Ultimo tango a Zagarol

Novembre 16, 2009

Franco, sposato con Margherita, lavora nello squallido alberghetto a ore della moglie; Margherita, una donna tirannica e sovrapeso, lo obbliga ad una dieta da fame. Un giorno, stanco delle angherie della donna, Franco decide di andarsene, e dopo aver rinfacciato alla moglie la relazione che la stessa intrattiene con un pensionante, molla tutto e va via.

Gina Rovere è Margherita

Franco Franchi è Franco

Ingaggiato da una regista fuori di etsta, Franco racimola il denaro necessario per prendere in fitto un appartamento in cui il vecchio affittuario, un artista, è morto divorato dai topi.
Qui conosce una ragazza che rifuta di dirgli anche il suo nome, e che lo obbliga a stravaganti giochi sessuali, come lo stendersi su una rete da letto con due campanelli in mano, mentre lei elettrifica la stessa.

Martine Beswick è La ragazza

Sempre più affamato, Franco sottosta agli strani giochi, finchè non sa che sua moglie è morta: convinto di aver ereditato l’alberghetto, Franco torna a casa, ma scopre che la moglie non è affatto morta. La stessa, dietro consiglio della madre, ha finto la dipartita per costringere il marito a tornare a casa. Franco scappa nuovamente, e per strada scopre che la misteriosa ragazza conosciuta nell’appartamento altro non è che una prostituta. Ancora una volta in fuga, Franco si rifugia, inseguito dalla ragazza, nell’alberghetto. La moglie e la ragazza lo supplicano di restare con loro, e Franco accetta. In cambio chiede da mangiare e del…..burro.

Gustosa parodia di Ultimo tango a Parigi, il film di Nando Cicero vede per la prima volta Franco Franchi esibirsi in un ruolo d’attore comico si, ma decisamente impegnativo, lontano dai clichè ai quali il bravo attore siciliano aveva abituato il pubblico. La storia sembra surreale, così come il suo svolgimento, sopratutto nelle parti che integrano la figura della stravagante regista che dovrebbe documentare i comportamenti degli italiani nelle toilette; ma la storia resta comunque intrigante, sottilmente amara anche se girata in chiave volutamente farsesca.

Nel ruolo della ragazza senza nome troviamo una bellissima Martine Beswick, ex Bond girl, mentre la regista è una splendida Franca Valeri, ironica come suo solito. La vera sorpresa, come già detto, è costituita da Franco franchi, che da spessore e sottile humour al suo ruolo dello sfortunato Franco, angariato da una moglie fedifraga e da un’amante che lo tiene a stecchetto sia in fatto di sesso che di semplice soddisfazione del primario bisogno di franco,mangiare.

Davvero gustose le scene girate nello squallido appartamento, che in qualche modo appare più squallido ancora di quello dal quale prende modello, l’appartamento che vede la muta storia di seso tra i due sconosciuti di Ultimo tango a parigi. Siparietto gutoso quello con Nicola Arigliano, il misterioso amante di Margherita, costretto a vivere come un recluso dalla donna, e condannato alla vita di un’oca all’ingrasso.
In definitiva un film da rivalutare, anche se va detto che sono tanti coloro che hanno attribuito a questo film l’etichetta di cult, sopravanzando anche il ben più famoso Ultimo tango di Bertolucci.

Ultimo Tango a Zagarol, un film di Nando Cicero, con Nicola Arigliano, Martine Beswick, Ugo Francareggi, Franco Franchi, Carla Mancini, Gina Rovere, Franca Valeri Italia 1973, Commedia

 

 

Franco Franchi: Franco
Martine Beswick: la ragazza
Nicola Arigliano: Marcello
Franca Valeri: la regista
Gina Rovere: Margherita
Loredana Mongardini: Maria
Nerina Montagnani
Ugo Fangareggi: l’operatore
Luciano Bonanni: l’ingegnere
Franca Scagnetti: partecipante alla gara di tango
Nerina Montagnani: addetta alla toilette
Grazia di Marzà: madre di Margherita
Giuseppe Bruno Bossio: selezionatore
Jimmy il Fenomeno: cliente dell’albergo a ore


Regia:                 Nando Cicero
Soggetto:     Mario Mariani
Sceneggiatura:     Marino Onorati
Produttore:     Mario Mariani
Fotografia:     Luciano Trasatti
Montaggio:     Alessandro Peticca
Musiche:     Ubaldo Continiello, Franco Franchi


Bruciati da cocente passione

Ottobre 20, 2009

Storia di due coppie proletarie della Milano anni 70; due coppie assortite male, una formata da Casimiro e Milena, l’altra da Michele e Virginia.
Casimiro, ingenuo e romantico, ha per moglie la vulcanica Milena, mentre Michele, tipico popolano esuberante ma assolutamente privo di buone maniere, è sposato con la copia carbone di Casimiro, ovvero Virginia, anche lei sognatrice e timida. Le storie dei quattro si incrociano perchè il destino decide di metterci lo zempino:

Catherine Spaak è Milena

Jane Birkin è Virginia

Michele e Milena iniziano una relazione tumultuosa, fatta di incontri per entrambi molto soddisfacenti dal punto di visita fisico, mentre Casimiro deve limitarsi a guardare da lontano la donna che gli piace, quella Virginia che è la sua copia speculare. I due si guardano e si parlano come due fidanzatini, scambiandosi promesse, mezze frasi e speranze in un futuro migliore. La situazione degenera quando un ricattatore, Leonida fa saltare il tutto, costringendo i quattro a mettere in piazza la loro situazione.

Cochi Ponzoni è Casimiro

Aldo Maccione è Casimiro

Così di comune accordo, le coppie si dividono le rispettive consorti, o se vogliamo i rispettivi consorti. Casimiro va a vivere con Virginia e Milena con Michele. Il problema principale è rappresentato dalla coppia di figli che i coniugi hanno dai rispettivi matrimoni. Dopo vari tentativi, ognuna delle due coppie, all’insaputa dell’altra, tenterà di far fuori la coppia rivale; il tutto finirà per fortuna bene, almeno per loro, perchè durante un tentativo di far saltare la baracca della coppia Virginia-Casimiro, Leonida e Milena provocheranno un’inondazione.

