Novecento

Ottobre 17, 2009

Un gigantesco affresco, che copre quasi 50 anni della storia italiana, dal 1900 alla fine della seconda guerra mondiale, con la liberazione dal fascismo.

Questo è Novecento, uno dei capolavori assoluti della storia del cinema italiano, uno dei primi cinque, senza dubbio.Un’opera corale, che racconta attraverso le vite di Alfredo Berlinghieri, figlio di Giovanni e nipote di Alfredo, grande proprietario terriero dell’Emilia e Olmo Dalcò, figlio di Rosina e di nessun padre, o di cento, racconta dicevo le loro vite ma sopratutto racconta la miseria e le difficoltà di vita dei contadini agli inizi del secolo, le sperequazioni, le prime lotte operaie e le prime rivendicazioni sindacali, insomma tutto il contesto storico politico dell’Italia pre fascista.

Burt Lancasterè il  Nonno Alfredo Berlinghieri, il proprietario terriero

Una storia che inizia appunto con l’amicizia impossibile tra il ricco Alfredo e il contadino Olmo, i loro sogni e le loro vite parallele ma inevitabilmente e indissolubilmente legate , i loro amori, le loro delusioni.

In mezzo, tante vite parallele e contingenti: quella di Alfredo Berlinghieri , l’uomo che da il via alla saga, duro ma giusto, ricco ma rispettoso dei sacrifici dei suoi contadini. Quella di Giovanni, figlio minore di Alfredo , bramoso di ricchezza, assolutamente contrario a qualsiasi concessione ai contadini di una parvenza di dignità, quella di Attila Melanchini, il fattore crudele, bieco, come l’ideologia che finirà per rappresentare.

Romolo Valli: Giovanni, figlio minore di Alfredo

Roberto Maccari è Olmo da ragazzo

Sono solo alcuni dei personaggi che si muovono nel film, i più rappresentativi, ma che si collegano ad altri ugualmente importanti in una storia che li coinvolge tutti, comparse o protagonisti di primo piano di una tragedia, che allo stesso tempo è semplicemente la semplice vita di gente che si è trovata a vivere un’epoca di grandi cambiamenti storico politici.

Così prendono vita personaggi sullo sfondo di uno scenario grandioso, come Ada Fiastri Paulhan, moglie di Alfredo, giovane idealista innamorata del marito, che però lascerà incolpandolo di essere indifferente di fronte alla brutalità del fascismo, o come quello di Anita Furlan, moglie di Olmo donna istruita, una rarità per la civiltà contadina dell’epoca, che dedica il suo tempo all’istruzione dei piccoli, ma anche dei grandi, che cerca di spiegare ai contadini, che accettare supinamente il volere dei padroni significa consegnarsi allo sfruttamento e all’ignoranza.

Stefania Sandrelli è Anita, Gerard Depardieu è Olmo

Al centro, Robert De Niro è Alfedo

Ci sono poi i personaggi negativi, cattivi in assoluto, incapaci del minimo senso di umanità, vere e proprie Erinni, come Regina, figlia di Amelia , sorella di Eleonora moglie di Giovanni, il padre di Alfredo e quindi sua cugina, vittima ma anche complice dello spietato e abietto Attila, del quale diverrà complice nei più odiosi delitti.

Tanti personaggi, legati l’un l’altro da vincoli di parentela, di amicizia , di semplice conoscenza, che si muovono in quel mondo rurale primitivo, che vive a contatto della natura, che segue l’evolversi delle stagioni, retto da un’ordine quasi feudale, con il ricco destinato ad una vita facile e il povero costretto secolarmente a vivere solo di quel poco che la terra da lui lavorata produce.

Stefania Casini è Neve, la lavandaia

Bertolucci intreccia tutte queste vite, creando, attraverso 320 minuti di gran cinema, una storia potente come poche, magnificamente illustrata da una fotografia che sembra seguire l’alternanza delle stagioni; ma l’indubbio talento, il saper dirigere con mano svelta, l’aiuto di una sceneggiatura di prim’ordine, a cui collaborarono lo stesso Bernardo, suo fratello Giuseppe e Franco Arcalli, da soli non sarebbero bastati se lo stesso regista non avesse scelto un cast assolutamente straordinario per mettere in scena una rappresentazione credibile.

Dominique Sanda è Ada Fiastri Paulhan, moglie di Alfredo

Così sceglie con acume e affida il compito più difficile, quello di interpretare Alfredo e Olmo, a un giovane Robert De Niro e a Gerard Depardieu. I due lavorano talmente bene che ben presto i personaggi che interpretano divenatno, per lo spettatore, quasi dei volti amici. Si parteggia per loro e si arriva ad odiare i perfidi Attila e Regina, due splendidi attori come Donald Sutherland e Laura Betti.

Laura Betti è Regina, figlia di Amelia

Donald Sutherland èAttila Melanchini, il fattore

Accanto a loro Burt Lancaster e Sterlin Hayden, credibilissimo nel ruolo del contadino dei Berlinghieri, Leo Dalcò, il bravissimo Romolo Valli nel ruolo di Giovanni e Alida Valli Stefania Sandrelli, la maestrina che sposerà Olmo e la bellissima, seducente Dominique Sanda, Ada, la moglie di Alfredo. Un cast strepitoso,; così come di grandissimo livello è la fotografia di Storaro.

Alla fine, dopo oltre 5 ore di film, si resta con il rimpianto che tutto sia finito con quella scena finale dei due amici che, ormai anziani, continuano a litigare come quando erano bambini.

Novecento, un film di Bernardo Bertolucci. Con Gérard Depardieu, Robert De Niro, Burt Lancaster, Sterling Hayden, José Quaglio, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda, Donald Sutherland, Romolo Valli, Alida Valli, Stefania Casini, Francesca Bertini, Paul Branco, Anna Maria Gherardi, Paolo Pavesi, Tiziana Senatore, Liu Biosizio, Roberto Maccanti, Allen Midgette, Laura Betti, Ellen Schwiers, Maria Monti, Antonio Piovanelli, Anna Henkel, Werner Bruhns, Giacomo Rizzo  Drammatico, durata 315 min. – Italia 1976.

Robert De Niro: Alfredo Berlinghieri, figlio di Giovanni e Eleonora
Gérard Depardieu: Olmo Dalcò, figlio di Rosina
Burt Lancaster: Nonno Alfredo Berlinghieri, il proprietario terriero
Donald Sutherland: Attila Melanchini, il fattore
Dominique Sanda: Ada Fiastri Paulhan, moglie di Alfredo
Alida Valli: Ida Cantarelli Pioppi
Sterling Hayden: Leo Dalcò, contadino dei Berlinghieri
Stefania Sandrelli: Anita Furlan, moglie di Olmo
Werner Bruhns: Ottavio, figlio maggiore di Alfredo
Laura Betti: Regina, figlia di Amelia
Ellen Schwiers: Amelia, sorella di Eleonora
Anna Henkel: Anita, figlia di Olmo
Romolo Valli: Giovanni, figlio minore di Alfredo
Stefania Casini: Neve, la lavandaia
Francesca Bertini: Suor Desolata, sorella di Alfredo
Anna Maria Gherardi: Eleonora, moglie di Giovanni
Paolo Pavesi: Alfredo da ragazzo
Tiziana Senatore: Regina da bambina
Paulo Branco: Orso, figlio maggiore di Leo
Giacomo Rizzo: Rigoletto, il servo gobbo
Antonio Piovanelli: Turo Dalcò
Liù Bosisio: Nella Dalcò
Maria Monti: Rosina Dalcò, nuora di Leo
Roberto Maccari: Olmo da ragazzo
José Quaglio: Aranzini, un proprietario
Pippo Campanini: Don Tarcisio
Patrizia De Clara: Stella
Fabio Garriba: Contadino all’esecuzione di Attila
Sergio Serafini: Un giovane fascista
Carlotta Barilli: Una contadina
Allen Midgette: Vagabondo che scagiona Olmo
Odoardo Dall’Aglio: Oreste Dalcò
Salvatore Mureddu: Capo delle guardie rege
Catherine Kosac: Tondine
Mimmo Poli: Fascista alla riunione in chiesa
Clara Colosimo: La donna che accusa Olmo
Angelo Pellegrino: Il sarto
Pietro Longari Ponzoni: Pioppi

Olmo Dalcò, il figlio di Rosina (Gérard Depardieu)
I fascisti non sono mica come i funghi, che nascono così, in una notte. No. I fascisti sono stati i padroni a seminarli: li hanno voluti, li hanno pagati. E coi fascisti i padroni hanno guadagnato sempre di più, al punto che non sapevano più dove metterli, i soldi. Così hanno inventato la guerra , ci hanno mandato in Africa, in Russia, in Grecia, in Albania, in Spagna…ma chi paga siamo sempre noi.

Alfredo Berlinghieri, il figlio di Giovanni e Eleonora (Robert De Niro)
Dei contadini ce n’è bisogno, se no la terra va in malora. Ma il padrone? A cosa serve il padrone?

Ada Fiastri Paulhan, la moglie di Alfredo (Dominique Sanda) e Alfredo Berlinghieri, il figlio di Giovanni e Eleonora (Robert De Niro)
Mio padre ha disegnato la testa del re sui biglietti da dieci: così abbiamo sempre vissuto tra i soldi senza mai averne. Sono orfana. Tre anni fa i miei ebbero la bella idea di organizzare una spedizione alpinistica per milionari e sono scomparsi in un crepaccio sul Monte Bianco. Morti com’erano vissuti: al di sopra dei loro mezzi

Anita Foschi (Stefania Sandrelli)
Donne, l’avete sentito il padrone? La colpa è dei nostri uomini perché sono andati in guerra a farsi accoppare. La colpa è dei braccianti perché non solo lavorano, ma vogliono anche farsi pagare. La colpa è tutta nostra, che abbiamo fame, e ci viene il gozzo e la pellagra. Ed è ancora colpa nostra se ci muoiono due figli su tre. Al padrone gli va ancora bene se prendiamo un po’ del nostro grano e gli lasciamo il resto, per il momento.

