Malabimba

Dicembre 5, 2009

Uno spirito vendicativo, una famiglia poco raccomandabile, in cui tutti i componenti hanno qualcosa di morboso da nascondere, un pizzico di sesso ( eufemismo, perchè di sesso ne vedremo a profusione), poco sangue.
Malabimba è il precursore di un mini genere che includerà pellicole molto scadenti, come La bimba di satana, che sarà un remake virtuale di questo film, o Patrick vive ancora, altro scadente film dedicato a spiriti e forze diaboliche.
Sono i classici ingredienti che mescola Andrea Bianchi in questo Malabimba ( The Malicious Whore ), un film che mescola anche qualche elemento gotico, almeno come ambientazione a qualche elemento horror, rimasto solo nelle intenzioni, visto che di horrorifico c’è solo la scena invero disgustosa della fellatio praticata da Bimba ,ormai posseduta, al vecchio zio paralitico.

Mariangela Giordano è Suor Sofia

La trama si dipana attraverso lo spirito di Lucrezia, una donna vissuta nel castello dove vive l’attuale famiglia proprietaria dello stesso, che, evocata durante una seduta spiritica peraltro abbastanza comica e scombinata, si impadronisce dello spirito della giovane Bimba. da quel momento un’ondata di lussuria sconvolge le vite degli occupanti del castello. La stessa Bimba inizia a cambiare voce, a comportarsi in modo sguaiato e sessualmente provocatorio; sua zia Nais seduce il padre di Bimba e via dicendo.

Nelle due foto: Patricia Webley è Nais

Non è immune dall’atmosfera malsana della casa nemmeno una religiosa, suor Sofia, educatrice dell’adolescente Bimba, che avverte l’oscura presenza di un’entità diabolica. Così, tra un accoppiamento innaturale tra cognati, sguardi maliziosi e gambe aperte in maniera inequivocabile, si arriva al culmine delle manifestazioni possessive, con Bimba che arriva a far morire d’infarto il suo anziano zio paralitico praticandogli una fellatio che almeno lo farà morire contento. In ultimo, Bimba indurrà al peccato anche la povera suor Sofia, costringendola ad un innaturale rapporto lesbico; suor Sofia, capita l’antifona, decide di liberare la casa dallo spirito malvagio facendosi “prendere” dallo stesso. Poi, salita sul punto più alto del castello, si getta nel vuoto. Bimba ora è libera.

Un pò Esorcista, almeno nelle intenzioni, un pò pecoreccio, come testimoniato dai numerosi accoppiamenti che si susseguono durante il film, con protagonista la procace Patricia Webley, la famigerata Nais del film, Malabimba dopo un inizio dignitoso, con la solita famiglia italiana che vive nel solito castello diroccato (Balsorano,bellissimo, tra l’altro), scade ben presto nel già visto e nell’erotico più spinto. Chi ha avuto la possibilità di vedere la versione uncut per il mercato straniero ed è affetto da incontrollabile smania voyeuristica, troverà di che consolarsi. Le scene di sesso spinto abbondano, anche se va detto che non vedono coinvolte nè Mariangela Giordano e nemmeno Patricia Webley, chiaramente doppiate negli inserti hard che furono girati ad esclusivo vantaggio del mercato estero.

Un film sicuramente brutto e inutile, proprio per la preponderante presenza di erotismo a scapito della narrazione, che poteva sicuramente avviarsi su ben altri binari. Il mestiere di andrea Bianchi c’è ed è indiscutibile: tuttavia non basta a risollevare di nulla un film confuso e anche noioso, oltre che involontariamente comico in alcuni passaggi.

Malabimba, un film di Andrea Bianchi, con   Enzo Fisichella, Katell Laennec, Patricia Webley, Pupita Lea, Elisa Mainardi, Giuseppe Marrocu, Mariangela Giordano- Italia  1979

Katell Laennec     …     Daniela Karoli
Patrizia Webley    …     Nais
Enzo Fisichella    …     Andrea
Giuseppe Marrocco    …     Fratello di Andrea
Elisa Mainardi    …     La Medium
Giancarlo Del Duca    …     Giorgio
Pupita Lea    …     Madre di Andrea
Mariangela Giordano    …     Suor Sofia





La punition

Dicembre 2, 2009

Britt, una bella ragazza insofferente della vita nella provincia francese, decide di andare a Parigi, per dare una svolta alla sua vita; giunta nella capitale, conosce Francoise, una donna molto ambigua, che in cambio di denaro, le fa conoscere l’ancor più ambiguo Manuel.

