Dominique Sanda

Ottobre 24, 2009

Bellissima, altera e aristocratica, un volto perfetto per il cinema. Dominique Varaigne , in arte Sanda, è stata una delle attrici più brave che la Francia abbia espresso; è comparsa in numerosi film d’autore, nei quali le è stato di fondamentale aiuto il possedere le doti elencate all’inizio. Nata a Parigi nel marzo del 1948, ha avuto la fortuna di essere notata da Robert Bresson, che l’ha lanciata come protagonista del film Une femme douce, uscito in Italia con il titolo Cosi bella così dolce. Il ruolo tormentato di Elle, la giovane donna che rifiuta di diventare un oggetto nelle mani del marito e che perciò sceglie il suicidio, la lancia immediatamente come attrice di talento; Dominique, Domino per i suoi amici, ha appena 20 anni, e alle spalle un matrimonio fallito dopo poco tempo.

Dominique Sanda nel film d’esordio, Cosi bella così dolce

Dominique si era sposata giovanissima, ad appena 16 anni, lasciando la sua ricca famiglia per vivere la sua vita. E’ proprio nel cinema che si realizzerà, girando oltre 50 film, molti dei quali con i registi più acclamati della storia del cinema.
L’esordio col botto può essere un boomerang, per una giovane donna inesperta: il cinema è spesso una palude, così come può accadere di fare scelte sbagliate che compromettono, da subito, carriere altrimenti destinate a diventare luminose. Infatti il film successivo, La notte dei fiori di Gian Vittorio Baldi, girato l’anno dopo, un thriller con venature parapsicologiche, è un film che si rivela un fiasco, e rischia di compromettere la sua carriera.

Nel film Aldilà del bene e del male, di Liliana Cavani

Ma la testarda Dominique insiste, e così raccoglie un grandissimo successo personale con Il conformista, di Bernardo Bertolucci, nel quale interpreta il tormentato ruolo di Anna Quadri, donna sentimentalmente instabile, moglie di un’antifascista che morirà in maniera tragica.
E’ sempre l’Italia a confermare la sua notorietà, grazie a registi che esaltano le sue eccezionali doti di bellezza unite a capacità recitative. Indimenticabile è il ruolo di Micol Finzi Contini nel film di Vittorio De Sica Il giardino dei Finzi Contini, splendida e raffinata elaborazione cinematografica del romanzo di Bassani.

Dominique Sanda in Caboblanco, con Charles Bronson

E’ ancora un ruolo tormentato, quello della bella e incomprensibile Micol, separata dal mondo dalla recinzione del giardino dei Finzi Contini, una famiglia ebrea ricchissima, che finirà inevitabilmente nei campi di concentramento, sorte che Micol condividerà. Donna fatale anche in Senza movente, splendido noir di Philippe Labrò, nel quale Dominique è Sandra, una donna ambigua apparentemente legata ad alcuni oscuri delitti.
E’ un’attrice affermata la Sanda, nel 1971;  ha interpretato pochi ruoli, ma in film importanti e sopratutto con grossi riscontri di critica e di pubblico.

Una delle sue ultime interpretazioni, Garage Olimpo

Nei successivi tre anni sarà sui set di film assolutamente importanti, come Gruppo di famiglia in un interno, di Luchino Visconti, anche se in un ruolo che non la vede nemmeno accreditata, in Il lupo della steppa, di Fred Haines, nel ruolo di Erminia, una prostituta saggia e intelligente, che salverà un intellettuale dal suicidio, nell’Agente speciale Mackintosh di John Houston, grande successo ai botteghini
Nel 1976 gira il film della vita, quel Novecento, di Bernardo Bertolucci considerato universalmente uno dei capolavori del cinema europeo; il ruolo di Ada Fiastri Paulhan , la moglie di Alfredo Berlinghieri, è veramente nelle sue corde. La donna tormentata, ancora una volta, che decide di lasciare il marito ritenendolo responsabile morale del non essersi opposto al fascismo resta una delle sue interpretazioni più belle e intense.

Due fotogrammi tratti da Il conformista, di Bertolucci

Così come una grande interpretazione è quella di Irene Carelli in Ferramonti nel film L’eredità Ferramonti, di Mauro Bolognini, ottimo affresco di fine secolo in cui Dominique tratteggia alla perfezione il ruolo di Irene, donna senza scrupoli che attraverso relazioni sentimentali con il cognato e il suocero riuscirà ad ereditare una fortuna, prima di perderla per il suicidio del cognato. Siamo nel 1976, Dominique Sanda, 28 enne, è una star a tutti gli effetti, un’attrice che garantisce con la sua presenza un valore aggiunto.

Con Paul Newman in L’agente speciale MacKintosh

Liliana Cavani la sceglie per lo scabroso ruolo di Lou Andreas-Salomé nel suo film Aldilà del bene e del male, nel quale riesce a rendere un ritratto fortissimo della donna che si divise tra Friedrich Nietzsche e Paul Rée; e tre anni dopo, nel 1980, un altro ritratto indimenticabile, quello di Helene in Un dolce viaggio, splendido e poetico film di Michel Delville.

In un certo senso la Sanda esprime il meglio di se stessa proprio nel periodo tra il 1973 e il 1980; in seguito girerà altre ottime opere, ma meno affascinanti di quelle comprese in questo periodo. Tutto dipese anche dalla crisi che il cinema europeo ha attraversato per buona parte degli anni 80, quando molti maestri del cinema ridussero all’osso le loro regie, mentre vennero a mancare soggetti importanti e che valessero la pena di essere elaborati.

L’ultima odissea

Questo impossibile oggetto

Infatti nel 1980 troviamo Dominique Sanda impegnata a interpretare un ruolo molto distante da quelli a cui aveva abituato il suo pubblico; Capoblanco, girato con J. Lee Thompson, regista americano, al fianco di Charles Bronson, è un action movie appena sufficiente. Viceversa un ottimo lavoro è Storie di donne (Les ailes des colombes) per la regia di Benoît Jacquot, nel quale lavora la finaco di isabelle Huppert,di Michele Placido e di Jean Sorel. Tra il 1982 e il 1984 la Sanda rallenta le sue apparizioni sullo schermo; sono di questo periodo L’indiscretion, di Pierre Lary, al fianco di Jean Rochefort, Una camera in città, di Jacques Demy,Poussière d’empire (1983) ,distribuito in Italia come Polvere d’impero e infine Le matelot 512, diretto da René Allio, al fianco di Michel Piccoli.

Il lupo della steppa

Attratta da nuove esperienze, Dominique inizia a lavorare per la tv con opere come La naissance du jour, di Demy e nella produzione italiana Il treno di Lenin, di Damiano Damiani; ovviamente l’attrice francese non trascura il cinema, la sua vera passione. Al cinema la troviamo in Corps et biens (1986), opera di Benoît Jacquot tratto dal romanzo “Tendre femelle” di James Gunn, in Le lunghe ombre di Gianfranco Mingozzi e in Le mendiants, ancora una volta per la regia di Benoît Jacquot.

Dominique Sanda nello splendido Un dolce viaggio, di Delville

La costante della vita artistica di Dominique Sanda, quindi, resta sempre la stessa: scelta di copioni che abbiano ruoli consoni alle sue capacità interpretative, ma non solo; i film che accetta di girare devono essere di qualità. Infatti, caso più unico che raro, della Sanda non si conoscono pellicole dozzinali, girate e interpretate solo per la cassetta.
In Italia lavora ancora nell’ultimo film interpretato negli anni 80, In una notte di chiaro di luna, di Lina Wertmuller, al fianco di Peter O’Toole,Rutger Hauer, Faye Dunaway e Nastassja Kinski; il film, che affronta lo scottante tema della diffusione dell’Aids, nonostante l’ottimo cast, non ha un gran successo di pubblico, e passa abbastanza inosservato anche tra i critici, che lo snobbano.

Così bella, così dolce

L’eredità Ferramonti

La ormai quarantunenne attrice francese passa così nuovamente ad un lavoro televisivo, Voglia di vivere, di Ludovico Gasperini, un buon successo in cui recita accanto a Thomas Milian. Al cinema, in questa sua nuova giovinezza cinematografica in Italia, interpreta Tolgo il disturbo, il bel film di Dino Risi, in cui è Carla, nuora del simpatico folle Augusto, film dal finale amaro, come del resto abitudine del grande regista.

Novecento

Siamo negli anni novanta, e le apparizioni cinematografiche della Sanda si diradano, mentre crescono le sue apparizioni tv; nel 1991 lavora in Naissance d’un Golem, di Amos Gitai, film massacrato dalla critica, nel 1992 in Le vojage di Fernando E. Solanas,poi in Rosenemil , di Radu Gabrea e infine, sempre negli anni 90, in L’Affare Lucona, di Jack Gold e in Brennendes Herz di Peter Patzak. L’ultimo lavoro degli anni 90 è Garage Olimpo, di Marco bechis, un bel film in cui interpreta Diane, la madre di Maria Fabiani, un’attivista militante in una organizzazione clandestina che si oppone alla dittatura militare al governo in Argentina.

La chanson de Roland

Con Jean Louis Trintignant in Senza movente

Negli ultimi anni ha diradato moltissimo le sue apparizioni cinematografiche, apparendo in I fiumi di porpora, di Mathieu Kassovitz nei panni di Sorella Andree, in The Island of the Mapmaker’s Wife e infine in quello che attualmente è il suo ultimo lavoro, Suster N , per la regia di Viva Westi, film datato 2007.
Dominique Sanda, con la sua eleganza, la sua bellezza così fine e particolare, con le sue straordinarie doti drammatiche resta una delle attrici migliori espresse dal cinema francese, che pure è stato prodigo di autentici talenti.
Un’attrice completa, come ha dimostrato attraverso le sue selezionatissime apparizioni cinematografiche in una carriera ormai quarantennale.

Storie di donne (Les ailes des colombes)

La naissance du jour

L’eredità Ferramonti

Aldilà del bene e del male

Il giardino dei Finzi Contini

Novecento


Rena Niehaus

Ottobre 19, 2009

Rena Niehaus

Nella storia cinematografica di Rena Niehaus, attrice tedesca nata a Oldenburg nel dicembre del 1954 l’elemento fondamentale sembra essere la casualità, che l’ha portata per caso a diventare dapprima modella per delle foto pubblicitarie prima e di moda in seguito, per poi finire sugli schermi, in alcune produzioni molto interessanti concentrate negli anni 70, quando ha lavorato con Lattuada e Eriprando Visconti oltre che con Ugo Liberatore e altri. Sono 12 i film interpretati da Rena, girati tra il 1975 e il 1993, dieci dei quali sono racchiusi nel periodo 1975-1979

Con Cochi Ponzoni in Cuore di cane

Rena Niehaus si avvicina al mondo dello spettacolo attraverso la fotografia; contattata da un fotografo tedesco mentre era a Monaco di Baviera, diventa modella di una pubblicità creata per una nota casa di sigarette.
La sua particolare fisionomia, il volto non bellissimo ma espressivo vengono notate da Alberto Lattuada, che la scrittura per il film Cuore di cane.

Rena Niehaus in Oedipus orca

Con Domenico Modugno in Il maestro di violino

Rena ha un temperamento volitivo, è affascinata da nuove eperienze e sopratutto vede nel cinema un modo per avvicinare altra gente, conoscere posti; così gira contemporaneamente alcuni film, come I baroni, di Gian Paolo Lomi, accanto a Turi Ferro, Vittorio Caprioli e Andrea Ferreol, in cui è una ragazza svedese che capita casualmente in una città del sud e fa innamorare pazzamente un maturo benestante, interpretato da Turi Ferro, Un amore targato Forli, di Sesani , nel quale interpreta Giorgia, la spregiudicata studentessa che riesce a sedurre un giovane musicista riminese e Il maestro di violino, nel quale è Laura, la bella e sensibile figlia di una famiglia di mecenati, che finirà per avere una storia d’amore con il suo insegnante di violino, il maturo Giovanni.

