Alucarda

Dicembre 4, 2009

In un convento messicano, che funziona anche da orfanotrofio, vive la giovanissima Alucarda, che ha passato tutta la vita nel convento, senza dare particolari problemi. E’ arrivata nel convento dopo che una giovane signora l’ha data alla luce e consegnata nelle mani di una decrepita zingara. Subito dopo il gesto, una entità diabolica uccide la donna.
Quindici anni dopo nel convento arriva un’altra giovane, Justine; anch’essa è un’orfana

Tra le due, oltre all’amicizia, nasce anche qualcosa di più profondo; un giorno, mentre giocano nella foresta accanto al convento, si imbattono in un carro di zingari, a capo del quale c’è uno stranissimo gitano, che sembra essere al corrente di alcuni particolari della vita di Alucarda;l’uomo fa un gesto all’apparenza innocente. regala alle due ragazze un cofanetto; Alucarda e Justine vanno ad aprirlo proprio vicino in un cimitero.

Sul posto c’è una sepoltura che attira l’attenzione di Alucarda. Infatti la donna è morta proprio nell’anno in cui è nata la ragazza; senza sapere che si tratta della madre, Alucarda apre la bara. Da quel momento un’entità diabolica si impossessa di loro; appena rientrata in convento, Alucarda mostra i segni evidenti di una possessione diabolica. tanto che dopo una serie di avvenimenti funesti, Il dottor Oszek, che opera nel convento, visita le ragazze e notando gli strani segni sui corpi delle ragazze, informa della cosa il padre superiore, padre Lazaro. Che si rende conto ben presto della presenza di una entità diabolica che si è impossessata delle ragazze. Effettua un esorcismo, durante il quale Justine muore. Da quel momento gli eventi precipitano….

Questa in sintesi è la trama di Alucarda,la hija de las tinieblas, originalissimo horror con forti connotazioni sia vampiresche che demoniache, girato da Juan López Moctezuma nel 1975, ma uscito nelle sale nel 1978 per una serie di eventi. Il film esce dopo il succeso planetario di L’esorcista, ma all’inizio il pubblico sembra snobbare la pellicola. Eppure temi come la possessione demoniaca, il satanismo, l’esorcismo, corredato da forti scene con connotazioni sessuali anche spinte, il sangue e la furia omicida che si scatena nel convento erano, all’epoca, temi molto suggestivi per il pubblico.


Il film di Moctezuma si caratterizza principalmente per la suggestiva fotografia, ma anche per il complesso equilibrio narrativo/effettistico, portato avanti con abilità indubbia.
I temi demoniaci sono mescolati con sapienza, nonostante alcune scene siano tate considerate all’epoca sacrileghe: pure l’amalgama tra le varie componenti risulta equilibrato, tanto da rendere l’opera innovativa e ben distaccata da tutti i cloni del genere che successe al lavoro di friedkin, quell’Esorcista che di fatto aprì la strada ad una valanga di film di ispirazione demoniaca.

Alucarda può essere definito uno dei migliori, sia per le componenti citate, sia per l’equilibrio mostrato dal regista, nonostante potesse esserci la tentazione di lasciari prendere la mano dal tema sessuale, spesso componente predominante dei film dedicati al maligno. Bene le attrici, le belle Tina Romera, che interpreta il doppio ruolo di Alucarda e della madre e di Susana Kamini, che invece è Justine.

Alucarda,la hija de las tinieblas, un film di Juan López Moctezuma, con Tina Romera, Susana Kamini, David Silva, Claudio Brook, Lily Garza ,Tina French Messico 1975

Claudio Brook     …     Dr. Oszek / Hunchbacked Gypsy
David Silva    …     Padre Lázaro
Tina Romero    …     Alucarda / La madre di Alucarda
Susana Kamini    …     Justine
Lili Garza    …     Daniela Oszek
Tina French    …     Suor Angélica
Birgitta Segerskog    Madre Superiora
Adriana Roel    …     Suor Germana
Antonia Guerrero
Martin LaSalle    …     Padre  Felipe
Manuel Dondé    …     Zingaro

Regia     Juan López Moctezuma
Scritto da     Alexis Arroyo-Juan López Moctezuma
Juan López Moctezuma
Distribuito da     Yuma Films, Films 75
Tratto da un libro di Sheridan Le Fanu
Distribuito anche come:
Alucarda (USA)
Innocents from Hell (USA)
Mark of the Devil 3 (USA)
Sisters of Satan (USA)


Mangiati vivi

Novembre 22, 2009

Una serie di misteriosi e raccapriccianti omicidi si abbatte sulla città di New York: un misterioso assassino, armato di una cerbottana che lancia micidiali dardi intrisi di un letale veleno estratto dalle ghiandole dei cobra, dopo aver assassinato alcune persone, muore investito da un camion.

Addosso all’uomo la polizia rinviene una pellicola girata dalla sorella di Sheila Morris, Diana, e la polizia convoca quindi Sheila sia per informarla della cosa sia sperando in un qualche aiuto da parte della donna. Visionando la pellicola, Sheila apprende che Diana probabilmente è entrata a far parte della Setta della Purificazione, guidata dal santone Melvyn Jonas, che ha abbandonato la civiltà per rifugiarsi in Guinea, in una zona impenetrabile, pericolosissima, sia per l’ambiente, particolarmente ostile, sia per la presenza di tribù dedite al cannibalismo.