Costui svolge una vita dal doppio aspetto; in realtà è uno sfruttatore della prostituzione. Infatti gestisce due case d’appuntamento, una delle quali è a Parigi, ed è destinata ad una clientela facoltosa, mentre l’altra, con sede a Lione, è solo un bordello degno dei bassifondi. Britt, che tenta di ribellarsi al suo sfruttatore, passa così dal vizioso giro della ricca Parigi a quello ancor più vizioso di Lione, dove viene custodita da raymond, mentre intrattiene rapporti sessuali con le persone più pervertite della città. Con il passare del tempo tra Raymond e Britt nasce l’amore.

Così la ragazza riesce a convincere il suo ex carceriere a portarla a Parigi; al gruppo si unisce una donna mentalmente instabile, che, una volta nella capitale, uccide Manuel. Britt e Raymond, convinti di dover fare i conti con l’organizzazione del defunto pappone, fuggono ,ma vengono raggiunti da un emissario dell’organizzazione, pagato dalla madre di Manuel, che uccide Britt.

Karin Schubert è Britt

Giallo con forti connotazioni erotiche, La punition è un film molto convenzionale strutturato attorno ad una sceneggiatura che privilegia la parte erotica piuttosto che quella puramente narrativa. Diretto da Pierre-Alain Jolivet, nel 1973, sfrutta principalmente la bellezza fisica ( e in questo caso anche la discreta recitazione) di Karin Schubert. La parte del lercio Manuel è affidata a Georges Geret, mentre quella dell’ambigua Francoise è intepretato da Claudie Lange. Un film non brutto, ma troppo legato all’erotismo e strutturato attorno alle nudità,peraltro apprezzabili, della bella Schubert.

La punition, un film di Pierre-Alain Jolivet. Con Karin Schubert, Amidou, Georges Géret   Drammatico,  durata 91 min. – Francia  1973.


La svergognata

Novembre 19, 2009

Fabio è l’ennesimo scrittore in crisi creativa e personale; ha una relazione problematica con un’attrice bellissima, Silvia, ma ciò non è sufficiente. Decide quindi di accettare l’invito di un suo vecchio amico, un’industriale del nord e di passare qualche giorno di vacanza nell’isola d’Ischia. Al suo arrivo Fabio Trova l’industriale, Nino Bernardi, accompagnato dalla moglie Clara, che in passato era stata la sua amante, e la giovane Ornella, figlia della coppia.

Philippe Leroy è Fabio, Pupo De Luca è Nino

La ragazza, un’aolescente vivace e viziatissima, accompagnata dall’amichetta Giusi, inizia a frequentare i ragazzi del posto, oltre che i figli degli amici dei genitori, ma ben presto mette gli occhi sullo scrittore. E inizia una lenta opera di seduzione dell’uomo, fatta di provocazioni di ogni genere. Ovviamente Fabio si lascia sedurre dalla freschezza della ragazza, anche se ben presto si rende conto che Ornella si limita a civettare ben oltre il limite del consentito, ma che non ha alcuna intenzione di cedergli.

Leonora Fani è Ornella

Ad Ischia arriva Silvia, che capisce ben presto la situazione: il suo amante l’ha chiamata più per essere distolto e rassicurato, che per effettivo bisogno della sua presenza. Nel frattempo Ornella, ingelosita dalla presenza della bellissima Silvia, decide di cedere allo scrittore, che da tutto ciò guadagnerà un’iniezione di fiducia e nuova linfa per il suo lavoro.

Nelle scene finali, Ornella e i genitori, in partenza dall’isola, salutano fabio dandogli appuntamento per l’anno successivo, mentre Ornella stringe la mano del suo boy friend e guarda con una certa nostalgia verso fabio, che sorride enigmatico.
La svergognata, film diretto da  Giuliano Biagetti nel 1974, è un discreto film senza eccessive sbavature, strutturato su una storia utilizzata spesso nel cinema, e che non presenta elementi di novità nel classico impianto dell’adolescente che tenta una seduzione nei confronti del maturo uomo affetto dalla solita crisi esistenziale e lavorativa.

Gli stereotipi ci sono tutti, tuttavia la storia è raccontata con garbo, senza accessivi pruriti erotici, con poche concessioni a scene ardite o di cattivo gusto. Certo, non c’è da gridare al miracolo, siamo nella solita strada incanalata della commedia all’italiana; però la recitazione degli attori, tra i quali spicca Phlippe Leroy, che interpreta con sobrietà Fabio, è adeguata. Bene la Bouchet, sempre bellissima, nel ruolo di Silvia e molto misurata la Leonora Fani, perfetta nel ruolo dell’adolescente Ornella.

Barbara Bouchet è Silvia

Ovviamente magnifica la location dell’isola verde, Ischia, anche se va detto che il regista non insiste molto sui paesaggi bellissimi della perla tirrenica.