Qualche mese dopo i quattro si reincontrano in una trattoria: il tempo è passato ed evidentemente i legami di coppia che esistevano prima erano più forti di quello che i protagonisti pensavano, tant’è vero che riemerge negli sguardi dei protagonisti, il rimpianto per l’antico legame, quello canonico. Così assistiamo allo scambio di occhiate di desiderio di Casimiro per la sua ex moglie, mentre questa si china sui suoi bambini, sguardo ricambiato dalla donna, in cui c’è evidentemente rimpianto, sguardi che fanno il paio con quelli scambiati tra Leonida e Virginia, colmi di tenerezza e rimpianto.

Film diretto da Giorgio Capitani, Travolti da cocente passione è una commedia tutto sommato ben congegnata, con un finale agro dolce, in cui le due coppie riscoprono i valori che avevano portato al loro formarsi. La trasgressione dal tran tran quotidiano, l’elemento di novità portato dal tradimento, la sottile ebbrezza e il fascino del proibito lasciano alla fine il posto al rimpianto di un passato tranquillo, vissuto nella solidità di rapporti evidentemente sottovalutati.

Bravi senza dubbio i quattro protagonisti, Cochi Ponzoni che interpreta il timido e sognatore Casimiro, Catherine Spaak che interpreta sua moglie, la vitalissima Milena, Aldo Maccione nei panni del popolano rustico Michele e Jane Birkin, in un inedito ruolo simil comico, nel ruolo della timida e poetica Virginia.

Bruciati da cocente passione, un film di Giorgio Capitani, con Cochi Ponzoni,Catherine Spaak,Aldo Maccione,Jane Birkin,Daniele Formica, Mario Maranzana


Il prode Anselmo e il suo scudiero

Settembre 30, 2009

Anselmo di Montebello, definito prode per arcani motivi, disputa una singolar tenzone con il cavaliere teutonico Ottone; grazie ad un volgare trucco, messo in scena da suo zio il Vescovo, batte il povero tedesco e si prepara a viaggiare in direzione di Roma, dove è incaricato di portare la mano sinistra del santo Mancinello.

Alighiero Noschese è il prode Anselmo

Al termine della missione, potrà quindi partire come crociato per la Terrasanta e impalmare la bellissima Leonzia, nipote del vescovo e sua promessa sposa. Ma Ottone capisce l’inganno in cui è caduto e vuole vendicarsi di Anselmo. Il prode in realtà altro non è che uno sbruffone bigotto, si traveste da contadino e accompagnato dallo zio e dalla bella Leonzia, entrambi travestiti da contadini, fuggono verso Roma.

Marie Sophie è Leonzia

Si rifugiano, per la notte, presso Gianpuccio Senzaterra, un villico furbissimo quanto squattrinato; qui il giovane seduce la bella Leonzia, ma deve fare i conti con il furibondo Ottone. Con una beffa, lo rende cieco da un occhio, scappa con Anselmo che deve dividersi dalla sua promessa sposa e da suo zio.

Leonzia sedotta da Gianpuccio

Inizia cosi una caccia assolutamente irresistibile condotta da Ottone con i due occasionali compagni di viaggio a fare da lepre. Durante la fuga, Anselmo e il suo scudiero si imbattono in Frà Prosdocimo Zatterin da’ San Donà di Piave, un religioso dedito ad uno strano mestiere, quello del castratore, che ha già sperimentato sul suo compagno di viaggio. Dopo una notte passata in un cimitero, in cui i due compagni si imbattono in uno strano tipo di fantasma, una donna che fa becco il marito facendogli credere di essere sonnabula, i due compagni di avventura si rifugiano in una locanda, sempre inseguiti dal furibondo tedesco.

Enrico Montesano è Gianpuccio Senzaterra

Alighiero Noschese il  Prode Anselmo di Montebello

Qui i due conoscono Laura e Fiammetta, le due splendide locandiere, che si fanno sedurre senza molte resistenze. Nella locanda alloggia anche fra Prosdocimo e sempre nella locanda arriva il vendicativo Ottone; i due compagni riescono a sfuggire, ma Gianpuccio perde sventuratamente la reliquia. Imbattutisi per l’ennesima volta in Ottone, che ha ucciso per rabbia tutti i suoi compagni d’arme, privano lo sventurato tedesco della mano destra, involontariamente; la mano dovrà sostituire la reliquia finita in fondo al fiume. Anselmo e Gianpuccio arrivano così a Roma, con la falsa reliquia; ma nella fretta di sostituirla,

Uno strano tipo di fantasma

Tamara Baroni, il fantasma

Gianpuccio ha tagliato allo sfortunato tedesco la mano sbagliata.Scoperto l’inganno, Anselmo viene condannato ad essere castrato dall’ineffabile Frà Prosdocimo Zatterin; riesce a sottrarsi con l’inganno al suo destino, convincendo Gianpuccio con le lusinghe a prendere il suo posto. Conosciuto il suo vero destino , quello che lo attende a Roma, Gianpuccio, incarcerato, riesce a convincere con un trucco a far prendere il suo posto al solito sfortunato Ottone, che oltre all’occhio e alla mano destra, perderà anche la virilità.