Leo Dalcò, il contadino dei Berlinghieri (Sterling Hayden) e Olmo Dalcò, il figlio di Rosina (Gérard Depardieu)
Dalcò Olmo! Olmo, adesso che sei grande..vieni avanti! Ricordati questo: imparerai a leggere e a scrivere, ma resterai sempre Dalcò Olmo, figlio di paesani, andrai a fare il soldato, girerai il mondo, e dovrai anche imparare ad ubbidire, prenderai moglie, eh? ..E faticherai per tirare su i figli… Ma cosa resterai sempre?
Dalcò Olmo!
Dalcò Olmo, paesano! Avete sentito? Niente preti in questa casa.

Alfredo Berlinghieri, il proprietario terriero (Burt Lancaster)
Quando la festa sta per finire, di’ che sono morto. Digli che sono morto, ma che continuino a ballare.

Leo Dalcò, il contadino dei Berlinghieri (Sterling Hayden) e Alfredo Berlinghieri, il proprietario terriero (Burt Lancaster)
Forse la verità è che quando un uomo non fa niente per tutta la vita, ha troppo tempo per pensare.



“Metafora d’un mezzo secolo, con cui Bertolucci esercita il diritto di trasfigurare in visione l’idea che a torto o a ragione se ne è fatta, non importa molto se ‘Novecento’ è meno fedele alla storia di quanto si potrebbe pretendere da un documentario. Preme invece che abbia una sua tenuta fantastica, una sua magnificenza di romanzo fiume per immagini, una potenza di chiaroscuro che esprime la drammaticità degli eventi, e sia pure melodrammaticità, vista la destinazione popolare dell’opera.” (Giovanni Grazzini – Cinema ‘76).”Gratificato di un budget favoloso (10 miliardi, si dice), questo film-fiume si presenta con l’appariscenza di risultati tecnici proporzionali all’accolta di interpreti e di specialisti dei vari rami: la fotografia, l’interpretazione, l’ambientazione, la musica, e così via, sono perciò di notevole livello. Ciò nonostante, prescindendo dalle carenze tematiche, si ha l’impressione che la colossale impresa ecceda di molte ore le sue possibilità di presa. Infatti, se efficaci risultano alcune pagine di pittura villereccia o di spaccato borghese, la reiterazione delle stessa sa di pleonasmo, di didatticismo ad oltranza, di sproloquio comiziale e persino di furbizia commerciale. Assai più deludente, poi, è l’esame contenutistico dell’opera che, in definitiva, riteniamo mancare a qualsiasi ipotetico obiettivo per totale mancanza di equilibrio. Se vuol essere soltanto la descrizione del mondo contadino della Bassa Emilia, lo coglie nelle deteriori manifestazioni di un folklore rude e sboccato; ma lo trascura nelle ricchezze di genuinità, genorosità, spessore umano e pudore. (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 82, 1977)”Un film di rilievo, ma non riuscito. Un film dove ci sono delle pagine molto belle, di un lirismo e di un’umanità singolari ma dove, nel contempo, non si sente l’empito della sinfonia nibelungica, l’assieme armonico di un tessuto narrativo corale, senza sbavature”. (Pierpaolo Albricci)

Santuario delle Grazie di Curtatone

Palazzo Canossa

Cimitero vecchio di Poggio Rusco

Azienda agricola Corte delle Piacentine



Il buono, il brutto e il cattivo

Settembre 14, 2009

Nel 1966 Sergio Leone chiude la trilogia del dollaro con Il buono, il brutto e il cattivo, la sua opera, almeno fino a quel momento, più ambiziosa e sopratutto girata con più mezzi a disposizione. I due fortunatissimi precedenti, Per un pugno di dollari e Per qualche dollaro in più gli avevano permesso di poter finalmente disporre di finanziamenti cospicui; così Leone sceglie un cast di più largo respiro, sceglie di girare il film con tempi cinematografici più lunghi e sopratutto esce dai temi trattati nei due film precedenti per parlare della guerra di secessione americana, guardando sia alla storia in se stessa, sia ad un discorso di più ampio respiro, la denuncia degli orrori della guerra, simboleggiata in vari punti del film, da alcuni episodi chiave, come il famoso attacco al ponte, oppure dal campo di concentramento sudista o ancora dalla morte del povero soldatino a cui Biondo porge l’ultima sigaretta.

Il buono, il brutto e il cattivo è la summa dell’arte di Leone, un film bellissimo in larghi tratti, supportato dalla sontuosa recitazione dei tre protagonisti, Eastwood, Van Cleef e il possente Eli Wallach, da una colonna sonora semplicemente stupefacente e da un ritmo che affascina lo spettatore portandolo attraverso gli orrori della guerra in una pazza corsa ad un tesoro rappresentato da 200.000 dollari sepolti dallo sconosciuto soldato Jackson in un cimitero Confederato.

Clint Eastwood, Biondo

Leone bada molto alla caratterizzazione dei personaggi, e questa volta sceglie due attori con cui ha già lavorato, il solito Clint Eastwood a cui affida il ruolo di Biondo e Lee Van Cleef, a cui affida il ruolo del crudele sergente Sentenza. Il terzo protagonista è uno strepitoso Eli Wallach, che si immedesima così tanto nei panni di Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramirez da risultare, alla fine, il più bravo dei tre, ammesso che si possa fare una scala di valori di interpretazioni così intense.

Lee Van Cleef, Sentenza

Per la sceneggiatura del film Leone si era affidato al duo Age e Scarpelli, ma deluso dal risultato, la rimaneggiò totalmente, sostituendo i dialoghi scritti dal duo con altri di suo pugno; è per questo che Il buono il brutto e il cattivo, alla fine, diventa un film assolutamente ascrivibile a Leone, che è libero di modellare la pellicola a suo gusto e piacimento.

Eli Wallach, Tuco

Anche la selezione degli attori non protagonisti rivela una sapiente, profonda conoscenza dei caratteristi del mondo del cinema: basti pensare alla presenza del solito, bravissimo Luigi Pistilli, che interpreta alla perfezione Padre Pablo Ramirez, fratello di Tuco, oppure alla presenza di Aldo Giuffrè, un intenso Capitano Clinton, l’uomo che morirà con il sorriso sulle labbra dopo aver finalmente visto il maledetto ponte saltare per aria. Ma sono altri i caratteristi degni di menzione: c’è Rada rassimov, che interpreta Maria, la prostituta; c’è l’immancabile Mario Brega, che è il caporale Wallace….

Luigi Pistilli, Padre Pablo Ramirez

I 180 minuti di durata del film, che si apre con Tuco e Biondo soci in una truffa ai danni degli sceriffi, e che si chiude con il famoso Triello, lo scontro finale tra Sentenza, Tuco e il Biondo e successivamente con la splendida sequenza di Tuco con il cappio al collo in bilico su un barile, salvato da un colpo di fucile di Biondo, che lascia all’ex socio metà del bottino, sono tre ore di grande cinema, di grande spettacolo e di grande divertimento.

Wallach gigioneggia per tutto il film, mentre, per una volta, Eastwood e in secondo piano; come racconterà Leone, i rapporti tra i due si deteriorarono per la pretesa di Eastwood di intepretare la parte di Tuco, che in effetti era assolutamente indatta per Eastwood:
Ci mancò poco che non facesse la parte del Biondo. Dopo aver letto il copione ,trovò in effetti che il ruolo di Tuco fosse troppo importante, che fosse il migliore dei due ruoli. Tentai dunque di ragionarci: “Il film è più lungo degli altri due. Non puoi essere tutto solo. Tuco è necessario per la storia, e resterà come ho voluto che fosse. Devi capire che è il comprimario… e il momento in cui appari tu, è la star che fa la sua apparizione.”[ Eastwood però non fu convinto, dunque Leone, insieme con la moglie, dovette andare in California per tentare una mediazione. La moglie del regista, Carla, ricorda perfettamente: "Clint Eastwood con sua moglie Maggie venne al nostro albergo... io spiegai che il fatto che avesse al suo fianco altri due grandi attori non avrebbe potuto che rafforzare la sua statura. A volte anche una grande star che interpreta un ruolo più piccolo insieme ad altri grandi attori può trarre vantaggio dalla situazione. A volte fare un passo indietro voleva dire farne due avanti." Mentre le due mogli parlavano, Eastwood e Leone si scontrarono duramente, e il loro rapportò iniziò a incrinarsi. Leone disse: "Se interpreta la parte ne sarò felicissimo. Ma se non lo fa - beh, visto che sono stato io a inventarlo, domani dovrò inventarne un altro come lui."Dopo due giorni di trattative l'attore accettò di fare il film e volle essere pagato 250.000 $ più il 10% dei profitti dei botteghini in tutti i territori occidentali,un accordo che non trovò contento Leone."

A Van Cleef spetta il ruolo più antipatico, quello del crudele Sentenza; l'intepretazione dell'attore è eccellente, e riesce credibile così com'era credibile nei panni del colonnello Douglas Mortimer.
Parlare della trama del film, in fondo, è inutile; chi non ha visto questo capolavoro in una delle tantissime riproposizioni televisive, quello che più conta, nel film, è l'armoniosità della storia, che regge le tre ore di proiezione senza grossi cedimenti, attraverso lo sviluppo delle storie a volte parallele, a volte come destini incrociati, di Tuco, Sentenza e Biondo; Leone si diverte a mostrare le carriere di Biondo e Tuco mentre truffano gli sceriffi con la loro eccezionale abilità con pistole e fucili, mentre Sentenza in effetti è un pò trascurato. La vita di Tuco, gaglioffo si, ma per necessità, come racconterà a suo fratello, padre Ramirez, "dalle nostre parti o muori di fame, o diventi prete oppure bandito: Io ho scelto la via più difficile" viene vista con sguardo ironico ma in fondo affettuoso dal grande regista.