La svergognata, un film di Giuliano Biagetti. Con Philippe Leroy, Barbara Bouchet, Leonora Fani, Pupo De Luca,Maria Pia Conte, Stefano Amato, Fiorella Masselli, Dana Ghia, Carla Mancini
Drammatico, durata 90 min. – Italia 1974.

Stefano Amato     …     Andrea
Barbara Bouchet    Silvia Lorenzi
Maria Pia Conte    …     Giusy
Pupo De Luca    …     Nino Bernardi
Leonora Fani    …     Ornella Bernardi
Dana Ghia    …     Clara
Philippe Leroy    …     Fabio Lorenzi


Riti, Magie nere e segrete orge nel Trecento

Novembre 18, 2009

Un castello, sito in un luogo imprecisato, è portatore di un’antica leggenda; si narra che una donna, isabella, sia stata bruciata viva dalla popolazione locale, dopo che essa aveva svolto, all’interno dello stesso castello, riti demoniaci innominabili, con tanto di vampiri e feudatario dedito a orge di ogni genere.

Il castello viene acquistato da Jack Nelson, che si reca nel castello con la figlia Laureen ( che sembra la reincarnazione della sacerdotessa Isabella, tale è la somiglianza tra le due), accompagnato anche da due amiche della ragazza, Krista e Steffy. Ma all’interno del castello agisce ancora la combriccola degli adoratori del demonio, che vorrebbe far rivivere, nella notte della venticinquesima luna, la sacerdotessa.

Per fare ciò però è necessario il sacrificio delle tre ragazze, in particolare di Laureen.
Dopo alcuni colpi di scena, Jack riesce a salvare, con l’aiuto del fidanzato di Laureen, Richard, la ragazza; determinante è l’aiuto della gente del posto, che scende ancora una volta in campo contro il male.
Inizialmente intitolato La reincarnazione di Isabel, il film diretto dall’ineffabile Renato Polselli, prese il titolo di Riti, Magie nere e segrete orge nel Trecento in ossequio alle volontà dei produttori, che tentarono di spacciarlo per un decamerotico, genere all’epoca molto seguito.

E si tratta di una porcata di dimensioni bibliche: a parte la location, il castello di Balsorano nelle marche, il film è di una bruttezza addirittura sconcia. La solita fotografia psichedelica di Polselli si unisce ancora una volta ad un cast assolutamente e totalmente penoso, fatta eccezione in parte per Rita Calderoni, che non sarà stata una grande attrice, ma che accanto ai vari Raul Lovecchio,Raul Lovecchio,Mickey Hargitay,Marcello Bonini Olas e Consolata Moschera fa la sua porca figura.

Rita Calderoni

Il film è un delirio di sciocchezze inenarrabili, a cominciare dalle scene iniziali, in cui una ragazza, legata ad un altare scarficiale, urla come fosse presa dai dolori del parto piuttosto che dalla paura, per concludersi con il solito happy end e l’arrivano i nostri, in questo caso degli abitanti del paesino raccattati al costo di una brioche e cappuccino.
In un certo senso bisogna essere riconoscenti a Polselli di essersi firmato con lo pseudonimo acchiappa gonzi, ovvero Ralph Brown: sarebbe stato davvero imbarazzante condividere la sua nazionalità con la firma sotto le locandine.

Riti, Magie nere e segrete orge nel Trecento, un film di Ralph Brown ( Renato Polselli), con Mickey Hargitay, Rita Calderoni, Raul Lovecchio, Krysta Barrymore, Moschera Consolata, Max Dorian, William Darni, Gabriele Bentivoglio, Stefania Fassio, Italia 1973

Mickey Hargitay     …     Jack Nelson
Rita Calderoni    …     Isabella / Laureen
Raul Lovecchio    …     Occultista
Christa Barrymore    Christa
Consolata Moschera
William Darni    …     Richard Brenton
Marcello Bonini Olas    Gerg
Stefania Fassio    …     Steffy
Gabriele Bentivoglio    Prete

Nazione: Italia
Produzione: G.R.P. Cinematografica
Soggetto: Renato Polselli
Sceneggiatura: Renato Polselli
Fotografia: Ugo Brunelli
Montaggio: Renato Polselli
Direzione artistica: Giuseppe Ranieri
Musiche: Romolo Forlai, Gianfranco Reverberi


L’infermiera nella corsia dei militari

Novembre 17, 2009

Grazia, giovane e bella cantante, più che brava, procace, ha una relazione con Johnny, il gestore un tantino losco del night nel quale lavora. L’uomo le chiede di fingersi un’infermiera, per poter recuperare due quadri appartenuti a sua madre, rubati e ora nascosti all’interno della clinica psichiatrica del professor Larussa. Così Grazia entra nella clinica,dove ovviamente abbondano i fuori di testa, inclusi i classici generali e il pittore con qualche dote.