Janet Agren

Mel Ferrer

Decisa a ritrovare sua sorella Diana, Sheila parte per la Guinea, dove conosce Mark, un ex combattente del Vietnam ora ridotto a fare la guida. Con il miraggio di un compenso molto alto, trentamila dollari, Sheila convince la riluttante guida amettersi in cammino per la giungla. I due partono così sulle tracce di Diana; la marcia di avvicinamento al villaggio sarà un’autentica odissea, ma i veri pericoli attendono la coppia proprio nel villaggio.

Melvyn Jonas guida il gruppo dei fuggitivi dalla civiltà con mano dura e rituali pagani; per aumentare l’ascendente sulla gente, non esita a usare droghe, oltre a servirsi di alcuni nativi per scoraggiare fughe e defezioni. Sheila e Mark stessi vengono costretti all’obbedienza; la donna, drogata, viene stuprata con un fallo artificiale. Diana, riemersa dai fumi delle droghe che il santone le somminitrava, chiede a Sheila di organizzare la fuga. I tre, con la collaborazione di Mownara, una donna nativa rimasta vedova, riescono a fuggire, ma devono separarsi.

Diana e Mownara, inseguie dai cannibali, vengono divorate vive, mentre Sheila e Mark, allo stremo delle forze, dopo una rocambolesca fuga inseguiti dai cannibali, riescono a saltare su un elicottero inviato alla loro ricerca. Jonas, resosi conto che a breve avrà l’esercito contro, convince i suoi seguaci a morire in un rituale di suicidio collettivo.

Rientrati a New York, Sheila e Mark apprendono dello sterminio di massa; all’appello però manca proprio Jonas, che sembra essere fuggito. La donna scopre anche che Diana aveva donato tutti i loro beni al santone. Mangiati vivi ppartiene alla nutrita schiera dei cannibal movie, il genere a cui proprio Lenzi, regista del film, diede un contributo importante con il primo film che inaugurò la serie, Il paese del sesso selvaggio.

Ivan Rassimov

Paola Senatore

In questa pellicola utilizza nuovamente Me Me Lay e Ivan Rassimov, che avevano ben lavorato nella pellicola citata. Il film è di buona fattura, anche se purtroppo, ancora una volta, si segnala anche per la resenza di scene disgutose riguardanti l’uccisione di animali, in questo caso dei coccodrilli e dei serpenti. Il finale del film, violentissimo, ricorda la terribile storia del reverendo Jim Jones e del suicidio di massa avvenuto nella Guyana nel 1978 .

Me Me Lai

Quando Umberto Lenzi gira Mangiati vivi, l’eco della terribile storia del massacro della Guyana era ancora molto viva; il film infatti è datato 1980, quindi erano passati solo due anni dai tragici fatti di Jonestown, quando oltre 900 persone si immolarono per la follia del reverendo Jones. Il film si lascia vedere, il ritmo c’è e la sceneggiatura non perde colpi; Lenzi aggiunge anche scene piccanti, come lo stupro rituale di Mownara, oppure le scene della violenza subita da Diana ad opera dei nativi agli ordini di Jonas.

Molto crude le scene di violenza, girate con indubbia abilità, incluse le famigerate scene in cui Diana e Mownara vengono mangiate a pezzi staccati dal corpo mentre sono vive. raccapricciante la scena della mutilazione di diana, a cui viene strappato un seno e una gamba da un cannibale, che poi divora il tutto con evidente soddisfazione. Il cast, oltre ai citati Rassimov e Me Me Lai, include la bella Janet Agren, che interpreta dignitosamente Sheila Morris e Paola Senatore, che interpreta Diana. Il ruolo di Mark è affidato a Robert Kerman, che se la cava discretamente. Nel film, in una piccola parte c’è anche Mel Ferrer

Mangiati vivi, un film di Umberto Lenzi. Con Janet Agren, Mel Ferrer, Paola Senatore, Ivan Rassimov.Robert Kermann, Franco Fantasia, Me Me Lai Horror, durata 94 min. – Italia 1980. -

Robert Kerman: Mark Butker
Janet Agren: Sheila Morris
Ivan Rassimov: reverendo Melvyn Jonas
Me Me Lay: Mownara
Paola Senatore: Diana Morris

Regia:     Umberto Lenzi
Sceneggiatura:     Umberto Lenzi
Fotografia:     Federico Zanni
Montaggio:     Eugenio Alabiso
Musiche:     Budy Maglione


Cannibal holocaust

Aprile 20, 2009

Questo film di Ruggero Deodato, targato 1979 come produzione, uscito nelle sale cinematografiche nel 1980 detiene diversi primati: è il film più violento che si sia visto sullo schermo,e parlo naturalmente di un prodotto autoctono, una produzione italiana; è il film più tagliato in assoluto, che non appartenga naturalmente al genere erotico;

è il film più bandito dagli schermi all’estero, con 50 paesi che ne hanno vietato la proiezione, e tra essi c’è anche l’Inghilterra. Una serie di recors impressionanti, dovuti essenzialmente alle scene di crudeltà sugli animali, che Deodato volle inserire per dare un ulteriore senso di drammaticità allo stesso, e che nulla aggiungono a quanto si visulaizza sullo schermo, e sopratutto alla brutalità delle scene di violenza, talmente realistiche da rasentare lo snuff movie, che portarono il regista in tribunale, e che contribuirono in maniera determinante al successo della pellicola.

