Bella di giorno, moglie di notte

Ottobre 30, 2009

Un uomo viene ucciso a colpi di pistola in un locale: a sparare è stata una donna, che viene arrestata senza fare alcuna resistenza. Viene tradotta in commissariato, e mentre attende l’arrivo degli inquirenti, pensa a come è arrivata all’insano gesto. Paola, bella e seducente moglie di Giorgio, pubblicitario in difficoltà con il suo lavoro, è innamorata di suo marito.

Eva Czemerys e Nino Castelnuovo

Così, quando si rende conto che il menage familiare senza il suo contributo economico non può continuare a lungo, decide di lavorare anche per poter dare una mano a Giorgio nel suo lavoro. Trova così un’occupazione nella galleria d’arte di Anna, un’ambigua e ricca mercante d’arte, che le dimostra subito simpatia. Ma i soldi che Paola guadagna non bastano per comprare abiti, per organizzare cene che siano d’aiuto al marito; così la donna accetta l’offerta della mercante di soldi in prestito, con i quali comprare le cose necessarie.

Ben presto Paola si ritrova a dovere più soldi di quelli che guadagna; così, confidatasi con Anna, ne riceve in cambio il subdolo suggerimento di accettare per denaro la compagnia di maturi o ricchi professionisti. Messa alle strette, paola accetta: comincia così un periodo in cui la donna si trova a dover prostituirsi con uomini che mostrano il peggio della loro natura; Paola va con giovani e ricchi, con viziosi che la vogliono fotografare o con sadici pervertiti, scendendo sempre più i gradini dell’abiezione.

Ma il lato positivo è rappresentato dalle grosse somme che la donna riesce a guadagnare; Paola regge fino al giorno in cui si rende conto che non solo il marito era al corrente della sua doppia vita di bella di giorno e moglie di notte, ma che ci speculava su, trattandola ne più ne meno come un pappa con la sua protetta. Così, una sera, stanca di quella vita miserabile, Paola spara al marito……

Dramma cupo e ben diretto da Nello Rossati, Bella di giorno moglie di notte si lascia guardare ben volentieri; merito di una regia sicura e asciutta, aiutata senza dubbio dalla grande prova di Eva Czemerys, che intepreta perfettamente Paola, dando al suo personaggio un sapore dolente, sofferto. Bene anche Nino Castelnuovo, abile nel definre il personaggio di Giorgio con le caratteristiche dell’antipatia viscerale per un uomo non dissimile da un pappa. Film da rivalutare, anche se purtroppo di difficilissima reperibilità; le immagini che compaiono sono frutto di una paziente ricostruzione da una vecchia Vhs.

 

Bella di giorno moglie di notte, un film di Nello Rossati, con Lee Banner, Ennio Biasciucci, Nino Castelnuovo, Fernando Cerulli, Eva Czemerys, Vincenzo Liberti, Carla Mancini, Franco Marletta, Anna Miserocchi, Renato Panciroli Drammatico, Italia 1971

 

Eva Czemerys … Paola Nino Castelnuovo

Giorgio Giulio Baraghini … Marcello

Enzo Liberti … Commissario

Fernando Cerulli … Poliziotto

Renato Pinciroli … Giudice

Carla Mancini … Cameriera

Franco Marletta … amico di Giorgio

Pietro Torrisi … Maciste

Anna Miserocchi Anna


Suor omicidi (Killer nun)

Ottobre 29, 2009

In un ospedale per anziani, in Belgio, lavora suor Gertrude, reduce da un delicato intervento al cervello per la rimozione di un tumore. L’operazione l’ha resa schiava della morfina, che la donna utilizza principalmente come antidolorifico; costretta suo malgrado a dover usare dosi elevate della droga, la donna inizia a rubare i beni dei ricoverati, e poi, vestita in modo civile, quindi tolti gli abiti religiosi, si reca in città dove oltre a vendere quello di cui si è imposessata, si concede avventure erotiche con occasionali personaggi.

Anita Ekberg è Suor Gertrude

All’interno del convento però iniziano ad avvenire fatti strani, come la morte di alcuni ricoverati; sono evidentemente morti non accidentali, come quella di una donna uccisa con degli aghi negli occhi. Le indagini della polizia portano ben presto a puntare i sospetti su suor Gertrude, che nel frattempo, come in un incubo, vede avvenire scene violente con protagonisti proprio i suoi degenti.

Anita Ekberg e Massimo Serato

Paola Morra è Suor Mathieu

Ben presto però i sospetti su di lei aumentano, e le autorità dell’ospedale, unite  a quelle religiose, decidono, per soffocare lo scandalo, di portare la religiosa in un convento, lontana dal teatro degli omicidi. Qui suor Gertrude muore, assassinata dalle sorelle di fede; ma non cessano gli omicidi, che sono opera di……….