Lino Banfi e Erminio Macario

Maria Baxa e Femi Benussi

Gianpuccio, fingendosi eunuco, raggiunge il prode Anselmo al suo villaggio, e lo convince ad entrare come servitore e paggio al servizio della bella Leonzia. Spassosa commedia degli equivoci, diretta con ritmo da Bruno Corbucci, Il prode Anselmo e il suo scudiero è una commedia farsesca che ricalca, naturalmente con meno originalità, lo storico Brancaleone di Comencini; la dove il maestro aveva puntato tuto sul linguaggio, sull’espressione e sulla comicità involontaria delle cialtronesche gesta di Brancaleone da Norcia,

Il casto Anselmo cede alle lusinghe della carne

Corbucci sostituisce l’irresistibile idioma  di Brancaleone con un linguaggio forse troppo triviale, ma ugualmente spassoso. Il film ha ritmo, in alcune parti è assolutamente irresitibile, anche se Noschese non è Gassman, e in Il prode Anselmo predomina, la scurrilità e il doppio senso, elargito con abbondanza. Girato come se fosse un decamerotico, quindi con la consueta aggiunta di mariti cornuti e di beffe varie, tuttavia questo film si distacca nettamente dalla produzione del genere per la sua carica umoristica molto forte. Noschese e Montesano sono assolutamente irresistibili, e disegnano ottimamente i personaggi del pavido Anselmo e del bifolco dal cervello fino, Gianpuccio.

Renzo Montagnani

Il cast è completato dall’inefabbile Erminio Macario, con il suo sorriso ironico e la sua carica magnetica nei panni di Frà Prosdocimo Zatterin, da Mrio carotenuto, autentica istituzione di film a ispirazione decamerotico-medioevale, e dalla presenza di alcune bellezze, come Maria Baxa, Femi Benussi, Tamara Baroni e Marie Sophie. Una lode a parte per il solito grande Renzo Montagnani, che da vita allo spassoso personaggio di Ottone, lo sventurato cavaliere teutonico vittima dei due compagni di avventura, Anselmo e Gianpuccio e per Lino Banfi, irresistibile nei panni del compagno di viaggio di Fra Prosdocimo, da lui reso eunuco. Un film da riscoprire, allegro divertente e senza pretese.

Il prode Anselmo e il suo scudiero, di Sergio Corbucci, con Lino Banfi, Tamara Baroni, María Baxa, Femi Benussi, Mario Carotenuto, Sandro Dori, Erminio Macario, Renzo Montagnani, Enrico Montesano, Rosalba Neri, Alighiero Noschese, Marie Sophie


Lino Banfi Il compagno di viaggio di Fra Prosdocimo
María Baxa Fiammetta
Femi Benussi Laura
Mario Carotenuto Il Vescovo zio di Leonzia
Sandro Dori
Erminio Macario Frà Prosdocimo Zatterin da’ San Donà di Piave
Renzo Montagnani Ottone
Enrico Montesano Gianpuccio Senzaterra
Alighiero Noschese Prode Anselmo di Montebello
Mimmo Poli Oste
Marie Sophie Leonzia
Tamara Baroni Fantasma
Ignazio Leone Un Vescovo (non accreditato)
Marcello Martana    Marcozzo il becchino (non accreditato)
Franca Sciutto    (non accreditato)


Homo eroticus

Settembre 29, 2009

Il siciliano Michele è in fuga dal suo paese della Sicilia: il motivo è da ricercarsi nei problemi creati dall’uomo alle donne del posto. Arrivato a Bergamo, si reca dal barbiere Tano con tanto di raccomandazione di un pezzo grosso locale. L’uomo riesce a farlo assumere da un suo cliente, l’ingegner Achille, sposato alla bellissima Coco.

Michele a casa di Tano

Rossana Podestà è  Cocò Lampugnani

L’ingegnere fa visitare il nuovo assunto, destinato a diventare un cameriere, dal suo amico medico, il dottor Mezzini, che durante la visita di controllo scopre che Michele ha non solo un apparato genitale fuori dal comune, ma è anche affetto da triorchismo, ovvero possiede tre testicoli. Con poco tatto, il medico informa della cosa l’ingegner Achille, che ne parla alla moglie: ben presto la notizia fa il giro della città, divertendo ma anche incuriosendo tutte le donne della buona borghesia. Le stesse signore iniziano a contendersi il giovane, che passa ben presto da un letto all’altro, non disdegnando nemmeno le cameriere delle donne.

Bernard Blier è il Dr. Mezzini


Ma tanto super lavoro ha come risultato il nascere della gelosia di Coco, poco disposta a dividere l’uomo con le amiche. Nel frattempo Michele ne combina una delle sue: seduce la giovanissima figlia di Tano, non ancora maggiorenne, suscitando le ire del padre. Licenziato da Coco, Michele passa alle dipendenze di una affascinante ma dura capitano d’industria, Carla, che presto lo scarica per lo stesso motivo di Coco.

Lando Buzzanca è Michele

Michele viene assunto allora da una nobildonna, Agnese Tresconi, ma fatalmente una sera, durante un amplesso, la donna muore tra le braccia dell’amante.A questo punto Michele, con la coda tra le gambe, torna dall’ingegner Achille, che lo riassume al suo servizio, mettendo a tacere con dei soldi anche Tano, che cercava il siciliano per vendicare l’onore della figlia. Ma è destino che per Michele le cose debbano essere cambiate per sempre: il trauma subito durante l’episodio della morte di Agnese, lo ha reso impotente. Per Michele sembra esserci solo una’lternativa: il ritorno in Sicilia.

Adriana Asti è Agnese, Sylva Koscina è Carla

Ma Tano gli offre la soluzione: lui sposa la ragazza che ha sedotto e in cambio i due lavoreranno assieme nella bottega da barbiere di Tano.
Diretto da Marco Vicario nel 1971, Homo eroticus è una discreta commedia; una festa per gli occhi, principalmente, visto il favoloso cat al femminile allestito dal regista. Dalla Koscina alla moglie dello stesso Vicario, la bellissima Podestà, passando per Femi Benussi, Paola Tedesco, Brigitte Skay, Ira Furstemberg,Adriana Asti,Giancaro,Angela Luce. Ottime anche le performance di Lando Buzzanca, Luciano Salce e Bernard Blier. Film godibile, sorretto da una discreta trama  e sopratutto privo di volgarità e di nudi fini a se stessi: nel film l’unico topless è della splendida Sylva Koscina.