L’uccisione dell’adultera

Cannibal holocaust è un film estremo, per certi versi anticipatore di molte tematiche, come il raffronto tra la selvaggia civiltà dei popoli cosidetti primitivi e quella del mondo occidentale. Una delle tante problematiche lanciate dal film, ma non solo; è evidente in Deodato, una furia iconoclasta che si riversa anche sul mondo della tv, e che anticipa l’epoca odierna dei reality show, della cosidetta tv verità, che poi altro non è che un sistema sensazionalistico per ricavare audience. Un film con forse troppa carne al fuoco, ma durissimo e diretto, un atto di accusa feroce verso l’ipocrisia del mondo occidentale,

Cannibalismo

messo in contrapposizione con la dura legge della giungla, con le sue regole difficili da accettare per noi civilizzati, ma che in realtà altro non sono che il prodotto estremo della capacità dell’uomo di vivere in simbiosi con la natura, accettandone e anzi dividendone le leggi per la sopravvivenza.

Alla ricerca dei 4 reporter

Ma Cannibal holocaust ha anche altri motivi, per essere guardato con occhi particolarmente attenti: il regista, abilmente, ha saputo coniugare la storia tradizionale, girata quindi in maniera classica, canonic, con inquadrature da fermo, con l’innovazione della handy cam, che all’epoca consisteva soltanto in una camera portata a spalla, per dare l’efetto movimento della seconda parte del film, quella francamente più disturbante, la più cruda e feroce della storia del cinema italiano.

Una pausa di serenità

Tocco geniale, i graffi sulla pellicola, che anticipano di vent’anni The blair witch project, o ancora tutti i film come Rec, Cloverfield, che utilizzano in pratica la stessa tecnica di ripresa. Per quanto riguarda la trama, il film non presenta particolari intoppi narrativi, privilegiando ovviamente la fase descrttiva, mostrando il contrasto volutamente esagerato tra la natura incontaminata, le popolazioni indigene e i cosidetti civilizzati, che alla fine del film appariranno molto meno credibili delle popolazioni autoctone.

Il morso di un serpente velenoso e l’amputazione

Tutto inizia con il professor Harold Monroe che si mette alla ricerca di una squadra televisiva, tre uomini e una donna, inviati da una emittente tv in Amazzonia per girare un documentario sulle tribù cannibali, e da quel momento misteriosamente scomparsa. Il professore, accompagnato da una guida, da un indio e da uno schiavo, ha modo di imbattersi in una realtà completamente diversa da quella in cui vive quotidianamente;

Le prime immagini dei reporter

nel corso della ricerca, si imbatte in riti tribali come l’uccisione di un’adultera da parte del marito, un inigeno che uccide la consorte dopo averla violata con un fallo di pietra, prima di giungere in un villaggio dove gli abitanti, a gesta, prima gli mostrano alcune capanne carbonizzate, e poi i macabri resti dei quattro reporter, unitamente al materiale girato dagli stessi.Ritornato nella grande mela, dove ha sede il network televisivo, il professor Monroe visiona i filmati girati dai quattro reporter; in uno di essi, quello introduttivo, si vedono i giovani scherzare in albergo.

Il massacro dei nativi

Ai filmati si alternano stacchi in tempo reale, con interviste del professore ad amici e conoscenti dei reporter, che in qualche modo sembrano preannunciare  comportamenti futuri dei giovani derivati anche dalla loro stupidità. E infatti i filmati mostrano, ben presto, le atrocità di cui si erano resi protagonisti i quattro:lo sterminio di un gruppo di indios, raggruppati in una capanna e arsi vivi, la violenza cieca e brutale su una ragazza, violentata e poi impalata selvaggiamente, e lasciata esposta in modo atroce, con i quattro intenti a riprenderli con le telecamere.

L’ultimo filmato mostra la vendetta degli indigeni, che ad uno ad uno uccidono i componenti della troupe, evirandone uno e facendolo poi a pezzi, violentando e decapitando la ragazza, e infine squartando gli ultimi due. Il film termina con la decisione dei responsabili del network di non mostrare i filmati, con il professor Monroe che disgustato per il loro comportamento va via scuotendo la testa.

Come già detto all’inizio, il film non è esente da pecche, ma è un eccellente atto di accusa ante litteram dello strapotere delle televisioni e della cultura occidentale. Il tutto portato all’esasperazione attraverso un linguaggio visivo in cui non viene risparmiato nulla. l’uccisione (reale) di un topo muschiato, una tartaruga gigante fatta a pezzi, scene di fucilazioni prese da immagini di repertorio ecc. Il tutto sottolineato dalla splendida colonna sonora di Riz Ortolani. Un film che mantiene intatta la sua carica trasgressiva, forse il miglior lavoro del controverso Deodato.

La vendetta dei nativi

Cannibal holocaust,un film di Ruggero Deodato. Con Luca Barbareschi, Francesca Ciardi, Robert Kermann, Salvatore Basile.Paolo Paoloni
Drammatico, durata 95 min. – Italia 1980.