A completare l'armonia del film, la grandissima colonna sonora, opera di Morricone, questa volta, a differenza delle due produzioni precedenti, preparata in anticipo; come disse Leone, "Ennio non è solo un musicista: è il miglior sceneggiatore dei miei film. Sul set giro con la sua musica, e questo aiuta gli attori ad entrare nell’atmosfera del film, a capire meglio i propri personaggi: ogni tema rappresenta perfettamente le caratteristiche d’un personaggio, il suo spirito. Che sia un sistema vantaggioso, per girare, lo conferma il fatto che anche Kubrick, dopo aver parlato con me, lo abbia adottato; ma non è la musica in generale, a permetterlo: è la musica di Ennio."

Mi si consenta un appunto personale.
Tra i western girati da Sergio Leone, Il buono il brutto e il cattivo è quello, a mio personalissimo giudizio, praticamente esente da difetti; Leone, finalmente libero di poter disporre di soldi e mezzi, si diverte a ricostruire scenari e situazioni di largo respiro: basti pensare alla scena epica del ponte, che diventa cruciale per capire anche la psicologia dei due personaggi Tuco e Biondo, che rischiano la vita anche per salvare quella di migliaia di incolpveoli soldati. Se i due lo fanno principalmente per loro tornaconto (Leone bonariamente lascia intendere questo), è indubbio che l'intera scena poteva essere tranquillamente eliminata dal film, senza per questo sminuirlo; al contrario, Sergio Leone intendeva mostrare la brutalità, l'idiozia della guerra, e puntò moltissimo proprio su quelle sequenze.

Per questo il film lo si ama alla follia, per quella sua commistione perfetta di umorismo nero, di ironia, di avventura che permea, pervade il film dalle prime alle ultime battute, con quella scena finale di Tuco che urla "Biondo, sai di chi sei figlio tu? Di una grandissima puttana" con l'ultima sillaba che scompare sulla scia della magica musica di Morricone.
Il film venne accolto bene dalla critica; l'unica eccezione fu rappresentata da Moravia:
"Il film western italiano è nato non già da un ricordo ancestrale bensì dal bovarismo piccolo borghese dei registi che da ragazzi si erano appassionati al western americano. In altri termini il western di Hollywood nasce da un mito; quello italiano dal mito del mito. Il mito del mito: siamo già nel pastiche, nella maniera."

Parole di un mediocre scrittore, tra i più sopravvalutati della storia della letteratura e di un pessimo recensore cinematografico.

Il buono, il brutto e il cattivo, un film di Sergio Leone. Con Clint Eastwood, Lee Van Cleef, Eli Wallach, Aldo Giuffré, Luigi Pistilli, Rada Rassimov, Mario Brega, Enzo Petito, Claudio Scarchilli, John Bartha, Livio Lorenzon, Antonio Casale, Sandro Scarchilli, Benito Stefanelli, Angelo Novi, Antonio Casas
Western, durata 176 (148) min. - Italia, Spagna 1966.

Clint Eastwood: Joe "Biondo", il Buono
Eli Wallach: Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramirez, il Brutto
Lee Van Cleef: Sentenza, il Cattivo
Luigi Pistilli: padre Pablo Ramirez
Aldo Giuffré: Capitano Clinton
Rada Rassimov: Maria, la prostituta
Enzo Petito: Milton, il proprietario dell'emporio
John Bartha: sceriffo
Livio Lorenzon: Baker
Antonio Casale: Jackson, alias Bill Carson
Claudio Scarchilli: membro della banda di Sentenza #1
Sandro Scarchilli: membro della banda di Sentenza #2
Benito Stefanelli: membro della banda di Sentenza #3
Lorenzo Robledo: membro della banda di Sentenza #4
Aldo Sambrell: membro della banda di Sentenza #5
Angelo Novi: monaco giovane
Antonio Casas: Stevens
Al Mulock: Elam, il cacciatore di taglie monco
Sergio Mendizábal: Cacciatore di taglie biondo
Antonio Molino Rojo: Capitano Harper
Mario Brega: Caporale Wallace

* Quando cerco qualcuno lo trovo sempre. Per questo mi pagano. (Sentenza)

* Chi mi frega e poi non mi ammazza, vuol dire che non ha capito niente di Tuco. (Tuco)

* Non basta una corda a fare un impiccato. (Sentenza)

* Ecco, questi sono i tuoi cinquecento dollari. Ah già, dimenticavo. Lui me ne ha dati mille, sai... Voleva che io ti ammazzassi... Il guaio è che quando uno mi paga gli porto sempre a termine il lavoro e tu dovresti saperlo. (Sentenza)

* Di tutte le più luride fetenti porcate che... (Tuco)

* Che ingrato, dopo tutte le volte che t'ho salvato la vita. (Il buono) [Il buono abbandona Tuco nel deserto]

* Sto cercando un mezzo sigaro, con dietro la faccia di un gran figlio di cagna alto, biondo e che parla poco. (Tuco) [Parlando del buono]

* Gli speroni si dividono in due categorie: alcuni passano dalla porta, altri dalla finestra. (Tuco)

* Io dormirò tranquillo perché so che il mio peggior nemico veglia su di me. (Il buono)

* Non lo conosci e lo chiami al buio? (Sentenza) [Parlando di Bill Carson, riferendosi alla sua donna]

* Eh certo che anche per uno come me è una gran cosa sapere che pioggia o vento, da qualche parte c’è un piatto di minestra calda che ti aspetta. (Tuco)

* I tipi grossi come te mi piacciono, perché quando cascano, fanno tanto rumore. (Tuco)

* Non vorrei essere nei panni del tuo amico, sai; più forte canta il coro, più forte pesta Wallace. (Un detenuto) [Parlando al buono, riferendosi a Tuco]

* Quando si spara, si spara, non si parla. (Tuco)

* Ogni pistola ha la sua voce, e questa la conosco. (Il buono) [riferendosi a Tuco]

* Vado, l’ ammazzo e torno. (Tuco) [riferendosi a Sentenza]

* Chi possiede più bottiglie per ubriacare i soldati e mandarli al macello, quello vince. Noi e quelli dall’altra parte del fiume abbiamo solo una cosa in comune: la puzza dell’alcool. (Il capitano nordista alcolizzato)

* Vedi, il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica, e chi scava. Tu scavi. (Il buono) [riferendosi a Tuco]

* Levati la pistola e mettiti le mutande. (Il buono)

* È un bel tipo mio fratello… Ah sì, perché non te l’avevo detto, ma il capo qui è mio fratello. Insomma, a Roma c’è il Papa e qui c’è mio fratello. (Tuco)

* Riconosci quest’occhiello biondo? Mettici dentro il collo! (Tuco) [Mostrando al "buono" un cappio] Deve reggere il peso di un maiale. (Tuco)


I cannibali

Settembre 4, 2009


Milano è una città le cui strade sono disseminate di corpi che giacciono riversi sull’asfalto e sui marciapiedi; il regime totalitario che domina crudelmente il paese, vuole che i corpi dei dissidenti, di coloro che protestano contro il regime siano lasciati a marcire per le strade, come monito per coloro che nutrono sentimenti anti potere. Ma Antigone, giovane borghese, non ci sta e si ribella al diktat delle autorità;

I corpi giacciono per le strade

Thomas Milian e Britt Ekland

vorrebbe seppellire il corpo di suo fratello, ma nella lotta è sola. A darle una mano non c’è nessuno; i suoi famigliari hanno paura, sono pavidi, Emone, il suo fidanzato, è un esponente di quel potere che tanti lutti ha seminato. E la gente, per strada, si abitua ben presto all’orrida visione di quei corpi abbandonati, e sfila di fianco con indifferenza, quasi fossero un arredo urbano. Ma ad aiutare Antigone arriva un misterioso giovane,

Britt Ekland è Antigone, Pierre Clementi è Tiresia

Antigone e Tiresia seppeliscono i corpi

Tiresia, comparso misteriosamente sulle rive del mare,che parla una strana lingua, ma che sembra condividere le idee della ragazza. I due, sfidando il potere costituito, iniziano a raccogliere i corpi per dare loro degna sepoltura; ma la loro attività, alla fine, diviene sospetta, e i due vengono catturati. Pestata a sangue, la ragazza resiste all’interrogatorio, mentre Tiresia, munito di una sua foto, si aggira sperduto nella città mostrando la foto di Antigone ai passanti indifferenti, seguito come un’ombra dalla polizia che cerca eventuali contatti dei due sovversivi. Portata in piazza, scortata da camionette della polizia e da cittadini,

Antigone scorge tra la folla Tiresia e gli va incontro. I due vengono falciati da una raffica di mitra; ma la loro non è stata una morte vana. Alcuni giovani, caricati i corpi dei caduti in spalla, portano i morti verso il bosco, per una degna sepoltura. Il potere ha perso, alla fine

“Sicchè, signorina, lei fa parte di un gruppo rivoluzionario fuori dal nostro controllo”, chiedono i potenti alla ragazza, mentre sorseggiano alcolici e la guardano come fosse un raro esemplare. Un potere cieco, arrogante, come del resto lo è sempre.

Antigone e Tiresia in fuga, vestiti da prete

Un potere che perde anche il briciolo di umanità individuale, e che si riduce ad un’ostentazione della forza come supremo atto di oppressione. Liliana Cavani modernizza il mito dell’Antigone sofoclea e attraverso un complesso simbolismo, spesso difficile da interpretare, lo modernizza e lo trasporta ai giorni nostri, con un attacco violento al potere, visto come un sistema ottuso guidato da ottusi.

Antigone dopo la tortura

Se il messaggio è chiaro e forte, altrettanto non lo sono alcuni passaggi del film, che comunque matiene una carica corrosiva molto forte. Bravissimi gli attori impegnati, Pierre Clementi, assolutamente perfetto nel ruolo di Tiresia e la bella Britt Ekland nel ruolo di Antigone, così come davvero bravo e sobrio è Thomas Milian nel ruolo di Emone.
Film difficile,bandito ormai da tantissimi anni dagli schermi, venne contestato da larga parte dei soliti critici, che peccarono non solo di superbia, ma anche di un’insopportabile spocchia; il film non è astruso, anzi, nei suoi temi di fondo è fin troppo chiaro.