Rossana Podestà e Luciano Salce

Homo eroticus,,un film di Marco Vicario. Con Ira Fürstenberg, Femi Benussi, Adriana Asti, Rossana Podestà.Luciano Salce, Sylva Koscina, Lando Buzzanca, Angela Luce, Bernard Blier, Alberto Plebani, Evi Marandi, Sergio Serafini, Sandro Dori, Ugo Fangareggi, Jacques Herlin, Bruno Boschetti, Brigitte Skay, Fulvio Mingozzi, Catherine Diamant, Lino Patruno, Simonetta Stefanelli, Paola Tedesco, Michele Cimarosa, Shirley Corrigan, Nanni Svampa, Piero Chiara
Commedia, durata 111 min. – Italia 1971.

Paola Tedesco

Luciano Salce e Femi Benussi

Sylva Koscina

Simonetta Stefanelli

Ira Fursetmberg,Lando Buzzanca e Bernard Blier

Paola Tedesco


Rossana Podestà Cocò Lampugnani
Lando Buzzanca Michele Cannaritta
Luciano Salce Achille Lampugnani
Adriana Asti Agnese Trescori
Ira von Fürstenberg Moglie del dottor Mezzini
Evi Marandi        Giusy
Brigitte Skay Cameriera
Angela Luce         Cameriera
Femi Benussi Ersilia
Sandro Dori
Shirley Corrigan
Simonetta Stefanelli Figlia di Tano
Michele Cimarosa Tano Fichera
Paola Tedesco Amica di
Ugo Fangareggi        Conducente del Taxi
Jacques Herlin        Prof. Godé
Sergio Serafini
Pia Giancaro Amica di Cocò
Federico Pietrabruna
Bernard Blier Dr. Mezzini
Sylva Koscina Carla
Piero Chiara           Giudice
Nanni Svampa         Bestetti
Lino Patruno         Il cantante


La patata bollente

Settembre 28, 2009

Il Gandhi (il cui vero nme è Bernardo), è un operaio verniciatore con la passione per il pugilato e per la politica; infatti è un attivo sindacalista, iscritto al Pci. L’altra sua passione è la splendida fidanzata Maria; una sera, rientrando a casa, assiste casualmente ad una brutale aggressione nei confronti di un giovane da parte di alcuni militanti dell’estrema destra. Grazie all’intervento di Gandhi, Claudio, il giovane pestato a sangue, riesce ad uscire dalla brutta avventura con qualche livido e tanto spavento.

Edwige Fenech è Maria

Massimo Ranieri è Claudio

Il giovane è un omosessuale, e Gandhi, che lo ha portato a casa, si sente in imbarazzo sia con i colleghi che con i compagni di partito. Nasconde l’amicizia per il giovane anche a Maria,e ben presto la situazione degera. I suoi compagni, assolutamente contrari all’omosessualità,lo deridono, e anche con Maria le cose si mettono male. Sarà proprio

Claudio a sistemare le cose: dopo aver detto a Gandhi di essere un fascista, il giovane verrà pestato da quest’ultimo, e la situazione tra Gandhi e la fidanzata, con i compagni di partito e i colleghi di lavoro si appianerà. Durante le nozze tra Maria e Gandhi arriva una lettera di claudio, che si è trasferito in Olanda: racconta di avere un compagno e sopratutto ringrazia Gandhi dell’amicizia mostratagli. I due neo coniugi passeranno il viaggio di nozze da lui.
La patata bollente è un film di Steno, diretto nel 1979 dal bravissimo regista romano; commedia gradevole e con gag irresistibili, questo film si segnala anche per i dialoghi frizzanti, ben lonatni dalle banalità della commedia sexy ancora imperante nei cinema italiani.

Massimo Ranieri e Renato Pozzetto

Ben sorretto da una sceneggiatura robusta, il film si avvale anche di un cast di ottimo livello, nel quale fa un figurone Renato Pozzetto nella parte di Gandhi, il cantante Massimo Ranieri, ancora una volta in un ruolo cinematografico ben recitato nella parte dell’omosessuale Claudio, la splendida Edwige Fenech nei panni di Maria, fidanzata dapprima sconcertata, poi divertita del buon Gandhi.

Piccole partecipazioni anche per Adriana Russo e Clara Colosimo. Va anche segnalata la benevola presa in giro dell’apparato comunista, assolutamente chiuso al dialogo con la diversità sessuale. Steno non calca mai la mano, evitando di far scendere la commedia a livello di farsa.

La patata bollente,un film di Steno. Con Renato Pozzetto, Edwige Fenech, Massimo Ranieri, Mario Scarpetta, Adriana Russo, Loris Bazzocchi, Umberto Raho, Clara Colosimo, Luca Sportelli, Nazzareno Natale, Dario Ghirardi, Alberto Squillante. Commedia, durata 100 min. – Italia 1979.

Renato Pozzetto: Bernardo Mambelli, “il Gandhi”
Massimo Ranieri: Claudio
Edwige Fenech: Maria
Mario Scarpetta: Walter
Clara Colosimo: Elvira
Sergio Ciulli: Maravigli
Adriana Russo: amica di Maria
Loris Bazzocchi: operaio
Umberto Raho: il dottore


La lettrice (La lectrice)

Settembre 2, 2009

La sera, prima di addormentarsi con il suo compagno, Costance legge, invogliata dallo stesso, un libro, La lettrice, che racconta la storia di una ragazza, Marie, che sceglie una professione inconsueta, leggere a domicilio dei libri per persone che amano la lettura.

Constance, Miou Miou

Marie pubblica l’annuncio

Costance diventa così l’alter ego di marie,e leggendo, vive in prima persona gli incontri che la ragazza fa, subito dopo aver pubblicato un annuncio nel quale si offre come lettrice. Marie così si imbatte in vari personaggi, come il giovane Eric, un giovane costretto a vivere su una sedia a rotelle, che ama la poesia e la lettura, ma che finirà per chiedere a Marie di sollevarsi la gonna e mostrare le gambe.