Il maestro di violino

La orca

Un film creato su misura per sfruttare il successo commerciale dell’omonima canzone di Domenico Modugno, che nel film interpreta proprio Giovanni. Se la canzone è l’amaro epilogo di una carriera di primissimo livello per il grande Mimmo, il film è un trampolino di lancio per Rena, che mostra una buona padronanza delle scene e ottime doti recitative. Arriva così Cuore di cane, il film che Lattuada gira riprendendo un romanzo di Bulgakov, autore tra l’altro di Il maestro e Margherita; il film, pur non riscontrando successo di pubblico, viene ben giudicato dalla critica. Rena vi interpreta Zoja, fidanzata di Poligràph Poligràphovic, l’uomo a cui sono stati trapiantati gli organi di un cane.

Rena Niehaus in Nero veneziano

Oedipus orca

Rena lavora, in questo film, con un cast eccellente, nel quale spiccano Max Von Sidow, Eleonora Giorgi, Cochi Ponzoni e Mario Adorf. Il successo arriva con La orca, di Eriprando Visconti, nipote del celebre Luchino. Il suo è il ruolo principale, quello di Alice, una ricca studentessa sequestrata da balordi, che riuscirà a far innamorare di se il meno sveglio dei suoi sequestratori, Michele (interpretato da Michele Placido), e che ucciderà proprio mentre sta per essere liberata dalla polizia, coperta, nel suo gesto, da un commissario che le vuole risparmiare altri dolori. In La orca Rena Niehaus interpreta perfettamente il contraddittorio personaggio di Alice, accettando anche un ruolo abbastanza scabroso.

Un amore targato Forli

Nel 1977 Pino Tosini la scrittura per il discontinuo Una donna di seconda mano, dramma famigliare, nel quale è Simona, fidanzata di Luca, che la violenta, portandola ad accettare la corte del maturo Augusto, zio del suo fidanzato e amante di sua madre. Alla fine dello stesso anno Visconti decide di riprendere il film La orca dal punto esatto in cui finisce e ne fa un sequel, Oedipus orca, con Rena che riveste nuovamente i panni della giovane Alice, che ritorna a casa convinta che suo padre non abbia fatto nulla per liberarla. Nel film, la ragazza si convince che l’uomo non sia il vero padre, scopre che la madre, quando lei era stata concepita, aveva avuto un amante e dopo aver scoperto che quest’ultimo potrebbe essere il suo vero padre, lo seduce. Il film non ha la carica del primo capitolo, La orca, e passa abbastanza inosservato.

Due fotogrammi da Una donna di seconda mano

Il film successivo è un piccolo gioiello; si tratta di Nero veneziano, misconosciuto thriller con connotazioni horror, disprezzato dalla critica; in realtà è un buon prodotto, girato in una Venezia livida, che mescola abilmente suspence e mistero. Il ruolo di Rena, quello della giovane Christine che diventerà madre di un bambino frutto della sua relazione con il demonio, la mostra sempre più matura e padrona dei suoi mezzi recitativi. Un film in cui la Niehaus, come racconterà in un’intevista, si trova a gestire un difficilissimo rapporto con Liberatore, il regista, perfezionista maniacale.

Una donna di seconda mano

Voglia di donna

Siamo sul finire degli anni settanta, e Rena gira Voglia di donna, pessima commedia ad episodi di Bottari, nonostante il film presenti un buon cast; Gianni Cavina, Laura Gemser, Carlo Giuffré, Rena Niehaus, Luciano Salce, Ilona Staller, Gabriele Tinti sono i compagni d’avventura di questa pellicola, in cui la Niehaus è Luisa, fidanzata di Paolo, che gelosissimo del datore di lavoro della donna, un notaio, cerca di registrare i due amanti, e che finirà per perdere la fidanzata.

Con Carlo Giuffrè in Voglia di donna

Per quanto abbia una discreta fama, Rena Niehaus non ama molto il mondo del cinema, che considera falso e ipocrita; cosi, dopo aver girato Ciao Cialtroni, film passato inosservato, sotto la regia di Danilo Rossini, si allontana dal cinema. Torna a Oldenburg, dove diventa agente di commercio; rientra in Ialia per riprendere il suo lavoro di attrice nel 1988, a distanza di 9 anni dal suo ultimo film.

Ma il cinema non concede ai suoi protagonisti licenze o ripensamenti; il pubblico dimentica in fretta, crea nuovi beniamini, così Rena deve accettare una piccola parte in Arabella,l’angelo nero di Stelvio Massi. Lavorerà,per l’ultima volta, nel 1993 in Il ritmo del silenzio, di Marfori, anche questo passato assolutamente inosservato.
Finisce così la carriera di Rena Niehaus, brava attrice ma poco malleabile, assolutamente non incline ad accettare le leggi del cinema; come da lei stessa raccontato in una lunga intervista, il suo carattere poco docile, la sua caparbietà, l’abitudine tutta interna al mondo del cinema di valutare le persone per il loro aspetto fisico, senza badare molto al carattere e alle attitudini delle persone, le creò grossi problemi, portandola ad un progressivo allontanamento dalle scene.

Il ritmo del silenzio (1993)
Arabella l’angelo nero (1989)
Ciao cialtroni! (1979)
Voglia di donna 1978
Nero veneziano 1978
Oedipus orca (1977)
Una donna di seconda mano (1977)
Cuore di cane (1976)
La orca (1976)
Maestro di violino (1976)
Un amore targato Forlì (1976)
I baroni (1975)


Mimsy Farmer

Ottobre 10, 2009

Mimsy Farmer, in un fotogramma tratto da Il maestro e Margherita

Mimsy Farmer, americana di Chicago, dov’è nata nel febbraio del 1945, è stata una delle attrici più capaci arrivate in italia agli inizi degli anni settanta, quando venne chiamata da Dario Argento per interpretare il ruolo di Nina nel suo Quattro mosche di velluto girigio. Mimsy aveva 26 anni, ma alle spalle già una carriera consolidata, avendo esordito all’età di 17 anni in alcune produzioni americane per la Tv, come “My Three Sons” ,”The Adventures of Ozzie & Harriet”  e sopratutto in due grandi successi arrivati anche in Italia, Perry Mason e Lassie.

In Italia arriva dopo aver girato Riot of sunset strip, Devil angels al fianco di Cassavetes, in The wild racers e sopratutto More, film in cui interpreta la giovane Estelle, memorabile sopratutto per la celebre colonna sonora dei Pink Floyd. Gli spettatori italiani la apprezzano anche in due fortunate produzioni, Michele Strogoff, corriere dello zar e Quando il sole scotta, in inglese Road to Salina, scabrosa storia in cui interpreta Billy, una ragazza che in passato aveva avuto una relazione incestuosa con il fratello che poi aveva ucciso.

Allonsenfant

Il ruolo che le consegna la fama anche da noi è il citato Quattro mosche di velluto grigio, diretto da Dario Argento nel 1971, in cui Mimsy Farmer interpreta Nina, la psicotica moglie di Roberto, che alla fine risulterà essere la vera e insospettabile assassina di una serie di delitti. Non è particolarmente bella, Mimsy, ma ha fascino e un carsima magnetico; corpo esile, anzi minuto, è lontana anni luce dal prototipo della vamp. Ma riesce a supllire con doti recitative eccezionali a quanto le manca sul piano fisico.

Black cat, Gatto nero

In poco tempo gira alcuni ottimi lavori, come Corpo d’amore di Fabio Carpi, La vita in gioco di Mingozzi accanto al sex symbol Helmut Berger, l’ottimo Il maestro e Margherita, di Petrovic, tratto dal famoso romanzo di Bulgakov, nel quale interpreta splendidamente Margaretha, la moglie di un polizotto innamorata dello scrittore Maksudov.

Mimsy in 4 mosche di velluto grigio

L’opera successiva ,Il camino, film del 1973 diretto da Jorge Darnell passa quasi inosservata,pur vantando nel cast Fernando Rey e Luigi Pistilli; tuttavia ottiene un altro buon successo personale lavorando con Delon e Jean Gabin in Due contro la città, opera discontinua di Josè Giovanni, in cui è la donna di Gino, un ex carcerato che finirà per essere ghigliottinato solo per aver ucciso un poliziotto che lo tormentava sadicamente.La Farmer dimostra di essere un’attrice completa, assolutamente adatta ai ruoli drammatici, in possesso di una mimica facciale che le permette di rendere al meglio i personaggi più complessi.

Mimsy Farmer in un altro fotogramma tratto dall’ottimo Allonsenfant

E’ il caso di Silvia Hacherman , personaggio principale di Il profumo della signora in nero di Barilli, uno dei film più originali del cinema italiano; il complesso personaggio di Silvia, dottoressa ossessionata dal ricordo della propria madre vista in un incontro sessuale molto crudo, dal quale esce con problemi piscologici che la porteranno sull’orlo della pazzia, mostra la maturità raggiunta. Confermata da Allonsanfant, film dei fratelli Taviani, in un altro ruolo drammatico, quello di Francesca, che riporta il nobile Fulvio sulla strada degli alti ideali rivoluzionari della carboneria, che rinnegherà tradendo i suoi compagni.

Il maestro e Margherita

Il profumo della signora in nero

Siamo nel 1974, e l’attrice continua a interpretare parti drammatiche: la successiva è nel film La polizia indaga: siamo tutti sospettati di Michel Wyn, in cui interpreta Candice, una giovane uccisa casualmente in Francia. Il 1975 segna il ritorno della Farmer ai film di ambientazione thriller; è il caso del film di Crispino Macchie solari, opera molto discussa in cui è ancora una volta una dottoressa, Simona, coinvolta in una brutta storia di omicidi in una città in cui si abbatte un’improvvisa serie di allucinanti delitti, che le autorità attribuiscono alle macchie solari del titolo.

Uno dei suoi primi lavori, il geniale More

Nei successivi due anni la Farmer lavora in Morire a Roma (La vita in gioco) di Giuseppe Mingozzi, pressochè ignorato dal pubblico e in Il sapore della paura di Leroy, un insolito film in cui interpreta Helen, una ragazza che finirà per diventare la preda di un gruppo di rispettabili notabili del posto, che dopo averla violentata la faranno morire tra le sabbie mobili.

Quando il sole scotta

Per rivedere sul grande schermo la Farmer, bisognerà attendere il 1977, quando interpreterà il ruolo di Giulia in Antonio Gramsci: i giorni del carcere, diretto da Lino Del Fra; nel 1978 lavora in L’amant de poche di Bernard Queysanne, film mai distribuito in Italia, in Ciao maschio di Ferreri e in Concorde affaire, diretta da Deodato.
E’ proprio nel 1979 che la Farmer decide di accettare nuovamente ruoli televisivi, per cui la troviamo in Martin Eden, di Giacomo Battiato, ripreso dal famoso romanzo di Jack London, nel quale è Lizzie, al fianco di Delia Boccardo e Capucine e subito dopo in un’altra fiction (oppure sceneggiato Tv, com’erano chiamate all’epoca le produzioni di telefilm televisive), Il treno per Istambul, regia di Mingozzi, al fianco di William Berger e Stefano Satta Flores.

Mimsy Farmer in due fotogrammi tratti da Macchie solari

Ovviamente non dimentica il cinema, e ancora una volta lavora in un thriller, Gatto nero, di Lucio Fulci, tratto da un romanzo di Poe in cui interpreta Jill, una fotografa che rischierà di morire sepolta viva, e che sarà salvata proprio da un gatto nero. Alternando lavori in tv e al cinema, la Farmer mostra un eclettismo che ha pochi riscontri nel mondo del cinema; cosi alle produzioni tv alterna lavori selezionati, come La ragazza di trieste, il dramma di Pasquale Festa Campanile nel quale è al fianco, anche se in una parte secondaria, di ben Gazzarra e Ornella Muti, per poi passare a Don Camillo, nel quale per la prima volta si trova sul set di un film con risvolti comici, un remake del vecchio successo interpretato dagli indimenticabili Gino Cervi e Fernandel;

Riot on Sunset strip

Con Lee Van Cleef in Arcobaleno selvaggio

in questo caso ci sono Terence Hill e Colin Blakely, e il risultato è davvero modesto. Torna in Tv, nel 1984, per La bella Otero, di José María Sánchez, che schiera attori di gran livello, come Ángela Molina, Harvey Keitel, Aurore Clément, Luciano Salce, Vittorio Caprioli,Gigi Proietti,Gianni Cavina,Lina Sastri, mentre al cinema la vediamo in La mort de Mario Ricci , Il quartetto Basileus , Arcobaleno selvaggio.

