottica assolutamente particolare.
Segnalo tra i film “minori” dell’anno La nipote, di Nello Rossati con la bellissima Orchidea De Santis, l’ottimo

Il giustiziere della notte

Il fantasma della libertà

L’anticristo di De Martino con protagonista una bravissima Carla Gravina, Fatti di gente perbene di Mauro Bolognini, Mio Dio, come sono caduta in basso! di Comencini portagonista ancora una volta Laura Antonelli, Finché c’è guerra c’è speranza, commedia di discreto livello di Alberto Sordi, generalmente poco a suo agio dietro la macchina da presa, Porgi l’altra guancia di Franco Rossi ancora con il duo Terence Hill e Bud Spencer.

Un altro kolossal di grande successo è Airport 75, che diviene uno dei cinepanettoni hollywoodiani riproposto praticamente ogni anno, mentre vorrei segnalare uno dei migliori film della stagione, Lenny di Bob Fosse basato sulla storia vera di Lenny Bruce, il dissacrante comico americano qui interpretato benissimo da Dustin Hoffman.
Ancora: il discreto Milano odia: la polizia non può sparare di Lenzi, il discontinuo Non toccare la donna bianca di Marco Ferreri,l’altro kolossal hollywoodiano Terremoto e il capolavoro di Louis Malle, Nome e cognome:Lacombe Lucien la cui recensione potete leggere sul mio blog.
Scorrendo quà e là i titoli dell’anno, segnalerei ancora Per amare Ofelia di Flavio Mogherini mentre sottotono è Pasquale Festa Campanile con il modestissimo La sculacciata, il discreto Dracula cerca sangue di vergine… e morì di sete!!! di Margeriti e l’ottimo Voglio la testa di Garcia di Peckinpah.

Il fantasma del palcoscenico 

Frankenstein Junior

Chiudono l’annata film come La cugina di Aldo Lado, Le farò da padre di Lattuada, La svergognata di Biagetti, Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno di Salce, Il trafficone di Corbucci, Non si deve profanare il sonno dei morti di Grau.

La nipote

Come abbiamo visto, un’annata di ottimo livello, la penultima come qualità dei film in rapporto alla quantità degli stessi; l’anno successivo, il 1975, sarà l’ultimo anno del boom cinematografico prima della grande crisi che travolgerà principalmente il cinema italiano.
Dall’Europa, dagli usa e dal resto del mondo arriveranno altri capolavori ma il cinema italiano entrerà in una crisi dalla quale non si riprenderà più se non con singoli episodi e con film realizzati da grandi registi.

C’eravamo tanto amati

Cani arrabbiati

Assassinio sull’Orient express

Altrimenti ci arrabbiamo

Alla mia cara mamma…

Non aprite quella porta

Rod Steiger in Mussolini, ultimo atto

L’inferno di cristallo

Voglio la testa di Garcia

Lancillotto e Ginevra

La svergognata

Il trafficone

Miglior film : La stangata (The Sting), regia di George Roy Hill
Miglior regia: George Roy Hill – La stangata (The Sting)
Miglior attore protagonista: Jack Lemmon – Salvate la tigre (Save the Tiger)
Migliore attrice protagonista:Glenda Jackson – Un tocco di classe (A Touch of Class)
Miglior attore non protagonista: John Houseman – The Paper Chase
Migliore attrice non protagonista:Tatum O’Neal – Paper Moon – Luna di carta (Paper Moon)
Miglior sceneggiatura originale: David S. Ward – La stangata (The Sting)
Miglior sceneggiatura non originale: William Peter Blatty – L’esorcista (The Exorcist)
Miglior film straniero:Effetto notte (La nuit américaine), regia di François Truffaut (Francia)
Miglior fotografia:Sven Nykvist – Sussurri e grida (Viskningar och rop)
Miglior montaggio:William Reynolds – La stangata (The Sting)

Grand Prix: La conversazione (The Conversation), regia di Francis Ford Coppola (USA)
Grand Prix Speciale della Giuria: Il fiore delle Mille e una notte, regia di Pier Paolo Pasolini (Italia/Francia)
Premio della giuria: La cugina Angelica , regia di Carlos Saura (Spagna)
Prix d’interprétation féminine: Marie-José Nat – I violini del ballo , regia di Michel Drach (Francia)
Prix d’interprétation masculine: Jack Nicholson – L’ultima corvè , regia di Hal Ashby (USA)
Prix du scénario: Hal Barwood, Matthew Robbins e Steven Spielberg – Sugarland Express regia di Steven Spielberg (USA)
Grand Prix tecnico: La perdizione (Mahler), regia di Ken Russell (Gran Bretagna)
Premio FIPRESCI: La paura mangia l’anima regia di Rainer Werner Fassbinder (Germania)
Premio della giuria ecumenica: La paura mangia l’anima regia di Rainer Werner Fassbinder (Germania)

Soldi ad ogni costo (The Apprenticeship of Duddy Kravitz) Ted Kotcheff

Migliore film Amarcord, regia di Federico Fellini (ex aequo)
Pane e cioccolata, regia di Franco Brusati (ex aequo)
Miglior regista Federico Fellini – Amarcord
Migliore attrice protagonista Sophia Loren – Il viaggio,Monica Vitti – Polvere di stelle
Migliore attore protagonista Nino Manfredi – Pane e cioccolata
Miglior regista straniero Ingmar Bergman – Sussurri e grida
Migliore attrice straniera Barbra Streisand – Come eravamo (The Way We Were) (ex aequo)
Tatum O’Neal – Paper Moon – Luna di carta (Paper Moon) (ex aequo)
Migliore attore straniero Robert Redford – La stangata (The Sting) (ex aequo)
Al Pacino – Serpico (Serpico) (ex aequo)
Miglior film straniero Jesus Christ Superstar (Jesus Christ Superstar), regia di Norman Jewison

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Cinema: appunti e ricordi (Parte seconda)