Thriller ben congegnato, questo Suor omicidi (Killer nun), diretto da Giulio Berruti inserito per errore da molti recensori nell’elenoc dei nunexploitation, il filone erotico conventuale che si sostitui al decamerotico; il film è un vero e preoprio thriller, con tanto di omicidi e di colpevole una volta tanto non insospettabile. Nel cast figura una matura Anita Ekberg, in una prova appena dignitosa, mentre sicuramente più brava è la giovane Paola Morra, che interpreta sorella Mathieu, compagna di stanza di suor Gertrude, donna libertina e amorale; nel cast figurano anche Joe Dallesandro, il dottor Patrick Roland, che avrà una relazione proprio con sorella Mathieu, Lou Castel, che interpreta Peter, uno dei degenti destinato a finire ucciso e due vecchie glorie del cinema italiano,

Massimo Serato che interpreta il dottor Poirret e Alida Valli, sacrificata in un ruolo minore, quello della madre superiora.
Film non privo di un certo fascino, reso torbido anche dai nudi integrali della bella Paola Morra, e da qualche scena che però non sconfina mai nello splatter.

Suor omicidi, un film di Giulio Berruti. Con Anita Ekberg, Massimo Serato, Alida Valli, Paola Morra, Laura Nucci, Nerina Montagnani, Daniele Dublino, Lou Castel
Drammatico, durata 92 min. – Italia 1979.

Anita Ekberg     …     Suor Gertrude
Paola Morra    …     Suor Mathieu
Alida Valli    …     Madre  Superiora
Massimo Serato    …     Dr. Poirret
Daniele Dublino    …     Direttore dell’ospedale
Lou Castel    …     Peter
Joe Dallesandro    …     Dr. Patrick Roland
Laura Nucci    …     La Baronessa
Alice Gherardi    …     Nurse
Sofia Lusy    …     Janet
Nerina Montagnani    …     Josephine


Un taxi color malva

Ottobre 28, 2009

Due uomini in fuga dal passato, Philippe e Jerry, si incontrano in un villaggio irlandese dove entrambi si sono rifugiati. Philippe, giornalista cinquantenne, scappa dal dolore provocatogli dalla morte del figlio, mentre Jerry, erede di una ricchissima famiglia irlandese trapiantata in America, fugge dal ricordo della morte della sua ragazza, avvenuta mentre entrambi erano in preda ai fumi dell’oppio. Nonostante la differenza d’età, stringono un’amicizia tacita, in cui ognuno dei due rispetta i silenzi dell’altro.

Edward Albert è Jerry, Philippe Noiret è Philippe Marcal

Peter Ustinov  è Taubleman

I due, anche se in maniera diversa, legano con il Dottor Seamus Scully , uno stravagante dottore che gira in un taxi color malva, e che sembra essere più che un dottore un filosofo, o come dice lui “ il destino” Le vite dei due amici proseguono in una sorta di limbo sospeso, fino al giorno in cui, nelle loro vite, irrompono due donne. La prima è Sharon, sorella di Jerry, ricca, viziata ma vitalissima moglie di un nobile tedesco; l’altra è Anna Taubelman, forse figlia, forse amante di Mr. Taubleman, uno strano tipo mezzo ebreo e mezzo tedesco, squattrinato ma possessore di un castello con 40 stanze e di una scuderia di cavalli.

Fred Astaire è il  Dr. Seamus Scully

Mentre Philippe inizia una relazione sessualmente appagante con Sharon, Jerry sembra innamorarsi della misteriosa Anna, una ragazza che da tre anni non parla con nessuno, e che i due amici hanno conosciuto quando la ragazza subisce un incidente cadendo da cavallo, e viene soccorsa proprio da Jerry e Philippe.

La ragazza, molto bella, sembra avere simpatia per Philippe, tanto da ricominciare a parlare dopo tre anni; ma l’uomo, che è sempre più confuso tra l’attrazione per Sharon e la misteriosa Anna, resosi conto che Jerry si è ormai innamorato della ragazza, decide di farsi da parte.

Charlotte Rampling  è Sharon Frederick


Nel frattempo anche Sharon lascia il villaggio, per passare il Natale con suo marito e con la cerchia dei suoi amici, dei quale non riesce a fare a meno: simile ad una farfalla, la donna ha bisogno fisicamente della sua vita fatua e dorata. Accade però qualcosa che finalmente farà uscire Philippe dal suo torpore emotivo: Anna, che in realtà non ama Jerry, tenta il suicidio. Phlippe la raggiunge in ospedale e apprende così la vera storia della ragazza. Anna è stata zitta tre anni quando ha saputo che il suo vero padre potrebbe non essere Taubelman, con il quale ha avuto una relazione intima.

Agostina Belli è Anne Taubelman

Philippe consiglia alla ragazza di abbandonare con Jerry l’Irlanda, cosa che i due fanno. La decisione porta sull’orlo della pazzia Taubelmann, che una sera da fuoco al suo castello. Tra le fiamme di quella che era la sua magnifica dimora però ritrova la sua Anna, legata a lui da un affetto morboso. Durante un colloquio con il dottor Scully, che lo rimprovera per essere venuto nel “cimitero degli elefanti”, il posto dove gli elefanti vanno a morire quando sentono vicina la loro fine, Philipp capisce che ormai è guarito dal suo male esistenziale,e decide di lasciare per sempre l’Irlanda. Viceversa Jerry, che ormai ha le sue radici in quel posto dolce e selvaggio, decide di rimanre, confortato dal simpatico dottor Scully.