Pian piano l’attrice inizia a diradare gli impegni cinematografici e televisivi; trasferitasi in Francia, si appassiona alla scultura e alla pittura, anche per merito di Francis Poirier,lo scultore che diventerà suo marito. Interpreta qualche altro film, come La ragazza dei lilla, di Flavio Mogherini, nel 1985, Un foro nel parabrezza di Sauro Scavolini e Sensi, lavoro brutto e scoordinato di Gabriele Lavia.

Concorde affaire 79

Nel 1987 lavora in Camping del terrore di Deodato, brutto e pasticciato thriller, in Poisons, di Pierre Maillard, in Il segreto dell’uomo solitario, di Ernesto Guida e nei lavori Tv  Sei delitti per padre Brown, prima di chiudere definitivamente con il cinema e la stessa tv nel 1991, con la fiction Safari diretta da Roger Vadim. Da quel momento in poi Mimsy Farmer si dedicherà anima e corpo alla scenografia, lavorando principalmente in Francia, ma non solo: Troy, Marie Antoinette, La fabbrica di cioccolato sono soltanto alcuni dei film ai quali ha partecipato come realizzatrice di sculture utilizzate poi in scena.
Un’attività che la bravissima attrice svolge a tempo pieno, avendo ormai accantonato da tempo i set cinematografici che l’avevano vista protagonista di tanti film importanti.

Black cat

Sensi

Les suspects

Codename wildgeese

Sul set di Corpo d’amore

Ciao maschio

Con Delon e Gabin in Due contro la città

Due contro la città

More

La traque

Concorde affaire 79

Il profumo della signora in nero


Il segreto dell’uomo solitario 1988
Poisons (1987)
Camping del terrore (1987)
Her Fragrant Emulsion (1987)
Sensi (1986)
Un foro nel parabrezza (1985)
La ragazza dei lilla (1985)
Fratelli (1985)
Arcobaleno selvaggio 1984
La mort de Mario Ricci (1983)
Il quartetto Basileus (1983)
Don Camillo (1983)
La ragazza di Trieste (1982)
Black Cat (Gatto nero) (1981)
Même les mômes ont du vague à l’âme (1980)
La légion saute sur Kolwezi (1980)
Concorde Affaire ‘79
Ciao maschio 1978
L’amant de poche 1978
Antonio Gramsci: i giorni del carcere (1977)
Il sapore della paura 1975
Morire a Roma (1975)
Macchie solari (1975)
La polizia indaga: siamo tutti sospettati (1975)
Allonsanfàn (1974)
Il profumo della signora in nero (1974)
Les mille et une mains (1974)
Due contro la città 1973
Camino-La faccia violenta di New York (1973)
Il maestro e Margherita (1972)
La vita in gioco (1972)
Corpo d’amore (1972)
4 mosche di velluto grigio (1971)
Quando il sole scotta 1970
Strogoff (1970)
More (1969)
The Wild Racers (1968)
Devil’s Angels (1967)
Riot on Sunset Strip (1967)
Hot Rods to Hell (1967)
Bus Riley’s Back in Town (1965)


Me Me Lai

Ottobre 3, 2009

Me Me Lai, figlia di un inglese e di madre birmana, è nata a Burma nel 1952. Trasferitasi in Inghilterra, ha iniziato a lavorare per la Tv e contemporaneamente a lavorare per il cinema, in pellicole caratterizzate dal basso budget. L’esordio avvenne con un piccolo ruolo, quello della hostess, nel telefilm The golden shot, girato nel 1967; subito dopo lavorò in un altro serial televisivo, Paul Temple, prima di approdare al cinema con il mediocre Prendi il sesso e fuggi, del 1971, film diretto da David Rea,

Con Ivan Rassimov in Il paese del sesso selvaggio

Mangiati vivi

nel quale la affascinante attrice birmana interpretava iil ruolo di Bride. Sempre nel 1971 lavorò in due produzioni televisive inglesi di discreto successo, Hine e Jason King, mentre contemporaneamente entrò nel cast di La fabbrica del terrore di Ted Hooker. Il primo lavoro come protagonista risale al 1972; si tratta di Au pair girl, film costruito attorno alla figura di Gabriella Drake, la bellissima protagonista di Spazio 1999; nel film Me Me Lai interpretava Nan Lee, una delle quattro disinibite ragazze che metteranno a soqquadro Londra.

Me Me Lai in Ultimo mondo cannibale

La sua bellezza, il fascino esotico richiamarono l’ attenzione di Umberto Lenzi, che nel 1972 la chiamò per Il paese del sesso selvaggio, uno dei primi cannibal movie; il ruolo di Maraya, che finisce per diventare la compagna di John Bradley, il solito europeo rifugiatosi nella giungla che occupa gran parte del territorio compreso tra la Thailandia e la Birmania.

Au pair girl

Nel film, interpretato egregiamente, Me Me Lai si innamora di John (Ivan Rassimov), lo sposa e lo rende padre, morendo subito dopo per il trauma post parto. Per 5 anni della giovane e bella Me Me Lai nessuno sa nulla; ricompare in un altro cannibal movie, quel Ultimo mondo cannibale di Deodato che suscitò enorme scalpore per le scene violente contenute; in questo film Me Me Lai era Palun, una nativa che verrà catturata e mangiata viva dai componenti della sua tribu.

Me Me Lai in Mangiati vivi

Nel 1978 le viene affidata una piccola parte in La vendetta della Pantera Rosa, quella di una improbabile ragazza cinese, naturalmente truccata in maniera tale da nascondere i suoi veri lineamenti. Altro film dello stesso anno è Licensed to Love and Kill diretto da Lindsay Shonteff, nel quale è ancora una cinese, Madame Wang; ma è ancora Lenzi a ricordarsi di lei, per uno degli ultimi cannibal movie, Mangiati vivi, girato nel 1980.

Ultimo mondo cannibale

Il paese del sesso selvaggio

Film confuso, Mangiati vivi non è di certo una delle pellicole da ricordare di Lenzi; Me Me Lai interpreta la nativa Mowara, in competizione con le bellissime europee Paola Senatore e Janet Agren. L’ultimo lavoro cinematografico di Me Me Lai è L’elemento del crimine, film del 1984 diretto da Lars Von Trier; di lei, dopo un paio di partecipazioni a serial Tv, non si hanno più notizie. Famosa più per la bellezza e per il fascino particolare, la bella birmana è ricordata oggi solo da alcuni aficionados; del resto, a parte la bellezza , le occasioni in cui ha parlato si contano sulla punta delle dita di una sola mano.

Au pair girl

Il paese del sesso selvaggio


Romy Schneider

Settembre 26, 2009

Uno dei suoi film più famosi si intitola, Sissi, destino di un’imperatrice; verrebbe voglia, allora, di parafrasare il titolo del film e trasformarlo in Sissi, destino di un’attrice. Anche perchè la simbiosi tra Sissi, il suo personaggio più noto e lei, Rosemarie Magdalena Albach, in arte Romy Schneider è rimasta una delle costanti del grande schermo. Sono passati più di 50 anni, da quel debutto nei panni della giovane imperatrice d’Austria, ma quel ruolo, e sopratutto lei così fresca e bella negli abiti imperiali, sono uno dei passaggi obbligati di tutte le televisioni, che ne perpetuano il mito, che la ricordano anche a tantissimi spettatori che non hanno avuto la possibilità di vedere altri suoi film, ugualmente interessanti, ma meno famosi.

Sissi,destino di un’imperatrice

Romy con sua madre Magda Schneider in Sissi la giovane imperatrice

Anche perchè Romy ,proprio in virtù di quel destino  cui accennavo all’inizio, è morta 27 anni addietro, a soli 44 anni, mentre era nel pieno della sua matutità artistica, affinata da oltre 60 film interpretati nel corso della sua comunque lunga carriera. Lunga perchè Romy esordi giovanissima, appena 15 enne, agevolata anche dal fatto che i suoi genitori erano due attori. E con la madre lavorò anche, nella trilogia dedicata a Sissi; Magda Schneider (della quale assunse il cognome) era infatti sua madre nelle pellicole girate quando aveva solo 17 anni, essendo nata a Vienna nel settembre del 1938.

Due scene tratte dal film Boccaccio 70

Non capita tutti i giorni di diventare una star a soli 17 anni, sopratutto di avere immediatamente fama mondiale; ma la sua bellezza, assolutamente straordinaria, la sua grazia e le naturali doti recitative le agevolarono di sicuro la carriera. Tre sono i film dedicati all’imperatrice d’Austria Sissi, ovvero Elisabetta di Baviera; La principessa Sissi (1955), Sissi, la giovane imperatrice,(1956) e Sissi – il destino di un’imperatrice (1957) tutti e tre per la regia di Ernst Marischka. Tre film in cui la giovane Romy assurge al rango di star e che le valgono scritture a valanga; tra il 1957 e il 1959 gira infatti ben 11 film, tra i quali si segnalano Un amore a Parigi (Monpti), regia di Helmut Käutner al fianco di Horst Buchholz,

Gli innocenti dalle mani sporche

Romy Schneider è Katia

Scampolo, regia di Alfred Weidenmann, Ragazze in uniforme per la regia di Géza von Radványi ,accanto a Lilli Palmer e L’amante pura (Christine), regia di Pierre Gaspard-Huit, sul set del quale conosce un attore che avrà una parte importante nella sua vita, il bel tenebroso Alain Delon.Ha solo 20 anni, Romy, ma è bellissima, cos’ come il 23 enne attore francese è un sex symbol; insieme sono una coppia bellissima, e i due vanno a vivere assieme a Parigi. Il lavoro la porta a viaggiare molto: arriva in Italia per girare Boccaccio ‘70 di Luchino Visconti  nell’episodio “Il lavoro”  (1962); nel film interpreta Pupe, moglie di un dongiovanni che è anche impelagato in un giro di prostitute. Un altro film importante del 1962 lo gira con il grande Orson Wells: si tratta di Il processo, nel quale è Leni. Il film tratto dal romanzo di Kafka, mette in risalto le sue doti drammatiche, confermate l’anno successivo dal ruolo di Regine nel film bellico I vincitori, un film di Foreman con un cast all star, nel quale figurano George Peppard,  George Hamilton, Albert Finney, Melina Mercouri, Eli Wallach, Elke Sommer, Jeanne Moreau, Vince Edwards, Senta Berger, Rosanna Schiaffino e Peter Fonda.

Con Jean Louis Trintignant in Il montone infuriato

Romy Schneider con Michel Piccoli in L’amante

Un altro film importante è Il cardinale (The Cardinal), regia di Otto Preminger,nel quale è Annemarie von Hartman una studentessa amata nientmeno che da un futuro cardinale. Star affermata, lavora a getto continuo: è nei cast di Scusa, me lo presti tuo marito? regia di David Swift (1964), in Alle 10:30 di una sera d’estate regia di Jules Dassin (1966),in Agli ordini del Fuhrer e al servizio di Sua Maestà regia di Terence Young (1966), film basato sulla storia vera di Eddy Chapman, spia doppiogiochista, nel quale la Schneider è una splendida Contessa. Nel 1969 è nel film La piscina, diretto da Deray, accanto a quello che era il suo grande amore Delon; lei è Marianne, una giornalista moglie di uno scrittore fallito, che si troverà al centro di un intrigo amoroso con il suo ex amante. Nel 1970 interpreta un ruolo stupendo in La califfa, film di Alberto Bevilacqua; lei è la bellissima e volitiva Irene Corsini, detta la Califfa, che riuscirà a far innamorare di se l’industriale Doberdò, conquistandolo alle idee socialiste. Un ruolo drammatico che mostra come la ormai trentaduenne Romy sia un’attrice con i fiocchi.

L’importante è amare

Il treno

Le vieux fucil

Ma la sua vita privata diventa ben presto una collezione di fallimenti: dopo il fallimento del suo legame con Delon, divorzia dal marito,Harry Meyen, per poi risposarsi Iniziano i suoi problemi con l’alcool, che le causeranno fequenti crisi depressive. Ma è nel lavoro che la Schneider trova una parziale consolazione. Dal 1970 al 1972 gira altri otto film, fra i quali L’amante regia di Claude Sautet (1970),Uccidi uccidi, ma con dolcezza regia di John Newland (1970),Il commissario Pellissier ancora per la regia di Claude Sautet (1971),L’assassinio di Trotsky regia di Joseph Losey (1972), nel quale è Guita, la militante comunista che sarà la causa involontaria dell’omicidio del politico russo, interpretato da Richard Burton.

