Marcia trionfale


Paolo Passeri è un neo laureato, che con molti sacrifici è riiuscito a terminare gli studi.
Ambirebbe ad arrivare ad occupare un posto in accademia, ma prima deve ottemperare agli obblighi del servizio di leva.
Viene così spedito in una caserma a Reggio, sotto gli ordini del capitano Aciutto.
Da subito il giovane, distinto, colto e sopratutto molto timido ha difficoltà di ambientamento; circondato da gente rozza, da istruttori con i paraocchi, l’uomo non riesce a integrarsi nella dura, rigida disciplina militare.
A colmare la misura arriva anche lo strano comportamento del capitano Asciutto, uomo in preda ad una profonda crisi di nervi; la concezione di quest’ultimo, della vita, risente della sua mentalità di militare.
L’uomo vorrebbe forgiare soldati d’acciaio, dimenticando che molti non hanno ne la volontà nè la forza di carattere per accettare i suoi ordini.

Franco Nero (Capitano Asciutto) e Michele Placido (Paolo)

Ben presto Asciutto scopre che Paolo è in possesso di una buona cultura, e dopo averlo umiliato in più occasioni, prende in qualche modo a benvolerlo.
Ma la nevrosi del capitano è sempre latente; anche nella vita privata l’uomo mantiene un comportamento schizoide, arrivando a incutere un sacro terrore anche in sua moglie, che accetta supinamente quell’uomo rancoroso, brutale fino all’eccesso.
Paolo diviene ben presto il braccio destro del capitano, che così lo mette a guardia della moglie; lo stesso scopre così l’infedeltà della bella donna, oltre che diventarne, alla fine, l’amante.
Ma la storia è destinata a chiudersi tragicamente.

Miou Miou

Abbandonato dalla moglie, il capitano perde completamente il lume della ragione, e finirà ucciso da un soldato di guardia, coperto da Paolo, che ha intuito il dramma che ha sconvolto la mente del suo ex superiore.
Condensare in poche righe una storia molto cupa, terta come quella raccontata da Marco Bellocchio in Marcia trionfale, film del 1976, non è impresa semplice.
La struttura del film, pur lineare e abbastanza semplice nel suo svolgimento, tuttavia offre il fianco ad una serie di problematiche che il film stesso suscita, intriso com’è di un antimilitarismo evidente, in cui il mondo delle armi è visto come un ricettacolo di vizi e di disordine morale, che trova la sua massima esplicazione proprio nella figura di Asciutto, uomo che è militare fino nel Dna.

Michele Placido e Alessandro Haber

E che proprio in virtù di questa sua forma mentis finisce per smarrire il senno, oltre che il senso del reale.
Il film passa dalla denuncia dell’ottusa protervia degli ufficiali, con conseguente sovra esposizione di quello che accade in una caserma (atti di vigliaccheria, nonnismo, viscido servilismo) alla descrizione di una storia d’amore ( ma il termine è davvero esagerato) tra il giovane neo laureato Paolo e la splendida Rosanna, la moglie del suo capitano, che alla fine lui tradisce proprio intessendo una relazione con la donna.

Patrick Dewaere

I personaggi del film quindi non spiccano per doti umane; lo stesso Paolo, entrato timidamente in caserma, ne esce completamente cambiato  e diventa un simbolo di come la vita militare possa forgiare in negativo il carattere di un uomo, eliminandone i lati positivi e sostituendoli con quanto di peggio l’uomo possa mostrare.
Il film, che possiede una sua forza espressiva molto notevole, va giudicato comunque come un’opera eccessiva.
La furia di Bellocchio si abbatte su un’altra istituzione, ma questa volta con scarsa lucidità.

I due personaggi principali, ovvero Paolo, interpretato da Michele Placido e il capitano Asciutto, interpretato da Franco Nero sono eccessivi in tutto; sono eccessivi nella recitazione, lo sono nei comportamenti, lo sono nei rapporti con gli altri.
I due attori caratterizzano a tal punto i personaggi da trasformarli più che in maschere tragiche, in caricature, il che probabilmente non era nelle intenzioni del regista.le varie scene di sopprusi, di angherie dei “nonni”, di piccole meschinerie quotidiane vengono amplificate, così come le reazioni del capitano fuori dalla caserma, dietro il tranquillo riparo delle mura domestiche.
Il suo rapporto con la bella moglie viene mostrato in tutta la sua crudezza; in una scena l’uomo mette fuori dalla porta, dopo averla percossa, la giovane moglie completamente nuda, costringendola ad umiliarsi per poter rientrare in casa.
Questo rapporto malato, che si concluderà con l’abbandono di Rosanna del tetto coniugale, è forse la cosa migliore del film, assieme alla recitazione della splendida Miou Miou e di Patrick Dewaere, amante della donna.
Il resto è un film frammentato, discontinuo e didascalico, in cui le frecce del regista, Bellocchio, sembrano avere traiettorie a zig zag.

Un film con una sua forza, indiscutibile, ma che risente dell’ambigua scelta del regista di puntare su due storie parallele, quella della descrizione della vita in caserma e quella della descrizione del privato.
Un’ambiguità che alla fine costa cara.
Tuttavia siamo di fronte anche ad un bel film, in cui Bellocchio , aldilà degli errori descritti, mostra con forza e coraggio quelli che sono gli evidenti limiti di ua vita coercitiva come quella vissuta all’ombra della divisa militare.

Marcia trionfale,un film di Marco Bellocchio. Con Michele Placido, Miou-Miou, Franco Nero, Patrick Dewaere, Nino Bergamini, Nicola Di Pinto, Piero Vida, Gisela Hahn, Vittorio Fanfoni, Alessandro Haber, Cyrille Spiga, Massimo Boldi, Peter Berling, Flavio Andreini, Dario Cantarelli, Daniele Pagani
Drammatico, durata 125 min. – Italia 1976.

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