Scrivere su un blog che parla di cinema significa, personalmente, trasmettere la passione per una forma d’arte che si è imparato a conoscere ed amare da molto più tempo che la memoria ricordi.
Significa anche che non avendo vincoli editoriali o laccetti di nessun genere, visto che un blog non ha nessun padrone ed è la forma di manifestazione del pensiero più libera in assoluto, significa dicevo potersi prendere d’autorità il lusso di non parlare per una volta del tale film o della tale biografia, ma abbandonarsi ai ricordi.
Con la speranza che a qualcuno la cosa interessi e che non abbandoni dopo due righe quello che colui che scrive cerca di raccontare.
Certo succederà, forse in maniera anche vistosa.
Ma oggi questo blog conta su una frequenza di visitatori superiore alle 4500 unità.
Il che può significare che a qualcuno piace anche scartabellare tra gli aneddoti, le storie e gli avvenimenti di un periodo più o meno remoto; ed è proprio a questa fascia di lettori che mi rivolgo usando la parola scritta per far riemergere dai miei ricordi fatti, aneddoti e storie di cinema appartenenti ad un passato che ai più non dirà nulla perchè non c’erano e ai meno porterà invece alla mente storie vissute nell’infanzia e nell’adolescenza accanto alla musa cinema, che per tanti anni è stato lo svago primario di diverse generazioni.

Nel precedente post riguardante il cinema e i ricordi accennavo alla fatidica data dell’anno di grazia 1970 come anno fondamentale per il consolidamento della mia passione per il cinema.
L’occasione mi si presentò quando, finito il primo anno delle superiori, per guadagnarmi due lire (per l’esattezza mille e cinquecento al giorno) accettai di lavorare per un’agenzia di distribuzione cinematografica con l’inquietante qualifica di “verificatore di pellicole”.
In realtà si trattava di un lavoro estremamente semplice, che consisteva nel fare passare una bobina (pizza) sotto le dita attraverso un apparecchietto molto semplice che era composto da due piatti paralleli su cui si appoggiava da un lato la bobina intera e dall’altro l’inizio della pellicola.

La sempre bellissima Silvia Dionisio in Il marito in collegio

Nino Manfredi e Delia Boccardo nell’ottimo Per grazia ricevuta

Prima di andare oltre va detto che un film era composto generalmente da 5 o 6 bobine, che l’operatore cinematografico montava su due ruore che inseriva poi nel proiettore (i famosi due tempi); ovviamente c’erano casi sporadici in cui il film durava tre ore o anche oltre (come Waterloo, Ben Hur, I 10 comandamenti) e che avevano un numero di bobine superiori e che dividevano il film in tre tempi.
Tutto questo può apparire una specie di deja vu qualora si sia visto lo splendido Nuovo cinema Paradiso, in cui appare chiara la dinamica della proiezione di un film, dalla fase di montaggio fino alla parola fine.
Come dicevo prima, la pellicola scorreva così tra le dita e se il film era in condizioni passabili molto difficilmente si agiva sui fotogrammi e il lavoro consisteva principalmente nel sistemare con del comunissimo scotch i denti della pellicola, scotch poi bucato da un geniale apparecchietto che tagliava eventualmente il fotogramma rovinato e risistemava i fori della pellicola.

Orchidea De Santis nell’introvabile Nel labirinto del sesso

Ma le cose non erano quasi mai così semplici; l’agenzia nella quale lavoravo aveva una gran quantità di film di visione successiva e che quindi necessitavano di riparazioni continue.Spesso alcune parti di pellicola erano così malridotte da necessitare di tagli di pellicola più o meno robusti.

Gabriella Giorgelli nel decamerotico Novelle licenziose

Alle volte i tagli si ripetevano in maniera così massiccia che nelle visioni parrocchiali arrivavano pellicole che dalla durata originale di un’ora e trenta a mala pena superavano l’ora con conseguenze facilmente immaginabili.
Accanto alle pellicole tradizionali c’erano i cosidetti provini, chiamati anche presentazioni; in pratica erano dei “prossimamente” spesso falsi come Giuda, in quanto anticipavano la pellicola e sfuggivano alle maglie della censura presentando scene che poi spesso non comparivano nel film.

Un grande successo del decennio settanta: Mimi Metallurgico, con Giannini e la Melato

Grazie a questo lavoro, che era anche abbastanza noioso e ripetitivo, disponevo di una tessera Agis che mi permetteva di entrare in tutti i cinema e non solo; potevo vedere anche i film vietati ai minori, grazie anche alla mia statura (1metro e 75 a 15 anni), cosa che mi ha permesso di vedere film come Arancia meccanica, La montagna sacra o Ultimo tango a Parigi.
La conseguenza pratica è stata una overdose di film, visto che andavo a cinema una sera si e l’altra pure, tanto da esaurire le prime e le seconde visioni e dovermi accontentare alle volte di visioni successive.

Un grande film anti militarista: Mattatoio 5

Cosa che mi ha permesso però di vedere tanti film passati inosservati, sopratutto nei giorni con meno affluenza, quando i cinema mettevano in cartellone pellicole assolutamente sconosciute.
Il 1970, il 1971 e il 1972 sono stati anni assolutamente straordinari per il cinema italiano; una fase di creatività unica e irripetibile, con una mole enorme di film distribuiti accompagnati da un’affluenza di spettatori nei cinema mai più registrata.
Il vero cruccio di un’intera generazione di ragazzi era il fatidico “Vietato ai minori di anni 18″, un divieto che in pratica allontanava dalla visione di molti film una mole consistente di giovani appassionati. I controlli all’ingresso (sia al botteghino che allo “straccia-biglietti) erano molto severi, sopratutto sul finire dei 60 e per i primi 3-4 anni dei 70; era richiesta, implacabilmente,la carta d’identità, che gli under 18 ovviamente non possedevano e che spesso non possedevano nemmeno i 18 enni. Non dimentichiamo infatti che la legge della maggiore età a 18 anni fu promulgata nel 1975 e che prima di allora l’uso di possedere dei documenti era decisamente poco diffusa.

Una splendida Marilu Tolo in Assassinio al cimitero etrusco

Si usavano tutti i sotterfugi possibili e immaginabili, spesso con esiti comici: si inventavano le storie più inverosimili per dichiarare la propria età e solo raramente le maschere abboccavano ( o facevano finta di farlo) alle fantasiose storie raccontate. In alcuni casi sporadici erano presenti anche i carabinieri, quasi la visione di un film corrispondesse ad un’azione sovversiva.
Un caso emblematico, nella mia città, avvenne nel cinema Palazzo in concomitanza con la proiezione di La ragazza dalla pelle di luna; due implacabili carabinieri bloccarono l’ingresso del pubblico controllando minuziosamente i documenti di persone anche di età ben superiore a quella posseduta.

