
Katherine Miles è una bella e bionda ragazzona americana; una studentessa, che finiti gli studi raggiunge i genitori in Brasile.
La ragazza, che ha appena compiuto 18 anni, accetta l’invito dei genitori per fare una breve vacanza sul fiume Orinoco.
Durante il viaggio su una house boat però la famiglia viene attaccata da ferocissimi tagliatori di teste; la madre di Katherine viene uccisa con una freccia che le trapassa un’orbita, mentre il padre cade trafitto da molti dardi e successivamente i due vengono decapitati.
Il racconto di Katherine davanti ai giudici
La ragazza si salva solo per la sua bellezza e per i capelli biondi; viene quindi traportata nel villaggio degli indios Guanirà, dove, dopo esser stata curata dalle ferite riportate durante l’assalto all’imbarcazione sulla quale navigava, viene venduta all’asta durante una rituale radunata degli indios.

L’attacco alla house boat e la morte della madre di Katharine
La ragazza sperimenta così un modo di vivere molto differente da quello a cui era abituata; valori come la verginità, la parità uomo/donna, presso i Guanirà non esistono, così la ragazza verra stuprata artificialmente, come avviene a tutte le componenti femminili della tribù a partire dai quattro anni di età.
Aiutata da Umukai, un giovane Guanirà un tantino tonto ma valente guerriero, la donna riesce in qualche modo ad abituarsi alle dure condizioni di vita della tribù.
Che un giorno viene completamente sterminata da un gruppo di cacciatori di taglie che vive uccidendo i nativi e intascando i soldi messi sulle loro teste.
Sopravissuta miracolosamente all’eccidio con il fido Umukai, del quale un pò è innamorata, Katherine apprende che ad uccidere i suoi genitori in realtà non erano stati gli indios, ma i cacciatori bianchi, assoldati da una coppia di zii ansiosi di mettere le mani sulle terre dei genitori di Katherine.
La decapitazione
La ragazza decide di vendicarsi, e con l’aiuto di Umukai raggiunge gli zii, che uccide facendoli letteralmente a pezzi.
La ragazza si costituisce e racconta la sua odissea durante il processo.
Liberata dopo anni, torna ad una vita quasi normale, senza voler più raccontare la sua storia.
Diretto da Mario Gaiazzo Schiave Bianche: Violenza In Amazzonia venne girato nel 1984, quando ormai il genere cannibalistico/ avventuroso/ orrorifico era da tempo scoparso senza lasciare particoari rimpianti presso il pubblico.
Il film più che brutto è assolutamente incolore, per una serie di motivi;
Gli indios tornano con il bottino
La preparazione rituale di Katharine
la sceneggiatura è lacunosa e per larga parte non fa altro che ricalcare gli stereotipi del genere, mostrando as usual gli indios come crudeli e spietati assassini, prima di virare verso il solito atteggiamento politicamente corretto della rivalutazione del loro stile di vita, feroce ma rispettoso della natura.
I bianchi sono cattivi, anzi cattivissimi, sono spietati e assassini, la ragazza impara che gli indios viceversa non sono poi così crudeli, così assistiamo alla solita forzata convinenza tra culture distanti anni luce, con il finale violento e gore in cui la ragazza fa a pezzi, letteralmente, i veri responsabili della morte dei suoi genitori.

La vendita all’asta davanti alla tribù
Il film non è nemmeno aiutato da una fotografia all’altezza; la location non è affatto affascinante, e la storia si trascina molto stancamente, fatta eccezione per l’unica novità rappresentata dalla ragazza che racconta alla corte che la sta giudicando le sue vicissitudini.
Molto forzata la storia d’amore, aldilà delle differenze culturali tra i due protagonisti; passi per l’attrazione fisica da parte di Katherine per il bello e muscoloso Umukai, ma la sceneggiatura dipinge il giovane come un tonto degno di un trono in un reality della De Filippi, e questo degrada ancor di più la storia.
Lo stupro artificiale
Qualche scena abbastanza forte, come l’uccisione e la decapitazione dei genitori della ragazza, ma realizzata in maniera molto artigianale.
Pensare che il film doveva girarlo Deodato, che per fortuna si dedicò a L’inferno in diretta, di ben altro interesse per lo spettatore.
Un film di poche pretese, in definitiva, dipinto come un cannibal movie per motivi pubblicitari e che del filone cannibalistico non ha assolutamente nulla, se non l’ambientazione.
La recitazione è da cinema amatoriale, con la Audray che esprime il meglio di se stessa quando è senza vestiti, ovvero quasi sempre; il che è tutto dire.
Umukai e Katherine
Schiave Bianche: Violenza In Amazzonia, un film di Mario Gaiazzo, con Elvire Audray, Andrea Coppola, Neal Berger, James Boyle, Jessica Bridges, Dick Campbell, Mark Cannon, Sara Fleszer, Will Gonzales
Italia 1985

Preparativi per nozze indios
La vendetta di Katharine
La mattanza

Elvire Audray … Katherine Miles
Will Gonzales … Umukai
Dick Campbell
Andrea Coppola … La zia di Katherine
Dick Marshall
Alma Vernon
Grace Williams
Sara Fleszer
Mark Cannon
James Boyle
Peter Robyns
Jessica Bridges
Stephanie Walters
Neal Berger
Deborah Savage
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”tienitela stretta la tua vita, ovunque tu sia, su un trono o in una fogna, non rinunciarci mai, la vita è tutto, vivila, rimane sempre la tua vita, tutto il resto non conta” è una frase che dice nel film il padre alla Audray, e che, rimane in un certo modo profetica per la vita reale dell’attrice… dispiace e fa senso che sia morta suicida tra l’indifferenza di tutti (wikipedia non riporta neanche la data, altri siti manco sanno l’età precisa
non conosco i motivi della depressione e del suicidio della Audray e non voglio saperli che son cose delicate e private, ma questa specie di indifferenza attorno a lei anche dopo la morte fa schifo, solo dei soldati caduti in guerra (ma 70 anni fa !) non si conoscono le date + significative
… R.I.P. Elvire bellissima attrice francese).
Non sapevo fosse morta; non era di certo un’attrice in gamba, ma di sicuro era una bellissima donna.
In effetti nel web non si accenna affatto alla sua morte e i dati biografici sono praticamente inesistenti.
Grazie per l’informazione.