Marie a casa di Eric

la Généralessa ,Maria Casares

O ancora la generalessa, una signora che risponde all’annuncio dicendo di avere cent’anni. In realtà la donna è molto più giovane, ma ama farsi leggere passi di libri russi, tratti da Lenin e Marx, da Guerra e pace e altri. Conoscerà Coralie, una bambina che vive con una madre perennemente distratta dalla sua vita personale,un ingegnere all’apparenza logorroico, ma in privato assolutamente pieno di complessi, con il quale Marie avrà una breve relazione, prima che l’uomo la abbandoni e infine un maturo magistrato in pensione che convince Marie a leggere passi dello scandaloso Sodoma di De Sade,

La madre di Eric/Jocelyne ,Brigitte Catillon

e che la ragazza abbandonerà quando l’uomo pretenderà che Marie legga lo stesso libro davanti a due suoi amici, che la ragazza ha già conosciuto, uno strano e quasi folle dottore e un ispettore di polizia. Marie così passa nelle vite di queste persone come una ventata di novità, ottenendo risultati davvero particolari, come nel caso della giovane segretaria della generalessa, Bella,una splendida ragazza con la fissazione di avere ragni in testa, che finalmente si scrollerà di dosso la sua mania per scappare e tornare a vivere una vita normale.

Marie e Bella

La madre di Coralie

O ancora Coralie, la bimba abbandonata a se stessa da una madre iperattiva, con la quale Marie passerà un pomeriggio al luna park, con il risultato di vedersi denunciata per sottrazione di minore da parte della madre della bimba. Il film ruota quindi su questa dualità Costance/Marie, entrambe interpretate dalla bravissima Miou Miou, che incarna la solarità della lettrice Marie, che con la sua voce e la sua particolare dote, che consiste nel comprendere i problemi degli altri, riuscirà in qualche modo ad influenzare le stesse vite con le quali verrà a contatto.

Marie e l’ingegnere

Marie sogna Josephine

Un film nel film, perchè Costance ad un certo punto non sembra leggere un romanzo, ma sembra essere davvero la protagonista della storia; i punti di contatto sono tanti, come la presenza dell’invisibile amante di marie, che è la copia carbone dell’uomo di Costance.
Il film di Delville, uscito nel 1988, è decisamente inusuale, giocato com’è tra realtà e fantasia, che ad un certo punto sembrano legate indissolubilmente; giova a tutto la presenza di citazioni di Baudelaire, di Tolstoj e di tanti altri classici della letteratura e della poesia, che rendono ad un certo punto il racconto come sospeso in una dimensione differente, in cui sembrano materializzarsi le figure, le parole e i versi che la dolce Marie legge ai suoi attenti ascoltatori.

Un film comunque di difficile lettura,sospeso com’è tra l’equivoco sulla figura di Costance-Marie: sono la stessa persona, oppure realmente Costance legge il libro di Marie fino a decidere, alla fine, di seguire il suo percorso? Perchè nel libro di Marie i personaggi, alla fine sembrano essere mossi tutti da strane pulsioni, come se fossero avulsi dalla realtà? Interrogativi, come ne sorgono altri, durante il film. Ma tutto scorre con così sapiente destrezza, che alla fine, certi o no dell’interpretazione dell’opera di delville, si è passati attraverso un’ora e mezzo di buon cinema, che ha affascinato, intrigato lo spettatore.

Detto che Miou Miou è una grande attrice, e sopratutto ricca di un fascino anche sensuale, resta solo da consigliare il recupero di questa ottima opera, edi gustarsela come se fosse un libro che attendevamo da tempo…..
La lettrice, un film di Michel Deville. Con Miou-Miou, María Casares, Régis Royer, Patrick Chesnais, Pierre Dux.Brigitte Catillon, Marianne Denicourt, Maria de Medeiros, André Wilms
Titolo originale La lectrice. Commedia, durata 99 min. – Francia 1988.

Costance/Marie Miou Miou
La madre di Eric/Jocelyne     Brigitte Catillon
Éric     Régis Royer
la Généralessa     Maria Casares
Jean/Philippe     Christian Ruché
Il magistrato     Pierre Dux
Bella     Marianne Denicourt


La poliziotta

Settembre 1, 2009

Afflitta da un fidanzato egoista, da una famiglia in cui il padre è riverito come un sultano, da un datore di lavoro opprimente e negriero, la giovane Gianna langue sognando un futuro migliore. Dopo l’ennesimo soppruso sul lavoro, l’ennesima lite con il padre e dopo aver avuto il responso delle analisi, che escludono una sua maternità, Gianna molla tutto e parte verso Milano.

Mariangela Melato interpreta Gianna

Renato Pozzetto interpreta Alberto

Fermatasi a Ravedrate, la giovane vede il bando di concorso per vigili  urbani e decide di iscriversi. Durante il corso, risulta la migliore in assoluto e di conseguenza viene assunta .Ben presto però la volenterosa ragazza scopre che all’interno del comune vige il clientelismo più sfrenato: le multe che la giovane somministra ai negligenti cittadini, vengono stracciate dal solerte comandante, ammanigliato con i poteri forti, fra i quali spiccano un industriale inquinatore e intrallazzatore, con zio cardinale e fratello senatore,

Gigi Ballista, il datore di lavoro di Gianna

L’addio ad Alberto

ed una serie di piccoli e ignobili faccendieri, come l’analista di un laboratorio che metterà a tacere lo scandalo più grave, l’inquinamento del fiume del paese ad opera degli scarichi dell’industria dell’uomo d’affari. Sabotata in tutti i modi, Gianna viene dapprima retrocessa al controllo sull’emigrazione; scopre il caso di una povera famiglia che vive con 15 congiunti in una catapecchia, non denuncia la cosa e finisce per dover ripartire da zero.

Il bando di concorso

Mario Carotenuto

Dopo aver respinto il ritorno di fiamma dell’ex fidanzato, la donna, combattivamente, riesce a scatenare un putiferio contro l’amministrazione locale, ma tutto viene insabbiato, nonostante l’aiuto che le viene dal pretore Ruggero, innamorato di lei. Alla fine Gianna decide di rinunciare al suo incarico e va in stazione per prendere il treno che la riporterà a casa; ma viene raggiunta da Ruggero, che la obbliga a rimanere, mentre lui parte per Roma, per proseguire la sua battaglia. Una battaglia persa, che costerà ai due un trasferimento in Sicilia, che verrà però accolto come una liberazione, visto che i due si sposeranno.