Ludwig

La Schneider nel film Max

Come già detto, la vita privata di Romy è un naufragio continuo, mentre la sua carriera cinematografica si arriccihisce di splendide intepretazioni; Ludwig, regia di Luchino Visconti (1972), in cui ancora una volta è Elisabetta d’Austria. Ma un’Elisabetta-Sissi matura, madre del folle principe Ludwig. Gira Noi due senza domani (Le train), regia di Pierre Granier-Deferre (1973) il divertente Il montone infuriato regia di Michel Deville (1974) al fianco di Trintignant,, Trio infernale regia di Francis Girod (1974), in cui è la satanica moglie di Michel Piccoli, L’importante è amare regia di Andrzej Zulawski (1975),il controverso Gli innocenti dalle mani sporche, per regia di Claude Chabrol (1975), in cui è una moglie che ha una relazione adulterina con un uomo conosciuto casualmente,e che si troverà coinvolta in una storia a tinte nere.

Nel film Una donna alla finestra

Trio infernale

A colpire ancor più duramente il fragile equilibrio dell’attrice, arrivano due fatti personali diversi, ma legati: il fallimento del suo secondo matrimonio e sopratutto la tragica morte del giovane David, di soli 15 anni, morto accidentalmente infilzato dalla protezione di un cancello. E’ il 1981, l’attrice ha appena girato Chiaro di donna di Costa Gavras (1979), l’ottimo La morte in diretta di Bertrand Tavernier (1980) e sopratutto lo struggente Fantasma d’amore, regia di Dino Risi (1981), al fianco di Mastroianni, in cui interpreta una donna morta e che si materializza come un fantasma vivendo nel ricordo del suo uomo.

E’ simpatico, ma gli romperei il muso

Una storia semplice

A fine 1981 interpreta il suo penultimo film, Guardato a vista ,regia di Claude Miller (1981) accanto a Lino Ventura e Michel Serrault. Nel 1981 si lega a Laurent Petin, ma subito dopo aver ultimato La signora è di passaggio titolo originale La passante du Sans-Souci, regia di Jacques Rouffio (1982) al fianco di Michel Piccoli, il 29 maggio 1982 Romy Schneider, forse stroncata da un infarto, muore improvvisamente a soli 44 anni. Il suo corpo, privo di vita, viene trovato proprio a casa di Petin; per alcuni la morte della Schneider è da attribuirsi ad un suicidio, ma la versione ufficiale sarà quella di morte per infarto.

Romy nel ruolo di Irene in La califfa, una sua splendida interpretazione

Scompare così, a sole 44 anni, una delle attrici più affascinanti dello schermo; bella, affascinante, ma dal sorriso triste. Un sorriso che non era più quello della leggendaria Sissi, ma quello di una donna con il male di vivere, quel male che divora dentro e che porta nella spirale terribile della depressione, che Romy tento di scacciare con l’alcool, finendo per pagare un prezzo altissimo alla fama e alla fortuna avuta per qualche anno.

L’assassinio di Trotsky

Monpti

Poco prima di morire tragicamente, la Schneider concesse un’intervista alla Tv francese (che potrete trovare in rete su Youtube o Dailymotion); è una donna stanca, quella che si concede al giornalista che la intervista: ha il volto bellissimo affatticato, sembra quasi spenta. Parla con fatica, quasi le pesasse quel doversi concedere alla tv dopo la terrificante morte del figlio. Una donna stanca, triste, che sembra accettare il suo ruolo di star solo perchè le è cucito addosso come una seconda pelle. Una volta aveva detto “« Je risque toujours le tout pour le tout. Je vais jusqu’au bout des choses. Je me donne sans compter. J’aime de tout mon coeur. C’est ainsi ” , “rischio sempre tutto per tutto, vado sempre a fondo nelle cose. Mi dono senza fare conti: seguo sempre il mio cuore, sono fatta così”

La morte in diretta

Chiaro di donna

In questa intervista con poco tatto il giornalista le chiese, brutalmente, come avesse fatto a superare lo choc della morte di David; rispose con uno sguardo di una tristezza infinita, dicendo ““Life must go on.  My work gives me strength.””, “la vita deve andare avanti, il mio lavoro mi da la forza di proseguire”

Con Alain Delon in La piscina

Uno splendido primo piano tratto da Fantasma d’amore

In Christine

Scampolo

La banchiera

Ancora da Chiaro di donna

La passante

Gli innocenti dalle mani sporche


Rosalba Neri

Settembre 19, 2009

Rosalba Neri

Non è certo usuale, per un attore, girare quasi cento film nell’arco di un ventennio. E’ una media impressionante, circa 10 film all’anno; eppure Rosalba Neri dal suo esordio avvenuto nel 1955 al 1976 ha effettivamente partecipato a quasi cento produzioni cinematografiche, di cui ben 35 nell’arco di soli 4 anni,dal 1960 al 1964. Come ha dichiarato in un’intervista di qualche anno fa, Rosalba Neri avrebbe voluto un altro tipo di carriera cinematografica; non è completamente soddisfatta di ciò che ha fatto.

La muerte incierta

99 donne

Eppure la oggi settantenne attrice romagnola (è nata a Forli nel 1939) ha spaziato in quasi tutti i generi cinematografici, dai primi peplum ai western, alle commedie fino alle produzione anni settanta, decamerotici, commedia sexy ecc. Con alcune partecipazioni sicuramente importanti, anche se a film di successo limitato; ma questa è una delle costanti della carriera cinematografica di Rosalba Neri, nonostante la brava attrice fosse preparata anche come impostazione sia linguitica che mimica, avendo frequentato la scuola di recitazione del centro sperimentale di cinematografia.

Il suo primo film,I pinguini ci guardano, del 1955, lo gira con leoni, al fianco di mostri sacri come Rascel, Isa Barzizza, Carlo Croccolo,Isa Miranda e Ave Ninchi; con Rascel lavorerà anche nel Corazziere, film del 1960
Da allora fino alla fine degli anni sessanta, Rosalba Neri interpreterà 62 film, i più noti dei quali sono:

Angelica

- Era notte a Roma, di Roberto Rossellini, con una piccola partecipazione accanto a Giovanna Ralli, Enrico Maria Salerno e Renato Salvatori;
- Toto, Peppino e la dolce vita, nel ruolo di Magda nel film diretto da Bruno Corbucci, accanto alla grandissima coppia Toto-De Filippo, film del 1961;
- Ercole al centro della terra, peplum targato 1961 di Mario Bava, nel ruolo di Helena ed accanto ad un’altra attrice di buone speranze, Ida Galli o Evelyn Stewart, come si farà chiamare in seguito;
- Cadavere per signora, di Mario Mattioli, produzione 1964, accanto a Sylva Koscina, Lando Buzzanca e al duo Franchi e Ingrassia;

Alla ricerca del piacere

- Il leone di Tebe, altro peplum datato 1964, accanto a Mark Forrest nel ruolo di Nais;
- Angelica marchesa degli angeli, sempre del 1964, film di grande successo che lanciò la bellissima Michele Mercier
- La meravigliosa Angelica, del 1965, ancora accanto alla Mercier;
- Dinamite Jim, di Balcazar, western che la vede protagonista di primo piano nel ruolo di Margaret,accanto a Fernando Sancho;
- Arizona Colt, di Michele Lupo, western del 1966 accanto a Giuliano Gemma e Fernando Sancho

Il plenilunio delle vergini

Justine ovvero le disavventure della virtù

Uno dei film più importanti ai quali partecipa negli anni 60 è Justine ovvero le disavventure della virtù , diretto da Jesus Franco; il ruolo di Florette non è tra i più importanti, ma le consente maggiore visibilità, anche grazie al gran successo della pellicola, abbastanza osè per l’epoca, alla quale partecipa anche una giovanissima Romina Power nel ruolo della sfortunata eroina creata da De Sade. Altra parte secondaria in un film importante è in Barbagia, la società del malessere, film di Lizzani nel quale Rosalba Neri è una ragazza che partecipa al party con Terence Hill

Il plenilunio delle vergini

Sicuramente più importanti, cinematograficamente, gli anni settanta, che inizano con il western Arizona si scatenò… e li fece fuori tutti, accanto a Anthony Steffen; il genere western è ormai al tramonto, all’orizzonte si affacciano la commedia sexy e il thriller all’italiana. Dopo aver partecipato a Mio padre Monsignore, nel 1971 è Anna Palmieri nel thriller di Fernando Di Leo La bestia uccide a sangue freddo; il film riscuote buon successo, sopratutto all’estero dove all’interno del film vengono aggiunte sequenze hard. Successivamente, Rosalba Neri partecipa al western Il giorno del giudizio, di  Mario Gariazzo e al film di Welles La figlia di Frankenstein: è un film che la vede finalmente assoluta protagonista, nei panni di Tania Frankenstein, figlia del barone Frankenstein interpretato da Joseph Cotten.

Justine ovvero le disavventure della virtù

La bestia uccide a sangue freddo

Il buon successo ricevuto le permette di essere nuovamente la prima donna di Due maschi per Alexa, girato nel 1971 da Juan Logar, in cui Rosalba Neri è Alexa, giovane moglie del maturo Curd Jurgens, che tradisce il marito ma che i vedrà castigata in maniera terribile e sopratutto inusuale. Nel 1972, la ormai trentaduenne Rosalba è un’attrice matura dal punto di vista scenico: ha alle spalle, nonostante la giovane età, un mucchio di pellicole; gira ancora un western,Monta in sella, figlio di…! , di Tonino Ricci e sopratutto il divertente Meo Patacca, diretto da Marcello Ciorciolini, accanto a Gigi Proietti.

Sempre nel 1972 interpreta il suo ultimo western, Attento gringo, è tornato Sabata , di Alfonso Balcázar, ancora una volta accanto a Fernando Sancho; il western ha i giorni, anzi le ore contate, nonostante la ventata d’aria fresca portata dal duo Terence Hill-Bud Spencer, con i loro spassosi Trinità,così sempre nel 1972, ritroviamo la Neri nel film di petroni Crescete e moltiplicatevi, anonima commedia di scarso successo, girata con la simpatica Francesca Romana Coluzzi. Ancora più anonima è la partecipazione al film di Batzella Confessioni segrete di un convento di clausura , uno dei primi esempi di film decamerotico/ conventuale, in cui proprio la Neri è l’unico motivo per vedere il film.

Due fotogrammi da Lady Frankenstein

Il 1972 è un anno di gran lavoro; la ritroviamo sul set di L’amante del demonio, di Paolo Lombardi, discreto horror-sexy girato al fianco di Edmund Purdom, e subito dopo in Alla ricerca del piacere, di Silvio Amadio,nel ruolo di Eleonore, sorella di un romanziere torbido e fascinoso; nel cast del film, ad alta tensione erotica, c’è Barbara Bouchet, con la quale girerà una delle scene saffiche più memorabili del cinema anni settanta. Ma il 1972, anno d’oro della Neri, non è di certo finito; arrivano Colpo grosso, grossissimo… anzi probabile, di Marcello Ciorciolini, che fa il verso al successo Certo certissimo anzi probabile, film di buona fattura con Luciana Paluzzi e Nino Castelnuovo, la parte di Gianna nel Sorriso della iena, di Amadio, in cui però la vera protagonista è la giovane Jenny Tamburi,

Niente rose per OS117

The reward our’s

Casa d’appuntamento, di Ferdinando Merighi,in cui torna ad essere protagonista assoluta accanto alla diva della dolce vita, Anita Ekberg e infine lo scadente Decameron 300 e Il prode Anselmo e il suo scudiero, simpaticissimo film di Corbucci, divertente e con un cast di ottimi comprimari, come la stessa Neri, la Baxa, Femi Benussi accanto ai più titolati Montesano, Noschese, Banfi e Montagnani.
Come raccontato dalla stessa attrice nel corso di un’intervista per Stracult, Rosalba accetta praticamente tutto ciò che le viene offerto, senza selezionare i lavori che le sottopongono; così finisce per partecipare ad un mucchio di pellicole poco interessanti,con il risultato di restare lontana da quelle più importanti. Un cruccio, il suo, alimentato anche dal fatto che non le offrano ruoli comici, per i quali si sente portata.