Robert Kerman: professor Harold Monroe
Francesca Ciardi: Shanda Tomaso
Perry Pirkanen: Jack Anders
Luca Barbareschi: Mark Williams
Gabriel Yorke: Alan Yates
Salvatore Basile: Chaco Losojos
Ricardo Fuentes: Felipe Ocaña
Lucia Costantini: adultera
Enrico Papa: giornalista televisivo
Ruggero Deodato: uomo al parco
Paolo Paoloni: dirigente televisivo
Lionello Pio di Savoia: dirigente televisivo


La lupa mannara

Aprile 9, 2009

Daniela, giovane e bella donna, è affetta da gravi problemi psichici, in seguito alla violenza subita quando era ancora un’adolescente. Inoltre è affetta da una grave forma di licantropia, ereditata da una sua antenata, che una sera lei sogna mentre viene braccata e infine catturata dai contadini inferociti dalla perdita di molti di loro, assaliti dalla donna per soddisfare la brama di sangue.

L’antenata di Daniela…….

..affetta da licantropia

Il giorno dopo a casa di Daniela e di suo padre, un conte, arriva Irene, la bellissima sorella appena convolata a nozze con il giovane Fabian. La ragazza, la sera, spia i due mentre consumano un amplesso, si fa seguire dal giovane Fabian e nel bosco prima lo seduce e poi lo sbrana, gettandolo infine giù da una rupe.

Daniela e la sua antenata: due gocce d’acqua

Ricoverata in un ospedale psichiatrico, Daniela viene curata da un dottore, convinto che le turbe psichiche della ragazza siano frutto dell’immedesimazione della stessa con la sua antenata, fatto acuito dal ritrovamento, da parte di daniela, di vecchi scritti e di un medaglione raffigurante la sua antenata nel quale il volto della nobile è praticamente identico al suo. Con l’aiuto di una ricoverata nell’istituto, Daniela riesce a fuggire, subito dopo averla uccisa.

Dagmar Lassander è Irene

Appena libera la ragazza uccide anche due amanti in un casolare, e subito dopo un uomo che aveva cercato di usarle violenza. Sarà accanto ad un giovane stunt man che Daniela ritroverà la speranza di poter vivere una vita normale, ma una sera, mentre è sola in casa, viene stuprata da tre uomini che poi uccidono il giovane che nel frattempo era tornato a casa. La ragazza, sconvolta, si metterà alla ricerca dei tre assassini, li ucciderà tutti, e si troverà alla fine alla resa dei conti con la polizia, che ormai le è alle costole.

Annik Borel è Daniela

Film del 1976, diretto da Rino Di Silvestro che si firma Alex Berger, La lupa mannara è un curioso mix di vari generi; si passa dall’horror, peraltro limitato fortemente dal trucco di Annyk Borel, l’attrice che impersona Daniela, un trucco abbastanza ingenuo, fatto con pochi peli e qualche rivolo di bava alla bocca, al thriller, che è poi l’impianto del film; il finale è il classico violenza/vendetta, e per tutto il film abbondano scene di nudo, anche se va detto che no ci sono mai immagini davvero esplicite. Le due protagoniste, la sconosciuta Annyk Borel, che interpreta Daniela e la splendida Dagmar Lassander, qui in un ruol marginale,

Daniela seduce Fabian…..

..e poi lo uccide

quello della sorella di Daniela, Irene, se la cavano discretamente, così come appare convincente la prova di Howard Ross. Va segnalato che questo film, fino all’anno scorso, era oggetto di una ricerca forsennata da parte degli amanti del genere, e che oggi è finalmente disponibile la sua versione in dvd. Un film di valore accettabile, non di certo trash, come segnalato da qualcuno, anche se di sangue ne scorre poco, e le scene memorabili sono praticamente inesistenti. Si segnala anche la presenza del grande Tino Carraro nel ruolo del conte padre delle due sorelle.

Daniela nell’ospedale psichiatrico

La lupa mannara,un film di Rino Di Silvestro. Con Tino Carraro, Dagmar Lassander, Howard Ross, Annik Borel,Andrea Scotti, Salvatore Billa, Frederick Stafford, Elio Zamuto, Osvaldo Ruggeri, Renata Franco, Giuliana Giuliani, Pietro Torrisi
Horror, durata 92 min. – Italia 1976.

Una delle vittime di Daniela

Lo stupro dei tre balordi

La morte dello stunt man innamorato di Daniela

La vendetta



L’Anticristo

Marzo 18, 2009

Una giovane rampolla della nobiltà romana, Ippolita Oderisi, rimasta parzialmente priva dell’uso delle gambe da bambina, dopo un incidente stradale nel quale è morta la madre, inizia ad essere perseguitata da strani sogni. Un giorno suo padre e suo cugino decidono di farla visitare da uno psicologo, che la sottopone ad una seduta di ipnosi regressiva.

L’ipnosi regressiva

Così Ippolita rivive dapprima il terribile incidente che le è costato l’invalidità, e subito dopo frammenti di una vita precedente di 400 anni. Rivive così la terribile esperienza di Ippolita, l’antenata omonima, che decise di aderire ad una setta satanica, e che perciò, dopo essere stata posseduta dal diavolo, venne condannata al rogo dall’inquisizione, riuscendo a pentirsi però in punto di morte. Dal momento della seduta di ipnosi, la personalità di Ippolita inizia a trasformarsi: la ragazza mostra evidenti segni di insofferenza per il legame che unisce il padre alla nuova compagna, inizia a comportarsi in maniera differente, e alla fine si alza dalla sedia a rotelle.