Il potere osserva con curiosità

Ma la Cavani, avolte, ricorre ad un complesso simbolismo, e allora il critico saccente, non sapendo che pesci prendere, stronca la pellicola come velleitaria. In effetti non è così, come già detto; le chiavi di lettura sono quelle esposte, e se poi la Cavani usa ogni tanto immagini o situazioni criptiche, fa un peccato veniale davanti alla gran forza del film, alla sua denuncia del potere, che nel cinema viene (diciamo anche più veniva) messo alla berlina con l’ironia piuttosto che con il vigore e con la forza che usa la Cavani.

Morte di Tiresia

Un grande film, complesso, bello, intelligente; purtroppo assolutamente introvabile e sopratutto mai trasmesso dalle tv.

I cannibali, un film di Liliana Cavani. Con Britt Ekland, Tomas Milian, Delia Boccardo, Marino Masé, Pierre Clémenti, Sergio Serafini, Antonio Piovanelli, Carla Cassola, Francesco Leonetti, Cora Mazzoni, Francesco Arminio, Giancarlo Caio, Alessandro Cane, Massimo Castri, Giampiero Frondini
Drammatico, durata 87 min. – Italia 1969.


L’ultimo spettacolo

Agosto 6, 2009

Per parlare di L’ultimo spettacolo, di Peter Bogdanovich, film del 1971, parto dalle considerazioni finali. Siamo di fronte ad uno dei capolavori assoluti del cinema, un film di straordinaria bellezza, che unisce il lirismo delle immagini ad una visione nostalgica, commossa ma anche irriverente e critica di un mondo dissolto, quello della frontiera americana, vista nelle vite comuni di un gruppo di persone che abitano una cittadina del Texas.

I due amici Billy e Sonny, Sam Bottoms e Timothy Bottoms

Ben Johnson interpreta Sam

Un film che per una volta tratteggia con sicurezza, con commossa partecipazione, le vite ordinarie degli abitanti, attraverso ritratti a volte impietosi, ma sempre delicatamente commossi, di persone che in fondo hanno fatto la storia e la vita di quella complessa,a volte icomprensibile realtà che sono gli states. Un omaggio nostalgico anche ad un certo cinema, definitivamente tramontato come l’ultimo spettacolo a cui assistono i due protagonisti pricipali del film, gli amici Douane e Sonny, sibolo di un legame forte, tenuto assieme anche dalle piccole cose della vita, come la visione di un film.

Charlene, Sharon Ulrick, la ragazza di Sonny

La bravissima e bella Ellen Burstyn è Lois, la mamma di Jacy

Girato in bianco e nero, con un uso magistrale della camera, che spesso indugia sui primi piani, e con dissolvenze delicate, mai brusche. Il lirismo di Bogdanovich, la sua straordinaria capacità di parlare per immagini si esplicita in numerose scene, alcune delle quali di livello eccelso, come la sequenza finale della morte di Billy, o il dialogo tra Sonny e Lois, con l’onnipresente vento che spazza impetuoso il paesino, quasi un evento cosmico che trascina, con se, speranze,illusioni e vite dei protagonisti, in un malinconico revival di quello che era e non c’è più, ma anche di quello che poteva essere e non è stato.

Cloris Leachman è Ruth, l’amante di Sonny

Jacy arriva al party notturno

Texas, anni 50. In un piccolo centro di frontiera, si intrecciano le vite dei vari abitanti, tutti legati da rapporti di amicizia più o meno profondi. I giovani del paese, tra i quali i due amici Sonny e Douane, sognano improbabili avventure erotiche con le donne. Mentre Sonny è legato a Charlene, una ragazza che ha l’unico scopo di farsi sposare, Douane è legato sentimentalmente a Jacy, una bella e ricca ragazza, la più desiderata del paese.

Un party contro la noia della provincia

Sonny, Douane e Jacy a spasso

La vita dei due giovani ruota attorno alla sala da biliardo di Sam, che è anche proprietario della tavola calda e della sala cinematografica, unico divertimento che offra la cittadina. L’uomo è anche il padre del giovane Billy, un ragazzo ritardato, legato però profondamente a Sonny, che ricambia la sua amicizia. Le giornate della cittadina passano con pigrizia, così come le serate: sono le vite dei protagonisti a motrare l’unico segno di vivacità; così vediamo Lois, la madre di Jacy, stringere una relazione adulterina con l’unico uomo interessante del paese, e assistiamo alle sue lezioni di comprotamento alla figlia.

Cybill Shepherd è Jacy

La relazione tra Ruth e Sonny

Un giorno proprio Lois metterà in guardia la ragazza dal suo legame con Douane, un ragazzo simpatico ma povero: Jacy farà debito tesoro dei consigli della madre, recandosi dapprima ad una festa in piscina, dove supererà l’imbarazzo die ssere nuda davanti ad altri giovani, e intrecciando relazioni con altri uomini. Mentre il tempo scorre lentamente, Sonny intreccia una relazione con Ruth, la quarantenne moglie del suo allenatore di football, mentre Jacy, dopo aver avuto un rapporto con Douane, decide di lasciarlo per andare a studiare in un college.

Sonny e Genevieve, che gestisce la tavola calda

La relazione tra Jacy e Douane sta per finire

La morte di Sam priva Sonny di uno dei suoi punti fermi; l’uomo lo lascia proprietario della sala da biliardo, e Sonny, supinamente, finisce per far ruotare la sua vita attorno al piccolo universo che ha sempre conosciuto. Douane, dopo la delusione subita da Jacy, si arruola per la guerra di Corea, mentre Jacy seduce Sonny e cerca di fasri sposare durante un viaggio in un altro stato. ma non sarà così, perchè il padre di Jacy la riporterà indietro, mentre Sonny si troverà costretto a litigare con Douane che lo considera un tarditore.

Un addio con rancore

Ma l’amicizia prevale, nonostante Douane ferisca l’amico in una rissa; mentre proprio Douane sta per partire per la Corea, i due si concedono una visione dell’ultmo film proiettato in paese: Il giovane parte verso il destino ignoto della guerra, e a Sonny capita di dover assistere alla morte casuale dell’unico amico rimasto, Billy, travolto da un camion mentre al solito, spazzava la strada. a Sonny non resta altro che rifugiarsi dalla sua amante Ruth, qasi a cercare rifugio in qualcosa di conosciuto.

Ruth, l’ultimo rifugio di Sonny

Jacy e Lois, dialogo tra figlia e madre

Film, come già detto, di straordinaria intensità, con momenti di grandissimo cinema. Il bianco e nero infonde al film il sapore della malinconia, dell’era così, del come eravamo;tutto ruota attorno ad un cast di ottimi attori. Bravissimi Jeff Bridges (Douane), Timothy Bottoms( Sonny), la bellissima Cybill Shepherd  ( l’arrivista Jacy),  Ben Johnson (Sam il leone), Ellen Burstyn (Lois Farrow, la madre di Jacy). Qua e la, dalla radio dello scassatissimo furgone di sonny, capita di ascoltare nostalgiche canzoni d’epoca, come  Cold, Cold Heart cantata da Tony Bennett, Give Me More, More of Your Kisses ,cantata da Lefty Frizzell, Wish You Were Here (cantata da Eddie Fisher,Blue Velvet  cantata da Tony Bennett,You Belong To Me  cantata da Jo Stafford.

La triste morte di Billy

Ruth consola Sonny

Il film vinse 2 Premi Oscar 1972: per il miglior attore non protagonista (Ben Johnson) e la miglior attrice non protagonista (Cloris Leachman), che nel film è Genevieve, la donna della tavola calda. E’ stato scelto con altre 500 pellicole per essere conservato nel National Film Registry, che conserva film culturalmente, storicamente o esteticamente significativi.

L’ultimo spettacolo, un film di Peter Bogdanovich. Con Jeff Bridges, Ellen Burstyn, Cloris Leachman, Timothy Bottoms, Ben Johnson.Cybill Shepherd, Sam Bottoms
Titolo originale The Last Picture Show. Drammatico, durata 118 min. – USA 1971.

Giudizio: Valutazione Valutazione Valutazione Valutazione Valutazione

Timothy Bottoms : Sonny Crawford

Jeff Bridges : Duane Jackson

Cybill Shepherd : Jacy Farrow

* Ben Johnson : Sam the Lion

* Cloris Leachman : Ruth Popper

* Ellen Burstyn : Lois Farrow

* Eileen Brennan : Genevieve

* Clu Gulager : Abilene

Sam Bottoms : Billy

* Sharon Ullrick : Charlene Duggs

* Randy Quaid : Lester Marlow

Soggetto:     Larry McMurtry (romanzo)

Sceneggiatura:     Peter Bogdanovich e Larry McMurtry

Produttore:     Stephen J. Friedman

Produttore esecutivo:     Bert e Harold Schneider

Casa di produzione:     Columbia Pictures

Fotografia:     Robert Surtees

Montaggio:     Donn Cambern, Peter Bogdanovich (non accred.)


Il commissario Pepe

Maggio 26, 2009

Siamo nella provincia veneta, a Bassano del Grappa, paese che non viene menzionato mai nel film, ma riconoscibile dalle immagini. Il commissario Pepe, arguto e tranquillo funzionario di polizia, si è adattato in qualche modo ai ritmi della vita di provincia, anche sul lavoro. Routine di ordinaria amministrazione, la sua, in una cittadina in cui sembra non accadere mai nulla, e in cui il massimo della turbativa dell’ordine pubblico sembra essere rappresentato da qualche ubriaco e dalla figura ambigua di un reduce di guerra, privo delle gambe, che sembra essere a conoscenza dei segreti intimi degli abitanti.