Alberto Lionello

Alvaro Vitali

Commedia in agrodolce girata da Steno nel 1974, La poliziotta, pur non rifuggendo dallo schema tipico della commedia all’italiana, se ne distingue per la conosciuta bravura di Steno, che infila qua e la stilettate al malcostume italiano, in particolare quello politico, quel malaffare che sarà la costante sia della prima che della seconda repubblica. A parte la denuncia, Steno affida alla Melato, brava e assolutamente sobria e lineare nella recitazione, il compito di usare la sua maschera e la sua abilità per rendere ancor più simpatico il personaggio di Gianna, femminista e integerrima persona dai costumi morali assolutamente irreprensibili.

Orazio Orlando

Il cast del film è di notevole spessore e include Orazio Orlando nel ruolo del prefetto Ruggero, uomo che sacrifica la propria carriera per amore di Gianna, un odioso e spocchioso renato Pozzetto, abilissimo nel tratteggiare tutto gli aspetti negativi del suo personaggio, Claudio, il fidanzato di Gianna. Ci sono poi l’onnipresente Mario Carotenuto, il capo della polizia municipale, Alberto Lionello, nel ruolo del sofisticato e intrallazzatore Tarcisio, assessore al comune, oltre ad Alvaro Vitali, che interpreta l’inetto Fantuzzi, che ha il solo merito di essere nipote del Cardinale.
Film gradevole, quindi, con in mano una frusta che non prende mai il sopravvento, limitandosi a fustigare in maniera poco percettibile vizi e debolezze italiche;

ma l’intento di Steno non era quello.Come quasi sempre, Steno stigmatizza le cose, ci ride su e invita il pubblico a riflettere su quanto espone, senza tuttavia usare il vetriolo. Regista elegante, evita sempre le classiche situazioni un tantino pecorecce e molto scollacciate tipiche della commedia italiana, imbastendo un film che si lascia vedere con piacere, che fa riflettere e che sopratutto fa sorridere. Amaro, molto spesso.

La poliziotta, un film di Steno. Con Renato Pozzetto, Mariangela Melato, Orazio Orlando, Mario Carotenuto.Gigi Ballista, Alberto Lionello, Pia Velsi, Gianfranco Barra, Renato Scarpa, Armando Brancia, Alvaro Vitali, Umberto Smaila, Gianni Solaro Comico, durata 105 min. – Italia 1974.

Mariangela Melato: Giovanna Abbastanzi
Orazio Orlando: pretore Patanè
Mario Carotenuto: Capo della polizia
Armando Brancia: avvocato
Renato Scarpa: farmacista
Gianfranco Barra: aiutante del pretore
Umberto Smaila: figlio del sindaco
Renato Pozzetto: Claudio
Alberto Lionello: Tarcisio
Alvaro Vitali: Fantuzzi


La medusa (L’annèe des meduses)

Agosto 31, 2009

Vic, maturo professionista, accompagna la figlia di un suo amico a Saint Tropez; la ragazza, Chris, appena diciottenne, è però assolutamente disinibita e priva di tabù, e riesce a sedurre il maturo Vic. La ragazza rimane incinta, e poichè l’uomo è anche sposato ed ha dei figli, la ragazza decide di liberarsi del figlio che ttende, e riprende la sua frivola vita in compagnia dell’affascinante madre.

Valerie Kaprisky

La donna, bella e fascinosa, cade preda di un dongiovanni con un oscuro presente da pappone, Romain, che con abilità dopo averla portata a cena e colmata di attenzioni, la trascina con se sulla propria barca, suscitando la gelosia della giovane Chris, che ben presto si accorge della relazione adulterina della madre. Chris porta lo scompiglio anche nella vita di una giovane coppia; una sera decide di sedurre il marito della donna, ma in maniera imprevista, viene coinvolta in un menage a trois, che si conclude con una nottata infuocata.

La giovane moglie, infatuata di Chris, costringe in pratica il marito a interrompere le vacanze, illudendosi di aver trovato qualcosa che confusamente emerge da lei, il bisogno di un amore lesbico. Ma Chris si stanca ben presto, e dopo averla mollata all’anziano padre di Vic, telefona a suo padre pregandolo di venire a Saint Tropez. L’uomo arriva, ma ben presto si immerge in lunghe telefonate, trascurando sia sua figlia che la moglie. Così Chris decide di tentare un ricatto ai danni di Romain; chiede all’uomo di uscire con lui, pena il racconto a suo padre dell’infedeltà della madre. L’uomo, messo alle strette, accetta, ma tratta Chris per quello che è in realtà, una ragazzina viziata.

La ragazza vuole di più e cerca di farsi possedere dall’uomo, che la respinge. La scena si svolge sull’imbarcazione di romain, già teatro dell’adulterio della madre di Chris; furibonda per essere stata nuovamente rifiutata dall’uomo, Chris lo spinge in acqua, dove Romain troverà una morte dolorosissima punto da un banco di meduse che con il loro veleno lo uccideranno. Mentre l’indomani la barca arenata di Romain verrà ritrovata, con vicino il copro dell’uomo, a Chris e sua madre non resterà altro da fare che tornare in città, portandosi dietro il sapore amaro di vacanze stupide e contemporaneamente tragiche.

Film sul genere Lolita, L’annees des meduses, ribattezzato in Italia La medusa, in maniera inesplicabile, l’opera si muove su un piano molto pruriginoso, quasi una commedia sexy all’italiana tinta di nero, con quel finale abbastanza cattivo. Un film che rivelò la bellezza e la bravura di Valerie Kaprisky, ma che alla fine risulta abbastanza piatto e incolore, non fosse per l’attrice francese, praticamente più nuda che vestita, e per la quantità industriale di tette e natiche esposte generosamente dalle bagnanti della Costa Azzurra.

