Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno

Ricciardetto è un giovane, sfrontato e incallito donnaiolo di professione pittore.
Ricevuto l’incarico dal podestà del paese di ritrarre la bella moglie di costui, Violante, Ricciardetto si dedica anima e corpo, e con molto entusiasmo, al lavoro ricevuto.
Ma il giovane non si occupa di sedurre soltanto donzelle e dipingere; è sempre alla ricerca di un sistema per far rivivere il suo borgo, e renderlo di conseguenza meta di transito per pellegrini e viandanti.
L’occasione arriva in concomitanza con l’avvio dell’anno santo, proclamato da Bonifacio VIII; il paese di Ricciardetto rischia di essere tagliato fuori dalle rotte di pellegrinaggio, a tutto favore del paese vicino, concorrente di
quello del giovane pittore.

Ricciardetto, astutamente, distrugge il ponte che collega il paese rivale, costringendo i viandanti a dover passare obbligatoriamente per quello del pittore.
La mossa gli vale la gratitudine dell’intera popolazione, e la fama del pittore dongiovanni cresce.
Ma l’ultima avventura, proprio con la moglie del podestà, rischia di privarlo del bene a cui più tiene, la virilità.
L’uomo infatti, da sempre convinto della fedeltà della bella moglie, lo scopre in flagrante adulterio proprio con donna Violante.

Ricciardetto viene condannato quindi ad essere evirato, e sarà l’intervento di una dama, incapricciatasi del pittore, a salvare gli attributi dello stesso.
Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno appartiene, come si deduce anche dal titolo, alla folta schiera dei decamerotici.
Questa volta il regista, Bitto Albertini,specializzato in B movies, evita il solito saccheggio di pseudo novelle di Boccaccio e basa tutta la storia sulle avventure in salsa erotica di Ricciardetto, maldestramente interpretato da Antonio Cantafora.
Raccattato un cast di belloccie disponibili a mostrare quello che all’epoca si poteva mostrare, misurato in centimetri di epidermide (siamo nel 1973), Albertini affida le varie parti femminili ad attrici poco note come Margaret Rose Keil,Piera Viotti, Melinda Pillon, la bionda e ben fatta per la verità Madonna Violante.

Film ovviamente senza pretese, da inquadrare nella solita ottica del filmetto di grana grossa, Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno è in pratica assolutamente indistinguibile dalla marea di film cloni che caratterizzarono la vasta produzione dei decamerotici.
Ancora una volta la cosa migliore è la location, ovvero il più volte utilizzato Castello di Balsorano,in provincia dell’Aquila, generalmente utilizzato proprio per la sua bellezza e per i dintorni davvero spettacolosi.

Girato in tre settimane, un autentico record, il film si avvale delle vignette iniziali di Mordillo, che ovviamente non compare con il suo nome e delle musiche di Stelvio Cipriani, che fornisce la base agli stornelli dell’attore Musy, impegnato in battutacce sconce e pecorecce che non meritano nemmeno di essere citate.

Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno, un film di Bitto Albertini. Con Antonio Cantafora, Margaret Rose Keil, Luca Sportelli, Fortunato Arena, Mimmo Baldi,Piera Viotti, Melinda Pillon Erotico, durata 93 min. – Italia 1972.

Antonio Cantafora     …     Ricciardetto
Melinda Pillon    …     Monna Violante
Margaret Rose Keil    …     Amalasunta
Piera Viotti    …     Monna Elisa
Renate Schmidt    …     La Taverniera
Mario Frera    …     Frate grasso
Mimmo Baldi    …     Martuccio
Luca Sportelli    …     Geppino
Mario De Vico    …     Cardinale


Una Risposta

  1. Destacable “collage”

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