Leonora Fani in un film rarissimo, pressochè introvabile: Eden no sono (Il giardino dell’Eden)

Per avere un’idea della situazione, si guardi Romanzo popolare di Monicelli, ovvero la gustosa scena in cui un’implacabile maschera ( interpretata dal grande giornalista sportivo Beppe Viola) rifiuta di fare accedere Ornella Muti, visibilmente incinta perchè sprovvista di documenti.
Per un ragazzo vedere un decamerotico, il genere più tartassato dai divieti, era un’impresa titanica; tuttavia spesso le maschere, sopratutto in settimana, chiudevano un occhio o anche tutti e due.
Nell’immaginario collettivo Edwige Fenech e Femi Benussi, Malisa Longo e Orchidea De Santis, Gabriella Giorgelli e tutte le altre protagoniste di questo specifico genere erano considerate pressochè delle dee, da venerare e sbirciare con un pò di lubrica curiosità.

Laura Antonelli nello sconosciuto Sledge

C’è ovviamente da sorridere della cosa; alla luce di quanto sarebbe accaduto più tardi sugli schermi, con la triste stagione degli hardcore, quei film in cui le attrici citate e altre mostravano semplicemente i loro splendidi corpi senza scivolare quasi mai nel volgare (almeno le attrici citate) pensare a quella stagione muove i lucciconi agli occhi, segno di un paese ancora ingenuo, nonostante tutto, che si scandalizzava per delle tette in primo piano e osservava con stupore passivo quella che sarebbe stata la triste litania degli anni di piombo, ovvero la stagione delle stragi e del terrorismo.
Per quanto riguarda il cinema nello specifico, siamo nel periodo di massima fioritura di generi, di affermazioni di attori e attrici, di biglietti venduti; le sale agli inizi dei settanta diventano sempre più confortevoli, gli spettatori fanno spesso la fila. Leggendaria quella provocata da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, che bloccò per ore le strade attorno al cinema romano dove veniva proiettato il film di Rosi.

Jessica Lange nel polpettone (indigesto) King Kong

In effetti gli anni che vanno dal 1968 al 1973 sono i più importanti sia dal punto di vista quantitativo dei film prodotti sia dal punto di vista commerciale; spesso gli attori giravano tre film contemporaneamente, altri riuscivano nell’impresa di comparire in una quindicina di pellicole interpretate nel corso di un solo anno solare.
Tutto sembrava non dover finire mai, il cinema era la gallina dalle uova d’oro e anche film di nessun valore avevano un minimo di spettatori con conseguente rientro dei soldi spesi per produrre i film stessi. Un grosso errore di prospettiva, probabilmente non preventivabile; chi, del resto, poteva immaginare il peso preponderante che avrebbe avuto la televisione con la nascita delle televisioni commerciali?

La mini diva Elmi in Il medaglione insanguinato

Gloria Guida nell’introvabile Scandalo in famiglia

Nella prossima parte dedicata ai miei ricordi cinematograici, parlerò del periodo che va dal 1974 al 1979, anno in cui vengono consegnati alla storia i favolosi anni settanta del cinema italiano. E’ ovviamente una data indicativa, visto che gli ultimi tre anni del decennio apparterranno solo anagraficamente al decennio, ma cinematograficamente saranno di bassissimo spessore.

Stefania Sandrelli in Delitto d’amore

Michela Miti in I ragazzi di celluloide

Karin Schubert in Tutti per uno, botte per tutti

La compianta Romy Schneider in Gli innocenti dalle mani sporche

L’ultimo film del grande Hitchcok, Frenzy

Femi Benussi in La ragazza di via Condotti

Evelyn Stewart in Quel maledetto giorno di fuoco

Eva Czemerys in Il figlio della sepolta viva

Erika Blanc in La portiera nuda

Dagmar Lassander in Emanuelle nera n.2

Catherine Spaak, Con quale amore, con quanto amore

Filmscoop è su Facebook: richiedetemi l’amicizia.

Il profilo è il seguente:

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I Razzie Awards

Accanto al premio Oscar, nato nel 1929 per premiare i film più importanti dell’anno, sono nati nel corso degli anni dei premi cinematografici decisamente meno ambiti da produttori, registi, attori e attrici e in genere da tutte le componenti del cast di una pellicola. Uno dei più importanti, creato dal giornalista John J. B. Wilson è il Razzie Awards, divenuto con il passare degli anni un autentico incubo per attori e registi in quanto decreta il fallimento dal punto di vista critico di una pellicola.
L’espressione Razzie nasce dal verbo To razz, ovvero prendere a pernacchie, prendere in giro ( i napoletani coloritamente sintetizzano con sfottere), mentre in origine il premio era denominato Golden Raspberry Awards, ovvero Premio lampone dorato ed è stato attribuito per la prima volta nel 1980, quando venne consegnato al film vincitore dell’anno.

Il peggior film del decennio ottanta: Mammina cara, con Faye Dunaway

Il poco ambito trofeo, costituito da un lampone che troneggia su un nastro televisivo Super 8 dipinto d’oro e del valore di pochi dollari viene consegnato il giorno prima dell’Oscar, quasi a rimarcare il carattere irriverente dell’operazione, che nel corso degli anni ha guadagnato enormi consensi tanto da essere un evento atteso con grande curiosità dal pubblico.
L’operazione Razzie award sembra essere principalmente, agli occhi di un poco più che distratto spettatore, una goliardata innocua.

Incredibile nomination per L’ultima tentazione di Cristo di Scorsese

In realtà l’attribuzione del premio riveste una certa importanza, tanto da essere sospetta la presenza all’interno delle nomination di film che hanno fatto la storia del cinema e che non si prestano in alcun modo allo spernacchiamento o al pubblico ludibrio.
E’ il caso di autentiche pietre miliari del cinema come Shining di Stanley Kubrick che nel 1980 fu candidato per la peggior regia ! e per la peggior attrice protagonista, come I cancelli del cielo di Michael Cimino che rischiò di vincere nel 1981 ( un film bellissimo e poco compreso, anche se fu un fiasco clamoroso e fece fallire la UA) o come Cotton club di Francis Ford Coppola, lo splendido affresco sul mondo del jazz nel celebre locale di Harlem.