L’incidente

Mentre i famigliari gioiscono per l’improvvisa guarigione, Ippolita mostra sempre più i segni della possessione diabolica. Un giorno, durante una visita alle catacombe, seduce e poi uccide un giovane studente. Da quel momento la presenza del maligno diventa sempre più evidente; nonostante tutto la famiglia prova a curarla con i metodi tradizionali, ma senza risultato.

Il padre di Ippolita e Greta

Nella ricca casa dove la ragazza vive si succedono episodi inquietanti, con oggetti che volano, con Ippolita che parla in lingue sconosciute, mostrando i segni di un’alterazione profonda della personalità.A questo punto, dopo una violenta discussione tra Ippolita e il padre, durante la quale quest’ultimo ricava la certezza che la figlia è posseduta dal diavolo, viene deciso di rivolgersi alle autorità religiose. Sarà Ascanio, zio della ragazza, alto prelato, dapprima scettico, a rendersi conto che il demonio si è impadronito della ragazza. Viene perciò autorizzato l’esorcismo……

La possessione

L’orgia satanica

Il sacrificio blasfemo

L’anticristo, film del 1974, girato da Alberto De Martino, segue di un anno l’uscita del più famoso L’Esorcista; pur pagando dazio in alcune scene ( il vomito verde, la levitazione, gli oggetti che volano, l’anziano prete che pratica l’esorcismo), mostra comunque una sua linea particolare, e si caratterizza sopratutto per il buon cast e per la strepitosa prova offerta da Carla Gravina, all’epoca attrice molto in auge grazie a nuerose partecipazioni a film di ottima fattura e alla partecipazione indimenticabile al serial tv Il segno del comando. Ancora una volta vale segnalare la miopia dei critici italiani, che lo bollarono come prodotto mediocre. Valga per tutti la solita, ineffabile recensione del Morandini: “Giovane patrizia romana, paralizzata alle gambe dall’età di 12 anni, è affidata alle cure di un medico, ma la scienza è impotente perché, oltre a un complesso edipico e un legame incestuoso col fratello, c’è una possessione diabolica. Interviene un frate tedesco, esorcista autoritario. Goffo e squallido prodotto autarchico di imitazione della moda soprannaturale hollywoodiana (L’esorcista, 1973) con palesi scopi di erotismo pecoreccio.

Ippolita rammenta….

…frammenti di una vita precedente

Se è vero che c’è qualche scena di nudo, peraltro limitata, il film ha una sua storia molto interessante, oltre a valersi di effetti scenici credibili, tenendo conto del budget sicuramente limitato rispetto a quelli disponibili ad Hollywood. Da segnalare la vigorosa prova degli attori, tutti all’altezza, fra i quali spiccano, oltre alla citata Gravina, la sempre bella Anita Strindberg, nel ruolo dell’amante del padre di Ippolita, di Alida Valli, la anziana tata di Ippolita, di Mel Ferrer nel ruolo del padre, di Arthur Kennedy nei panni dello zio Ascanio, di Umberto Orsini in quelli dello psicologo, di Filippo Oderisi. Piccoli camei per Mario Scaccia e Gloria Guida.

L’anticristo, un film di Alberto De Martino. Con Mario Scaccia, Umberto Orsini, Carla Gravina, Mel Ferrer, Arthur Kennedy.George Coulouris, Alida Valli, Ernesto Colli, Vittorio Fanfoni, Remo Girone, Anita Strindberg
Drammatico, durata 115 min. – Italia 1974

Carla Gravina: Ippolita Oderisi
Mel Ferrer: Massimo Oderisi
Arthur Kennedy: Ascanio Oderisi
George Coulouris: Padre Mittner
Alida Valli: Irene
Mario Scaccia: Padre Healer
Umberto Orsini: Dr. Marcello Sinibaldi
Anita Strindberg: Greta
Ernesto Colli: il posseduto
Beatrice De Bono
Vittorio Fanfoni
Remo Girone: Filippo Oderisi
Luigi Antonio Guerra
Gloria Guida:
Lea Lander: Mariangela
John Francis Lane
Bruno Tocci: un amico del posseduto

Il primo goffo esorcismo

Il maligno in azione

Padre Ascanio tenta l’esorcismo

Un degno avversario per il diavolo

L’esorcismo


Macabro

Febbraio 9, 2009

Jane Baker è sposata con un uomo d’affari, è ha due figli, una ragazza poco meno che adolescente,Lucy, e un bambino; insoddisfata, la donna ha una relazione con Fred. Jane incontra il suo amante in un appartamento in affitto, gestito da Robert, un giovane non vedente che ha qualche simpatia per lei.

Un giorno, dopo aver affidato il piccolo alle cure di Lucy, Jane si reca ad un convegno amoroso con Fred.Ma Lucy, gelosa della mamma, affoga il fratellino nella vasca da bagno, e poi, chiama la madre dicendole che è stata una disgrazia. Sconvolta, la donna si fa accompagnare da fred a casa, ma durante il tragitto una trave si stacca da un camion, precipita sull’auto, sfonda il parabrezza e decapita Fred.