Casa d’appuntamento

L’amante del demonio

Il 1973 vede un notevole rallentamento della sua attività cinematografica; gira La morte incerta, una produzione spagnola di José Ramón Larraz, film passato praticamente inosservato, Il plenilunio delle vergini con Luigi Batzella, un altro B movie in cui è la contessa Dracula accanto a Matt Damon, Primo tango a Roma – Storia d’amore e d’alchimia di Lorenzo palli con l’altra bella dello schermo, Erika Blanc, il simpatico Lo chiamavano Tresette… giocava sempre col morto, diretto da Carnimeo, nel quale ritrova una collega di tanti anni prima, Evelyn Stewart e infine l’ottimo Tony Arzenta, forse il film più importante a cui partecipa in quegli anni, accanto ad Alain Delon.

Il castello di Fu Manchu

Ercole contro Moloch

L’attività cinematografica di Rosalba si avvia rapidamente alla conclusione; il 1974 la vede sul set di The Arena, conosciuto in Italia come La rivolta delle gladiatrici, varizazione sexy dei peplum anni 60, diretto da Steve Carver con la partecipazione della prosperosa Pam Grier e di Lucretia Love. I suoi ultimi film non sono davvero degni di menzione: Lo strano ricatto di una ragazza per bene, ancora una volta sotto la regia di Batzella, Dieci bianchi uccisi da un piccolo indiano di Gianfranco Baldanello e Cugini carnali di Sergio Martino sono davvero film da dimenticare, così come la sua ultima apparizione cinematografica,

La bestia uccide a sangue freddo

Il sorriso della iena

Il pomicione di Roberto Bianchi Montero, al fianco della star di Hollywood Joan Collins; non ritornerà più sul grande schermo, mentre farà una fugace apparizione in Olga e i suoi figli, fiction tv diretta da Salvatore Nocita, a dieci anni di distanza dalla sua apparizione in Il pomicione.
In definitiva l’evolversi della storia cinematografica di Rosalba Neri mostra la tendenza ad un eccessivo presenzialismo in ruoli di contorno, mentre mancano, in realtà, ruoli veramente importanti, fatto salvo qualche raro episodio.Tuttavia va detto che le sue partecipazioni sono sempre state improntate a professionalità, tanto da creare, nel pubblico, la nascita di un nutrito gruppo di fans.

La casa della paura

Due maschi per Alexa

Forse il suo periodo migliore è stato quello degli anni 60, quando è entrata in produzioni forse ingenue, ma sicuramente legate ad una serie di fattori, come la mancanza da parte del pubblico di un’alternativa al cinema, che ne hanno agevolato la carriera. Rosalba Neri oggi è una simpatica signora settantenne, con sul volto quel sorriso a metà strada tra l’ingenuo e il malizioso, che poi è stato davvero il suo marchio personale.Quello di un’attrice di buon livello simpatica e apprezzata da tutti.

Il leone di Tebe

Toto Peppino e la dolce vita

Olga e i suoi figli” (1985) TV
Il pomicione (1976)
Cugini carnali (1974)
Dieci bianchi uccisi da un piccolo indiano (1974)
Lo strano ricatto di una ragazza per bene (1974)
The Arena (1974)
Tony Arzenta (1973)
Lo chiamavano Tresette… giocava sempre col morto (1973)
Primo tango a Roma – Storia d’amore e d’alchimia (1973)
Il plenilunio delle vergini (1973)
La morte incerta
I racconti di Viterbury – Le più allegre storie del ‘300 (1973)
La casa della paura (1973)
Libera, amore mio… (1973)
Sentivano uno strano, eccitante, pericoloso puzzo di dollari (1973)
Il prode Anselmo e il suo scudiero (1972)
Decameron ‘300 (1972)
Casa d’appuntamento (1972)
Il sorriso della iena (1972)
Colpo grosso, grossissimo… anzi probabile (1972)
Alla ricerca del piacere (1972)
L’amante del demonio (1972)
Confessioni segrete di un convento di clausura (1972)
Crescete e moltiplicatevi (1972)
Attento gringo, è tornato Sabata
Meo Patacca (1972)
Monta in sella, figlio di…! (1972)
Due maschi per Alexa
La figlia di Frankenstein (1971)
Il giorno del giudizio (1971)
La bestia uccide a sangue freddo (1971)
Mio padre Monsignore (1971)
Arizona si scatenò… e li fece fuori tutti (1970)
Le piacevoli notti di Justine
La taglia è tua… l’uomo l’ammazzo io (1969)
Barbagia (1969)
Il castello di Fu Manchu
Justine ovvero le disavventure della virtù
Top Sensation (1969)
99 donne
Sartana non perdona
Niente rose per OSS 117 (1968)
Vivo per la tua morte (1968)
Killer, adios (1968)
L’uomo del colpo perfetto (1967)
Per 50.000 maledetti dollari
Con la morte alle spalle
Agente speciale L.K.: operazione Re Mida
Johnny Texas
I giorni della violenza (1967)
I lunghi giorni dell’odio (1967)
Password: Uccidete agente Gordon (1967)
Arizona Colt (1966)
Johnny Yuma (1966)
Upperseven, l’uomo da uccidere (1966)
Dinamite Jim (1966)
Superseven chiama Cairo (1965)
I grandi condottieri (1965)
La meravigliosa Angelica
Due mafiosi contro Goldginger (1965)
Io uccido, tu uccidi (1965)
Angelica
Coriolano: eroe senza patria (1964)
Leone di Tebe (1964)
Le voci bianche (1964)
Cadavere per signora (1964)
Ercole contro i figli del sole (1964)
Gli invincibili tre (1964)
Il dominatore del deserto (1964)
Kindar l’invulnerabile (1964)
La valle dell’eco tonante (1964)
Sansone contro il corsaro nero (1964)
Lo sceicco rosso (1963)
Uno strano tipo (1963)
Ercole contro Molock (1963)
La ballata dei mariti (1963)
I due della legione straniera
Il peccato
Il sangue e la sfida (1962)
Ercole al centro della terra (1961)
El Cid (1961) (uncredited)
Vacanze alla baia d’argento (1961)
Il sepolcro dei re (1961)
Il relitto (1961)
Totò, Peppino e la dolce vita (1961)
La ragazza di mille mesi (1961)
Le italiane e l’amore (1961)
Esther and the King (1960)
Era notte a Roma
Il corazziere (1960)
Mogli pericolose (1958)
A Parigi in vacanza (1958)
Valeria ragazza poco seria (1958)
Vivendo, cantando che male ti fo? (1957)
Due sosia in allegria (1956)
I pinguini ci guardano (1955)

Meo Patacca

Monta in sella figlio di p……

Dinamite Jim

Alla ricerca del piacere

Tony Arzenta



Carroll Baker

Settembre 7, 2009

Carroll Baker, nome d’arte di Karolina Piekarski , nata il 28 maggio del 1931 a Johnstown, nello stato americano della Pennsylvania rappresenta un caso molto raro di longevità cinematografica; dal 1952, data della sua prima timida apparizione in un film per la Tv, Monodrama theater al 2003, data in cui ha recitato, sempre per la Tv,in The lion’s den, la bionda attrice ha intepretato oltre un centinaio di parti, tra cinema e personaggi televisivi, alcuni prodotti da lei stessa.

Carroll Baker in La moglie di mio padre

Lezioni private

Bionda, bella, non appariscente, ma dalla bellezza morbida e sensuale, Carroll Baker è entrata praticamente in tutti i generi cinematografici, dal western al comico, dal drammatico alla commedia, non disdegnando nemmeno il thriller all’italiana e la commedia sexy. Arrivata relativamente tardi al cinema, Carroll, che era figlia di un agente di commercio, aveva iniziato da ragazzina a calcare le scene, partecipando come ballerina ad alcuni spettacoli musicali e infine diventando la spalla di un prestigiatore.

Il film che l’ha resa famosa, Baby Doll

Sposatasi a 22 anni, Carroll, dopo aver concluso velocemente la sua vita matrimoniale con un fulmineo divorzio, decise di puntare tutto sullo spettacolo; si trasferì a New York, lavorando contemporaneamente in spettacoli a Broadway e girando alcuni spot televisivi. Nel 1955 avviene la vera svolta: l’attrice, che ha voluto dare una forte spinta alla sua carriera scegliendo di studiare all’Actor studio, si sposa per la seconda volta con un regista cinematografico, Jack Garfein, dal quale avrà due figlie.

Carroll Baker nel film di Lenzi Cosi dolce cosi perversa

Ma, sopratutto, viene contattata dalla Warner Bros, che vede in lei un’emula della grande Marilyn Monroe; L’esordio avvenne in grande stile, in una pellicola entrata nella storia sia per il cast sia perchè diventata oggetto di culto per la rpesenza del giovane James Dean; il film era Il gigante,diretto da George Stevens, nel quale la bionda Carroll interpretava la parte di Luz Benedict, terzogenita della coppia Rock Hudson-Liz Taylor, corteggiata dal giovane Dean.

L’ottima impressione suscitata convinse Kazan a scritturarla per Baby Doll, la bambola viva (titolo italiano); il ruolo della giovane Baby Doll Meighan, contesa dal maturo marito e il suo rivale , suscitò scandalo per l’argomento trattato, ma le valse la nomination all’oscar.Da quel momento la carriera della Baker ebbe un’accelerazione formidabile.

Jean Harlow, la donna che non sapeva amare

Baba yaga

Arrivarono così partecipazioni a film importanti, come Il grande paese di William Wyler, La conquista del west, uno dei successi più grandi del cinema americano anni 60, alla cui realizzazione contribui John Ford con Henry Hathaway, e ancora Avamposto Sahara, al fianco di Clark Gable, L’uomo che non sapeva amare di Dmytryk, Il grande sentiero di John Ford, l’epico La più grande storia mai raccontata, ancora per la regia di Stevens, Il filibustiere della Costa d’oro e Jean Harlow, la donna che non sapeva amare,di Gordon Douglas, film in cui era la protagonista assoluta nei panni della grande attrice Harlow.

Il coltello di ghiaccio

Due scene tratte da Il dolce corpo di Deborah

Una lite con i dirigenti della potente major Warner Bros, casa cinematografica per la quale era sotto contratto, la costrinse a scegliere di lavorare all’estero. Arrivò così in Italia, dove visse una seconda giovinezza cinematografica diventando una delle beniamine del cinema italiano, snobbata dai critici per la partecipazione a quelli che erano considerati B movie, e che, con il passare degli anni, sono diventati dei cult movies.Nel 1967 girò il primo di questi film, sotto la regia di Marco Ferreri; il film, L’harem, la vedeva interpretare Margherita, un’architetto fiera e gelosa della sua indipendenza ed emancipazione, che finirà però per soccombere al maschilismo facendo una tragica fine.

Il fiore dai petali d’acciaio

Carroll Baker nell’introvabile In fondo alla piscina

L’anno successivo Romolo Guerrieri la volle in Il dolce corpo di Deborah, nel quale lavora accanto a Jean Sorel. Il ruolo di Deborah, in un film complesso, a forti connotazioni tipiche del thriller con sfumature erotiche convinse Umberto Lenzi a scritturarla per Orgasmo, il primo della trilogia che comprenderà anche Paranoia e Così dolce così perversa. Ecco cosa dichiarò Lenzi sul suo primo film con la Baker e sui retroscena di un titolo, Orgasmo, che si prestava anche a letture molto maliziose:

L’interprete doveva essere Eleanor Powell, poi invece Carroll Baker si trovava a Roma dove aveva lavorato con Ferreri ne L’Harem. Me la presentarono, così bella, così solare, così diversa dalla diva americana. Facemmo orgasmo, uno dei miei film migliori, rovinato da un titolo assurdo. Il film si chiamava Paranoia, scrissi il soggetto, girai sempre con questo titolo, poi arriva alla produzione e loro dissero che ‘paranoia’ somigliava troppo a ‘noia’ e che nessuno sarebbe andato a vederlo. “Diamogli un titolo nuovo”, pensarono. Il titolo doveva essere I Perversi e non sarebbe andata male. Fu a quel punto che il produttore lesse che si stava preparando un film dal titolo ‘Orgasmo’,

Il diavolo a sette facce

un film di carattere erotico. Siccome orgasmo significa anche tensione, si dissero di chiamarlo così. E questa fu la rovina del mio film migliore.Uscì il 2 febbraio a Roma al Fiamma. La sera della prima applausi a scena aperta e il film ebbe un successo strepitoso fino a metà marzo quando durante il periodo pasquale fu deciso di toglierlo dalla circolazione a causa del suo titolo. Fece solo 500 milioni. All’estero uscì con il titolo ‘Paranoia’ e fu un successo incredibile.