Lino Banfi è il Professor Larussa

La modella è Carmen Russo

La donna è costretta anche a difendersi dalle lunghe mani dei pazienti, oltre che a doversi guardare dal professor Larussa, un uomo che ha problemi con la moglie, che crede frigida. Dopo diverse peripezie, Grazia rintraccia i due famosi quadri, proprio nella stanza di peppino, il pittore fuori di testa. scopre però che non si tratta di due quadri della madre di Johnny, ma di due preziosissimi Caravaggio, rubati, ovviamente.

Alvaro Vitali è il pittore pazzo

Karin Schubert è Eva

Scopre anche che Johnny non ha alcuna intenzione di farla diventare una cantante famoa, ma che intende vendere i quadri e scappare in America con la sua amante. Grazia, così, con l’aiuto dell’assistente di larussa, sventa il piano. Non diventerà una cantante famosa, in compenso troverà l’amore.
Mariano Laurenti, autore di questo L’infermiera nella corsia dei militari, ha diretto, nel corso della sua carriera, una cinquantina di film, quasi tutti appartenenti alla commedia sexy:

Nelle due foto: Nadia Cassini è Grazia

sono suoi alcuni titoli di culto, come Quel gran pezzo dell’Ubalda, La vedova inconsolabile ringrazia quanti la consolarono e Il vizio di famiglia. Lasciata la Fenech, Laurenti punta sulla Cassini, sicuramente molto meno dotata di capacità artistiche, ma fisicamente splosiva, grazie al corpo perfetto. Inserisce nel cast l’onnipresente e bravo Banfi, lo mescola a Alvaro Vitali, Susan Scott, Karin Schubert e Carmen Russo e tira fuori una gradevole commediola, assolutamente insolita nel desolante panorama di fine anni settanta.

Siamo infatti nel 1979, e la crisi del cinema è ormai esplosa a livello quasi mondiale; la stessa commedia sexy ha ormai pochi proseliti, tuttavia Laurenti gira un film in cui qualche risata la si fa, anche se ovviamente siamo al livello tipico di questi film. Tuttavia non è un prodotto da bocciare in toto, non fosse, come già detto, per le discrete battute, una trama una volta tanto non basata solo sulle gag, e per il best cast al femminile che il film propone. Certo, chiedere alla Cassini o a Carmen Russo di recitare è davvero troppo, tuttavia in una pellicola di questo tipo si può sorvolare, accontentandosi di ammirare le perfette forme delle due attrici, di ridacchiare con Banfi e Vitali, il che, con i tempi che correvano nel 1979, non era cosa da poco.

Susan Scott (Nieves Navarro) è Veronica Larussa

L’infermiera nella corsia dei militari , un film di Mariano Laurenti, con Lino Banfi, Nadia Cassini, Paolo Giusti, Enzo Andronico,Elio Zamuto, Karin Schubert,Susan Scott, Gino Pagnani, Alvaro Vitali, Carmen Russo
Commedia, durata 88 min. – Italia 1979.

Nadia Cassini     …     Grazia Mancini
Lino Banfi    …     Prof. Amedeo La Russa
Paolo Giusti    …     Prof. Santarelli
Karin Schubert    …     Eva
Elio Zamuto    …     John
Renato Cortesi    …     Ugolini
Marcello Martana    Moretti
Gino Pagnani    …     Ottavio
Ermelinda De Felice    …     Suor Fulgenzia
Enzo Andronico    …     Cav. Galeazzo Gedeone
Carmen Russo    …     Modella
Alvaro Vitali …. Peppino, Il pittore pazzo
Jimmy il Fenomeno    …     Il guardiano
Luigi Uzzo    …     Gustavo – male Nurse
Vittoria Di Silverio    L’amante di Johnny
Susan Scott (Nieves Navarro)  Veronica Larussa

Regia:     Mariano Laurenti
Soggetto:     Mariano Laurenti, Francesco Milizia
Sceneggiatura:     Mariano Laurenti, Francesco Milizia
Fotografia:     Federico Zanni
Montaggio:     Alberto Moriani
Musiche:     Gianni Ferrio


Desiderando Giulia

Novembre 12, 2009

Un insolito triangolo amoroso, una femme fatale, uno scrittore in crisi (l’ennesimo), un giovane scrittore rampante che non esita a sedurre la sorella dello scrittore in crisi pur di raggiungere i propri scopi.
In sintesi la trama di Desiderando Giulia è questa; ma ovviamente fermarsi ad un Bignami del sunto non è certo chi si aspetta una descrizione del film. E allora ecco più o meno la trama di questo filmetto realizzato da Andrea Barzini con molta mediocrità e su una sceneggiatura già vista e impalpabile.