Un taxi color malva, film del 1977 diretto da Yves Boisset e tratto da un romanzo di Michel Déon, è un gradevole film che mette in scena i sentimenti, le storie private di un gruppo di persone mescolandole come fa il destino quando decide di intrecciare i fili delle vite umane. Il risultato è apprezzabile per due motivi fondamentali; il primo riguarda l’eccellente cast, con una galleria di attori bravissimi impegnati in una personale gara di bravura, come Philippe Noiret, l’omonimo giornalista che interpreta, la bellissima Charlotte Rampling,

abilissima nel tratteggiare la figura della frivola Sharon, la donna che vorrebbe ma che non può, schiava com’è della sua vita dorata, di Agostina Belli, asolutamente credibile nei panni della ambigua Anna, di Peter Ustinov, interprete eccellente di un personaggio antipatico ma allo stesso tempo dotato di fascino, Taubelmann. E infine Edward Albert, discreto nei panni di Jerry e un eccezionale Fred Astaire, simpatico e divertente nei panni dell’eccentrico ma filosofo dottor Scully.

L’altro motivo sono i meravigliosi paesaggi irlandesi, le brughiere e i boschi, i canneti e i laghi, incantevoli come cartoline.

Un film molto interessante, ben diretto, ben interpretato; un tantino scontato nella trama, ma in fin dei conti, non è che si possa chiedere sempre la perfezione.

Un taxi color malva, un film di Yves Boisset, con Philippe Noiret, Charlotte Rampling, Fred Astaire, Agostina Belli, Peter Ustinov, Edward Albert, Una produzione Francia-Irlanda, 1977

 


Charlotte Rampling Sharon Frederick
Philippe Noiret … Philippe Marcal
Peter Ustinov … Taubleman
Fred Astaire … Dr. Seamus Scully
Edward Albert … Jerry
Agostina Belli … Anne Taubelman
Jack Watson … Sean
Mairin D. O’Sullivan Colleen
David Kelly …

Niall Buggy …
May Cluskey
Loan Do Huu … Madame Li


Le foto proibite di una signora per bene

Ottobre 27, 2009

Pierre e Minou sono una coppia all’apparenza perfetta; un equilibrio che però sembra andare in pezzi il giorno in cui un misterioso maniaco inizia a perseguitare la donna minacciando di rivelare che Pierre è un assassino. L’uomo, un industriale, è sull’orlo del fallimento,e Minou, suo malgrado, è costretta ad accettare un incontro con il ricattatore. Della cosa parla con la sua amica Dominique, una affascinante collezionista di immagini erotiche, delle quali è anche il soggetto principale.

Susan Scott

Accettato suo malgrado l’incontro, Minou è costretta a cedere e avere rapporti con il misterioso ricattatore, che le consegna la cassetta contenente le presunte prove dell’omicidio commesso dal marito. Sembrerebbe tutto finito, invece è l’inizio di un incubo; l’uomo ha scattato delle foto intime e inizia un nuovo ricatto. A questo punto Minou rivela tutto a suo marito, nella speranza di risolvere, una volta per tutte, il suo problema. Ma Pierre non le crede, e ben presto Minou ne comprende il perchè.


E’ proprio suo marito ad aver organizzato tutto, per fare impazzire la moglie, costringerla al suicidio e intascare così la polizza d’assicurazione che lo stesso ha stipulato sulla vita della moglie. In un drammatico confronto, Pierre svela il meccanismo perverso della trappola a Minou, che finirebbe male, non fosse per l’intervento della polizia, chiamata da Dominique, che aveva intuito la verità sulla storia. Un poliziotto spara a Pierre e lo uccide pochi attimi prima che l’uomo porti a compimento le sue intenzioni; Minou è libera e si concede un viaggio con la sua amica Dominique.


Le foto proibite di una signora per bene, film del 1971 diretto da Luciano Ercoli,

è un giallo/thriller convenzionale, con una spruzzatina, davvero timida, di erotismo, rappresentato dalle foto scattate dal ricattatore a Minou e quelle che la giovane Dominique colleziona, da qualche fugace nudo, molto castigato, della bella protagonista, Dagmar Lassander, che nei primi anni settanta era specializzata in ruoli torbidi in film come Femina ridens, L’iguana dalla lingua di fuoco, Il rosso segno della follia. Film con una discreta tensione, ma limitato anche dalla presenza di pochi personaggi, per cui le vere motivazioni delle azioni del maniaco diventano ben presto lampanti per lo spettatore, che si trova solo nel dubbio tra la scelta dei due colpevoli, ovvero la bella Dominique, interpretata dalla affascinante Susan Scott e del marito.

Dagmar Lassander

Il resto è svolto come un compitino diligente, senza grosse sbavature ne lampi di genio. L’interpretazione di Pierre è affidata a Pier Luigi Capponi, che recita sobriamente il ruolo del diabolico marito di Minou, ma con tale freddezza da risultare, sino dalle prime inquadrature, il possibile sospetto di essere il deus ex machina della storia.


Una breve disgressione : chiunque sia alla ricerca di altre informazioni su questo film potrebbe imbattersi nella recensione di esso fatta da qualcuno per il più grosso sito di cinema della rete. Non nomino il sito, per ovvi motivi, ma vi lascio la descrizione della trama proposta dallo stesso, ennesima dimostrazione che le recensioni, i sunti dei film si dovrebbero fare vedendoli, e non sulla base dei sunti presentati dai soliti dizionarietti sul cinema:

Dagmar Lassander

Susan Scott (o Nieves Navarro)

Una donna e il suo amico, durante una gita, precipitano in mare con l’auto. Si salva solo lei, che però viene sospettata dal fratello del defunto di averlo ucciso. Non è vero. Infatti il morto ricompare, litiga con la ragazza e stavolta ci lascia le penne davvero, proprio quando il fratello finalmente, convinto dell’innocenza di lei, le stava per dichiarare il suo amore.”