Les ambitieux

Il film ebbe comunque un discreto successo; la Baker, che interpretava Kathryn, una ricca americana vittima di un piano diabolico per impadronirsi delle sue sostanze, mise in risalto la duplice capacità di Carroll di essere al tempo stesso ingenua e perfida, quindi inteprete ideale per tutti quei ruoli che richiedevano personaggi ambigui, che non potessero essere di facile lettura per gli spettatori.Nello stesso anno usci Così dolce così perversa, che mostra la Baker impegnata in un ruolo  ambiguo., quello di Nicole che circuisce un ricco industriale, in combutta con l’amante e la moglie dell’uomo, anh’essa sua amante.

Il corpo

Il film, non particolarmente brillante, le valse comunque un grosso successo personale, tanto che Lenzi la volle ancora con se in Paranoia, nel ruolo di Helen, questa volta vittima delle circostanze. Erano gli inizi degli anni settanta, il cinema stava per iniziare la sua grande stagione; Carroll lavorò in In fondo alla piscina,(La ultima signora Anderson), diretta da Eugenio Martin, e sempre nel corso del 1971 in Capitan Apache di Singer e in Il diavolo a sette facce, di Cipriani. Carroll Baker aveva 40 anni esatti, un’età in cui le attrici, generalmente, non amano più mettere in mostra il proprio corpo; la Baker, viceversa, accettò di mostrarsi nuda sullo schermo, in scene che oggi appaiono decisamente caste, ma che all’epoca suscitarono non poco scalpore. Corpo tonico nonostante i 40 anni e le due maternità, la Baker apparve senza veli sia nei film di Lenzi che nei film successivi, dimostrando al tempo stesso spregiudicatezza e professionalità. Nel 1972 girò l’ultimo dei film con Umberto Lenzi, l’incerto Il coltello di ghiaccio, film in cui intepretava la diabolica Martha, volto innocente ma animo nero.

Carroll Baker nel film Paranoia

Nel 1973 interpretò la strega di Baba Yaga, film di Farina con protagonista la De Funes nei panni di Valentina, un film da dimenticare in tutti i sensi. Non va meglio con il debole Il fiore dai petali d’acciaio, di Gianfranco Piccioli, mentre l’anno successivo ebbe un buon successo personale in Il corpo, buon lavoro di Luigi Scattini, nel quale è Madeleine, l’ex moglie di Enrico Maria Salerno, che getisce una bettola in un’isola tropicale. Nel 1975 arrivano due film a forte connotazione erotica; sono Lezioni private, di Vittorio De Sisti, nel quale è una matura insegnante ricattata per delle pose sexy e in cui interpreta le scene più scabrose della sua carriera, e La moglie vergine, di Marino Girolami, ancora in un ruolo molto sexy. Il 1976 la vide protagonista del comico I soliti ignoti colpiscono ancora – E una banca rapinammo per fatal combinazion e di Spara ragazzo spara.

Due sequenze dal film Orgasmo

La parentesi italiana sta per volgerre al termine, e l’attrice, dopo aver interpretato il ruolo di Carol in Spara ragazzo spara ritorna in patria. Da questo momento la carriera cineatografica di Carroll Baker si arricchirà di partecipazioni ad alcuni film di grosso successo, come Star 80, del 1983, in cui lavora con il grande Bob Fosse, in Ironweed,  al fianco di Jack Nicholson e successivamente in Un poliziotto alle elementari,Jackpot e The game. Parallelamente l’attrice lavorò molto in serie tv, molto popolari in America come Judgment Day: The John List Story ,Chicao Hope e altre, dedicandosi anche a produzioni televisive.

L’uomo che non sapeva amare

Una strana voglia d’amare

Carroll Baker è stata sicuramente una delle attrici più poliedriche della storia del cinema; come abbiamo visto dalle sue interpretazioni, è passata indifferentemente attraverso vari generi cinematografici; ma da noi la si ricorda principalmente per quei dieci anni in cui ha lavorato con professionalità e bravura nella stagione forse più fortunata del cinema italiano.

Il corpo

Un’attrice che ha saputo sempre rinnovarsi, trovando nuove strade, sperimentando per esempio agli inizi degli anni settanta, le produzioni televisive, che diverrannio alla fine il suo lavoro e impegno quotidiano.Lungimiranza quindi, unita a talento e simpatia. Oggi è una matura signora, ancora affascinante e simpatica, che si avvicina con orgoglio alla soglia degli ottanta anni. Lavorando ancora.

Lezioni private

La moglie di mio padre

Miracle

Harem


Capitan Apache

Rag and bone, serie Tv

Watcher in the woods

Roswell, serie Tv

Les ambitieux

La moglie vergine

Ironweed


Eva Aulin

Agosto 29, 2009

Bionda, fisico minuto, sguardo da bambina; tre caratteristiche specifiche di Eva (Ewa) Aulin, attrice svedese, nata a Landskrona, in Svezia, nel febbraio del 1950; miss teen Svezia già nel 1966, arrivò in Italia grazie ad un contratto pubblicitario, e venne notata da Alberto Lattuada, che le affidò il ruolo di Wanda in Don Giovanni in Sicilia, nel quale la diciassettenne attrice è un’amica di un rivale di Giovanni, un avvocato siciliano troppo incline alle donne, oggetto del desiderio del donniolo siciliano.

La Aulin in Candy

Nel film di Tinto Brass Col cuore in gola

Il buon successo ottenuto le valse la scirttura per il film Col cuore in gola, diretto da Tinto Brass nel 1967; in questo film la Aulin interpretava l’ambiguo ruolo della giovanissima Jane, che seduce il maturo Bernard (Jean Louis Trintignant), che per lei finirà in un gioco mortale. Nel 1968 la Aulin si sposò, ma il matrimonio durò veramente poco, appena 4 anni; ma il 1968 fu anche l’anno dell’affermazione ottenuta con La morte ha fatto l’uovo, un thriller confuso, ma dal buon riscontro di cassetta, nel quale la bionda attrice svedese lavorava accanto a Trintignant e a Gina Lollobrigida, interpretando Gabrielle, cugina di Anna, una ricca signora sulla quale ha posato gli occhi, per impadronirsi della ricca eredità della donna.

Due fotogrammi con Eva Aulin in Fiorina la vacca

Per la seconda volta consecutiva, la Aulin si trovò a interpretare un ruolo da perversa e losca avventuriera, a dispetto della sua giovane età. Divenuta a questo punto abbastanza nota, la Aulin venne interpellata per la parte da protagonista di un film con un cast stellare; il film, Candy (in Italia intitolato Candy e il suo pazzo mondo) venne diretto da Christian Marquand, e girato con attori di fama, come Marlon Brando, Richard Burton, Florinda Bolkan, John Huston, Walter Matthau, il pugile Sugar ray Robinson, e i cantanti Ringo Starr e Charles Aznavour.

In versione mora nel film La controfigura

Con Gina Lollobrigida in La morte ha fatto l’uovo

La storia surreale di Candy, studentessa che durante una lezione all’università si addormenta e sogna avventure stravaganti in compagnia di altrettanto improbabili persone conosciute per caso, ebbe un riscontro positivo, anche se limitato al pubblico. Il film, a dispetto del cast di tutto rispetto, non incantò la critica. Il film successivo, Microscopic Liquid Subway to Oblivion, lo girò sotto la regia del marito, John Shadow, e sempre nel 1970 entrò nel cast di Start the Revolution Without Me , regia di Bud Yorkin, al fianco di Gene Wilder e John Sutherland.

Ancora con Gina Lollobrigida in La morte ha fatto l’uovo

Eva Aulin e Jean Louis Trintignant in Col cuore in gola

Le due battute d’arresto concomitanti a queste due interpretazioni, la frenarono notevolmente. Tuttavia, nel 1971, la troviamo sul set di La controfigura, un film di Romolo Guerrieri, in cui la Aulin interpretava il ruolo di Lucia, moglie scioccherella e frivola di un mantenuto dai genitori, che si infatuerà della suocera. Con la Aulin, allora nel pieno della sua bellezza, c’erano Jean Sorel, Lucia Bosè, Silvano Tranquilli e Marilu Tolo. Nel 1972 la Aulin girò tre film; il primo, Rosina Fumo viene in città per farsi il corredo, diretto da Claudio Gora, la vide protagonista nei panni di Rosina, una ragazza fidanzata con un giovane chiamato sotto le armi, che va in città per racimolare i soldi per comprarsi il corredo, ma che finirà per passare una gran brutta esperienza.

Tre fotogrammi tratti da La morte ha sorriso all’assassino

Il film, un fiasco clamoroso, non le impedi di avere il ruolo principale in Questa specie d’amore , di Alberto Bevilacqua, in compagnia di Ugo Tognazzi, Jean Seberg e Fernando Rey. Il film, un ottimo successo di pubblico, L’ultimo film del 1972 fu il decamerotico Fiorina la vacca, uno dei pochi prodotti del filone a poter vantare qualche qualità; la Aulin, nel ruolo di Giacomina, moglie di Compare Menico, era irresistibile, sopratutto nelle scene in cui litiga con il marito, un bravissimo Renzo Montagnani.

Una vita lunga un giorno

Nel 1973 troviamo la Aulin nuovamente diretta da Vittorio De Sisti nel discontinuo e deludente Quando l’amore è sensualità, al fianco di Femi Benussi e Agostina Belli, nel drammatico Una vita lunga un giorno, regia di Ferdinando Baldi, nel ruolo di Anna Andersson, una cinica e spietata donna che inganna un giovane marinaio, interpretato dal cantante Mino Reitano.

Microscopic Liquid Subway to Oblivion

Gira Il tuo piacere è il mio, di Claudio Racca, La morte ha sorriso all’assassino, da protagonista, diretta da Aristide Massaccesi, Joe D’Amato, in un thriller che la vede trasformata in una specie di zombie e infine gira l’ultimo film della sua brevissima carriera, Ceremonia sangrienta,uscito in Italia come Le vergini cavalcano la morte, ennesimo film dedicato alle gesta della sanguinaria contessa ungherese Elizabeth Bathory.

Due fotogrammi del suo film più famoso: Candy

A soli ventitre anni, la Aulin decise di lasciare  il cinema:decisione abbastanza incomprensibile, visto che si era guadagnata una certa fama, era giovanissima, e sopratutto molto bella. Dal momento della sua uscita di scena, della Aulin si è parlato solo in occasione del suo secondo matrimonio,avvenuto nel 1974 con Cesare Palladino, con il quale dovrebbe essere sposata tuttoggi.

Quando l’amore è sensualità

Truccata da morto vivente in La morte ha sorriso all’assassino

Ceremonia sangrienta (1973)
La morte ha sorriso all’assassino (1973)
Il tuo piacere è il mio (1973)
Una vita lunga un giorno (1973)
Quando l’amore è sensualità (1973)
Fiorina la vacca (1972)
Questa specie d’amore (1972)
Rosina Fumo viene in città… per farsi il corredo (1972)
La controfigura (1971)
Start the Revolution Without Me (1970)
Microscopic Liquid Subway to Oblivion (1970)
Candy 1968
La morte ha fatto l’uovo 1968
Col cuore in gola (1967)
Don Giovanni in Sicilia (1967)


Eva Czemerys

Agosto 24, 2009

Eva Czemerys nel ruolo di Mammasantissima nel film Diario segreto di un carcere femminile

Una biografia, quella di Eva Czemerys, per forza di cose incompleta, almeno nei suoi dati essenziali riguardanti la vita prima dell’esordio cinematografico avvenuto nel 1971; non esistono, nella rete, dati anagrafici oltre la località di nascita, Monaco. Non si sa la data, presumibilmente comunque dopo il 1950; il mensile Nocturno parla di origini cecoslovacche, probabilmente in base al cognome. Eva Czemerys,bellezza molto mediterranea, alta, capelli scuri, fisico asciutto, esordisce sullo schermo nel 1971,nel film Bella di giorno moglie di notte, per la regia del compianto Nello Rossati, interpretando immediatamente una parte da protagonista, quella di Paola, moglie di un designer pubblicitario che uccide il marito per averla fatta prostituire.