Razzie Award meritati per il pessimo Laguna blu

Accanto a queste autentiche “sviste”, che dimostrano una goliardia francamente troppo sospetta per essere autentica, ovvero fischi per fiaschi e spernacchiamenti rivolti a film che sono ormai dei culti autentici ecco la presenza altrettanto imbarazzante di attori fra i più celebrati di Hollywood.
Occorre in questo caso fare una premessa: se il giudizio su un film può essere davvero opinabile facendo propendere per la cattiva fede della giuria in alcuni casi come nel film di Kubrick che negli Usa non è mai stato amato, nel caso di molti attori le cose cambiano.
A parte stranissime scelte come quelle di premiare fior di attori come Faye Dunaway o Laurence Olivier, come non sogghignare davanti alla valanga di “riconoscimenti” per attori come Stallone, Madonna, Bo Derek, Brooke Shields ecc?
Il recordman assoluto dei Razzie award è Silvester Stallone, che nel corso della carriera ha ricevuto trenta nomination, 10 premi e l’irriverente premio assoluto quale peggior attore del secolo.

Rebecca De Mornay nel bruttissimo remake di E Dio creò la donna di Vadim

L’attore di New York è riuscito anche nell’impresa di vincere il premio per il peggior attore nel 1985 per i film Rambo II la vendetta e per Rocky IV; come se non bastasse, Sly ha fatto incetta di premi proprio con il suo più celebre personaggio, Rocky, trionfando come peggior regista anche per Rambo II. Ciliegina sulla torta la vittoria della sua allora compagna Brigitte Nielsen come peggior attrice.

Il primo, meritato Razzie per il bruttissimo Can’t Stop the Music

Anche la rock star italo americana Madonna Veronica Ciccone ha avuto la sua larga parte di gloria poco edificante venendo nominata al pari di Stallone come peggior attrice del secolo, ottenendo otto vittorie (5 volte come peggior attrice protagonista, due come peggior attrice non protagonista e una come peggior coppia).

Nudi in paradiso

C’è poi una pletora di attori e attrici abbastanza popolari che hanno ricevuto significativi riconoscimenti dall’Accademia Razzie Awards; tra essi possiamo citare Brooke Shields per Laguna blu (1980), Bo Derek per Tarzan, l’uomo scimmia (1981), Pia Zadora per Butterfly – Il sapore del peccato (1982) (film per il quale ha rischiato il riconoscimento come peggior attore nientemeno che Orson Welles) fino al premio attribuito quest’anno a Jessica Alba.
Queste le categorie premiate dalla giuria:

Peggior film (Worst Picture)
Peggiore attore protagonista (Worst Actor)
Peggiore attrice protagonista (Worst Actress)
Peggiore attore non protagonista (Worst Supporting Actor)
Peggiore attrice non protagonista (Worst Supporting Actress)
Peggior regista (Worst Director)
Peggior esordiente (Worst New Star)
Peggiore coppia/cast (Worst Screen Couple/Worst Screen Ensemble)
Peggior prequel, remake, rip-off o sequel (Worst Prequel, Remake, Rip-off or Sequel)
Peggior sceneggiatura (Worst Screenplay)
Peggior canzone originale (Worst Original Song)
Peggior carriera (Worst Career Achievement Award)
Premi speciali


Diamo quindi un’occhiata analitica anno per anno, dal 1980 al 1990 a questo singolare premio che tanto ha fatto arrabbiare fior di attori e professionisti del cinema.

1980:

Olivia Newton John in Xanadu: per l’attrice,nomination come peggiore attrice

A vincere il premio per il peggior film è Can’t Stop the Music (Can’t Stop the Music) per la regia di Nancy Walker, la pellicola kitsch dedicata al gruppo disco Village People che trionfa meritatamente anche secondo il pubblico. Il peggiore attore è Neil Diamond per Il cantante di jazz (nel quale canta meravigliosamente Love on te rocks) mentre la peggior attrice è Brooke Shields per Laguna blu che la spunta su un’altra cantante Olivia Newton-John per il film Xanadu che però non sfugge al premio per la peggior regia, quella di Robert Greenwald.
La parte del leone la fa il film citato Can’t Stop the Music che si aggiudica 7 nomination e 2 vittorie, mentre tra le nomination scopriamo con orrore che ci sono film come Shining di Stanley Kubrick,Venerdì 13 ,Gloria – Una notte d’estate, Saturno 3 e Vestito per uccidere mentre come attori hanno ricevuto nomination Kirk Douglas e Marlon Brando.

Neil Diamond in The jazz singer

1981:

Il trionfatore dell’anno è il film tratto dalla biografia di Joan Crawford scritta da sua figlia intitolato Mammina cara (Mommie Dearest) per regia di Frank Perry che farà incetta di candidature (ben nove) e anche di premi (5).
E’ l’anno del trionfo di Klinton Spilsbury per La leggenda di Lone Ranger, film praticamente passato inosservato al grande pubblico ma non agli occhi spietati dei giudici del lampone dorato mentre fra le attrici c’è un ex aequo tra Bo Derek per Tarzan, l’uomo scimmia e la grande Faye Dunaway per Mammina cara, un riconoscimento che la grande attrice americana avrebbe volentieri evitato.

Bo Derek trionfa con Tarzan l’uomo scimmia

Il peggior film dell’anno è diretto da Michael Cimino ; si tratta dello stupendo I cancelli del cielo, un film evidentemente non per tutti e che mostra i limiti dell’operazione Razzie award, condizionata da antipatie viscerali e altre motivazioni.
A parte il caso del film di Cimino e quello eclatante di SOB di Blake Edwards, il graffiante affresco sul cinema americano che venne ritenuto evidentemente offensivo dall’establishment cinematografico, l’edizione del 1981 non presenta altre clamorose sviste.