Per Jane è un colpo mortale; viene ricoverata in una clinica per malati di mente, e quando esce è una donna sola. Il marito ha chiesto la separazione e ora vive con la figlia, Lucy. Jane torna al vecchio appartamento, dove incontrava il suo amante, accolta da Robert, segretamente attratto dalla donna. Il giovane inizia a sentire, durante la notte, strane effusioni amorose tra Jane e un misterioso amante. Ma per quanto faccia, l’uomo non riesce mai a vedere o sentire chi realmente sia. Jane, in realtà, ha ancora la mente sconvolta, e non ha un amante, ma soltanto fantasie erotiche che la portano a immaginare rapporti inesistenti. Robert scoprirà l’agghiacciante verità in un finale molto teso.

Primo film diretto da Lamberto Bava, figlio del grande Mario, Macabro, uscito sugli schermi nel 1980, è un discreto thriller psicologico, basato molto più sull’ambientazione che sugli effetti splatter. Grazie alla sceneggiatura ben preparata da Avati, Bava imbastisce un buon film che ha  i suoi punti di forza proprio nelle atmosfere. Quasi sconosciuti gli attori, con Bernice Stegers, che aveva lavorato con Fellini nella Città delle donne,nel ruolo di jane, la donna impazzita per amore e per il rimorso. Brava la giovanissima Veronica Zinny, che interpreta Lucy e un plauso a Stanko Molnar, nei panni di Robert, il giovane non vedente.

 

Macabro,un film di Lamberto Bava. Con Stanko Molnar, Bernice Steegers, Roberto Posse, Veronica Zinny.
Horror, durata 90 min. – Italia 1980.

 

* Bernice Stegers: Jane Baker
* Stanko Molnar: Robert Duval
* Veronica Zinny: Lucy Baker
* Roberto Posse: Fred Kellerman
* Ferdinando Orlandi: Mr. Wells
* Fernando Pannullo: Leslie Baker
* Elisa Kadigie Bove: Mrs. Duval


La notte che Evelyn uscì dalla tomba

Gennaio 16, 2009

Alan Cunningham, lord inglese, torna all’avito castello dopo una lunga degenza in una clinica psichiatrica. Vi è stato ricoverato dopo l’omicidio consumato ai danni della moglie, sorpresa mentre era a letto con un altro.

La moglie, una bellissima donna dai capelli rossi, continua a tormentare i ricordi di Alan, che mutua la figura della donna incarnandola in giovani prostitute dalla stessa caratteristica, una folta chioma rossa, prostitute che accoglie nel suo castello.

La sua mania sfocia però in una sorta di rivincita sadica nei confronti delle donne, che uccide in maniera violenta e brutale. Un giorno però conosce una splendida spogliarellista, Gladys, se ne innamora, la sposa e la porta a vivere con se; all’inizio sembra che tutto scorra bene, e Alan abbia dimenticato i suoi raptus omicidi.

Ma all’improvviso appare una figura misteriosa, un fantasma che assomiglia alla defunta moglie, e che terrorizza alcuni ospiti del castello, uccidendoli. Dalla tomba di Evelyn, la defunta, è scomparso il cadavere, e Alan, sull’orlo della follia, pensa che essa sia l’autrice dei fatti di sangue. Un’apparizione del fantasma sconvolge a tal punto il lord che la sua mente barcolla, e si rende necessario un nuovo trasferimento nella clinica psichiatrica.

In realtà è stata Gladys a organizzare il tutto, con l’aiuto di george, cugino di Alan; il motivo è da ricercare nel testamento dello stesso lord, che vede benificiari sia la moglie che il cugino.E’ proprio quest’ultimo, che aveva usato come comparsa anche una prostituta, a uccidere le complici. Ma c’è spazio per il colpo di scena finale.


Personaggi e interpreti:


Anthony Steffen è Lord Alan Victor Cunningham
Marina Malfatti è  Gladys
Erika Blanc è Susy
Giacomo Rossi-Stuart è il Dott. Richard Timberlane
Rod Murdock è Enzo Tarascio

Citazioni:

Un sacco di uomini per divertirsi hanno bisogno di fare cose strane

Non riesco a dimenticarla: mi ossessiona

Lei, dottore: è davvero sicuro che Lady Evelyn sia davvero morta?

La colonna sonora di Nicolai


Carrie, lo sguardo di Satana

Gennaio 12, 2009

l film tratti dai romanzi di Stephen King, salvo rare eccezioni, hanno spesso deluso le aspettative, rivelandosi come prodotti dozzinali, spesso male interpretati e basati solo sul tentativo di strappare qualche gemito di orrore dagli spettatori.


Carrie, lo sguardo di Satana, non appartiene a questo filone, e rappresenta una vera chicca per gli amanti dell’horror parapsilogico.
De Palma basa tutto il suo film sulla tensione, palpabile in ogni singolo fotogramma, non disdegnando i canoni e gli stereotipi del genere; la storia di Carrie White, timida adolescente complessata sia da una presunta bruttezza, sia dall’indavenza di una mamma psicopatica, che l’ha educata in base alle sue assurde teorie religiose, si snoda attraverso un percorso che sembra stabilito sin dall’inizio.