La bella Eva in All’onorevole piacciono le donne, nella parte del sogno erotico di Puppis

Con Anita Strindberg in Diario segreto di un carcere femminile

Un esordio di buon livello, che le vale la scrittura per il flm La gatta in calore, che ad onta del suo titolo malizioso, non è un film sexy ma un thriller; a dirigerla è nuovamente Nello Rossati, lei interpreta Anna, moglie trascurata di Antonio, che avrà una relaione pericolosa con un pittore drogato e hippy. Curiosamente, pur avendo esordito come prima attrice, e dopo due buone prove pur in film non eccelsi, Eva non sfonda. nel 1972 ha olo un piccolo ruolo in All’onorevole piacciono le donne (Nonostante le apparenze… e purché la nazione non lo sappia), film molto sottovalutato di Lucio Fulci, graffiante commedia sui vizi di un politico perdutamente attratto dalle donne.

La gatta in calore

L’arma, l’ora e il movente

Nello stesso anno interpreta un ruolo di contorno nel film Poppea… una prostituta al servizio dell’impero, al fianco della giovane Femi Benussi e con il cantante- attore Don Backy; il f ilm, diretto da Alfonso Brescia, ottiene un qualche successo di pubblico, pur essendo un sottoprodotto della commedia sexy. Nel film Eva è una vergine concupita dall’imperatore; curiosamente, nonostante le buone prove offerte, la Czemerys resta rilegata in parti secondarie, come nel successivo film di Bergonzelli,Cristiana monaca indemoniata, sempre del 1972, nel quale è la madre dela protagonista, la monaca Cristiana, interpretata dalla sconosciuta Toti Achilli.

Eva Czemerys in due scene tratte da L’assassino ha riservato 9 poltrone

Ancora un ruolo marginale nel successivo Una vita lunga un giorno, girato nel 1973 per la regia di Ferdinando Baldi,mentre torna in un ruolo di primo piano in L’arma, l’ora, il movente, di Francesco Mazzei, nel ruolo di Gulia, l’amante di un prete, uccisa poi da Orchidea, interpretata da Bedy Moratti. Sempre nel 1973 è nel cast di 24 ore… non un minuto di più, curioso prodotto realizzato da Franco Bottari, film che ruota attorno all’eccellente Riccardo Cucciolla;

Nel film Bella di giorno, moglie di notte

Fuga dal Bronx

sempre nel 1973 arriva un film della serie women in prison, quel Diario segreto da un carcere femminile, diretto da Rino De Silvestro, con un cast di bellezze, come Anita Strindberg,Jenny Tamburi, Cristina Gajoni, Gabriella Giorgelli, Bedy Moratti,

L’assassino ha riservato 9 poltrone

Continua a lavorare con buona lena, creandosi un suo pubblico di ammiratori: il film successivo la vede protagonista, il film è questa volta Sedicianni, di Tiziano Longo, girato nel 1974. La sua parte è quella di Mara, una donna che dopo il divorzio va a vivere con il suo nuovo amore portandosi dietro la figlia sedicenne, che la colpirà al cuore seducendo l’amante della madre. Ancora una volta si tratta di un prodotto di non eccelsa qualità, che la confina tra le interpreti minori, nonostante il suo indubbio carisma e le buone capacità.

Tre fotogrammi tratti da Perchè si uccide un magistrato

Confermate, ancora una volta, dal ruolo di Sibilla, amante del giornalista Solaris in Perché si uccide un magistrato , ottimo film di Damiano Damiani, un thriller con connotazioni poliziesche.Il vero passo falso è Morbosità, film diretto da Luigi Russo sempre nel 1974; è un film scadente, con un cast striminzito, nel quale spicca, per modo di dire, Gianni Macchia. Un insuccesso che sembra non pesare, tant”è vero che ottiene la parte da protagonista in Il figlio della sepolta viva, diretto da Luciano Ercoli nel 1974; il suo ruolo è quello di Giovanna, duchessa di Cambise, una perfida donna che con un complotto si è impossessata di una contea.

All’onorevole piacciono le donne

La gatta in calore

L’assassino ha riservato nove poltrone, thriller di discreta fattura del 1974, diretto da Giuseppe Bennati, è la sua opera successiva; vi interpreta il ruolo di rebecca, sorella di un nobile, che finirà uccisa per un’oscura maledizione. Nel 1974 lavora in Juegos de sociedad, dello spagnolo José Luis Merino, film che non dovrebbe mai essere uscito sul mercato italiano, e successivamente in Roma drogata: la polizia non può intervenire, di Lucio Marcaccini. E’ l’ultimo film degli anni settanta che interpreta, siamo nel 1975; la Czemerys sparisce letteralmente dallo schermo, per motivi assolutamente sconosciuti. Tonerà nel 1983 in due ruoli secondari; il primo in Fuga dal Bronx, di Enzo G. Castellari, il secondo in Le feu sous la peau, letteralmente Il fuoco sotto la pelle, interpretato da attori di serie B e inedito in Italia. In pratica la sua carriera termina quì, e della bella Eva Czemerys si saprà soltanto, purtroppo, la data della morte, avvenuta nel 1996 per un cancro.

L’arma l’ora e il movente

Un’attrice dotata, purtroppo poco sfruttata o impiegata per film di serie B, con qualche dovuta eccezione; un’attrice che era talmente riservata nella vita privata da non lasciare nemmeno a chi scrive una traccia di quello che la ha portata a scegliere di allontanarsi dal cinema. Anche sui suoi ultimi anni di vita non si sa praticamente nulla; pare che fosse una volontaria per organizzazioni umanitarie e che si occupasse di beneficenza.

Diario segreto di un carcere femminile

Due fotogrammi da Bella di giorno, moglie di notte


Laura Antonelli

Agosto 13, 2009

Se il cinema ha dato a Laura Antonaz, in arte Antonelli, istriana di Pola, dove è nata nel 1941, fama, notorietà e denaro, si è anche trasformato nell’incubo personale della bellissima attrice, che ha pagato un prezzo altissimo al successo, che le ha trasformato la vita in una discesa all’inferno che ha veramente pochi eguali nella storia stessa del cinema. Una vicenda triste, la sua; perchè è triste vedere una donna bella, ammirata, sicuramente anche in possesso di ottime doti recitative, finire in prigione per il possesso, nel periodo sbagliato, di una modica quantità di droga usata fra l’altro per uso personale e in seguito comparire sui giornali solo ed esclusivamente per un’altra vicissitudine giudiziaria, seguita all’ultimo film interpretato da Laura nel 1991, quel Malizia 2000 che doveva rinverdirne i fasti come all’epoca dell’uscita di uno dei suoi film più famosi, Malizia, che ne esaltò il fascino irresistibile trasformandola in una diva tra le più ammirate.

Laura Antonelli e Alessandro Momo in Peccato Veniale

Storia triste, la sua, passata dall’ammirazione, dal successo e dall’amore dei grandi divi alle cronache giudiziarie, in una discesa senza mediazioni, peraltro inspiegabile in termini cinematografici, visto che la Antonelli era riuscita, in qualche modo, ad uscire dal clichè della bellezza pronta a spogliarsi. Una storia, la sua, che ha delle date ben definite nel destino, a partire da quel lontano 1965 in cui esordì nel film Le sedicenni di Petrini, per finire al fatidico 27 aprile 1991, data nella quale l’attrice venne arrestata in seguito al ritrovamento, nella sua villa laziale, di una quarantina di grammi di cocaina, che la bella Laura ormai usava con preoccupante frequenza.

Laura nel film Divina creatura

Una storia che in pratica le stroncò la carriera, visto che si concluse solo nel 2000 con l’assoluzione in quanto consumatrice abituale di coca, e che si era aggiunta alla triste vicenda del clamoroso fallimento del film Malizia 2000, in seguito al quale l’attrice, che si era sottoposta a interventi di lifting per apparire più giovane, riportò una reazione allergica al collagene, che in pratica la sfigurò precludendole qualsiasi futuro cinematografico.

Nel film Casta e pura

Chissà, forse il suo destino era proprio scritto, quello di diventare una stella, forse la più ammirata dal mondo maschile negli anni settanta, invece di fare l’insegnante di educazione fisica, che poi era la carriera che aveva scelto, in quella Napoli che la accolse quando era ancora in tenera età. Galeotti furono sia la sua bellezza eccezionale, sia la sua incredibile carica erotica, quella di una donna non appariscente almeno come misure, ma dallo sguardo irresistibile, dal fisico perfetto e la decisione di girare alcuni caroselli, che le spianarono la via per le  prime scritture cinematografiche. Gira 5 film uno dietro l’altro, anche se con ruoli di secondo piano, in film che si chiamano Le spie vengono dal semifreddo, regia di Mario Bava  del 1966

Nel film di Fulci All’onorevole piacciono le donne

Scusi, lei è favorevole o contrario?, regia di Alberto Sordi  del 1967, La rivoluzione sessuale, regia di Riccardo Ghione (1968)  e L’arcangelo, regia di Giorgio Capitani (1969)
Sarà un film mal distribuito in Italia, tagliuzzato dalla censura fino a renderlo un pastrocchio inestricabile a farla diventare famosa, quanto meno all’estero: Le malizie di Venere, di Massimo Dallamano, Il film, uscito all’estero nel 1969, era ben altra cosa rispetto alla versione italiana; tratto da un romanzo di Leopold Von Masoch, autore già di per se dannato per la scabrosità trattata nelle sue opere, fatte di descrizioni crude di rapporti intrisi di schiavitù psicologiche e fisiche,

Nel film Senza movente

Le malizie di Venere era già condannato, per il tema trattato, all’oblio, almeno in Italia. Lei, Laura, trasformata in bionda, è Wanda, la protagonista della storia. Film a tinte forti, che ne traccia il percorso cinematografico: d’ora in poi sarà il sogno proibito, la donna che seduce, un’autentica icona sexy. Dopo lo scolorito Gradiva, regia di Albertazzi, partecipa ad un altro film che rimarrà nella storia per essersi rivelato un fiasco clamoroso ai botteghini: è Incontro d’amore a Bali, di Ugo Liberatore, un film che alterna paesaggi bellissimi ad una storia caotica e strana. Lei, Laura, è Daria, moglie di un fotografo amico di Glenn, uno strano tipo che è diventato seguace della religione locale.

Trappola per un lupo

Laura Antonelli nel celebre Malizia

Un film che la vede bellissima, giovane e vogliosa di imporsi, cosa che farà nel 1971 girando il suo primo, vero grande successo italiano, Il merlo maschio, per la regia di Pasquale Festa Campanile: il ruolo di Costanza, moglie del frustrato Niccolò, la proietta tra le attrici più desiderate dal pubblico maschile. Nello stesso anno gira Gli sposi dell’anno secondo , nel quale lavora con Jean Paul Belmondo, con il quale inizierà una tormentata storia d’amore; Laura ha 30 anni, al cinema è arrivata tardi, anche se è nel pieno della sua bellezza e della maturità.

Splendida nel ruolo di Costanza in Il merlo maschio

Lavora ancora in Francia, con Labrò nel discreto Senza movente, nel quale è una giovane donna traumatizzata da una violenza sessuale di gruppo e in Trappola per un lupo, di Chabrol, ancora al fianco del suo uomo, Belmondo. Il tempo di girare l’ottimo film di Fulci All’onorevole piacciono le donne, in cui è la suorina incapricciatasi dell’onorevole Puppis, ed eccola arrivare al grandissimo successo di Malizia. Il film di Samperi è un successo incredibile, anche se spiegabile solo con la sua presenza trattandosi di un film davvero sopravalutato, come quasi tutta l’opera del regista di Malizia.