Valeria D’Obici è Amalia, Massimo Sarchielli è Emilio

Serena Grandi è Giulia

Emilio, che vive con sua sorella Amalia, ha da tempo smesso di scrivere; un giorno conosce Stefano, un giovane che vorrebbe diventare anche lui scrittore, e inizia a corregergli quanto scritto fino ad allora. Stefano gli fa conoscere Giulia, una strana donna dal comportamento sfuggente. La ragazza ha una vita quantomeno disordinata; lavora come modella, e si concede evidentemente diverse avventure,

Preso dal vortice della pasione, Emilio si rende ben presto conto che Giulia è per lui una vera e propria droga; ma la donna lo tradisce senza ritegno, inoltre evita accuratamente di legarsi a lui. Così ben presto la storia tra i due diventa un delirio sensuale, al quale Giulia si concede, costringendo però il suo amante ad una serie di umilazioni. Intanto Stefano, che ha sedotto la povera Amalia, inizia a trascurarla e ad allontanarsi anche da Emilio, avendo raggiunto il suo scopo.

Così lo scrittore tenta di consolarsi tra le braccia di Giulia, che inevitabilmente mostra di essere una donna amorale e viziosa; lo coinvolge anche in uno squallido menage a tre, durante il quale Emilio fa a pugni con l’altro lato del triangolo. Giulia mostra inoltre pericolose tendenze non solo alla poligamia, ma inclinazioni verso la droga. Emilio accetta tutto, ma nel frattempo Amalia, delusa, si uccide gettandosi nel mare. Quando Emilio, chiamato dalla polizia, vede il cadavere della sorella, si rifugia nella casa laciatagli dai genitori, dove Giulia lo raggiunge ancora una volta, prima di lasciarlo del tutto.

Film decisamente noioso, mal interpretato, nonostante la rpesenza di Valeria D’Obici e di Sergio Rubini, Desiderando Giulia non sfugge al clichè del film erotico rivestito da una sottilissima patina di ambizioni assolutamente inespresse, permettendo allo spettatore sbadigli a non finire, intervallati dai monumentali nudi di serena Grandi, che fa del suo meglio per mettere in mostra le giunoniche forme, accontentando così almeno la parte voyeuristica dello spettatore.
Il resto è solo noia, sconfinata, in un film che non decolla mai; le premesse, sin dalle prime inquadrature, non ci sono, per cui spettatore avvisato……

Per una volta concordo in assoluto con questo giudizio tratto dal famoso sito che spesso stigmatizzo:
“Da Senilità (1898) di Svevo, già filmato da Bolognini (1962) con Claudia Cardinale, Barzini ha ricavato un film vacuo, decorativo, al servizio del greve erotismo all’amatriciana della Grandi, trasferendo l’azione da Trieste a Roma.”
Sintetico, approvabile sic et simpliciter

Desiderando Giulia, un film di Andrea Barzini. Con Serena Grandi, Sergio Rubini, Valeria D’Obici, Massimo Sarchielli.Giuliana Calandra, Johan Leysen
Drammatico erotico, durata 92 min. – Italia 1986.


La bonne

Novembre 10, 2009

Veneto, metà degli anni 50.
Anna, giovane e bella moglie di Giacomo divide la sua vita monotonamente tra il marito, spesso assente per impegni politici e la suocera, una donna petulante che è in casa sua, ammalata e perciò bisognosa di cure.
A interrompere la routine quotidiana arriva Angela, bella e disinibita ragazza che lavora in casa sua; le due diventano ben presto confidenti e anche qualcosa in più. La sessualità repressa di Anna trova uno sfogo, anche se solo intellettuale, in morbosi giochi con la ragazza.

Trine Michelsen è Angela

Florence Guerin è Anna

Complice una gita in campagna, tra le due si instaura un rapporto pericoloso; dopo una pericolosa escursione in una balera, dove Anna si reca in compagnia di Angela e di un suo amante, un giovane soldato, la donna provoca involontariamente la morte dell’anziana suocera, allarmata da un rumore di vetri infranti provenienti dalla stanza di Anna, dove le due donne sono mpegnate in un morboso gioco a moscacieca.Da quel momento il legame tra le due diventa ancor più simbiotico: ora Anna e Angela sono legate anche dal silenzio sulle vere cause della morte della madre di Giacomo.

Angela fa conoscere ad Anna un farmacista in la con gli anni, che non si accontenta di avere con la stessa un rapporto sessuale: ben presto l’uomo seduce anche Angela, e così tra i tre ha inizio un pericoloso e morboso rapporto, con la due donne, a turno, che osservano i rapporti sessuali dell’altra. Alla fine il gioco sfocia in due gravidanze quasi contemporanee; a questo punto Anna, stanca dei giochi erotici, manda via di casa la pericolosa Angela. Ora, dopo le avventure che si è concessa, la riscoperta del proprio corpo e della propria femminilità, la gravidanza, può iniziare una nuova vita.