Le foto proibite di una signora per bene, un film di Luciano Ercoli, con Pier Paolo Capponi, Susan Scott, Dagmar Lassander, Simon Andreu, Italia 1971



Vacanze per un massacro

Ottobre 26, 2009

Joe è un criminale che evade dal carcere in cui è rinchiuso con una sola idea in mente: recuperare il bottino che nascosto in una piccola casa che sorge in un luogo isolato in montagna. In realtà, più che montagna potremmo definirlo un casolare di collina; l’uomo raggiunge agevolmente la zona, e si appresta a recuperare il malloppo, nascosto sotto un camino e ben protetto da una spessa coltre di mattoni. Ma arriva l’imprevisto: il casolare non è affatto disabitato. Infatti arrivano tre persone, Liliana, suo marito Sergio e sua sorella Paola per passare un week end di caccia e riposo. Tra Sergio e Paola, all’insaputa di Liliana, c’è una relazione: lo apprendiamo subito, dal dialogo tra i due.

Joe D’Alessandro

Gianni Macchia e Lorraine De Selle, i due cognati amanti

E mentre Liliana va in paese per acquisti, e Sergio va a caccia, Joe sequestra la giovane Paola; tra i due c’è subito una relazione, subita solo parzialmente dalla amorale Paola, che tenta subito di sedurre il suo carceriere. Forse la ragazza lo fa per poter scappare; infatti, subito dopo un amplesso, scappa via dal casolare completamente nuda, ma viene ovviamente ripresa da Joe. Nel frattempo arriva di ritorno dalla sua battuta di caccia sergio, e subito dopo Liliana; i tre vengono fatti prigionieri, e Joe, dopo aver raccontato a Liliana della tresca esistente tra i due cognati, li obbliiga ad avere un rapporto sessuale davanti a Liliana;

la donna cede a sua volta a Joe, ma mentre i due sono impegnati nelle prime schermaglie amorose, Sergio e Paola si liberano. Joe uccide a colpi di fucile i due amanti e pensa di poter portare con se Liliana nella sua fuga; ma la donna, imbracciato il fucile lasciato imprudentemente da Joe vicino alla porta, lo uccide mentre questi sta per caricare l’auto.
Vacanze per un massacro è un film decisamente minore di Fernando Di Leo; girato in fretta e furia, con pochi soldi e poche idee, si caratterizza per l’assenza di un cast completo,

lasciando ai 4 protagonisti il dominio della scena. L’ambientazione claustrofobica, venti metri globali di stanze, non giova certo all’economia del film, che alla fine si rivela abbastanza raffazzonato e insipido. L’unico motivo di interesse, se vogliamo definirlo così, è rappresentato dalla figura di Paola, la sorella fedifraga di liliana, interpretata da Lorraine De Selle, molto maliziosa e null’altro. Praticamente nuda per metà delle scene girate, la De Selle è costretta a reggere un personaggio appena abbozzato, così come abbozzati sono i due personaggi di Liliana, interpretata da Patrizia Behn e quello di Sergio,

un anonimo Gianni Macchia. Bene Joe D’Alessandro, che riveste con cattiveria i panni del rapinatore Joe, a cui sarà fatale l’unica debolezza mostrata, quella per Liliana. Nel finale, quando il dramma esplode, ecco le splendide note del Concerto grosso dei New Trolls a fare da colonna onora della violenza che si scatena. Che, alla fine, è la cosa migliore del film. Purtroppo anche i registi capaci come Di leo hanno dovuto far i conti con budget risicati, con risultati appena passabili come Vacanze per un massacro, film pieno di luoghi comuni, in cui però, quà e là, affiora comunqu la mano del grande regista.

In ultimo, segnalazione per la solita, insulsa recensione del famoso sito di critca cinematografica, quello in cui i recensori mostrano sempre di essere impegnati a fare altro mentre guardano ( guardano?) il film:
“Un uomo evade dal carcere e cerca di recuperare il malloppo del suo ultimo colpo. Ma non è facile. Sul terreno dove nascose il grisbì c’è ora una lussuosa villa (lussuosa villa??? ). I proprietari si trovano di fronte il galeotto che non arretra davanti a nulla pur di riprendersi il bottino.”

Vacanze per un massacro,un film di Fernando Di Leo. Con Gianni Macchia, Joe Dallessandro, Lorraine De Selle,Patrizia Behn Drammatico,  durata 93 min. – Italia  1980.


Dominique Sanda

Ottobre 24, 2009

Bellissima, altera e aristocratica, un volto perfetto per il cinema. Dominique Varaigne , in arte Sanda, è stata una delle attrici più brave che la Francia abbia espresso; è comparsa in numerosi film d’autore, nei quali le è stato di fondamentale aiuto il possedere le doti elencate all’inizio. Nata a Parigi nel marzo del 1948, ha avuto la fortuna di essere notata da Robert Bresson, che l’ha lanciata come protagonista del film Une femme douce, uscito in Italia con il titolo Cosi bella così dolce. Il ruolo tormentato di Elle, la giovane donna che rifiuta di diventare un oggetto nelle mani del marito e che perciò sceglie il suicidio, la lancia immediatamente come attrice di talento; Dominique, Domino per i suoi amici, ha appena 20 anni, e alle spalle un matrimonio fallito dopo poco tempo.