Una Laura Antonelli giovanissima in L’Arcangelo

La parte di Angela La Barbera, moglie di Ignazio, un commerciante, occupata a tenere lontani i tre morbosi figli dell’uomo, la consacra a stella di prima grandezza, la trasforma in un vero mito, e purtroppo, in qualche modo, la rende prigioniera di un clichè dal quale non sfuggirà più. Dopo la partecipazione a  Sesso matto, film ad episodi di Dino Risi, lavora nuovamente con Samperi, sempre al fianco dello sfortunato Momo in Peccato veniale, senza però lontanamente toccare il successo travolgente di Malizia.

Foto scattata sul set di Gradiva

Nonostante tutto Laura è l’attrice più amata dal pubblico maschile, e lei comunque gira film di ottimo livello, come Dio mio come sono caduta in basso, di Luigi Comencini, in cui è Eugenia Di Maqueda , la nobildonna convinta di aver sposato suo fratello. Nel 1975 gira Simona, regia di Patrick Longchamps  e successivamente Divina creatura, diretto da Giuseppe Patroni Griffi ,nel ruolo di Manuela Roderighi , una donna bellissima dalla doppia vita.

Una delle sue ultime parti, nel film Gli indifferenti

Laura gira film diretti da ottimi registi, come L’innocente, regia di Luchino Visconti accanto a Giannini, Mogliamante, regia di Marco Vicario , nel ruolo di Antonia, Gran bollito, per la regia di Mauro Bolognini in cui è Sandra, al fianco di un cast stellare che comprende Max Von Sidow, Shelley Winters, Rita Tushingam. E’ il momento di massimo successo; siamo nel 1977, la trentaseienne attrice, bella e ammirata, è contesa da tutti.

La bellezza di Laura è al tramonto: qui interpreta Malizia 2000, il suo ultimo film

Pure, paradossalmente, le offerte cinematografiche iniziano a diminuire, cosi nei successivi tre anni, quindi fino alla fine degli anni settanta, Laura lavora solo in Il malato immaginario, regia di Tonino Cervi del 1979 e Letti selvaggi, regia di Luigi Zampa .Nonostante la crisi cinematografica degli inizi anni ottanta, a lei tutto sommato non va male. Si ritaglia un ruolo nelle commedie all’italiana; anche se ormai il genere sta avviandosi ad un rapido declino,

Assolutamente bellissima in La rivoluzione sessuale

Laura interpreta alcune pellicole di successo, come Mi faccio la barca, regia di Sergio Corbucci (1980) ,Casta e pura, regia di Salvatore Samperi (1981) al fianco di Massimo Ranieri, film che è però un fiasco ai botteghini, Passione d’amore, regia di Ettore Scola (1981) , Viuuulentemente mia, regia di Carlo Vanzina (1982)  al fianco di Abatantuono, all’epoca ancora terrunciello,Porca vacca, regia di Pasquale Festa Campanile (1982) e infine Sesso e volentieri, regia di Dino Risi (1982)

La Antonelli in Simona…..

… e nel film Gli sposi dell’anno secondo

E’ il momento della svolta: la Antonelli ha 41 anni, e per quanto sia ancora bella, sexy e desiderabile, è in quell’età in cui un’attrice non po’ più contare solo sulla avvenenza fisica e dovrebbe  trovare strade diverse; a Laura invece, dopo tre anni di assenza dagli schermi, arriva solo la proposta per La gabbia, regia di Giuseppe Patroni Griffi , torbida storia di sado masochismo in cui lei interpreta Marie, una donna che reincontra un vecchio amore e lo rende prigioniero. La parabola discendente è inziata, e prosegue con La venexiana, regia di Mauro Bolognini , in cui viene affiancata a Monica Guerritore in un film mediocre, una storia banale di due donne che si contendono un affascinante straniero.

Grandi magazzini

Roba da ricchi

La nuova frontiera del cinema italiano è costituita da grandi produzioni con grossi cast, come Grandi magazzini, regia di Castellano e Pipolo , oppure Roba da ricchi, regia di Sergio Corbucci (1987)  e Rimini Rimini, regia di Sergio Corbucci (1987) . Sono film in cui la Antonelli ha parti importanti, ma che non escono dal clichè, ormai stanco, della commedia all’italiana.

Due fotogrammi tratti da Rimini Rimini

Nonostante il lusinghiero successo di Gli indifferenti, regia di Mauro Bolognini (1988) e di Disperatamente Giulia, regia di Enrico Maria Salerno (1989) , due serie tv che ne confermano ancora il fascino che riesce ad avere sul pubblico, il momento della caduta si avvicina a grandi passi, anche se conferma le sue doti in L’avaro, regia di Tonino Cervi (1990)
Siamo al fatidico 1991; l’episodio del possesso di droga ha offuscato l’immagine di Laura, che ha bisogno disperatamente di rilanciarsi. Accetta così di lavorare in Malizia 2000, di Samperi,a 18 anni esatti dal film che la lanciò, Malizia; il film è un tonfo clamoroso, stroncato dalla critica.

Uno dei film degli esordi: Le spie vengono dal semifreddo

Ma la cosa che più conta, per Laura, è il risultato delle operazioni di lifting alle quali si è sottoposta per accontentare il regista. Devastata nel fisico, la Antonelli non può più contare su quella che era la sua arma principale, il bellissimo ed espressivo volto. Inizia così, per lei, un calvario senza fine, accompagnato anche da una serie interminabile di cause giudiziarie contro il regista e la produzione. Distrutta nel fisico, la Antonelli perde anche l’equilibrio mentale, finendo per trovare ricovero presso il centro d’igiene mentale di Civitavecchia , una situazione dalla quale non uscirà più.

Due scene da Il merlo maschio

Ogni tanto, qualche reporter crudele, immortala il suo volto massacrato, sfatto e irriconoscibile in impietose foto che però suscitano solo sgomento per la loro crudeltà. Scomparsa dalle pagine dei giornali, dal cinema, da quella che era diventata la sua vita, la donna più sexy dello schermo finisce in un oblio senza fine.

Con Sordi in Il malato immaginario

Azzardando un paragone, la sua storia assomiglia, per certi versi, a quella di Marilyn Monroe, quantomeno per la crudeltà che il mondo dorato del cinema ha riservato loro; se la bionda attrice americana è morta lasciando in tutti il ricordo della sua bellezza, non intaccata dai segni dell’età, a Laura Antonelli è successo di peggio: ha dovuto confrontarsi con un nemico terribile, lo specchio, con i fantasmi di un passato sfolgorante, che le aveva dato fama e ricchezza, per poi vedersi strappare brutalmente tutto. Un destino crudele, per un’attrice tra le più belle, e in fondo anche brave, che ha prodotto il nostro cinema negli ultimi 40 anni.

Nel film Porca vacca

Qui sotto, il malinconico ritratto scritto da Pino Corrias, inviato del Corriere della sera che ha tentato di intervistare, per l’ultima volta, Laura Antonelli. E’ un articolo molto bello, sentito.

“Eccola dunque, perfettamente sola e perduta, ora che per altri dieci anni la sua spugna ha cancellato il mondo circostante. E’ mattina presto, sta andando a messa. Cammina lentissima a piccoli passi. Cammina rasentando i muri. Indossa una tunica di cotone grigio. Scarpe di gomma. Ha un crocifisso al collo. I capelli raccolti. Della sua antica ricchezza le resta poco più di nulla, questo bilocale arredato con le tendine bianche (cucina, salotto, camera con lettino singolo) e una pensione Enpas da 500 euro al mese. Inutile seguirla. Inutile avvicinarsi. Inutile parlarle. Al telefono, un mese fa, è rimasta in silenzio aspettando che sgocciolassero tutte le parole disponibili a motivare un incontro. Poi ha detto: «Laura Antonelli non esiste più». Incontrarla è una vertigine di spavento e una fatica che ti indeboliscono come una cattiva radiazione. Dice: «Non voglio parlare. Non voglio vedere. Non voglio ricordare» (….) Laura Antonelli ha cancellato e si sta cancellando. Per questo ha distrutto tutte le sue foto. E vive in un perpetuo, indistinto, presente. Si sveglia ogni mattina alle 7. Va in chiesa. Torna. Alle 10 arriva una badante che si occupa della spesa e della casa. Ogni tanto arriva un volontario della Charitas. Lei sta seduta in salotto. Legge i salmi della Bibbia. Non compra i giornali. Non guarda la televisione. Va a letto alle 8 di sera. Prega. Al suo amico Albertelli dice di sentire le voci. Le voci le parlano della sofferenza, della solitudine, del tempo che se ne va. Qualche volta piange. Poi (finalmente), si addormenta.”

Viuuulentemente mia

Ha detto:
«Mi sono legata a uomini sbagliati. Colpa mia. Colpa del mio dannato bisogno di affetto». E poi: «Ho un temperamento drammatico, un po’ russo». E poi: «Ho un male nell’ anima. Ho sempre la voglia istintiva di chiudere gli occhi e di raggomitolarmi in un angolo».

Tranches de vie

Le malizie di Venere

Sessomatto

Mio Dio, come sono caduta in basso

Letti selvaggi

L’innocente

La venexiana

La gabbia

Trappola per un lupo

Incontro d’amore a Bali


Le sedicenni, regia di Luigi Petrini (1965)
Le spie vengono dal semifreddo, regia di Mario Bava (1966)
Scusi, lei è favorevole o contrario?, regia di Alberto Sordi (1967)
La rivoluzione sessuale, regia di Riccardo Ghione (1967)
Un detective, regia di Romolo Guerrieri (1969)
L’arcangelo, regia di Giorgio Capitani (1969)
Le malizie di Venere, regia di Massimo Dallamano (1969)
Gradiva, regia di Giorgio Albertazzi (1970)
A Man Called Sledge, regia di Vic Morrow (1970)
Incontro d’amore, regia di Paolo Heusch e Ugo Liberatore (1970)
Il merlo maschio, regia di Pasquale Festa Campanile(1971)
Gli sposi dell’anno secondo, regia di Jean-Paul Rappeneau (1971)
Senza movente, regia di Philippe Labro (1971)
All’onorevole piacciono le donne, regia di Lucio Fulci (1972)
Trappola per un lupo, regia di Claude Chabrol (1972)
Malizia, regia di Salvatore Samperi (1973)
Sessomatto, regia di Dino Risi (1973)
Peccato veniale, regia di Salvatore Samperi (1974)
Mio Dio come sono caduta in basso!, regia di Luigi Comencini (1974)
Simona, regia di Patrick Longchamps(1975)
Divina creatura, regia di Giuseppe Patroni Griffi (1975)
L’innocente, regia di Luchino Visconti (1976)
Tre scimmie d’oro, regia di Gianfranco Pagani (1977)
Mogliamante, regia di Marco Vicario (1977)
Gran bollito, regia di Mauro Bolognini (1977)
Il malato immaginario, regia di Tonino Cervi (1979)
Letti selvaggi, regia di Luigi Zampa (1979)
Inside Laura Antonelli (1979)
Mi faccio la barca, regia di Sergio Corbucci (1980)
Il turno, regia di Tonino Cervi (1980)
Casta e pura, regia di Salvatore Samperi (1981)
Passione d’amore, regia di Ettore Scola (1981)
Viuuulentemente mia, regia di Carlo Vanzina (1982)
Porca vacca, regia di Pasquale Festa Campanile (1982)
Sesso e volentieri, regia di Dino Risi (1982)
Tranches de vie, regia di François Leterrier (1985)
La gabbia, regia di Giuseppe Patroni Griffi (1985)
La venexiana, regia di Mauro Bolognini (1986)
Grandi magazzini, regia di Castellano e Pipolo (1986)
Roba da ricchi, regia di Sergio Corbucci (1987)
Rimini Rimini, regia di Sergio Corbucci (1987)
Gli indifferenti, regia di Mauro Bolognini (1988) Miniserie TV
Disperatamente Giulia, regia di Enrico Maria Salerno (1989) Miniserie TV
L’avaro, regia di Tonino Cervi (1990)
Malizia 2000, regia di Salvatore Samperi (1991)