Il malizioso gioco del riflesso nell’acqua

 

Fa credere a Giacomo che il figlio che attende è il suo, e assume un anuova cameriera, Isabella.
La bonne, diretto da Salvatore Samperi, uscito nel 1986, non sfugge al solito copione di samperi: sesso, morbosità, un pizzico di perversione e per una volta, erotismo a volontà, complici le due protagoniste del film, la francese Florence Guerin e Trine Michelsen. Delle due attrici si può parlare sopratutto in termini fisici, vista la loro scarsa predisposizione alla recitazione, in un film immerso in un’aria torbida come poche.

La morte della madre di Giacomo

Loro riescono benissimo a rendere il film erotico e sensuale, ma non vanno oltre questo. Anche per colpa di una sceneggiatura che predilige la parte erotica della storia, a scapito di qualsiasi tentativo di introspezione dei personaggi. Per cui alla fine del film lo spettatore si rende conto di aver assistito ad una pellicola che non si differenzia molto da quelle a luci rosse, se non per la mancanza di espliciti atti sessuali.

Tenendo conto che a Tinto Brass è stata per anni rinfacciata la sessualità come mezzo di espressione, non si capisce perchè a Samperi non sia stato riservato lo stesso trattamento. I dialoghi a volte sono raccapriccianti : ” Che te ne frega a te, tanto tu sei la signora….” è una delle tante amene frasi che pronuncia la corrucciata Angela, strano tipo di serva gaudente e allo steso tempo viziosa oltre l’immaginabile. Frasi inserite in dialoghi già di per se abbastanza piatti e incolori, che contribuiscono all’aria di estrema sciatteria del film, salvato solo dalla fotografia di Bazzoni.

Quello che più irrita è il discorso pseudo sociale di cui si respira aria nel film, anche se si tratta di aria in parte fritta e in parte rarefatta; la denuncia dell’ipocrisia borghese, della corruzione restano pie intenzioni, e alla fine l’unica cosa che colpisce lo spettatore è la sequela di perversioni sessuali, anche se non eplicita, che il film mette in mostra, con primi piani delle parti intime di Florence Guerin, rapporti lesbo, a tre, attività autoerotiche. Insomma, il peggior Samperi, ammesso che ci sia mai stato un miglior Samperi, salvando in parte il buon Nenè. Qualcosa di cui parlare bene? Si, il commento musicale di Riz Ortolani, davvero sprecato e degno di miglior sorte.


La bonne, un film di Salvatore Samperi. Con Florence Guérin, Katrine Michelsen, Rita Savagnone, Cyrus Elias,Benito Artesi, Antonella Ponziani, Eva Grimaldi, Lorenzo Lena
Commedia erotica, durata 108 min. – Italia 1986.


9 ospiti per un delitto

Novembre 8, 2009

Su una bellissima isola, disabitata, attracca uno yacht con a bordo Ubaldo, un ricco e anziano signore, padre di tre di loro, presenti con le relative consorti, e sua sorella. Il gruppo è quanto mai disomogeneo: tra i presenti, manca completamente l’armonia, anzi, ben presto ci si rende conto di una torbida atmosfera che regna all’interno della variegata famiglia.

Michele, Elisabetta (sorella di Ubaldo),  Patrizia, Lorenzo e Walter hanno ognuno dei segreti da nascondere. Ci sono relazioni proibite, fra di loro, e ben presto ci si rende conto che più che ad una famiglia, siamo di fonte ad una tana di serpenti. La stessa giovane moglie di Ubaldo, Giulia, ha una relazione proibita con Michele, figlio di Ubaldo. La moglie di Michele, Carla, una donna con qualche problema psichico, scompare improvvisamente sott’acqua, sotto gli occhi di tutti, preda probabilmente di un malore.

E’ l’inizio di una catena di sciagure che colpirà la famiglia di Ubaldo; ad uno ad uno verranno uccisi da una misteriosa mano. Elisabetta, sorella di Ubaldo, attribuisce tutto al fantasma di Charlie, un suo amante ucciso molti anni apprima proprio da Ubaldo e dai suoi figli, mentre era in intimità con la donna sulla spiaggia. Tutti gli occupanti della villa muoiono tragicamente, e alla fine restano solo Elisabetta e Michele; ma l’assassino è Carla, frutto della relazione segreta tra Elisabetta e il suo defunto amante, che ha deciso, in accordo con la madre, di sparire per vendicare la morte di suo padre. Michele uccide le due donne, ma a sua volta morirà nell’esplosione della barca che stava preparando per fuggire dall’isola maledetta.