1982:

Il bistrattato Inchon

Pia Zadora mostra l’unico motivo per vedere Butterfly

E’ l’anno delle 10 nomination per Butterfly – Il sapore del peccato di Matt Cimber che però alla fine riuscirà a portar via solo 3 lamponi. Il vero trionfatore è invece Inchon per la regia di Terence Young, un film ambientato nel periodo della guerra di Corea e interpretato pensate un pò, da Laurence Olivier, Toshiro Mifune, Ben Gazzarra e Jaqueline Bisset. Non amo i film bellici per cui non ho mai visto la pellicola di Young, devo quindi fidarmi di chi lo bollò come un filmaccio.
Il peggior attore dell’anno è Sir Lawrence Olivier per Inchon, mentre la peggior attrice è Pia Zadora per Butterfly – Il sapore del peccato; mai come in questo caso il verdetto fu azzeccato, visto che la Zadora mostra solo due espressioni, con i vestiti e senza. Il Razzie al peggior regista venne attribuito a Ken Annakin per Il film Pirata mentre il grandissimo Morricone rischiò di vincere il razzie per aver composto le musiche del film di Cimber. Il maestro si vide nominato anche per la colonna sonora di La cosa di Carpenter (anatema sui giudici) mentre anche Woody Allen entrò nel mazzo per “colpa” di Mia Farrow, nominata per il premio come peggior attrice per il film Una commedia sexy in una notte di mezza estate.

1983:

Carla Romanelli interprete di Il prezzo del successo

Stravince Il prezzo del successo (The Lonely Lady) regia di Peter Sasdy che si assicura 6 premi su 11 candidature. Tratto da un romanzo del pornografo Harold Robbins, uno che ha raccattato una fortuna con romanzi con descrizioni di scene di sesso, il film vede nel cast oltre che la Zadora anche Ray Liotta e la nostra bellissima Carla Romanelli.
A sbaragliare tutti per la sua interpretazione in Nudi in Paradiso (A Night in Heaven) è Christopher Atkins , mentre per il secondo anno consecutivo a vincere è Pia Zadora per Il prezzo del successo; orrore allo stato puro per le nomination del grandissimo film di Brian De Palma Scarface (scritto da Oliver Stone), per la assurda nomination di Barbra Streisand protagonista di Yentl e per la nomination di Young and Joyful Bandit, musica di Peer Raben, testo di Jeanne Moreau , per il film Querelle de Brest di RW Fassbinder.

1984:

 Savage streets

Uno dei più brutti film della storia del cinema: Bolero exctasy con Bo Derek

E’ l’anno della meritatissima vittoria per una vaccata di film (mi si passi il termine, ma è il più educato che conosca); Bolero Extasy (Bolero) per la regia di John Derek che porta a casa 6 lamponi dorati su 9, trionfo completato dalla vittoria di Bo Derek, interprete e moglie del regista che nel film mostra solo un corpo decisamente ben fatto e le stesse abilità recitative di un asino sardo.

Incredibile nomination per Omicidio a luci rosse di Brian De Palma

Ancora un trionfo per Sylvester Stallone interprete di Nick lo scatenato e en plein di John Derek che si aggiudica il Razzie anche come peggior film oltre che quello come peggior regista.
Da segnalare la presenza di due ottimi film come Cotton Club (Diane Lane peggior attrice, ma l’avranno visto il film?) e di Omicidio a luci rosse, ancora una volta due clamorose sviste della giuria.

Due nomination ingiuste: per  Farrah Fawcett protagonista di Saturn 3…

… e per lo splendido S.O.B. di Blake Edwards

1985:

Il trionfatore del 1985: Rambo II


Difficile, quasi impossibile contestare le decisioni della giuria che nel 1985, riunita al Morgan-Wixon Theatre a Santa Monica decreta i vincitori dei Razzie Awards dell’anno.
Ancora un personale trionfo per Stallone che vede trionfare il film in cui è protagonista, Rambo II: la vendetta regia di George Pan Cosmatos e si vede attribuire anche il premio come peggior attore nello stesso film con la ciliegina finale del premio come peggior regista per Rocky IV e l’ulteriore imprimatur per la peggior sceneggiatura di Rambo II.
A sorpresa il premio per la peggior attrice se lo aggiudica Linda Blair per Savage streets mentre Brigitte Nielsen si aggiudica due premi per due film diversi, un record ancora imbattuto per Rocky IV e Yado.
Vergognosa la nomination per la bellissima e brava protagonista di L’anno del dragone Ariane Koizumi e poichè l’ennesimo capolavoro di Cimino finisce per beccarsi 5 nomination appare chiara l’assoluta mancanza di buona fede della regia nei confronti di questo grande regista.

1986:

Madonna, peggior attrice per il film Shangai Surprise

Nella sede del Roosevelt Hotel di Hollywood vengono attribuiti i Razzie dell’anno. Annata contrastata, piena di film e premi molto contesi con Under the Cherry Moon diretto da Prince che si aggiudica ben 5 delle 8 candidature. Prince si becca anche il tributo come peggior attore mentre è Madonna a stravincere tra le donne con Shanghai Surprise battendo ancora una volta la Nielsen e sopratutto Kim Basinger per 9 settimane e mezzo, una candidatura francamente incomprensibile.
Ben 4 premi su 7 candidature per Howard… e il destino del mondo di Willard Huyck mentre incredibilmente Stallone, bersagliato da 6 candidature per Cobra esce indenne.

1987:

L’ingiusta nomination per la Hannah interprete di Wall Street

Il trionfatore: Leonard salverà il mondo

E’ sempre la sede del Roosvelt hotel ad accogliere l’edizione di quest’anno; un’edizione molto combattuta, che vede la vittoria come peggior film attribuita a Leonard salverà il mondo di Paul Weiland,con protagonista Bill Cosby che ebbe l’infelice idea di sceneggiarlo e produrlo. Il film ebbe premi come peggior attore per Cosby, peggior film e peggior sceneggiatura per Jonathan Reynolds e Cosby e 2 nomination per peggior la attrice non protagonista Gloria Foster e la peggior regia ,quella di Weiland. Ancora una volta la peggior attrice è Madonna per Who’s that’s girl, premio meritatissimo, mentre la peggior attrice non protagonista è Daryl Hannah per il film Wall Street ( e la cosa grida vendetta). Da rimarcare che Stallone evita l’ennesimo Razzie con Over the top, che in lizza ci sono Michael Caine, Sharon Stone e Isabella Rossellini candidata per ben due film ovvero Siesta e I ragazzi duri non ballano