Il commissario Pepe riceve ordini dall’alto

Un giorno al commisario arriva l’ordine di indagare su alcuni fatti che hanno a che fare con la morale pubblica; a malincuore Antonio Pepe inizia le indagini, scoprendo che sotto la quiete della cittadina si agitano turpi vizi, storie boccaccesche, prostituzione e persino atti di pedofilia e omosessualità.

Il bordello mascherato

Lo sconcertato commissario, che ha una relazione segretissima con Matilde, una bella ragazza del posto, si imbatte in Silvia, una studentessa minorenne legata ad uno squallido personaggio che si prostituisce un pò per noia e un pò per amore, in una suora che ha atteggiamenti lesbici nei confronti di una sua allieva, in una nobildonna che organizza strani festini, nella sorella di un collega della polizia che fa una vita mondana,

Una insospettable frequentatrice

industriali che frequentano minorenni e dulcis in fundo, scopre che Matilde, la sua donna, in realtà durante le assenze per lavoro, a Milano, posa per delle foto pornografiche con il soprannome di Yolanda. L’amareggiato commissario, che ha raccolto un sostanzioso dossier sui vizi della cittadina, parla con il suo superiore, che lo invita a fare piazza pulita solo dei pesci piccoli, risparmiando notabili e persone in vista, per non turbare l’ordine sociale e sopratutto per evitare, in campagna elettorale, un grosso scandalo.

L’irruzione della polizia nel postribolo

Una mattina Pepe, recatosi davanti alla locale chiesa, vede entrare tuti i personaggi coinvolti nello scandalo per partecipare alla messa; appare chiaro che i potenti hanno una vita regolamentata dall’ipocrisia. Commettono i peggiori peccati, salvo poi confessarsi e riprendere tutto come prima. Pepe, che dovrebbe a questo punto mandare sotto processo i piccoli, probabilmente i meno colpevoli, sceglie di non scegliere; brucia il dossier raccolto faticosamente, rassegna le dimissioni e si reca a prendere Matilde dalla stazione.

Antonio Pepe, interpetrato da Tognazzi con Matilde, interpretata da Marianne Comtell

Ma quando arriva il treno, lui non aspetta la donna: si incammina triste e solitario sul viale della stazione, rivlge un’occhiata alla camera e con sguardo triste e malinconico dice ” E voi? Siete tutti leoni? “

Silvia tenta di liberarsi denudandosi

Il commissario Pepe, film del 1969 diretto da Ettore Scola è uno splendido affresco della vita di provincia, quella provincia italiana laboriosa ma anche viziosa sotto il suo manto di perbenismo; è una denuncia, amara e malinconica, del sistema di potere che garantisce ai forti l’impunità su qualsiasi cosa, che sia un reato morale o più grave.

Rita Calderoni

Elsa Vazzoler, interpreta la mondana in pensione

Antonio Pepe, che ha una dignità, una moralità adattabile si, ma scevra da compromessi, alla fine sceglie la via più difficile, quella di non scegliere, lasciando al suo sostituto il compito di riaprire le indagini o far finta di nulla. Dovrà essere lui, il suo successore a decidere, commenta amaro nel finale:  se sarà peggiore di lui dovrà accettare quello che lui non ha voluto subire , incriminerà i pesci piccoli salvando i potenti;  se sarà migliore di lui farà quello che lui non ha avuto il coraggio di fare, cioè incriminare tutti senza favoritismi.

Ugo Tognazzi

Matilde, in arte Yolanda, torna da Milano

Antonio Pepe è interpretato in maniera ineguagliabile da Ugo Tognazzi, che presta il suo volto, la sua recitazione, al malinconico personaggio di Scola; malinconico si, ma anche arguto, ironico ,a tratti sarcastico. Interpretazione tra le migliori in assoluto di un grande attore, capace di cogliere le minime sfaccettature dei personaggi. Altrettanto brava è Silvia Dionisio, giovanissima, che interpreta la equivoca studentessa Silvia,  cos’ come brava è Marianne Comtell, che interpreta Matilde, fidanzata all’apparenza perbenista del commissario.

Silvia Dionisio è Silvia

Veronique Vendell, la nobildonna

Cameo per Rita Calderoni, la giovane circuita dalla sua superiora, e per Elsa Vazzoler, nel ruolo di una simpaticissima mondana in pensione. Il film è tratto dal romanzo omonimo di Ugo Facco de La Garda, e a distanza di 40 anni è godibile come quando uscì.

Il commissario Pepe,un film di Ettore Scola. Con Ugo Tognazzi, Giuseppe Maffioli, Silvia Dionisio, Marianne Comtell, Elsa Vazzoler,Pippo Starnazza, Gino Santercole, Dana Ghia, Elena Persiani, Rita Calderoni
Commedia, durata 107 min. – Italia 1969.


Per qualche dollaro in più

Luglio 20, 2008

Se Ombre rosse è passato alla storia del cinema per l’assalto alla diligenza,Per qualche dollaro in più deve la sua eterna fama alle sequenze conclusive del film,quelle del famoso duello tra Mortimer,un Lee Van Cleff duro come il profilo di pietra della sfinge e la maschera nervosa,psicopatica di Indio,il personaggio immortalato da Gian Maria Volontè.E sopratutto alla scenza del carillon,con quella musica ipnotica composta da Morricone,mentre i protagonisti del duello si guardano,e mentre la macchina da presa di Leone indugia sui volti dei protagonisti,lentamente,come in un thriller.

Nel olito,sperduto paese ai confini con il Messico arrivano due personaggi,il primo è un pistolero senza nome (come quello di per un pugno di dollari9,chiamato il monco,perchè para con una mano e tiene l’altra costantemente coperta dal poncho;il secondo è un colonnello dell’esercito,anche lui un cacciatore di taglie,il colonnello Douglas Mortimer,infallibile con la pistola,che usa con un calcio aggiuntivo,che gli permette di sparare quasi avesse tra le mani un fucile.

Gian Maria Volontè è Indio

I due sono sulle tracce di Indio,un pericoloso bandito,psicopatico e assassino,che si è ricongiunto con la sua banda con l’intento di rapinare la banca di El Paso,la più fornita del New Mexico.

Monco e Mortimer,entrambi sulle tracce di indio,si sfidano in un epico duello senza spargimento di sangue,in seguito al quale decidono di diventare soci.Monco si infiltra nella banda di Indio il giorno prima della rapina alla banca,che ha successo,con la conseguente fuga della banda verso Agua Caliente,un posto sperduto al confine con il Messico.

Lee Van Cleef è il Colonnello Douglas Mortimer

I due soci,Mortimer e Indio,si impadroniscono del bottino della banda,ma Indio,che aveva capito il gioco dei due,li fa cattuare e sottoporre ad un pestaggio brutale.Nel frattempo Indio,che ha deciso di non dividere il bottino con i suoi uomini,li uccide ad uno ad uno,con la mira di far ricadere la colpa della rapina sui due soci.

Clint Eastwood è Il monco

Nelle scene finali,Mortimer e Monco riescono a liberarsi,e si arriva al duello finale tra Indio e il colonnello;quest’ultimo uccide Indio,e rinuncia sia alla sua parte di taglia su tutti i componenti della banda,sia al frutto della rapina.Lui aveva inseguito Indio non per i soldi,ma per vendicare la morte della sorella,uccisa durante un tentativo di rapina dal bandito.Si riprende il medaglione con la foto della sorella,che Indio aveva custodito,e dopo aver salutato Monco,si allontana velocemente a cavallo.

Il secondo western di Leone,comprendente la famosa e indimenticabile trilogia del dollaro,è opera matura,equilibrata e affascinante.Le psicologie dei personaggi diventano un alibi per mostrare le varie motivazioni dei due soci,Monco,partico e sbrigativo,interessato principalmente al denaro,e Mortimer,più riflessivo e astuto,che insegue il sogno tanto cullato della vendetta.Una vendetta che però non avrebbe se alla fine non fosse proprio il suo socio temporaneo a offrirgiela su un vassoio d’argento,nella memorabile scena del duello finale,scandito dai rintocchi del carillon,con la foto della sorella di Mortimer,morta per mano dell’Indio.


Un film di una bellezza eccezionale,diventato immediatamente un culto,al pari dei celebrati western americani,che però non avevano mai avuto una simile caratterizzazione dei personaggi,nè una cura cos’ maniacale dei dettagli.

Grandissimo merito del successo del film va alle maschere dei protagonisti;Clint Eastwood tratteggia da par suo il ruolo di Monco,bounty killer con un cuore,spietato con i banditi,ma fermo sulla parola data.Lee van Cleff,nel ruolo di Mortimer,è implacabile,duro e spietato nella sua ricerca di vendetta.Sembra un idolo di ossidiana,con quella faccia scolpita nella pietra,che mostrerà la sua umanità,tuttavia,quando rinuncerà volontariamente,alla sua parte di bottino.E infine Gian Maria Volontè,nel ruolo di indio,con quel volto in cui brillano due occhi pervasi dalla follia,quelli del killer psicopatico che non esita a uccidere la moglie e i figli di un suo antico compare solo per vendicarsi di un vecchio  tradimento.

Straordinarie le musiche di Morricone,che con i western di Leone ebbe fama e successo,assolutamente meritati e confermati poi in una carriera strepitosa.


Per qualche dollaro in più,un film di Sergio Leone. Con Gian Maria Volonté, Luigi Pistilli, Klaus Kinski, Lee Van Cleef, Clint Eastwood, Mario Brega, Dante Maggio, Benito Stefanelli, Roberto Camardiel, Aldo Sambrell, Rosemarie Dexter, Tomas Blanco, Mara Krupp, Joseph Egger, Panos Papadopulos, Luis Rodríguez, Mario Meniconi, Sergio Mendizábal, Lorenzo Robledo, Diana Rabito, Giovanni Tarallo
Western, durata 130 min. – Italia 1965.