Ripreso da 10 piccoli indiani, capolavoro di Agatha Christie, 9 ospiti per un delitto, diretto da Ferdinando Baldi nel 1977 è una riedizione scolorita e priva di nerbo del classico della giallista inglese. A parte Arthur Kennedy, nel cast non figura nessun attore di rilievo, e la cosa si nota subito, così come a latitare, sin dall’inizio, è l’atmosfera. abbondano invece le nudità femminili e viene privilegiato l’aspetto morboso della storia, con ampio risalto alle relazioni peccaminose tra cognati e in ultimo anche con l’attuale matrigna;

così John Richardson, Caroline Laurence, Rita Silva, Massimo Foschi, Venantino Venantini, Loretta Persichetti, Dana Ghia e Sofia Dionisio, sorella della più famosa Silvia, fanno quello che possono, ovvero poco, rendendo il giallo/thriller prevedibile in quasi tutti i suoi passaggi. a parte la bellissima location, c’è ben poco ancora da segnalare. Il debito verso il pur mediocre 5 bambole per la luna d’agosto è evidente;ma in quel caso Bava è riuscito a creare quanto meno un’atmosfera claustrofobica, che in questo film manca del tutto.

Forse l’unica vera attrattiva, per gli amanti dei morti ammazzati, è la lunga teoria degli stessi. Troppo poco per salvare un film dal naufragio.


9 ospiti per un delitto, un film di Ferdinando Baldi , con Flavia Fabiani, Massimo Foschi, Dana Ghia, Arthur Kennedy, Caroline Laurence, Loretta Persichetti, John Richardson, Venantino Venantini Italia 1977

Sofia Dionisio     …     Carla ( Flavia Fabiani)
Massimo Foschi    …     Michele
Dana Ghia    …     Elisabetta
Arthur Kennedy    …     Ubaldo – old man
Caroline Laurence    …     Giulia
Loretta Persichetti    …     Patrizia
John Richardson    …     Lorenzo
Rita Silva    …     Greta
Venantino Venantini    …     Walter


Dove vai se il vizietto non ce l’hai?

Novembre 6, 2009

Diogene Colombo è un detective molto fiero della sua virilità; ha come vice un buffo e imbranato aiutante, Aroldo. I due vengono contattati dalla moglie commendator Cesare per un’indagine particolare: devono cioè accertarsi della fedeltà dell’uomo, sposato con Simona, un’avvenente donna. I due, per poter seguire da vicino l’uomo, sono costretti a travestirsi; mentre Diogene assume il ruolo di un cameriere/maggiordomo

Paola Senatore e Renzo Montagnani

con tendenze spiccatamente omosessuali, Aroldo diviene Carlotta, una improbabile e decisamente brutta cameriera. I problemi però nascono quando i due entrano nella villa. A parte la bella padrona di casa, alle dipendenze del commendatore ci sono anche due belle e poco inibite donne. A complicare le cose ci si mette anche un giardiniere decisamente focoso; così, resistendo fin dove possibile alle tentazioni, i due portano avanti le loro indagini.

Ma Diogene ha fatto i conti senza la bella Simona e senza le due cameriere, che si infilano nude nel suo letto.
Alla fine i due detective scopriranno inaspettatamente il vero segreto del commendatore, e ne verranno ricambiati con una grossa somma. Che però non si godranno: fatale sarà il fascino che esercita su di loro l’altro sesso.
Dopo il successo del film Il Vizietto, con i due spassosi protagonisti Tognazzi-Serrault alle prese con i problemi quotidiani della diversità, Marino Girolami pensa di gettare il tema in chiave ancor più comica, o se vogliamo, farsesca.

Lory Del Santo

Ne viene fuori questo Dove vai se il vizietto non ce l’hai?, commediola imbastita attorno alla simpatia di renzo Montagnani, questa volta tendente troppo a debordare, alla figura macchiettistica di Alvaro vitali, che fa sempre il suo, ovvero senza infamia e senza lode, e al cast di bellezze molto disinibite e pronte a spogliarsi, ovvero la bellissima Paola Senatore, la giovane Lory Del Santo, la insignificante (almeno dal punto di vista recitativo) Angie Vibeker e Sabrina Siani.

Nel cast figura ovviamente il solito Mario Carotenuto, che ripete per l’ennesima volta la parte del burbero simpatico, uno dei suoi clichè abituali. Qualche gag simpatica, molte nudità, sicuramente apprezzabili e poco altro. Un prodotto non indecoroso, va detto, perchè nel periodo d’oro della commedia sexy si è visto di molto peggio, ma sicuramente non un cult.