Dominique Sanda nel film d’esordio, Cosi bella così dolce

Dominique si era sposata giovanissima, ad appena 16 anni, lasciando la sua ricca famiglia per vivere la sua vita. E’ proprio nel cinema che si realizzerà, girando oltre 50 film, molti dei quali con i registi più acclamati della storia del cinema.
L’esordio col botto può essere un boomerang, per una giovane donna inesperta: il cinema è spesso una palude, così come può accadere di fare scelte sbagliate che compromettono, da subito, carriere altrimenti destinate a diventare luminose. Infatti il film successivo, La notte dei fiori di Gian Vittorio Baldi, girato l’anno dopo, un thriller con venature parapsicologiche, è un film che si rivela un fiasco, e rischia di compromettere la sua carriera.

Nel film Aldilà del bene e del male, di Liliana Cavani

Ma la testarda Dominique insiste, e così raccoglie un grandissimo successo personale con Il conformista, di Bernardo Bertolucci, nel quale interpreta il tormentato ruolo di Anna Quadri, donna sentimentalmente instabile, moglie di un’antifascista che morirà in maniera tragica.
E’ sempre l’Italia a confermare la sua notorietà, grazie a registi che esaltano le sue eccezionali doti di bellezza unite a capacità recitative. Indimenticabile è il ruolo di Micol Finzi Contini nel film di Vittorio De Sica Il giardino dei Finzi Contini, splendida e raffinata elaborazione cinematografica del romanzo di Bassani.

Dominique Sanda in Caboblanco, con Charles Bronson

E’ ancora un ruolo tormentato, quello della bella e incomprensibile Micol, separata dal mondo dalla recinzione del giardino dei Finzi Contini, una famiglia ebrea ricchissima, che finirà inevitabilmente nei campi di concentramento, sorte che Micol condividerà. Donna fatale anche in Senza movente, splendido noir di Philippe Labrò, nel quale Dominique è Sandra, una donna ambigua apparentemente legata ad alcuni oscuri delitti.
E’ un’attrice affermata la Sanda, nel 1971;  ha interpretato pochi ruoli, ma in film importanti e sopratutto con grossi riscontri di critica e di pubblico.

Una delle sue ultime interpretazioni, Garage Olimpo

Nei successivi tre anni sarà sui set di film assolutamente importanti, come Gruppo di famiglia in un interno, di Luchino Visconti, anche se in un ruolo che non la vede nemmeno accreditata, in Il lupo della steppa, di Fred Haines, nel ruolo di Erminia, una prostituta saggia e intelligente, che salverà un intellettuale dal suicidio, nell’Agente speciale Mackintosh di John Houston, grande successo ai botteghini
Nel 1976 gira il film della vita, quel Novecento, di Bernardo Bertolucci considerato universalmente uno dei capolavori del cinema europeo; il ruolo di Ada Fiastri Paulhan , la moglie di Alfredo Berlinghieri, è veramente nelle sue corde. La donna tormentata, ancora una volta, che decide di lasciare il marito ritenendolo responsabile morale del non essersi opposto al fascismo resta una delle sue interpretazioni più belle e intense.

Due fotogrammi tratti da Il conformista, di Bertolucci

Così come una grande interpretazione è quella di Irene Carelli in Ferramonti nel film L’eredità Ferramonti, di Mauro Bolognini, ottimo affresco di fine secolo in cui Dominique tratteggia alla perfezione il ruolo di Irene, donna senza scrupoli che attraverso relazioni sentimentali con il cognato e il suocero riuscirà ad ereditare una fortuna, prima di perderla per il suicidio del cognato. Siamo nel 1976, Dominique Sanda, 28 enne, è una star a tutti gli effetti, un’attrice che garantisce con la sua presenza un valore aggiunto.

Con Paul Newman in L’agente speciale MacKintosh

Liliana Cavani la sceglie per lo scabroso ruolo di Lou Andreas-Salomé nel suo film Aldilà del bene e del male, nel quale riesce a rendere un ritratto fortissimo della donna che si divise tra Friedrich Nietzsche e Paul Rée; e tre anni dopo, nel 1980, un altro ritratto indimenticabile, quello di Helene in Un dolce viaggio, splendido e poetico film di Michel Delville.

In un certo senso la Sanda esprime il meglio di se stessa proprio nel periodo tra il 1973 e il 1980; in seguito girerà altre ottime opere, ma meno affascinanti di quelle comprese in questo periodo. Tutto dipese anche dalla crisi che il cinema europeo ha attraversato per buona parte degli anni 80, quando molti maestri del cinema ridussero all’osso le loro regie, mentre vennero a mancare soggetti importanti e che valessero la pena di essere elaborati.

L’ultima odissea

Questo impossibile oggetto

Infatti nel 1980 troviamo Dominique Sanda impegnata a interpretare un ruolo molto distante da quelli a cui aveva abituato il suo pubblico; Capoblanco, girato con J. Lee Thompson, regista americano, al fianco di Charles Bronson, è un action movie appena sufficiente. Viceversa un ottimo lavoro è Storie di donne (Les ailes des colombes) per la regia di Benoît Jacquot, nel quale lavora la finaco di isabelle Huppert,di Michele Placido e di Jean Sorel. Tra il 1982 e il 1984 la Sanda rallenta le sue apparizioni sullo schermo; sono di questo periodo L’indiscretion, di Pierre Lary, al fianco di Jean Rochefort, Una camera in città, di Jacques Demy,Poussière d’empire (1983) ,distribuito in Italia come Polvere d’impero e infine Le matelot 512, diretto da René Allio, al fianco di Michel Piccoli.

