
Simona, giovane e bella dottoressa, lavora in un obitorio; la donna sta scrivendo la sua tesi sui suicidi, che proprio nei giorni in cui è al lavoro per completare la stessa tesi, sembrano aumentare dtrammaticamente, in concomitanza del forte aumento del fenomeno delle macchie solari. Simona, che è figlia dell’antiquario Gianni, un impenitente e incallito donnaiolo, è in preda ad un forte esaurimento nervoso; il suo unico conforto è il boy friend Edgardo, fotografo ed appassionato di corse in auto.


Il giovane le è vicino nonostante le crisi di nervi della ragazza, che spesso, anche nei momenti d’intimità, è incapace di lasciarsi andare. A sconvolgere ancor più il fragile equilibrio di Simona arriva la strana morte di Betty, una avvenente americana che sarebbe dovuta divenire la moglie di suo padre. Il fratello di Betty,Paul, un ex pilota di rally ora sacerdote, convinto che la morte della sorella non sia accidentale, ma di origine oscura, inizia ad indagare, coinvolgendo anche Simona.


Le cose si complicano ulteriormente con la caduta di Gianni, il padre di Simona, da una finestra, che porta la ragazza a sospettare anche del sacerdote. In realtà le cose sono molto più complesse di quel che appaiono; in un clima di sospetti, in cui Simona sembra perdere completamente il senno, complici anche le visioni che la perseguitano, il sacerdote riuscirà a trovare il bandolo della matassa, giungendo a scoprire i motivi per cui Betty è stata uccisa, con relativo colpevole, e salvando così la vita anche a Simona.


Macchie solari, diretto da Armando Crispino nel 1974, pur avendo una trama non sempre limpida, pur essendo pericolosamente in bilico tra horror, thriller e romanzo senza per questo essere nulla dei tre, si fa seguire con piacere, anche se soltanto a tratti. Le scene iniziali, per esempio, destabilizzano lo spettatore, giocate come sono tra la realtà (quella dei suicidi), la visione (i morti che riprendono vita nell’obitorio) e la via di mezzo, gli incubi onirici di Simona.


Per quasi tutto il film il clima di sospetti che si addensa su tutti i personaggi giova alla tensione narrativa, anche se in alcuni momenti le scene sembrano accavallarsi senza soluzione di continuità. Il finale tutto sommato è in linea con il racconto, anche se il colpevole finisce per essere chiaro molto prima della parola fine. Sicuramente lodevole la prova di Mimsy Farmer, una delle attrici più brave nell’interpretare i ruoli di donna dalla fragile psiche, cosa che ha fatto più volte, come per esempio in Il profumo della signora in nero, in Gatto nero, in Quattro mosche di velluto grigio.


Bravi anche Ray Lovelock, nel ruolo dell’ambiguo fotografo e amante di Simona, Massimo Serato, perfetto e credibile play boy, mentre molto forzata appare la recitazione di Barry Primus in quella del sacerdote Paul, troppo forzata e sopra le righe. Un thriller discontinuo, che però ha dalla sua un’atmosfera morbosa, quasi malata,con quel suo ondeggiare tra reale e sogno; il tutto è accompagnato dal gradevole tema musicale scritto dal maestro Morricone.
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Macchie solari, un film di Armando Crispino. Con Mimsy Farmer, Barry Primus, Ray Lovelock, Massimo Serato, Eleonora Morana, Ernesto Colli, Angela Goodwin
Thriller, durata 100 min. – Italia 1975.
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come scrivi te Paul la trama è un po’ spezzettata ma è un discreto film… poi che la Farmer abbia all’obitorio o durante la storia delle visioni ai fini della vicenda c’entra poco o nulla, pure titolare il film ”macchie solari” ha poco senso (se muoiono in tutta la storia solo 3 persone (omicida a parte nel finale) che si conoscono pure tra di loro (2 addirittura prossimi alle nozze) è ovvio che ci sia qualcos’altro sotto che non una semplice influenza astrale) e pure la scena in cui l’omicida vorrebbe far simulare il suicidio della Farmer al museo (ma sarebbe di impossibile attuazione) è un po’ incomprensibile… comunque i primi 7 minuti (suicidi in serie e scena alla morgue) sono per me assolutamente un cult !!!
Luci ed ombre, in effetti; le macchie solari sono un pretesto fuorviante, la trama è piuttosto complessa e un tantino sfilacciata.
Ma come sottolinei, la parte iniziale da sola vale tutto il film.
La Farmer è divina, una delle attrici più preparate degli anni 70.
Ciao