Una delle copertine di Cinestop che pubblicizza un film con Malisa Longo e Erika Blanc
Hanno il sapore dei vecchi cinema di periferia, delle sale avvolte da una cappa di fumo e con le sedie rigorosamente in legno e chiudibili.
Hanno anche il sapore di un’epoca avvolta ormai nella nebbia dei ricordi, di un periodo nel quale anche andare al cinema poteva essere un lusso; lo era sicuramente per molta gente che non riusciva a pagarsi il biglietto d’ingresso, come lo era per coloro che vivevano in paesini in cui non c’era nemmeno la sala parrocchiale.
Cinestop reclamizza L’amico del padrino
Le immagini sono tratte dal forum http://www.lovelockandload.net
Certo, a parlarne oggi sembra di immergersi in un periodo storico lontanissimo; in realtà parliamo di fine anni 50 e dei primi anni 60, un’epoca storica in cui le forme di distrazione degli italiani erano rappresentate unicamente dalle balere, dalla televisione piazzata nel bar che così diventava luogo di ritrovo e socializzazione e dai cinema.
Così, per portare il cinema nelle case, per far sognare e distrarre un’Italia che stava uscendo a fatica dalle distruzioni operate dalla guerra, nacquero i cineromanzi, autentici progenitori dei futuri fotoromanzi.
Un cineromanzo dedicato a L’iguana dalla lingua di fuoco; da notare che la sequenza non è presente nel film
I cineromanzi nacquero proprio dalle esigenze citate; diventarono ben presto un veicolo importante per il cinema, che ne ebbe in cambio ancor più popolarità se possibile.
E che estesero la loro tiratura fino a metà circa degli anni settanta, ben oltre il periodo del boom economico.
Una forma di veicolazione dell’immagine che sposava il cinema con la carta stampata, raccontando quasi sempre per intero, attraverso una selezione dei fotogrammi, opere di svariata provenienza, dai film dei registi impegnati come Antonioni, Fellini, Risi per arrivare al periodo del boom del cinema erotico, che fu il periodo di massimo fulgore dei cineromanzi e contemporaneamente l’inizio di una parabola discendente che culminò con la scomparsa degli stessi.
Su Cinesex arriva Frankenstein 80, con in aggiunta un servizio sull’immancabile Fenech
Nati dai cineracconti, ovvero una sintesi del film senza però immagini esplicative, i cineromanzi raccolsero subito un buon pubblico, quello che per vari motivi non poteva recarsi al cinema e che così trovava una nuova forma di evasione, a poco costo e sopratutto sotto casa.
Nell’Italia degli anni sessanta e settanta la capillare diffusione delle edicole rappresentava uno strumento importante per la divulgazione dei cineromanzi; dal canto loro i cineromanzi non si limitavano di certo a fornire un Bignami del film stesso.
Un’operazione di marketing: il manifesto di Barbara Bouchet allegato a Big film (da notare il costo, 300 lire)
All’interno della rivista: il cineromanzo di Vergogna schifosi
All’interno, c’erano rubriche di posta, curiosità, biografie dei divi, così come c’erano giochi e concorsi.
Dopo un inizio pudico, legato anche ad un cinema che mostrava il minimo possibile di centimetri di epidermide, il cineromanzo divenne famoso anche per la sua potente carica trasgressiva, rappresentata dal veicolare le immagini dei film “vietati ai minori”, ovvero quei film che la censura considerava inadatti al pubblico dei minori.
Da notare, sulla copertina all’estrema sinistra in alto la fatidica scritta Solo per adulti
Questa fu sicuramente una delle cause dell’affermazione netta dei cineromanzi, ovvero la possibilità di mostrare intere parti di film in cui le immagini sexy avevano spesso il predominio, diventando al tempo stesso uno strumento per evitare di essere visti mentre si andava alla proiezione di un film bollato con il fatidico “vietato ai minori”
Può sembrare una visione stramba di un periodo storico in cui ci furono la maggior parte delle conquiste civili del paese; tuttavia, chi l’ha vissuto, ricorda perfettamente la forte ondata moralista che si abbattè sul paese sopratutto dopo la metà degli anni sessanta, con conseguente contrapposizione di tutti coloro che propugnavano viceversa una maggiore liberalità dei costumi.
Un fotogramma di un cineromanzo, protagonista la splendida Erika Blanc
L’interno di Cinesex, rigorosamente in bianco e nero
I cineromanzi quindi ebbero un vissuto abbastanza particolare; da essere strumento di divulgazione cinematografico alla fine divennero qualcosa di molto pruriginoso, una forma di esposizione fotografica del nudo un tantino torbida che però ebbe un successo addirittura non previsto dagli stessi editori.