Il lupo della steppa

Attratta da nuove esperienze, Dominique inizia a lavorare per la tv con opere come La naissance du jour, di Demy e nella produzione italiana Il treno di Lenin, di Damiano Damiani; ovviamente l’attrice francese non trascura il cinema, la sua vera passione. Al cinema la troviamo in Corps et biens (1986), opera di Benoît Jacquot tratto dal romanzo “Tendre femelle” di James Gunn, in Le lunghe ombre di Gianfranco Mingozzi e in Le mendiants, ancora una volta per la regia di Benoît Jacquot.

Dominique Sanda nello splendido Un dolce viaggio, di Delville

La costante della vita artistica di Dominique Sanda, quindi, resta sempre la stessa: scelta di copioni che abbiano ruoli consoni alle sue capacità interpretative, ma non solo; i film che accetta di girare devono essere di qualità. Infatti, caso più unico che raro, della Sanda non si conoscono pellicole dozzinali, girate e interpretate solo per la cassetta.
In Italia lavora ancora nell’ultimo film interpretato negli anni 80, In una notte di chiaro di luna, di Lina Wertmuller, al fianco di Peter O’Toole,Rutger Hauer, Faye Dunaway e Nastassja Kinski; il film, che affronta lo scottante tema della diffusione dell’Aids, nonostante l’ottimo cast, non ha un gran successo di pubblico, e passa abbastanza inosservato anche tra i critici, che lo snobbano.

Così bella, così dolce

L’eredità Ferramonti

La ormai quarantunenne attrice francese passa così nuovamente ad un lavoro televisivo, Voglia di vivere, di Ludovico Gasperini, un buon successo in cui recita accanto a Thomas Milian. Al cinema, in questa sua nuova giovinezza cinematografica in Italia, interpreta Tolgo il disturbo, il bel film di Dino Risi, in cui è Carla, nuora del simpatico folle Augusto, film dal finale amaro, come del resto abitudine del grande regista.

Novecento

Siamo negli anni novanta, e le apparizioni cinematografiche della Sanda si diradano, mentre crescono le sue apparizioni tv; nel 1991 lavora in Naissance d’un Golem, di Amos Gitai, film massacrato dalla critica, nel 1992 in Le vojage di Fernando E. Solanas,poi in Rosenemil , di Radu Gabrea e infine, sempre negli anni 90, in L’Affare Lucona, di Jack Gold e in Brennendes Herz di Peter Patzak. L’ultimo lavoro degli anni 90 è Garage Olimpo, di Marco bechis, un bel film in cui interpreta Diane, la madre di Maria Fabiani, un’attivista militante in una organizzazione clandestina che si oppone alla dittatura militare al governo in Argentina.

La chanson de Roland

Con Jean Louis Trintignant in Senza movente

Negli ultimi anni ha diradato moltissimo le sue apparizioni cinematografiche, apparendo in I fiumi di porpora, di Mathieu Kassovitz nei panni di Sorella Andree, in The Island of the Mapmaker’s Wife e infine in quello che attualmente è il suo ultimo lavoro, Suster N , per la regia di Viva Westi, film datato 2007.
Dominique Sanda, con la sua eleganza, la sua bellezza così fine e particolare, con le sue straordinarie doti drammatiche resta una delle attrici migliori espresse dal cinema francese, che pure è stato prodigo di autentici talenti.
Un’attrice completa, come ha dimostrato attraverso le sue selezionatissime apparizioni cinematografiche in una carriera ormai quarantennale.

Storie di donne (Les ailes des colombes)

La naissance du jour

L’eredità Ferramonti

Aldilà del bene e del male

Il giardino dei Finzi Contini

Novecento


Divina creatura

Ottobre 23, 2009

La giovane e bellissima Manuela Roderighi, fidanzata con l’ingenuo Martino, conosce casualmente il nobile Daniele di Bagnasco, un duca abituato ad agi e mollezze, che divide il suo tempo tra passatempi futili e le relazioni sentimentali con donne della ricca borghesia o dell’aristocrazia. Siamo agli inizi del secolo, negli anni venti, in una Roma pigra e imborghesita, scenario delle mollezze di una classe sociale, quella aristocratica, della quale Daniele di Bagnasco incarna tutti i vizi e le scarsissime virtù.

Laura Antonelli è Manuela Roderighi

Terence Stamp è Daniele di Bagnasco

L’uomo, attratto dalla ragazza, la corteggia fino a farla diventare la sua amante, convinto poi di potersene liberare a piacimento. Ma per una volta il viziato playboy finisce vittima del suo gioco, e si rende conto di provare una irresistibile attrazione per la donna. Che ha una vita segreta ed equivoca; frequenta infatti la casa d’ appuntamenti della signora Fones. Daniele decide di uccidere la donna, ma alla fine la passione perversa che prova per lei ha il sopravvento; scopre cosi che la ragazza è stata iniziata ai piaceri del sesso e indotta alla prostituzione proprio da un suo parente, il cugino marchese Michele Barra .