Timida, imbranata, Carrie diventa la vittima degli scherzi feroci dei suoi compagni di scuola, che culminano nell’episodio, raccontato visivamente in maniera allucinata da De Palma, del primo ciclo mestruale di Carrie, colta impreparata davanti ad una delle tappe obbligate sul percorso per diventare donna.

Sarà Sue, l’unica ragazza a nutrire una qualche pietà per lei, a cercare di tirarla su, facendola invitare dal suo ragazzo,Tommy, alla festa con ballo per la fine del corso. Una festa in cui la timida e impacciata Carrie si trasforma da brutto anatroccolo a cigno, finendo per diventare, con il suo cavaliere in  prestito, la reginetta della festa stessa.

Ma è in agguato un’atroce beffa. Una delle compagne di Carrie, quella che più la derideva,le versa addosso, durante la premiazione, un secchio di sangue di maiale. Il fragile equilibrio di Carrie va in pezzi; la ragazza, che è dotata di enormi poteri telecinetici, spranga tutte le uscite e da quel momento scatena la sua furia latente sui presenti.

Dal preside alle compagne, tutti finiscono travolti dalla furia omicida di Carrie, che siano innocenti i colpevoli. E dopo la punizione terribile riservata ai compagni, Carrie uccide anche la madre, finendo però per perire durante il crollo della casa, seguito all’incendio che la distrugge. Sarà solo Sue a salvarsi con un colpo di scena geniale, alla fine, che spiazza gli spettatori.


Carrie è un gran film, in cui si mescolano con sapienza gli ingredienti di vari generi, in un’alchimia che De Palma raggiungerà solo poche volte durante la sua carriera. Grandissima Sissy Spacek, nel ruolo di Carrie, così come brava è Amy Irving. Nel film c’è un giovanissimo John Travolta.


Carrie, lo sguardo di Satana (Carrie), un film di Brian De Palma. Con Amy Irving, Sissy Spacek, Piper Laurie, John Travolta, William Katt.
Titolo originale Carrie. Horror, durata 95 min. – USA 1976.



Sissy Spacek: Carrie White
Piper Laurie: Margaret White
Amy Irving: Sue Snell
William Katt: Tommy Ross
Betty Buckley: Miss Collins
Nancy Allen: Chris Hargensen
John Travolta: Billy Nolan
P.J. Soles: Norma Watson
Priscilla Pointer: Mrs. Snell
Sidney Lassick: Mr. Fromm


Dal tramonto all’alba

Agosto 7, 2008

Seth e Richard,due fratelli responsabili di una rapina in cui hanno ucciso 4 ranger e un ostaggio sono in fuga verso il confine con il Messico;si fermano in un grill e poco dopo arriva uno sceriffo.

I due lo uccidono e,dopo aver ucciso anche il proprietario del market,fuggono lasciandosi alle spalle le rovine della costruzione.Arrivati in un motel,i due fratelli si separano temporaneamente;al ritorno Seth trova che Richard ha ucciso anche l’ostaggio che avevano portato con se,una cassiera della banca.

Nel motel si imbattono in una famiglia,l’ex pastore Jacob Fuller e i sue due figli,Kate e Scott;li sequestrano,e approfittando del fatto che la famiglia si muove in camper,si dirigono verso il confine del Messico;sorpassato il confine,Seth obbliga Jacob a fermarsi al Titty Twister,un locale nel quale ha appuntamento,all’alba,con Carlos,un trafficante che in cambio del 30% del bottino assicurerà loro un rifugio.

Il locale è frequentato da camionisti,e all’interno,conturbanti spogliarelliste cantano e ballano per gli avventori;ma ad un certo punto ecco che uno di essi si trasforma in un essere terrificante,un vampiro.Satanico Pandemonium,una bellissima danzatrice,si rivela essere un vampiro,così come quasi tutti i presenti nel locale.

La danzatrice uccide Richard,ma Seth lo vendica immediatamente.

Seth,Jacob,Kate e Scott,dopo un attimo di smarrimento,iniziano a combattere contro i vampiri,che in realtà sono meno temibili del previsto;basta infatti un paletto conficcato nel petto per ucciderli.

Aiutati da Frost e da Sex Machine,due avventori del locale,ingaggiano una furibonda lotta contro i vampiri. Ma le cose cambiano drammaticamente;nonostante il valore,decine e decine di vampiri sono riusciti ad entrare nel locale,e ben presto Frost e Sex Machine,dopo aver combattuto,vengono sopraffatti,morsi e si trasformano anche loro in vampiri.

Anche Jacob,che è riuscito con una croce a fermare i mostri,viene morso,e viene ucciso dal figlio.A sua volta Scott soccombe,e a restare vivi sono solo Richard e Kate,circondati dai vampiri superstiti.Una lama di luce entra all’improvviso da un foro in una parete:è l’alba,e pochi istanti dopo Carlos,il trafficante e i suoi due uomini sfondano la porta,causando la morte di tutti i rimanenti vampiri.Richard e Kate sono liberi,e ognuno di loro segue il proprio destino.L’inquadratura finale rivela il perché delle trasformazioni.

Truculento,splatter,violento e durissimo,Dal tramonto all’alba merita una segnalazione sia per gli effetti speciali,davvero notevoli,sia per il cast ben assortito,nel quale spiccano il regista Quentin Tarantino,nel ruolo dello psicopatico Richard,Harvey Keitel in quello del pastore Jacob,ministro di Dio in crisi,e di Gorge Clooney in quello di Seth.