La Burstyn in Siesta, un buon thriller ingiustamente nominato

1988:

Il sacrosanto trionfo di Cocktail

Tradizionale sede e tradizionale lotta per il lampone poco ambito, che vede il trionfo di Cocktail per la regia di Roger Donaldson che però si rifece ai botteghini vincendo anche dei Grammy award per la colonna sonora. Il peggiore attore dell’anno è, manco a dirlo, Sylvester Stallone per Rambo III che batte Tom Cruise protagonista di Cocktail, mentre la peggior attrice è la grande Liza Minnelli per Arturo 2 On the Rocks.
Il film è decisamente una schifezza ma il premio alla Minnelli è ingiusto. Molto peggio aveva fatto Rebecca De Mornay nell’orrendo E Dio creò la donna di Vadim,il remake che nell’originale aveva visto nascere la leggenda di Brigitte Bardot. Peggior attore è Dan Aykroyd per Due palle in buca,

Due palle in buca

un vero sacrilegio mentre ancora peggio fa la giuria attribuendo il premio per il peggior regista a Blake Edwards per Intrigo a Hollywood, che in realtà è una gradevole commedia per tutti famiglie e bambini.
Da segnalare, in un’edizione davvero poco ispirata, la presenza di ottimi film come Congiunzione tra due lune e L’ultima tentazione di Cristo.

1989:

Il trionfatore del 1989, Star Trek V: L’ultima frontiera

Ancora una volta il Roosvelt accoglie la serata di gala per il conferimento dei Razzie; è un’edizione senza polemiche perchè vengono attribuiti meritatamente spernacchiamenti a film indifendibili.
Vince come peggior film Star Trek V: L’ultima frontiera (Star Trek V: The Final Frontier), regia di William Shatner forse il peggiore dei tanti film sulla saga stellare, mentre il peggior attore è William Shatner protagonista maschile del film stesso. Attribuito il razzie come attrice femminile a Heather Locklear per The Return of Swamp Thing mentre la peggior attrice non protagonista è Brooke Shields per l’ignobile La corsa più pazza del mondo 2 . Curiosamente il peggior attore non protagonista maschile è quel Christopher Atkins che era diventato famoso proprio con la Shields nel film Laguna blu. Stallone si becca le solite nomination per Sylvester Stallone con Sorvegliato speciale e Tango & Cash, ma evita il peggio.
In questa edizione vengono anche attribuiti i Razzie ai peggior film del decennio ottanta: il peggior film del decennio è Mammina cara per la regia di Frank Perry, mentre il peggior attore maschile è ovviamente Stallone.
Tra le donne a stravincere è giustamente Bo Derek, mentre il peggior esordiente è Pia Zadora. E questa volta sono tutti d’accordo.
Nel prossimo articolo seguiremo i Razzie dal 1990 ai giorni nostri….

Congiunzione tra due lune, un buon film

I ragazzi duri non ballano

Un gran brutto film: Howard e il destino del mondo, giustamente premiato

L’ex signora Stallone, Brigitte Nielsen nell’inguardabile Yado

Stallone, recordman di nomination, vittorie ed eletto peggior attore del secolo

Madonna,eletta peggior attrice del decennio e recordman di nomination

Cinema: appunti e ricordi (parte prima)

Scrivere su un blog che parla di cinema significa, personalmente, trasmettere la passione per una forma d’arte che si è imparato a conoscere ed amare da molto più tempo che la memoria ricordi.
Significa anche che non avendo vincoli editoriali o laccetti di nessun genere, visto che un blog non ha nessun padrone ed è la forma di manifestazione del pensiero più libera in assoluto, significa dicevo potersi prendere d’autorità il lusso di non parlare per una volta del tale film o della tale biografia, ma abbandonarsi ai ricordi.
Con la speranza che a qualcuno la cosa interessi e che non abbandoni dopo due righe quello che colui che scrive cerca di raccontare.
Certo succederà, forse in maniera anche vistosa.
Ma oggi questo blog conta su una frequenza di visitatori superiore alle 4500 unità.
Il che può significare che a qualcuno piace anche scartabellare tra gli aneddoti, le storie e gli avvenimenti di un periodo più o meno remoto; ed è proprio a questa fascia di lettori che mi rivolgo usando la parola scritta per far riemergere dai miei ricordi fatti, aneddoti e storie di cinema appartenenti ad un passato che ai più non dirà nulla perchè non c’erano e ai meno porterà invece alla mente storie vissute nell’infanzia e nell’adolescenza accanto alla musa cinema, che per tanti anni è stato lo svago primario di diverse generazioni.

Non ricordo quale sia stato il primo film che ho visto al cinema, ma sicuramente sarà stato un peplum, un western oppure un film del duo Franchi e Ingrassia.
Erano i primi anni del decennio sessanta, la tv non era in tutte le case ed era rigorosamente in bianco e nero, trasmetteva su due soli canali e a mezzanotte circa chiudeva le trasmissioni.
Per guardare un film in tv dovevi necessariamente aspettare l’appuntamento settimanale con il cinema, anche perchè la parte predominante delle trasmissioni televisive era composta da sceneggiati, quelli che oggi chiamano fiction e che sono profondamente diverse dai loro antenati, come Belfagor, La cittadella o I promessi sposi.
I bambini che avevano un età massima di 11 o 12 anni ovviamente non potevano vedere i film che venivano trasmessi alle 21,00; vigeva per quasi tutti la legge scritta del “a letto dopo Carosello” che in pratica mandava spessissimo controvoglia a dormire bambini e ragazzini che avrebbero voluto fare ben altro.
Altri tempi, per usare un’espressione abusata.
L’unico modo per poter vedere un film nella sua forma completa era quindi andare al cinema.
Va da se il discorso che un bambino di 7 anni e più non poteva certo recarsi in una sala a vedere un film, e qui venivano in soccorso i cinema parrocchiali.
Che la domenica mattina dopo la messa trasmettevano film di visione successiva che però per noi ragazzini rappresentavano la manna dal cielo.