Cambia obiettivo e decide di vendicarsi dell’uomo; lo fa avvicinare da Manuela, quasi a voler dimostrare a Michele, ma sopratutto a se stesso, che Manuela è ormai una cosa sua.. Le cose non vanno come previsto: Manuela,frequentando Michele, prova passione davanti anche all’appassionata difesa di Michele, che le confessa di essersi pentito del suo gesto di tanti anni prima. Inizia cosi un ambiguo triangolo, nel quale Manuela finisce per dividersi ta i due uomini.

Daniele non sa che la donna frequenta Michele ben oltre gli appuntamenti prefissati, ma lo scopre e affronta l’amante, che reagisce piantando tutto e scappando a Parigi. Il suo gesto segnerà in maniera differente le vite dei suoi ormai ex amanti: mentre Michele se ne fa una ragione e si converte al fascismo, trovando così immediatamente un’altra passione, Daniele , che è privo ormai di stimoli, tenta dapprima di offuscare i ricordi e i sentimenti con la cocaina, per poi finire suicida. Tratto dal romanzo di Zuccoli La divina fanciulla , questo film del 1975, diretto da Giuseppe Patroni Griffi è una rivisitazione elegante, ma anche fredda dello stesso.

Appare decisamente vano ma sopratutto presuntuoso il tentativo del regista di dorare con una patina di superficiale edonismo il mondo vizioso e ipocrita dell’aristocrazia, fermandosi troppo sui personaggi e meno sull’ambiente. Il risultato finale è una pellicola molto noiosa, elegante, ma priva di forza. Il personaggio di Manuela, interpretato maldestramente da Laura Antonelli, assolutamente inadatta al ruolo, finisce per assomigliare a quello di una sirena ammaliatrice, privo però di spessore psicologico, e non solo per gli scarsi mezzi mostrati dall’attrice. Mastroianni, che interpreta il marchese Michele Barra, si limita ad una mostra abbastanza abulica del suo talento, mentre Terence Stamp è davvero lontanissimo dal patrizio romano che dovrebbe incarnare.

Un film con molti, troppi difetti, in cui spiccano però le musiche di Bixio interpretate da Morricone. Il resto è solo un’elegante e patinata rivisitazione di un’epoca, ma senza anima e passione.

Divina creatura, un film di Giuseppe Patroni Griffi, con Terence Stamp, Laura Antonelli, Marcello Mastroianni,Michele Placido, Duilio Del Prete, Tina Aumont, Marina Berti, 1975 Italia

Laura Antonelli Manuela Roderighi

Terence Stamp Daniele di Bagnasco

Michele Placido Martino Ghiondelli

Duilio Del Prete Armellini

Ettore Manni Marco Pisani

Carlo Tamberlani Il MaggiordomoPasqualino

Cecilia Polizzi L’amante di Daniele

Piero Di Iorio Cameriere di Stefano

Marina Berti La maitresse di Manuela

Doris Duranti Signora Fones

Marcello Mastroianni Michele Barra

Tina Aumont Una prostituta


5 bambole per la luna d’agosto

Ottobre 22, 2009

Nell’isola privata dell’ingegner George Stark convergono alcuni uomini d’affari e un inventore che ha ideato una speciale resina resina sintetica, in grado di rivoluzionare l’industria. Il professor Fritz Farrell, il geniale inventore, è accompagnato da sua moglie Trudy, mentre sono presenti anche i probabili acquirenti della formula, Nick Chaney, accompagnato dalla moglie Marie e Jack Davidscon, anche lui in compagnia della moglie Peggy; sull’isola l’unica altra abitante è una ragazza enigmatica e sfuggente, Isabel. Nonostante le offerte degli industriali raggiungano cifre da capogiro,

Ira Furstenberg è Trudy

Edwige Fenech è Marie

Fritz Farrell rifiuta ostinatamente di cedere il brevetto. In un aria di reciproca diffidenza, in cui ogni uomo d’affari guarda con sospetto il rivale, immaginando un’offerta più alta che convinca l’idealista inventore a cedere il brevetto, si arriva al primo colpo di scena: Trudy recatasi sulla spiaggia, rinviene il corpo di Stark,, ucciso. Da quel momento l’atmosfera della villa e tra gli ospiti si riempie di sospetti:

Ely Galleani è Isabelle

ognuno guarda l’altro con diffidenza, mentre diventa impossibile andar via dall’isola perchè scompare l’unica imbarcazione esistente. Muore anche Frick, ma il suo cadavere misteriosamente scompare. E’ l’inizio di una serie di omicidi, che coinvolgono Nick, Marie, Peggy, che via via che muoiono ammazzati vengono deposti dai sempre di meno superstiti nella cella frigorifera della villa. Alla fine restano in vita solo Trudy e Jack, che in realtà sono stati i veri organizzatori degli omicidi; ma i conti tra i due non tornano, perchè nessuno di loro è responsabile della morte di Frick.