Poca incisività dei personaggi, che appaiono più imbambolati che partecipi delle varie vicende della vita di Chris, frettolosa descrizione di personalità, motivazioni e altro fanno di La medusa un film poco più che mediocre, nel quale il regista Christopher Frank concetra tutto più sull’immagine patinata dei corpi esposti che sulla sostanza, lasciando alla fine il dubbio fondatissimo su una smaccata operazione voyeuristica. Da segnalare, nel film una parte riservata a Emmanuelle Seigner.

La medusa, un film di Christopher Frank. Con Valérie Kaprisky, Bernard Giraudeau, Caroline Cellier, Emmanuelle Seigner
Titolo originale L’année des méduses. Commedia, durata 110 min. – Francia 1984.

Bernard Giraudeau     Romain Kalides
Valérie Kaprisky    …     Chris
Caroline Cellier    …     Claude
Jacques Perrin    …     Vic
Béatrice Agenin    …     Marianne Lamotte
Barbara Nielsen    …     Barbara
David Jalil    …     Jean-Paul
Philippe Lemaire    …     Lamotte
Pierre Vaneck    …     Pierre
Jean-Paul Dubarry    …     Guttaz
Betty Assenza    …     Dorothee
Serge Gaubardy
Charlotte Kady    …     Miriam
Gill Matt    …     Aldo
Antoine Nikola    …     Peter


I racconti di Canterbury

Agosto 21, 2009

Chaucer, lo scrittore dei Racconti di Canterbury, è in viaggio con un gruppo di pellegrini, meta la cittadina inglese; per rendere meno noioso il viaggio, propone ad ognuno dei pellegrini di raccontare una storia, che allieti il viaggio stesso. Così assistiamo a otto novelle raccontate con malizia e impudicizia, divertimento misto a ironia anti religiosa; vediamo un ricco mercante, anziano e bavso, smaniare per passare la prima notte di nozze con la bella Maggio, che lo cornificherà quando l’uomo perderà la vista.

Il mercante, Hugh Griffith e la bella Maggio, Josephine Chaplin

Il mercante la riacquista proprio nel momento in cui la donna si gode il suo amplesso, ma la ragazza stessa riuscirà a far credere al marito di aver avuto le traveggole. Sarà poi la volta di un giovane agghindato come il monello di Chaplin che si muove arraffando cibo dove può, assistendo alle varie unioni carnali (spesso omosessuali), prima di finire sulla gogna, passando per il diavolo

Punizione di un sodomita

Festa di matrimonio

che beffa un taglieggiatore portandolo con se all’inferno, per una quattro volte vedova che al quinto matrimonio finisce per morire accidentalmente per colpa del neo marito, del quale si vendicherà strappandogli il naso a morsi, per un giovane che beffa un legnaiolo seducendogli la moglie, ma che verrà a sua volta beffato da un innamorato respinto dalla donna stessa, che lo punirà, involontariamente, mettendogli un bastone infuocato nelle terga. Infine, assisteremo alla parte più cupa del film, con tre giovani che si uccideranno fra loro per impossessarsi di un tesoro, prima del gran finale con un frate trasportato agli inferi, dove i suoi correligiosi vengono sputati fuori direttamente dal deretano di un gigantesco demonio.

L’allegro vagabondo, Ninetto Davoli, alla gogna

Seconda parte della trilogia della vita, I racconti di Canterbury è dei tre film il meno riuscito, anche se esteticamente e fotograficamente, probabilmente è il migliore. Chaucer è lontano da Boccaccio, diviso da oltre 50 anni, e si vede; lo scrittore inglese non ha la finezza e lo stile narrativo di messer Boccaccio, e sembra che Pasolini faccia a gara con se stesso per rimarcarlo nel corso della sua narrazione, che questa volta è meno rigorosa, più scollacciata e sicuramente meno divertita rispetto al Decameron e meno ancora rispetto al Fiore delle mille e una notte.

Una beffa ripagata atrocemente

Rimane comunque la solarità, anche se solo a tratti, delle situazioni, degli ambienti e delle persone di quel medioevo visto da Pasolini come un’epoca in cui probabilmente tutto era più semplice, anche se gestito dai poteri forti, il re, i ricchi e il clero. Ma ancora una volta assistiamo alla rivincita dell’umile, dello straccione, nei confronti dei potenti: lo dimostra l’abile Maggio, che beffa il bavoso mercante, così come l’anticlericalismo è tutto nelle scene finali, con il frate trasportato in un inferno flatulente, in cui diavoli rigorsamente colorati di rosso e blu sputano fuori a intervalli regolari dai loro posteriori orde di confratelli.

Laura Betti, vedova 5 volte

La beffa ad un marito credulone

Il percorso dl film non è omogeneo, mancando il regista di quell’umorismo greve, ma autenticamente popolare che possedeva Chaucer; lo stesso percorso del film, che inizia allegramente, con la novella del mercante e di Maggio, finisce in maniera tetra con i racconti finali, quello dei due ragazzi che beffano il mugnanio seducendogli moglie e figlia, quello dei tre giovani che si ammazzano per denaro e con il citato episodio del frate.

Questa volta, però, Pasolini abbonda in costumi, scenografia e ambientazione, andando a girare il film proprio in Inghilterra, restitueno quanto meno l’aria che pervade il libro di Chaucer, attraverso le costruzioni inglesi medioevali, costumi semplici ma assolutamente a tono, sopratutto utilizzando splendidamente la fotografia, luminosa e ariosa, che ci restituisce un medioevo non cupo e drammaticamente pervaso da morte e miseria, ma un’epoca quasi ridanciana, in cui i poveri sembrano vivere allegramente le loro vite,

La parte cupa del film: l’arrivo del frate all’inferno

Il girone dei religiosi

beffandosi di oro e gloria, vanità e alterigia, grazie alla loro capacità di usare quel poco che hanno, ovvero l’aria, i campi e sopratutto il sesso, vera valvola di sfogo anche a livello sociale. Ecco, il sesso, in questo film di Pasolini, non ha la stessa valenza di altri suoi film; le stesse scene erotiche sono ridotte al luumicino, le beffe sessuali non hanno la valenza che avevano in Decameron e che avranno in Il fiore delle mille e una notte. Tant’è vero che il film stesso non venne perseguitato come il precedente Decameron; Pasolini sceglie anche, questa volta, attori presi dalla strada, con l’eccezione dei fidi Ninetto Davoli, che interpreta il giovane che si muove come Chaplin, Franco Citti, che interpreta il diavolo, la bravissima Laura Betti, la pluri vedova dell’episodio più riuscito del film assieme a quello del mercante (Hugh Griffith, bravissimo) e di sua moglie Maggio, la giovane Josephine Chaplin.