Clint Eastwood: il Monco

Lee Van Cleef: Colonnello Douglas Mortimer

Gian Maria Volontè: El Indio

Mario Brega: El Niño

Mara Krupp: Mary

Luigi Pistilli: Groggy

Klaus Kinski: Wild, il gobbo

Joseph Egger: il vecchio profeta

Benito Stefanelli: Luke, membro della banda dell’Indio

Aldo Sambrell: Cuchillo

Lorenzo Robledo: Tomaso, il traditore

Sergio Mendizábal: direttore della banca di El Paso

Doppiatori italiani:

Enrico Maria Salerno: “Il Monco”

Emilio Cigoli: Colonnello Douglas Mortimer

Nando Gazzolo: El Indio

Fotografia: Massimo Dallamano

Montaggio: Eugenio Alabiso, Adriana Novelli, Giorgio Serrallonga

Effetti speciali: Giovanni Corridori

Musiche: Ennio Morricone

Scenografia: Carlo Simi

Costumi: Carlo Simi

Trucco: Rino Carboni


Joseph Egger è il vecchio profeta

Luigi Pistilli è Groggy

Klaus Kinski è Wild, il gobbo


Le frasi del film

Abitualmente fumo dopo mangiato. Perché non torni tra dieci minuti?”. “Tra dieci minuti fumerai all’inferno“.

“Ci sono molte taglie su voi galantuomini e le taglie significano denaro. E io sul denaro non ci sputo mai sopra.”

Le domande non sono mai indiscrete, le risposte a volte lo sono a volte.”

“Quei due piuttosto che averli alle spalle è meglio averli di fronte, in posizione orizzontale… possibilmente freddi.”

“Lee Van Cleef chiede: “Qualcosa non va, ragazzo?”. E Clint Eastwood risponde: “Niente vecchio… non mi tornavano i conti. Me ne mancava uno”.

“Dove vai?”. “A dormire. Quando devo sparare, la sera prima vado a letto presto…”


C’era una volta il west

Luglio 15, 2008

C’era una volta il west,quarto film in tema western diretto da Sergio Leone,è un’epopea,che celebra in un certo senso la fine di un’epoca,quella del cinema western,e ne canta il de profundis,attraverso un’opera straordinaria,di gran respiro,pur molto dilatata nei tempi cinematografici.

E’ anche un’opera ambiziosa,la prima nella quale Leone ha un budget all’altezza,la possibilità di schierare un cast di livello eccelente ma non solo;vengono chiamati attori di grido,come Henry Fonda,Claudia Cardinale e Charles Bronson,che interpreterà il ruolo più intenso della sua carriera.

Un film in cui tutto sembra studiato per ore,fin nei minimi particolari;dagli sguardi dei protagonisti,una delle fissazioni di Leone,all’ambientazione,passando per una colonna sonora che è possibile definire sontuosa,composta dal solito,grande Morricone.Un film che celebra un genere moribondo,e che rivolge lo sguardo con nostalgia ad un’epoca ormai irrimediabilmente chiusa,ad un west selvaggio e crudele;ci sono tutti gli ingredienti delle storie classiche,dal cattivo Frank (Fonda),alla bella Jill (Cardinale),dall’uomo della vendetta,Armonica (Bronson),al bandito dal cuore d’oro,Cheyenne.

Personaggi che si mescolano e si integrano in una storia dal canovaccio classico,ormai collaudato.

Una stazione di un paesino del west;tre uomini sono uccisi da Armonica,un misterioso individuo chiamato così per la sua abitudine di suonare lo strumento a bocca.I tre erano in attesa di Frank,un crudele,spietato killer al soldo di Morton,industriale affetto da una tubercolosi ossea,che sogna di congiungere il west da una costa all’altra.Armonica resta ferito leggermente,e si rifugia in una taverna.Qui incontra Jill,una donna completamente spaesata in un ambiente tipicamente maschile (memorabile la scena della tinozza d’acqua,considerata buona solo da bere dal proprietario della taverna) e incontra anche Cheyenne,un fuorilegge che ha una banda con un segno distintivo,uno spolverino.Armonica racconta a Cheyenne di avere ucciso tre uomini con lo spolverino,ma il fuorilegge nega che i tre fossero della sua banda.

Nel frattempo Frank e i suoi uomini sterminano la famiglia McBrain,il padre e i suoi tre figli;McBrain si era da poco sistemato nella zona,dove aveva acquistato dei pezzi di terra,e aveva invitato a vivere nel suo ranch Jill,che aveva accettato.La donna si fa accompagnare alla fattoria,e trova i corpi della famiglia Mc Bain;decide comunque di restare,e durante la notte sente,in lontananza,il suono di un’armonica.

Intanto la storia si ingarbuglia;alla fattoria arriva Cheyenne,convinto che qualcuno voglia far incolpare lui e i suoi uomini dell’eccidio;apprende così da Jill le vere motivazioni dell’arrivo della donna,che in realtà è una ex prostituta,convinta da Mc Bain a venire a vivere al ranch.L’uomo le aveva raccontato di essere in procinto di diventare molto ricco.In realtà nel ranch non c’è il becco di un quattrino,e la donna,che ha già sposato in segreto McBain,è la legittima erede del ranch.Nel frattempo Armonica uccide altri due killer di Frank,che erano venuti nella fattoria per eliminare la donna.

Frank irretisce Jill e cattura Armonica,che però viene liberato da Cheyenne,che svela all’uomo dall’armonica il piano originario di McBain;acquistare i terreni la attorno,più tutto il necessario per costruire una stazione di posta;McBain era convinto,infatti,che sui suoi terreni sarebbe passata la ferrovia di Morton.

Gli uomini di Cheyenne,usando il materiale che l’irlandese aveva previdentemente acquistato,costruiscono la stazione di posta;nel frattempo lo sceriffo mette all’asta i terreni,che diventerebbero,per soli 500 dollari,di proprietà di Frank,se all’ultimo istante non arrivasse Armonica ad offrire 5000 dollari.I soldi sono quelli della taglia sulla testa di Cheyenne,che viene così catturato dagli uomini dello sceriffo.

Morton corrompe gli uomini di Frank,per sbarazzarsi del killer,ormai fuori controllo;ma inaspettatamente è proprio Armonica a salvarlo.Ma è un espediente,perchè Armonica rivela a Frank di essere il fratello di un uomo costretto a stare sulle spalle di Armonica proprio mentre,con un cappio al collo,ascoltava il suono dello strumento.

Il duello si conclude con la morte del killer,Frank;così Armonica può consegnare a Jill la stazione di posta,proprio mentre arriva il primo treno.La donna è ormai ricca,e invita Armonica a restare con lui.

Ma l’uomo va via con Cheyenne,che nel frattempo si è liberato;ma per Cheyenne non c’è futuro,perchè Morton gli ha sparato e Cheyenne spira tra le braccia di armonica,proprio mentre il suono della locomotiva,simbolo del progresso,lacera l’aria.

Nelle scene finali,le più alte e liriche dell’intero cinema di Leone,c’è il rimpianto per un mondo in dissoluzione;è proprio la locomotiva,che sostituisce in qualche modo il cavallo,il simbolo della fine di un’epoca,sottolineato dalle struggenti note di Sean Sean,mitica colonna sonora di Morricone.

Un film straordinario,epico,grandissimo.Un sogno che dura tre ore,attraverso la violenza tipica del west,genetica e strettamente legata a quel mondo ormai scomparso.I volti di Armonica e di Frank,di Cheyenne e di jill sembrano mescolarsi in una saga che mostra la commozione del regista nel desrivere un mondo selvaggio,con leggi dure,ma in cui i ruoli sono rispettati.E ancora una volta il finale è amaro,ma allo stesso tempo in linea con il racconto.Armonica va via,anche se al fianco di jill potrebbe trovare la felicità e la tranquillità.Ma il richiamo della prateria,dell’avventura,è per lui troppo forte,come per l’uomo senza nome di Per un pugno di dollari,o di Monco,o di Biondo………

Giudizio:ValutazioneValutazioneValutazioneValutazione

Charles Bronson: Armonica

Henry Fonda: Frank

Claudia Cardinale: Jill McBain

Jason Robards: Manuel “Cheyenne” Gutiérrez

Gabriele Ferzetti: Morton

Paolo Stoppa: Sam

Woody Strode: Stony, membro della banda di Frank

Jack Elam: Snaky, membro della banda di Frank

Keenan Wynn: Sceriffo

Frank Wolff: Brett McBain

Lionel Stander: Barista

Al Mulock: Knuckles

Fotografia: Tonino Delli Colli

Montaggio: Nino Baragli

Effetti speciali:

Musiche: Ennio Morricone

Scenografia: Carlo Simi

Costumi: Carlo Simi

Charles Bronson è Armonica

Henry Fonda è Frank

Claudia Cardinale è Jill

Jason Robarts è Cheyenne

Le locandine originali del film


Per un pugno di dollari

Luglio 15, 2008

Per un pugno di dollari è un’opera fondamentale per il cinema.I motivi sono diversi,e sono legati a quell’alchimia magica che fa di un prodotto cinematografico nato senza grosse pretese,con un budget ridottissimo,con attori semisconociuti,uno dei capisaldo del cinema,un’opera diventata immortale ben aldilà dei pur rilevanti meriti che possiede.

Sergio Leone reinventa un genere,il western,che era in grossa crisi e lo rilancia,eliminando l’equivoco dei famigerati indiani cattivi,e sostituendo il personaggio dello sconosciuto senza nome che porta la libertà la dove c’è la tirannia del più forte agli stereotipi sepolti dalla polvere di un cinema datato,quello che voleva i prodi cowboy quasi sempre alle prese con feroci e cattivi pellerossa.

Stereotipi,appunto. In questo film un pistolero senza nome ( del quale non sapremo mai nulla,nè da dove viene,nè come si chiama,nè il suo passato) arriva a San Miguel,un polveroso e malandato paese di provincia ai confini con il Messico e per prima cosa va a sistemarsi nella locanda del burbero Silvanito,del quale,alla fine,diverra’ amico.