Molti spettatori affezionati al genere tendono a sopravalutarne le capacità comiche, che sono affidate al solto Montagnani, ma in realtà aldilà di qualche trovata, il film mostra tutti i limiti di una sceneggiatura ridotta all’osso, condita da qualche volgarità di troppo, e guardabile solo nell’ottica assoluta di 90 minuti passati senza aspettarsi dal film assolutamente nulla.

Dove vai se il vizietto non ce l’hai, un film di Marino Girolami, con  Mario Carotenuto, Renzo Montagnani, Paola Senatore, Alvaro Vitali, Lory Del Santo.Stefano Amato, Sabrina Siani, Franco Caracciolo, ,Angie Vibeker
Commedia, durata 92 min. – Italia 1979.


La bimba di Satana

Novembre 5, 2009

L’azione si svolge in un castello, abitato da Antonio Aguilar e da sua figlia Myra; Aguilar è ovviamente un nobile, rimasto vedovo non incidentalmente. E’ stato lui, infatti, ad uccidere la bella moglie Maria, accecato dalla gelosia, una volta tanto giutificata. La giovane Myra, però, inizia a comportarsi in maniera strana: una sera induce il medico di famiglia a recarsi nei sotterranei, dov’è custodito il corpo della donna in attesa di essere imbalsamato. L’uomo muore fulminato davanti al corpo della sua ex amante; altro ex amante di Maria è il fratello handicappato che vive su una sedia a rotelle, e che l’implacabile Myra,

La morte di Maria

Mariangela Giordano è Sol

che sembra posseduta dallo spirito della nobil donna, fa morire, così come muore Isidro, un sudamericano un tantino necrofilo, che ha capito che qualcosa di demoniaco si aggira nel castello. L’uomo, nel tentativo di praticare qualche arcano rito, finisce per essere strangolato nientemeno che da una mummia, risvegliata dalla ormai posseduta Myra, che però, durante le fasi diurne, sembra non essere consapevole del suo stato di indemoniata. A furia di morti, nel castello si aggirano ormai solo in tre: Myra, suo padre Antonio e la bella Sol, una suora chiamata ad assistere il fratello infermo di Antonio e la giovane ragazza.

Sol ben presto capisce che la situazione è fuori controllo, che lo spirito di Maria è in attesa di completare la propria vendetta; Antonio, però, convinto che Sol abbia avuto una relazione prima con sua moglie e che ora punti a fare lo stesso con la figlia Myra, la rinchiude nei sotterranei, in compagnia del cadavere della contessa. Antonio muore di paura, cadendo per le scale, mentre Sol cerca, con un gesto estremo, di placare la sete di vendetta di Maria: si unisce a lei per consumare un amplesso, confermando così i sospetti di Antonio, ma la morta la stringe a se soffocandola.

La morte di Isidro

La bimba di Satana, diretto da Mario Bianchi con lo pseudonimo Alan W. Cool nel 1982, è un confuso, pasticciato e noioso thriller/horror, girato in strettissima economia e con otto attori in globale; budget ristretto all’osso, quindi e film dilatato nei tempi, con pause e noiosi dialoghi oltre all’ormai canonico inserimento di sequenza porno, girate da Marina Hedman con grande entusiasmo, come si evince dalle sequenze che ovviamente vennero riservate al circuito hard.

La trama ricalca quella di Malabimba e di tanti sottoprodotti girati con un occhio al budget e con un altro al fecondo mondo hard, che negli inizi degli anni ottanta era protagonista di un boom senza precedenti; un altro pesante handicap deriva dalla durata del film, poco più di un’ora, quanto in pratica si salvò dall’esclusione delle scene pornografiche. Risultato finale, un film drammaticamente povero di idee, di tutto, se vogliamo; unica a salvarsi la bella e brava Mariangela Giordano, che all’epoca del film era ormai quarantacinquenne, e che mostra anche un fisico davvero invidiabile.

Marina Hedman è Maria

Non c’era bisogno di un remake di Malabimba,film meno indecoroso, tuttavia recitato malissimo e pieno di sequenze hard; ma il cinema italiano, dopo il periodo d’oro degli anni settanta, si avviava ad un periodo nero, a cui contribuirono proprio film scadenti come questo. Imbarazzante la recitazione di tutti, in primis quella della Hedman, ex signora Fraiese, ingaggiata probabilmente solo per la sua fama di pornostar.

La bimba di Satana, un film di Alan W. Cools ( Mario Bianchi). Con Jacqueline Dupré, Giancarlo Del Duca, Mariangela Giordano, Aldo Sambrell, Marina Hedman.Horror, durata 92 min. – Italia 1982.

Jaqueline Duprè è Myra