Il giardino proibito del mercante

Il mercante beffato

Accolto in maniera difforme dalla critica, che ancora una volta si divise tra strenui difensori e accaniti contestatori, I racconti di canterbury, pur non possedendo l’energia selvaggia e dissacratrice di altri lavori del regista, rimane comunque un’opera pregevole, anche grazie alle sue numerose pecche. Pasolini ridà corpo all’anima spontanea del cinema, senza voler costruire un racconto imbellettato da attori che declamano stentorei e fini dicitori. Utilizza come al solito gente qualsiasi, rendendo quindi spontaneo il rapporto tra il racconto popolare e  la sua anma più vera, il popolano, che in fin dei conti è il vero protagonista delle storie. Ci riesce, anche se solo a tratti, e consegna ancora una volta alla storia del cinema un’opera che quanto meno fa discutere e meditare.

Pier Paolo Pasolini, la voce narrante

I racconti di Canterbury, un film di Pier Paolo Pasolini. Con Hugh Griffith, Franco Citti, Laura Betti, Ninetto Davoli, Joséphine Chaplin, Alan Webb, Tom Baker, Vittorio Fanfoni, Anita Sanders, Vernon Dobtcheff, Jenny Runacre, Philip Davis
Commedia, durata 122 (111) min. – Italia 1972.


Ettore Lo Fusto

Agosto 17, 2009

Il potente Giove, cardinale, chiede aiuto al suo scaltro segretario Mercurio per cercare di impossessarsi di un terreno sul quale dovrebbe sorgere un complesso residenziale per ricchi. Il problema è però rappresentato da Ettore lo Fusto, che proprio su quei terreni ha una villa trasformata in un bordello di lusso, frequentato da gente insospettabile.

Il Cardinale Giove, Vittorio De Sica e Mercurio, Luciano Salce

Menelao, Vittorio Caprioli

Così Mercurio escogita un piano: coinvolgere i fratelli Menelao e Agamennone Due Re in una guerra privata contro Ettore, che in pratica fa concorrenza anche ai due fratelli. Il casus belli diviene così la bella Elena, moglie non certo fedele di Menelao, che viene sedotta ( anche se in realtà accade il contrario) dal bellimbusto Paride. Consigliati dallo scaltro Ulisse, i due fratelli organizzano la vendetta: assaltare la villa di Ettore.

Agamennone, Aldo Giuffrè

Ulisse, Giancarlo Giannini

Che però è estremamente ben difesa, tanto che la prima volta i due fratelli e la loro scalcinata banda rimediano una figuraccia. Grazie all’aiuto di Achille, che ha perso il fido amico gay Patroclo in una gara motociclistica con Ettore, i due fratelli espugnano la villa, non prima, però, di aver visto il loro locale raso al suolo proprio da Achille. Nell’assalto, Ettore finisce in un blocco di cemento, e diventerà la prima pietra del complesso residenziale sorto sui terreni proprio del defunto ettore, complesso inaugurato da Giove e Mercurio. La volubile Elena si consolerà con un onorevole, mentre Ulisse tornerà in Sicilia.

Elena, Rosanna Schiaffino

Orchidea De Santis e Haydeè Politoff

Commedia farsa interpretata da un cast straordinario, Ettore lo Fusto però tende molto più all’aspetto farsesco,  denotando, in qualche momento, stanchezza di idee unite a dialoghi infarciti di qualche volgarità di troppo. Però il film si fa vedere con interesse, grazie anche, come già detto, al nutrito cast che comprende Vittorio De Sica, un cardinale Giove più satanico che religioso, Luciano Salce, ancor più luciferino del suo capo nel ruolo di Mercurio, segretario e mente pensante,

Ettore Lo Fusto, Philippe Leroy

Philippe Leroy nei panni dello scaltro Ettore Lo Fusto, sconfitto solo dalla sua arroganza, Rosanna Schiaffino, assolutamente bella e spettacolosa nel ruolo della volubilissima Elena, Giancarlo Giannini nella parte dello scaltro Ulisse, Vittorio Caprioli in quella del cornuto Menelao e Aldo Giuffrè in quella di Agamennone e infine Franca Valeri nella parte della profetessa si sventure Cassandra. Completano il cast due bellezze, orchidea De Santis e Aydeèè Politoff nel ruolo di due ragazze squillo detinate a Ettore Lo Fusto e finite invece, grazie a Ulisse, nella magione dei due fratelli Due Re.

Non manca qualche momento felice, come la sequenza dell’assalto alla villa di ettore oppure la parte finale, con il cardinale Giove trionfante che si accorge della presenza del corpo di Ettore tra i massi delle fondamenta e che guarda con sguardo complice il fido segretario Mercurio.

Cassandra, Franca Valeri

La morte di Ettore

Commedia sfilacciata, un tantino sguaiata, ma sorretta quanto meno dall’eccellente cast.
Ettore Lo Fusto, un film di Enzo Girolami Castellari. Con Giancarlo Giannini, Rosanna Schiaffino, Vittorio De Sica, Philippe Leroy, Aldo Giuffré, Vittorio Caprioli, Luciano Salce, Michael Forest, Edoardo Nevola, Franca Valeri, Gianrico Tedeschi, Pepe Calvo, Giancarlo Prete, Gigi Rizzi, Haydée Politoff, Pietro Torrisi, Orchidea De Santis
Commedia, durata 109 min. – Italia 1971.