Cinesex presenta lo scabroso Top sensation, con scene censurate nel film
In qualche modo furono un fenomeno di costume, anche se in una forma limitata; non ebbero la stessa diffusione dei fotoromanzi, che avevano un pubblico molto più vasto, formato per la massima parte da casalinghe e operaie, da quella parte di società che viveva la cosidetta esistenza normale, fatta di lavoro e panni da stirare, di cucina e di case da rassettare.
Generalmente, quando si va alla ricerca di notizie storiche sui cineromanzi, si legge che ebbero la massima diffusione fra il decennio degli anni quaranta e gli inizi degli anni sessanta; il che è vero ma solo in parte.
Il cineromanzo del film Il sesso della strega, diretto da Elio Pannacciò
Dopo il travolgente successo del periodo citato, la stampa dei cineromanzi divenne quasi settoriale e parallelamente si rivolse in maniera selettiva ad un pubblico molto più esigente.
Accadde che mentre sugli schermi impazzava la forbice censoria, per qualche meccanismo inspiegabile la carta stampata venisse in qualche modo risparmiata dall’ira dei morigerati magistrati che controllavano il pubblico pudore e la pubblica morale.
Così il cineromanzo spesso era in grado di mostrare quello che al cinema non si poteva vedere.
Accadeva di vedere un film e di leggere un cineromanzo; ebbene, si restava sorpresi dal trovare sullo stesso immagini non presenti sulla pellicola.
Immagini tagliate per vari motivi, quasi sempre legate all’erotismo.
Da notare la deriva “erotica” dei titoli in copertina, che ammiccano clamorosamente al lettore…
E’ il caso del settimanale Cinesex, uno dei più curati graficamente e anche uno dei più diffusi, che mostrò intere sequenze del film Top sensation (protagoniste una giovane Edwige Fenech e Rosalba Neri) letteralmente sforbiciate dalla censura.
Cinesex costava una cifra ragguardevole; 300 lire, che era poi il costo di un biglietto in un cinema di visione successiva, i famosi cinema di periferia che fino alla prima metà degli anni settanta rappresentavano la fetta più importante del numero di presenze di spettatori.
Un altro mensile abbastanza diffuso era Top film, anch’esso molto curato graficamente che costava ben 500 lire (un biglietto di prima visione ne costava 700, almeno qui al sud), così come un buon pubblico aveva Cinestop, che riprendeva il nome di un settimanale pruriginoso che si chiamava Stop.



Fotogrammi tratti da La coda dello scorpione e non presenti nel film
C’era poi Big film, forse il più curato dal punto di vista grafico e dell’impaginazione, nato proprio nel 1970 e baciato dalla fortuna perchè riusciva a mostrare il massimo senza essere sequestrato nelle edicole.
La caratteristica che finì per accomunare queste riviste era l’uso esclusvo di film a soggetto erotico.
Siamo ben lontani quindi dal cineromanzo originale nato negli anni cinquanta, quindi, quello pionieristico che “raccontava” il film, che faceva sognare, commuovere e che trasportava il lettore in un mondo fantastico e immaginifico.
La trasformazione appare irreversibile; dapprima si racconta un tipo di cinema molto vicino al B movies, o quanto meno con aspetti decisamente torbidi e pruriginosi, in seguito si arriverà a varcare la frontiera stessa dell’illustrazione cinematografica.
I cineromanzi infatti si riempiono di pseudo indagini sull’erotismo, illustrando con dovizia di particolari (e di immagini) tutti gli aspetti dello stesso, solleticando spesso gli istinti più bassi.