Da lui apprende la situazione del paese,stretto tra la morsa della famiglia Royo,capitanata dal crudele e feroce Ramon (un grandissimo Gian Maria Volontè) e quella dello sceriffo Baxter,venditore di alcool,al contrario della famiglia Royo,che traffica in armi.

L’uomo senza nome decide di vendersi,per un pugno di dollari,prima ai Baxter e poi ai Royo,in un doppio gioco molto pericoloso;mette ripetutamente le due famiglie contro,ricavandone denaro che darà a Marisol,una bellissima donna prigioniera di Ramon,separata da suo figlio e da suo marito per salvare loro la vita.E’ un gesto di grande generosità;lo straniero senza nome permette alla donna,a suo marito e al piccolo Jesus di lasciare il paese,grazie anche ai soldi che ha ricavato dalle due famiglie. Ma la buona stella che lo ha sorretto fino ad allora sembra abbandonarlo;l’uomo senza nome viene scoperto,e torturato selvaggiamente.si salva,e grazie al becchino del paese,si rifugia al sicuro,in attesa di guarire e di compiere la sua vendetta.

Ramon e i Royo,convinti che lo straniero senza nome si sia rifugiato dai Baxter,ne approfittano per liquidare i conti,e sterminano tutti i Baxter,compresi la moglie e il figlio.

E’ arrivata però l’ora della resa dei conti;l’uomo senza nome,rimessosi dalle ferite,affronta ad uno ad uno gli uomini dei Royo,uccidendoli tutti,prima di affrontare Ramon in un duello entrato nella storia del cinema.Ramon spara al cuore dell’uomo senza nome,ma quest’ultimo ha provvidenzialmente indossato una lastra di ferro,e rimane in piedi sotto i colpi di Ramon,che cadrà dopo la famosissima frase;

“Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto”.Vediamo se è vero”

Così come è arrivato,l’uomo va via,in silenzio.Le musiche di Morricone,l’atmosfera carica di tensione nel film,la recitazione senza sbavature,la location spagnola che sembra davvero il Messico,il carsima magnetico di Eastwood sono solo alcune delle componenti di un film che ha segnato un’epoca,quella che spregiativamente venne definita degli spaghetti western,e che invece dette nuova linfa al cinema di genere,scatenando una valanga di epigoni non solo in Italia,ma anche in Usa.

Leone,che riprese un soggetto originale di Akira Kurosawa,Yojimbo,creò un un nuovo modo di interpretare il western,basandolo sulla personalizzazione dei vari soggetti,come lo straniero senza nome,una specie di vendicatore dalle buone motivazioni di fondo,un cavaliere della valle solitaria anni sessanta,ma ben lontano dal personaggio impomatato interpretato da Alan Ladd.

La scelta di Eastwood si rivelò intelligente,e contribuì in maniera determinante alla carriera dell’attore.Ecco cosa disse Leone a proposito della sua scelta:

« Ciò che più di ogni altra cosa mi affascinò di Clint, era il modo in cui appariva e la sua indole. Nell’episodio ‘’Incident of the Black Sheep’’ Clint non parlava molto… ma io notai il modo pigro e rilassato con cui arrivava e, senza sforzo, rubava a Eric Fleming tutte le scene. Quello che traspariva così chiaramente era la sua ‘’pigrizia’’. Quando lavoravamo insieme lui era come un serpente che passava tutto il tempo a schiacciare pisolini venti metri più in là, avvolto nelle sue spire, addormentato nel retro della macchina. Poi si srotolava, si stirava, si allungava… L’essenza del contrasto che lui era in grado di creare nasceva dalla somma di questo elemento con l’esplosione e la velocità dei colpi di pistola. Così ci costruimmo sopra tutto il suo personaggio, via via che si andava avanti, anche dal punto di vista fisico, facendogli crescere la barba e mettendogli in bocca il cigarillo che in realtà non fumava mai.Quando gli fu offerto il secondo film, ‘’Per qualche dollaro in più’’, mi disse:”Leggerò il copione, verrò a fare il film, ma per favore ti imploro solo una cosa: non mi rimettere in bocca quel sigaro!” E io gli risposi:”Clint, non possiamo tagliare fuori il sigaro. È il protagonista!”

Il debito di Leone a Kurosawa c’è,ed è evidente;in realtà Leone utilizza Goldoni,in particolare Arlecchino,ponendo il suo straniero senza nome tra i Baxter e i Royo “I Baxter da una parte,i Royo dall’altra,e io nel mezzo…”,come dice lo straniero senza nome all’inizio del film.

Ma il grande successo di Per un pugno di dollari è anche dovuto all’alter ego di Eastwood,il cattivo di turno,che ha la maschera diabolica,dura e impenetrabile di un magnifico Gian Maria Volontè nei panni di Ramon.

Per finire va citato ancora una volta Leone,che una volta,in un’intervista,disse;Il cinema dev’essere spettacolo, è questo che il pubblico vuole. E per me lo spettacolo più bello è quello del mito” E cosa c’è di più mitologico,di più vero e allo stesso tempo di più attraente del giustiziere che uccide i cattivi in un’orgia di sangue e morte e riporta la giustizia la dove non c’era più? In fondo il grande fascino di Per un pugno di dollari è anche questo.

Per un pugno di dollari,un film di Sergio Leone. Con Clint Eastwood, Gian Maria Volonté, Marianne Koch, Wolfgang Luschky, Sieghardt Rupp, Antonio Prieto, José Calvo, Margarita Lozano, Daniel Martin, Benito Stefanelli, Bruno Carotenuto, Joseph Egger, Mario Brega, Aldo Sambrell, Umberto Spadaro
Western, durata 100 min. – Italia 1964

Clint Eastwood: Joe, lo straniero

Gian Maria Volonté: Ramón Rojo

Marianne Koch: Marisol

Wolfgang Lukschy: John Baxter, lo sceriffo

Sieghardt Rupp: Esteban Rojo

Antonio Prieto: Don Miguel Rojo

José Calvo: Silvanito

Margarita Lozano: Consuelo Baxter

Daniel Martín: Julio

Benito Stefanelli: Dougy

Bruno Carotenuto: Antonio Baxter

Joseph Egger: Piripero

Mario Brega: Chico

Aldo Sambrell: Rubio

Fotografia: Massimo Dallamano, Federico G. Larraya

Montaggio: Roberto Cinquini, Alfonso Santacana

Effetti speciali: Giovanni Corridori

Musiche: Ennio Morricone

Scenografia: Carlo Simi, Sigfrido Burmann

Costumi: Carlo Simi

Trucco: Rino Carboni, Dolores Clavel (truccatrice)

” Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto! “

” Vuoi diventare ricco eh? Allora sei arrivato nel posto adatto, se sarai furbo; perchè qui tutti sono o molto ricchi o morti.”

” Quando si vuole uccidere un uomo bisogna colpirlo al cuore. “

” Sono una donna abbastanza ricca per apprezzare gli uomini che si possono comprare. “

” Devo ancora trovare un posto dove non ci siano padroni. “

” Fate molto male a ridere: al mio mulo non piace la gente che ride. Ha subito l’impressione che si rida di lui. “

” Starete come a casa vostra ” ” Spero di no, a casa mia stavo malissimo “


I più belli di sempre

Luglio 13, 2008
E’ il capolavoro scritto, prodotto, diretto ed interpretato da Orson Welles nel 1941,Quarto potere, il film più importante nella storia del cinema americano; questo il responso pronunciato dai 1.500 membri dell’American Film Institute, che hanno compilato una classifica delle cento migliori pellicole americane di sempre. La classifica completa è stata rivelata nel corso di uno show televisivo andato in onda sulla CBS il 20 giugno e presentato da Morgan Freeman, in occasione del decimo anniversario da un’analoga classifica redatta dall’AFI nel 1997; anche in quel caso, Quarto potere era risultato il film più votato in assoluto.
Una classifica,una delle tante,che sembra strizzare l’occhio più alla popolarità,che all’effettivo valore,fatto salvo il meritato primo posto per Quarto potere.
Alcune scelte sono molto discutibili,come la posizione di Toro scatenato davanti ad autentici capolavori della storia del cinema.
Questa la classifica finale per le prime 20 posizioni.

1) Quarto potere,di Orson Welles (1941)


con Everett Sloane, Paul Stewart, Joseph Cotten, Alan Ladd

Solo una persona può decidere il mio destino, e quella persona
sono io. (Orson Welles in “Quarto potere”)

2) Il padrino,di Francis Ford Coppola,(1972)


con Marlon Brando, Al Pacino, James Caan, Richard S. Castellano, Robert Duvall, Diane Keaton

La droga deve essere controllata come un’industria per mantenerla rispettabile! Non la voglio vicino alle scuole. Non la voglio in mano ai bambini! Questa è un’infamità. Nella mia città limiteremo il traffico ai negri e alla gente di colore. Tanto sono bestie, anche se si dannano peggio per loro.(da Il Padrino)

3) Casablanca,di Michael Curtiz (1942)


con Humphrey Bogart, Ingrid Bergman, Paul Henreid, Claude Rains, Conrad Veidt, Sydney Greenstreet

“Vi faccio notare che il revolver è puntato al cuore”. “E’ il posto meno sensibile che io ho”. (Humphrey Bogart e Claude Rains in “Casablanca”)

4) Toro scatenato,di Martin Scorsese (1980)

con Robert De Niro, Joe Pesci, Cathy Moriarty, Coley Wallace

Per cui datemi un’arena giacchè il Toro si scatena,perchè oltre al pugilato
sono attore raffinato!!Questo è spettacolo!”(da Toro scatenato)”

5) Cantando sotto la pioggia di Stanley Donen (1952)

con Gene Kelly, Donald O’Connor, Debbie Reynolds, Jean Hagen, Millard Mitchell, Cyd Charisse

“Non è questo, siete molto cari voi due ma io stasera finalmente ho capito. Io… beh tutto quello che mi avevi detto era vero. Non sono un attore, non lo sono mai stato, sono un buffone, me ne accorgo ora!”