Thomas Milian, ottimo interprete dell’affascinante Vamos a matar companeros

Devo aprire una necessaria parentesi.
Le sale cinematografiche dei primi anni sessanta (che sopravvissero fin poco oltre la metà dei settanta) erano divise sostanzialmente in tre fasce di utenza a cui si aggiungeva anche un discorso di qualità sia di pellicole sia di struttura tout court;
- Sale di prima visione, che trasmettevano film inediti e che erano sostanzialmente eleganti, con il massimo dei confort disponibili all’epoca e con tanto di maschera in sala che ti accompagnava alla poltrona vuota.
Munita di torcia elettrica, la maschera dei cinema di prima visione vestiva in maniera impeccabile, era gentile ed accettava con un certo sussiego la mancia che lo spettatore spesso con imbarazzo allungava e che consisteva generalmente in poche lire. Le pellicole erano intonse, quindi quasi mai la visione si interrompeva per improvvise rotture delle stesse; i fotogrammi scorrevano in maniera naturale e lo spettatore godeva quindi di una visione pressochè perfetta. Seduto comodamente in poltrone di velluto, munito spesso dell’immancabile sigaretta, si godeva la pellicola e gli agi offerti dal cinema.

Uno dei film più belli degli anni 60, Un uomo da marciapiede

Uno dei casti nudi che facevano impazzire i ragazzi: Femi Benussi in Tarzana sesso selvaggio

Anche alcuni teatri erano attrezzati a sale cinematografiche ed erano quelli che offrivano, per ovvi motivi, gli agi migliori.
Nella mia città erano tre e contemplavano il mitico Petruzzelli, il teatro Oriente e il Margherita; i primi due possedevano poltrone comodissime mentre il Margherita le tradizionali poltrone in legno.
Il prezzo del biglietto, almeno dopo il 1968 era di settecento lire, che rappresentavano un bel patrimonio almeno per un ragazzino. Di conseguenza o ci andavi con gli adulti che ti pagavano il biglietto o erano decisamente off limits.
In città c’erano al massimo una decina di queste sale, eleganti e dotate anche di bar.
- Sale di seconda visione, le più frequentate, che trasmettevano film dopo un periodo di almeno sei mesi dall’uscita del film stesso.Erano costruite secondo criteri spartani ma non troppo; c’era una qualche forma di eleganza, in molte di esse c’era la maschera che però non usava una uniforme ma abiti più comuni. Le pellicole portavano i segni delle visioni precedenti e difatti spesso mancavano fotogrammi e la cosa si vedeva.

Soldato blu, il film che mostrava come i cattivi non fossero i pellerossa

L’intervento del verificatore dell’agenzia di noleggio (lavoro che ho fatto e del quale parlerò) a volte era visibile e qualche volta accadeva che la pellicola si interrompesse.
Le macchine da proiezione erano generalmente di buon livello, ma non di qualità come quelle dei cinema di prima visione; le sale erano per la quasi totalità fatte con file di sedili di legno e solo a volte era presente un bar. Per la sala girava un addetto con frigo per vendere gelati, in alcuni casi erano attrezzati con cesto porta patatine o pop corn.
Il prezzo del biglietto era esattamente la metà di quello dei cinema di prima visione; nel 1970 costava 350 lire, una cifra abbordabile sopratutto in relazione allo stipendio medio di un lavoratore che era di 100.000 lire.
Nella mia città erano la maggioranza e i nomi variavano da Odeon a Adriatico.

Un grande Marlon Brando in Queimada di Pontecorvo

Senta Berger nell’irresistibile Quando le donne avevano la coda

Non era infrequente proiettassero film di prima visione, generalmente quelli poco appetiti dale sale di prima e che le agenzie di noleggio spingevano quando sapevano che non avrebbero riscosso successo in altro modo.
- Sale di visione successiva o di terza visione, le più frequentate da ragazzini e anziani. Due mondi assolutamente inconciliabili e che spesso venivano in conflitto. In queste sale le pellicole arrivavano dopo centinaia di passaggi e come conseguenza c’era la possibilità, molto frequente, che la pellicola si interrompesse o saltasse vergognosamente intere sequenze. La mano del verificatore era presente in maniera più o meno massiccia e suscitava spesso rumorio o peggio in platea. Se c’era la maschera aveva compiti specifici, come quello di allontanare noi ragazzini dopo la proiezione.

Divertente e leggero, campione d’incassi 1970: Lo chiamavano Trinita’

Accadeva frequentemente infatti che si vedesse il film due volte di fila; gli spettacoli iniziavano alle 16,30 e quindi fino alle 20,00 era possibile vedere il film anche tre volte.
Memorabile il caso del cinema Ariston, forse il più povero dei cinema della mia città, luogo nel quale la maschera si aggirava come un fantasma per la sala armata di candela!
Ovviamente il dispetto classico dei ragazzi consisteva nel spegnere la candela stessa, con tanto di imprecazioni e invocazioni di defunti e maledizioni alla progenie di noi spettatori.
Il prezzo del biglietto variava tra le 100 e le 150 lire, il che rendeva abbordabile la frequentazione degli stessi un pò per tutti; a questa categoria appartenevano anche le sale d’essai, i cinema-dopolavoro e i cinema parrocchiali. Avevano nomi che variavano da Manzoni a Capitol, da Jolly e Lucciola, da Impero a Supercinema.
Questa dunque la divisione rigorosa tra le sale, che durò fin dopo il 1970 e che cambiò lentamente a cavallo tra il 1975 e il 1980, in concomitanza con la grande crisi del cinema.

Una scena vietatissima dell’ottimo La ragazza del bagno pubblico

All’inizio accennavo al cinema come unico vero passatempo extra giochi dei ragazzini; eravamo davvero in tanti ad essere affascinati dal mondo della celluloide.
Anche nei giochi tra bambini si trasportava l’immaginario cinematografico dei film e nelle quotidiane guerre, forse il gioco collettivo più praticato, si era lo sceriffo o il bandito, Ercole o Sansone, il pirata o il cavaliere.
Può sembrare paradossale, ma la vera età dell’oro del cinema è quella che va dal 1960 grosso modo fino al 65, anno in cui decrescono gli spettatori, lentamente ed inesorabilmente fino alla stagione d’oro vera dei tre anni a cavallo fra il 1970 e il 1973, anno dopo il quale le presenze caleranno sempre più significativamente fino all’emorragia degli anni successivi al 1976.
Quindi, come già detto, l’offerta cinematografica era davvero ampia e spaziava tra tanti generi come il peplum, lo spaghetti western, il musicarello, il giallo, il fantasy ecc.