Copertina e interno di Top film con il cineromanzo del film Femina ridens, con Leroy e la Lassander
Argomenti come il nudismo e le deviazioni sessuali diventano infatti l’altra componente dei fotoromanzi.
Che così finiscono per smarrire del tutto la loro identità, diventando indistinguibili dai rotocalchi osè come Le ore o Playmen, che spesso utilizzavano proprio le starlette o le giovani attrici in cerca di notorietà senza veli e in pose molto spesso troppo esplicite.
Nel frattempo, mentre il cineromanzo sembra evolversi verso una forma definita e sembra aver conquistato una buona fetta di mercato con conseguente impatto economico, la morale evolve e i costumi cambiano.
Non poteva mancare Polselli con il suo Le notti di Satana
Il cinema osa sempre di più, i censori sembrano aver perso la voglia di lottare contro la pronografia che inizia a dilagare, forse perchè il paese è oppresso da ben altri problemi, come la devastante crisi economica, la crisi petrolifera e sopratutto il terrorismo diffuso.
La seconda metà degli anni settanta, infatti, vede la rapida caduta delle vendite dei cineromanzi, che diventano fenomeno di nicchia.
Le immagini in rigoroso bianco e nero ormai interessano sempre meno gente mentre contemporaneamente l’eros esplode sugli schermi.
In copertina, su Cinesex, la Strindberg e la Bolkan dal film Una lucertola con la pelle di donna
Così malinconicamente i cineromanzi iniziano a scomparire, le case che li pubblicano si contano sulle dita di una mano.
Qualcuna sopravviverà, cambierà pelle ma non pubblicherà più intere sequenze dei film ma solo i fotogrammi più scabrosi.
Nascono Gin fizz e altre pubblicazioni, che fanno dell’erotismo più spinto la loro bandiera; il cineromanzo scompare definitvamente per lasciare il posto alle immagini avvilenti della pornografia più estrema.
Tristemente, si chiude un periodo storico per l’affascinante mondo dei cineromanzi, sconfitti non tanto dalla crisi cinematografica quanto dalle mutate abitudini degli italiani.
Scompare, n qualche modo anche la memoria stessa del fenomeno, visto che le nuove generazioni hanno avuto modo di consocere l’esistenza dello stesso solo grazie a qualche illuminato collezionista, che ha conservato in cantina qualche numero di queste riviste.
Dall’8 marzo al 19 aprile 2007 viene ospitata a Torino, presso l’Archivio di Stato del Museo Nazionale del Cinema una mostra antologica del cineromanzo, curata dal regista D’Amelio; è stata l’occasione per riaccendere i riflettori su questa pagina poco conosciuta del nostro cinema.
Una rivista di cineromanzi francese, Play film
Due copertine di Cinestop
Il cineromanzo del super censurato Nel vortice dei sensi
Il cineromanzo del film No… sono vergine, del 1971, diretto da Norman Schwartz con Marie Louise Zetha
Le immancabili immagini sexy all’interno dei cineromanzi
L’interno di Cinesex, uno dei più venduti settimanali di cineromanzi
Top film pubblicizza Scacco alla regina


Tre fotogrammi tratti da uno dei tanti sexy horror anni 70, La notte dei dannati
Big film sceglie una scena lesbo per presentare La notte dei dannati

In copertina Sylva Koscina protagonista di Nini Tirabusciò
Top film presenta La matriarca

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Thanks for crediting the Lovelockandload forum members whose images you took for this article with even asking.
Scusami, nell’impaginazione era saltata la riga dei credits, che ho aggiunto
Molte grazie.Bel articolo.
Grazie a voi per le preziose immagini