6) Via col vento,di Victor Fleming (1939)

con Olivia De Havilland, Clark Gable, Thomas Mitchell, Vivien Leigh,Trevor Howard

“Aspetta, Rhett… Rhett… Se te ne vai, che sarà di me, che farò?
Francamente me ne infischio.”

7) Lawrence dArabia di David Lean (1962)


con Anthony Quinn, Anthony Quayle, José Ferrer, Peter O’Toole

“La speranza è una cosa buona, forse la migliore”da Lawrence d’Arabia

8 ) Schindler’s List di Steven Spielberg (1983)


con Ben Kingsley, Ralph Fiennes, Liam Neeson, Jonathan Sagalle

“Chiunque salvi una vita salva il mondo intero.” da Schindler list

9 ) Vertigo,La donna che visse due volte un film di Alfred Hitchcock

con James Stewart, Kim Novak, Barbara Bel Geddes, Henry Jones

“C’è ancora un’ultima cosa che devo fare, e poi, sarò libero dal passato.” dal film Vertigo

10 ) Il mago di Oz,regia di Victor Fleming (1939)

con Judy Garland, Frank Morgan, Ray Bolger, Billie Burke

“Toto, credo che non siamo più in Kansas”,dal film il Mago di Oz

11) Luci della città,un film di Charles Chaplin (1931)

con Charles Chaplin, Virginia Cherril, Harry Myers, Florence Lee

12) Sentieri selvaggi,un film di John Ford (1953)

con John Wayne, Natalie Wood, Ward Bond, Jeffrey Hunter

“Li troveremo alla fine! Questo è sicuro come il sorgere del sole.” dal film Sentieri selvaggi

13) Guerre stellari,un film di George Lucas (1977)

con Harrison Ford, Peter Cushing, Carrie Fisher, Alec Guinness

“La forza scorre potente in questo ragazzo” dal film Guerre stellari

14) Psycho,un film di Alfred Hitchcock (1960)

con Janet Leigh, Anthony Perkins, Vera Miles, John Gavin

“Un hobby serve a passare il tempo, non a riempirlo” dal film Psycho

15 ) 2001: Odissea nello spazio ,un film di Stanley Kubrick (1968)

con Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester, Daniel Richter

“Nessun calcolatore 9000 ha mai commesso un errore o alterato un’informazione. Noi siamo senza possibili eccezioni di sorta a prova di errore, incapaci di sbagliare”dal film 2001 odissea nello spazio

16) Viale del tramonto un film di Billy Wilder (1950)

con William Holden, Erich von Stroheim, Nancy Olson, Gloria Swanson

“Voi siete Norma Desmond. La famosa attrice del cinema muto. Eravate grande. – Io sono sempre grande. E’ il cinema che è diventato piccolo.” dal film Viale del tramonto

17) Il laureato,un film di Mike Nichols (1967)

con Anne Bancroft, Dustin Hoffman, William Daniels, Murray Hamilton

“Signora Robinson, lei… sta cercando di sedurmi…” dal film Il laureato

18 ) Fronte del porto,di Elia Kazan (1954)

con Marlon Brando, Eva Marie Saint, Karl Malden, Lee J. Cobb, Rod Steiger, Pat Henning

“Tu non capisci! Avrei potuto essere rispettato, avrei potuto essere un lottatore. Avrei potuto essere qualcuno invece di essere un buono a nulla che è quello che sono!”dal film Fronte del porto

19) La vita è meravigliosa,un film di Frank Capra (1946)

con Gloria Grahame, Thomas Mitchell, Lionel Barrymore, James Stewart

“La vita di un uomo è legata a tante altre vite. E quando questo uomo non esiste lascia un vuoto”,dal film La vita è meravigliosa

20) Chinatown,regia di Roman Polanski (1974)

con Burt Young, Bruce Glover, John Huston, Jack Nicholson, Faye Dunaway

“Lascia stare, Jake… è Chinatown”dal film Chinatown


Apocalypse now

Maggio 7, 2008

A 4 anni dalla fine della guerra nel Vietnam,Coppola gira il film più crudele,duro e affascinante sulla tragedia che vide 50.000 soldati Usa e un numero imprecisato di vietnamiti perire in una guerra che non fece onore a nessuno.
Un film che ebbe anche un percorso travagliato.
Girato nelle Filippine,ebbe ritardi paurosi per una malattia che colpì Sheen,oltre a tifoni e uragani che rallentarono le riprese,e per buon conto lo sforamento del budget (40 milioni di dollari).

La trama è molto semplice:un ufficiale dell’esercito Usa deve trovare e uccidere il colonnello Kurtz (un luciferino e possente Marlon Brando),il quale,rifiutandosi di obbedire agli ordini,simile a un Dio crudele e sanguinario, combatte una sua guerra efferata e spietata,uccidendo buoni e cattivi,ammesso che si possa fare una distinzione di questo genere.
Duro atto di accusa sulla guerra in generale,sulla sua follia e sulla sua crudeltà,il film si snoda in tre ore di appassionante denuncia e folgoranti scene da antologia del cinema.Memorabile Hopper,nel bombardamento di un villaggio,fatto sulle note della cavalcata delle valchirie (adoro l’odore del napalm,dice il colonnello,mentre ghignando massacra la popolazione del villaggio).

Film sulla psiche umana,anche. Tratto da Cuore di tenebra di Conrad,è un indagine sulla follia che può colpire gli uomini messi a contatto con l’orrore quotidiano della violenza.Kurz diventa un’emblema e metafora sulla capacità della violenza di estrarre e adattare l’animo umano al potere e alla sua devastante capacità di creare il superuomo senza morale.
Un film di denuncia,colpito in patria da ostracismo totale,ma diventato in seguito un cult e,forse,il miglior film di denuncia sulla guerra di tutti i tempi.
Da segnalare la matrice Kubrickiana del film,nel suo aspetto di introspezione sulla follia del potere che colpisce i vertici dell’esercito:in alcuni punti si riconoscono l’influenza di Orizzonti di gloria,la sua allucinata violenza,l’ottusità dei generali,per i quali il soldato è solo carne da macello.
In ultimo segnalo la favolosa The end dei Doors,che contribuisce a rendere ancora più spettrale l’atmosfera del film.

Di seguito l’intervento del mio amico WebMichi sul forum iod.forumfree.net:

Come spesso succede ad opere di questo livello, è naturale che il ricordo vada istintivamente ad alcuni “colpi” geniali, ma non altrettanto facilmente va all’essenza della rappresentazione.
In parole povere, Apocalypse Now non è secondo me un film sulla guerra del Vietnam (Oliver Stone ha fatto film molto più circostanziati all’argomento), che credo sia semplicemente il riferimento storico familiare a Coppola, né è soltanto un film contro la guerra, pur raggiungendo in questo caso risultati come pochissimi altri film hanno fatto (appunto “Orizzonti di Gloria” e “Full Metal Jacket”, o, in tempi più recenti, il bellissimo “La Sottile Linea rossa”): se la finzione fosse stata applicata all’Invasione Persiana della Grecia, alla Guerra dei Cent’Anni o alla spedizione di Cortez il Conquistatore, non sarebbe cambiato molto.

In realtà penso che tutto il film trovi il suo risultato più importante proprio nella descrizione simbolica e reale della deriva totale della psiche applicata alla realtà degenerata della guerra, che la determina ma che essa stessa contribuisce a sviluppare.
E penso anche, pur se questo è di un pessimismo terribile, che la Guerra assuma il ruolo di rilevatore chimico delle peggiori tendenze primitive del comportamento e della relazione tra individui.
All’epoca, dopo un paio di visioni del film, la discussione con gli amici si sviluppò su di un tema preciso: per me, infatti, la chiave di volta del film era ed è nel viaggio della pilotina verso il villaggio di Kurz, perchè questo rappresenta materialmente il viaggio a ritroso dalla ragione verso la follia, dalla contemporaneità verso la notte dei tempi, e i pensieri di Willard ne sono la conferma più evidente.

Il Vietnam centra poco o nulla: fateci caso, non vedi mai un vietcong in faccia, e la battaglia intorno al ponte ti dice chiaramente che non è importante neppure chi sia il nemico, che vale neppiù e nemmeno te stesso. Quando poi avviene l’uccisione di uno dei marines con il giavellotto, arma primitiva che la spunta sulla tecnologia bellica dell’imbarcazione e degli stessi uomini e sul tempo in cui questi agiscono, il quadro atemporale e amorale della follia ( o della nostra natura) è completo

Apocalypse now, un film di Francis Ford Coppola. Con Robert Duvall, Dennis Hopper, Martin Sheen, Marlon Brando, Frederic Forrest, Harrison Ford, Larry Fishburne, Scott Glenn, Albert Hall, Francis Ford Coppola, Vittorio Storaro, Dean Tavoularis, Mark Coppola, Sam Bottoms, Bo Byers, Larry Carney, Colleeen Camp, Linda Carpenter, James Keane, Damien Leake, Tom Mason, Ron McQueen, Herb Rice, Jerry Ross, Kerry Rossall, G.D. Spradlin, William Uptone, Dick White, Cyntia Wood, Jerry Ziesmer. Genere Guerra, colore 150 minuti. – Produzione USA 1979

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Robert Duvall

Dennis Hopper

Marlon Brando

Charlie Sheen


“A condurre la guerra era un gruppo di clown con quattro stelle che avrebbero finito per dar via tutto il circo.”

“Lo senti ? Lo senti l’odore ? “
” Cosa ?”
“Napalm figliuolo, non c’e’ nient’ altro al mondo che odori cosi’, mi piace l’ odore del napalm di mattina, una volta una collina la bombardammo per 12 ore e finita l’ azione andai li’ sopra , non ci trovammo piu’ nessuno, neanche un lurido cadavere di viet, ma quell’ odore, si sentiva quell’ odore di benzina, tutta la collina, odorava di …… di vittoria”

“Sai perché non ci si bagna due volte nello stesso fiume?”
“Perché il fiume scorre sempre.”

” Io volevo una missione, e per scontare i miei peccati, me ne assegnarono una.”