Una stupenda Romy Schneider in un grande film targato 1970: La califfa

Potrei parlare per ore di film come Le sette fatiche di Ercole o Rita la zanzara, dei vari Django, Sartana ecc. perchè erano questi i film che un ragazzino poteva vedere al cinema. Accanto alla produzione di questi B movies a tutti gli effetti c’era ovviamente una produzione di film d’autore che però per ovvi motivi non erano appetiti dai ragazzi.
Con un salto temporale quindi mi porto sul finire degli anni sessanta, quando il sottoscritto e la generazione a cui appartenevo si ritrovarono di fronte una rivoluzione epocale sia di costume che culturale.
Il 68 non modificò soltanto il costume e non fu soltanto una nuova maniera di lottare per un mondo migliore; fu un vento che attraversò tutta la società modificandone comportamenti e stili di vita.
E il cinema, sempre attento ai cambiamenti di costume afferrò il toro per le corna e iniziò ad esplorare la galassia di novità che la rivoluzione studentesca ed operaia aveva portato.

Un altro personale mito: l’attrice Dagmar Lassander, qui in Il rosso segno della follia

Il cinema divenne quindi più attento ai fenomeni sociali e i ragazzi più svegli, quelli appassionati di cinema che seguivano con attenzione quasi maniacale le novità si ritrovarono di fronte una moltitudine di prodotti che avrebbe richiesto per la visione un patrimonio in tempo e denaro.
La tv aumentò di conseguenza la disponibilità di pellicole, attestandosi all’incirca in 150-170 film per anno mentre al cinema approdavano opere che però avrei visto qualche anno più tardi come 2001: Odissea nello spazio o C’era una volta il West e tanti altri.
Fra i film che vidi nel 68 ci sono ottime cose come Il pianeta delle scimmie, la commedia Il medico della mutua, ritratto abbastanza impietoso di un’ Italia che cambiava vorticosamente eppur tuttavia schiava di antichi vizi e difetti, Banditi a Milano e Grazie zia di Samperi, Straziami, ma di baci saziami di Risi accanto a pellicole decisamente più leggere come Il fantasma del pirata Barbanera.

Un film quasi impossibile da vedere e capire per un ragazzo: Il conformista

Le sale cinematografiche aumentavano a dismisura e grazie all’abitudine di proiettare film anche in orari abbastanza inusuali (il primo spettacolo era alle 16,30) c’era una grande possibilità di accesso a prodotti che altrimenti sarebbero rimasti fuori portata.
L’Italia passò bruscamente dal grande sogno del boom economico e dalla motorizzazione di massa all’età adulta il 12 dicembre del 1969, con l’attentato di Piazza Fontana; anche noi ragazzini avvertivamo che le cose stavano cambiando, complice un’atmosfera che in quasi tutte le case divenne più cupa e preoccupata.
C’era stato l’autunno caldo, le lotte operaie e il decennio sessanta, a tratti spensierato fatto di lunghe estati accompagnate da musiche coinvolgenti e allegre; tutto stava per dissolversi portandoci al drammatico decennio settanta, fatto di poche luci e tantissime ombre, stretto tra le guerre, l’incubo dell’atomica e il terrorismo, tra disoccupazione e inflazione a due cifre, tra crisi del petrolio e domeniche a piedi.

Un capolavoro: Easy rider

Il cinema era invece un’isola felice; per dimenticare pene ed affanni quotidiani restava una delle poche alternative reali; anche se la tv iniziava ad entrare sempre più in maniera massiccia nelle vite degli italiani, attraverso un’offerta sempre più ampia di prodotti di qualità. Il cinema sfornava capolavori a ritmo vertiginoso, alcuni dei quali son riuscito a vedere grazie al fatto che a 14 anni ero alto un metro e settantadue, cosa che mi faceva passare indenne dal controllo documenti e che mi permise di vedere capolavori come Arancia meccanica, che ritengo ad oggi uno dei primi 5 film di tutti i tempi,Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (durante la visione del quale mi innamorai follemente della Bolkan), Soldato blu che ebbe il merito di farmi capire che i cattivi non erano i pellerossa ma gli occupanti bianchi, Fragole e sangue che rividi anni dopo e che mi affascinò oltremodo,

La Cardinale e la Spaak in Certo, certissimo, anzi… probabile

Piccolo grande uomo che smitizzava il west demolendone il mito, Il conformista di Bertolucci, che avrei capito appieno dieci anni dopo e poi ancora Brancaleone alle crociate,L’uccello dalle piume di cristallo, lo splendido noir francese I senza nome, Un uomo chiamato cavallo, La figlia di Ryan, Venga a prendere il caffè da noi e I diavoli di Ken Russell che vidi in piedi perchè la sala era strapiena in seguito all’annuncio dell’imminente sequestro del film e tanti altri.
Ed è proprio nel 1970 che ebbi modo di coronare uno dei miei sogni, entrare cioè a far parte anche se in maniera estremamente marginale di quel mondo che mi affascinava sin dalla culla.
Ma ne parlerò prossimamente…

Nino Manfredi nel simpatico Straziami ma di baci saziami

Sadismo di Roeg, uno dei registi che stimo di più

La smitizzazione del west e della frontiera: Piccolo grande uomo

L’affascinante Marlene Jobert nel buon giallo francese L’uomo della pioggia

Una modesta commediola, L’uomo dal pennello d’oro, ma c’è Edwige Fenech

Un mito: Silvia Dionisio nel discreto La ragazza di nome Giulio

Il polpettone (digeribile) La figlia di Ryan

Un western atipico e molto bello: La ballata di Cable Hogue

Dirompente, violentissimo, splendido: Il mucchio selvaggio di Peckinpah

Un grande Gabin nell’ottimo Il clan dei siciliani

Un altro grande film, Fragole e sangue

La compianta Tina Aumont in Corbari

Un grande classico: Butch Cassidy

L’ottimo bellico Ardenne 44: un inferno

Una delle colonne miliari del cinema, Arancia meccanica

Un grande Tognazzi in Venga a prendere il caffè da noi

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