Un film dalla violenza inaudita,che però è condita da molto umorismo,basti pensare alle scene più splatter,quelle delle teste rotolanti sul pavimento o agli organi mozzati che abbondano come in una macelleria.

I trenta minuti finali condensano tutto il film,in un crescendo infernale di morte,sparatorie,paletti conficcati nei cuori e membra staccate.Un film da vedere,per gli amanti del splatter.

Giudizio:ValutazioneValutazioneValutazione

(From Dusk Till Dawn)

Un film di Robert Rodriguez. Con Harvey Keitel, Juliette Lewis, George Clooney, Salma Hayek, Quentin Tarantino, Tom Savini. Genere Horror, colore 95 (108) minuti. – Produzione USA 1996.

Interpreti e personaggi

George Clooney: Seth Gecko

Quentin Tarantino: Richard Gecko

Harvey Keitel: Jacob Fuller

Juliette Lewis: Kate Fuller

Ernest Liu: Scott Fuller

Salma Hayek: Santanico Pandemonium

John Hawkes: Pete Bottoms

Tito Larriva: chitarrista e cantante

Cheech Marin: guardia di frontiera

Michael Parks: sceriffo Earl McGraw

Kelly Preston: giornalista Kelly Houge

Brenda Hillhouse: Gloria

Tom Savini: Sex Machine

John Saxon: agente F.B.I. Stanley Chase

Danny Trejo: Razor Charlie

Fred Williamson: Frost


Holocaust 2000

Agosto 4, 2008

Il sogno di Robert Caine è di costruire una moderna centrale termonucleare,potentissima;un sogno che però è avversato da diverse persone,per motivi svariati.

Eva,sua moglie,è contraria per motivi ecologisti,il leader del paese nel quale la centrale deve essere costruita la ritiene una cosa pericolosissima;uno degli scienziati che ha studiato il progetto è convinto che i danni sarebbero superiori ai vantaggi,e c’è in ultimo un sacerdote convinto che il figlio di Caine,Angel,altro non sia che l’incarnazione del diavolo,che vorrebbe far approvare la pericolosa costruzione per provocare l’Apocalisse.

Ad uno ad uno gli avversari del progetto muoiono in circostanze misteriose;il leader del paese africano che doveva ospitare la centrale muore in maniera orribile,decapitato dai rotori di un elicottero sul quale doveva salire.

Robert,messo sull’avviso dal sacerdote,intuisce che dietro le morti c’è un disegno oscuro;aiutato dalla sua nuova compagna,la giornalista Sara,tenta di uccidere il figlio,ma viene fermato e chiuso in un manicomio,dove rischia la vita.Nel frattempo Sara,che ha dato alla luce una bambina,è in pericolo,perché Angel vuole uccidere sua figlia.Ma Robert,fuggito provvidenzialmente dal manicomio,salva sia la donna che la bambina,e scappa lontano.Angel avrebbe campo libero,ma la bimba di Sara,come recitano le profezie,può fermarlo.

Diretto nel 1977 da Alberto De Martino,con un cast di livello eccellente,del quale fanno parte Kirk Douglas,nel ruolo di Caine,Agostina Belli in quello di Sara,Romolo Valli in quello del sacerdote,Holocaust 2000 è un discreto prodotto,uscito però in ritardo rispetto ad altri film del filone demoniaco,come Omen,La maledizione di Damien.Molti punti deboli in una sceneggiatura non certo impeccabile,ma sorretta dalle buone prove degli artisti.Tutto il discorso ecologista viene affrontato di straforo,e è questo il limite del film;la trama punta troppo sul rapporto tra Robert e suo figlio Angel,sulle implicazioni demoniache invece che sull’ecologia e sul pericolo della centrale.

Giudizio:ValutazioneValutazione

Un film di Alberto De Martino. Con Adolfo Celi, Anthony Quayle, Ivo Garrani, Agostina Belli, Kirk Douglas, Simon Ward, Romolo Valli, Alexander Knox, Spiros Focas, Sergio Serafini, Vittorio Fanfoni, Massimo Foschi, Eugenio Masciari, Virginia McKenna, Geoffrey Keen, John Carlin, Gerard Hely, Peter Cellier, Penelope Horner, Caroline Langrishe, Joanne Dainton. Genere Fantastico, b/n 106 minuti. – Produzione Italia, Gran Bretagna 1977.

Regia     Alberto De Martino
Produzione    Edmondo Amati Maurizio Amati
Scritto da     Sergio Donati Alberto De Martino
Distribuito da      Erico Menczer
Editing     Vincenzo Tomassi

Kirk Douglas     …     Robert Caine
Simon Ward    …     Angel Caine
Agostina Belli    …     Sara Golan
Anthony Quayle    …     Professor Griffith
Virginia McKenna    …     Eva Caine
Spiros Focás    …     Harbin
Ivo Garrani    …     The Prime Minister
Alexander Knox    …     Professor Ernst Meyer
Adolfo Celi    …     Dr. Kerouac
Romolo Valli    …     Monsignor Charrier
Massimo Foschi    …     Arab Assassin
Geoffrey Keen    …     Gynecologist
John Carlin    …     Robertson
Peter Cellier    …     Sheckley
Gerard Hely    …     Clarke