Offuscati dalla bramosia di soldi ( gli industriali morti hanno lasciato 3 assegni da un milione di dollari ognuno, al portatore, con i quali volevano comprare la formula) Jack e Trudy si eliminano a vicenda. A quel punto compare dal nulla il vero ispiratore della vicenda, il presunto scomparso Frick, che aveva finto di essere stato ammazzato con la complicità di Isabel. In realtà Frick è semplicemente un impostore, che aveva fatto leva sulla bramosia degli uomini per vendere al miglior offerente la formula. Ma anche Frick non riuscirà godersi i frutti del piano, perchè verrà arrestato e condannato a morte; alla fine l’unica ad aver guadagnato sia i soldi che la formula è la diabolica Isabel.

Diretto da Mario Bava nel 1970, 5 bambole per la luna di agosto è un discreto thriller, ben studiato anche se lacunoso in alcuni passaggi; lento, ma abbastanza ben congegnato, si avvale di un cast di sicuro interesse, con la presenza di attori come Helmut Berger, Edwige Fenech, Ira Furstemberg,Howard Ross e Maurice Poli. Vera sorpresa del film è la giovane Ely Galleani, volto angelico e animo diabolico, l’unica che uscirà viva ( e ricca) dalla vicenda.

Non è certamente il miglior Bava, in primis perchè la trama ad un certo punto si avviluppa, poi per la lentezza studiata della regia. Ma non mancano i colpi di genio, come la sequenza delle morti e dei corpi conservati uno alla volta nel congelatore.

5 bambole per la luna d’agosto, un film di Mario Bava, con Teodoro Agrimi, Maurice Poli, Mauro Bosco, Edy Galleani, Renato Rossini, William Berger, Ira Furstenberg, Edwige Fenech, Edith Meloni, Hélène Ronée , Thriller Italia 1970

William Berger: professor Fritz Farrel

Ira von Furstenberg: Trudy Farrel

Edwige Fenech: Marie Chaney

Howard Ross: Jack Davidson

Helena Ronee: Peggy Davidson

Teodoro Corrà: George Stark

Ely Galleani: Isabel

Edith Meloni: Jill Stark

Mauro Bosco: Jacques

Maurice Poli: Nick Chaney


Lucrezia giovane

Ottobre 21, 2009

La vicenda si svolge a Roma, sul finire del 1400. Lucrezia, figlia del papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia e della sua amante ufficiale, Giovanna Cattanei detta Vannozza, data in sposa a soli 13 anni al conte di pesaro Giovanni Sforza, si vede annullare il matrimonio con la scusa ufficiale che lo stesso non è stato consumato. In realtà il Papa ha bisogno di stringere nuove alleanze, così briga in maniera tale da sciogliere le nozze della figlia.

Elizabeth Turner (Giulia) e Anna Orso (Vannozza)

Simonetta Stefanelli è Lucrezia Borgia

Nel frattempo Cesare Borgia, il Valentino, uno degli altri figli del papa nato sempre dalla relazione con Vannozza, segretamente innamorato della sorella, uccide in un agguato l’altro fratello,Giovanni il duca di Gandia; l’assassinio lo costringe ad allontanarsi da Roma, dove i sospetti su di lui sono diventati di dominio pubblico.  Lucrezia, sempre in nome della ragion di stato, viene maritata ad Alfonso d’Aragona; la donna allaccia una relazione sentimentale con uno dei compagni d’armi di Cesare, Pierotto, del quale resta incinta.

Massimo Foschi è Cesare Borgia

Il Valentino, tornato dalla campagna d’armi, geloso sempre più di sua sorella, uccide prima Pierotto e poi Alfonso d’Aragona, del quale la sorella si è ormai innamorata. Lo scandalo, che sta per investire direttamente il papato, costringe Alessandro VI a allontanare il Valentino, mentre per Lucrezia è pronto un altro matrimonio, quello con Alfonso I d’Este.

Ettore Manni   è Rodrigo Borgia – Papa Alessandro VI

Diretto da Luciano Ercoli nel 1974, Lucrezia giovane è un film senza infamia e senza lode; storicamente è del tutto inattendibile, in quanto la figura di lucrezia, dipinta come una lussuriosa e incestuosa divoratrice di uomini in realtà è stata molto diffamata dai tantissimi nemici dei Borgia. Non esiste alcuna prova che abbia mantenuto rapporti incestuosi con il fratello, o, come adombrato nel film, addirittura con il padre. fu vitima della ragion di stato questo si.

Tornando al film, è lento e noioso, abbastanza pruriginoso nelle intenzioni, che si esplicitano in diversi nudi femminili, in cui generosamente abbonda la bellissima Simonetta Stefanelli, sensuale e tinteggiata di biondo, che non è evidentemente il suo colore naturale di capelli, e nel film il perchè lo si vede abbastanza bene.
Aldilà di questo, il film non decolla mai, essendo molto descrittivo; non mancano alcune scene gore, come l’amputazione di un dito e altre amenità varie; il truce (nel film) Valentino è interpretato, sopra le righe, da Masimo Foschi,

mentre il lussurioso Alessandro Vi è un discreto Ettore Manni. Seganalazione per la bella Elizabeth Turner, l’amante del papa e per Aldo reggiani, che interpreta lo sfortunato Giovanni Sforza, marito legittimo di Lucrezia costretto a dare pubblica prova di impotenza (cosa mai avvenuta nella realtà)
Film con qualche pretesa, ma fondamentalmente rimaste tali nelle intenzioni.

Lucrezia giovane, un film di Luciano Ercoli, Con Ettore Manni, Simonetta Stefanelli, Massimo Foschi, Piero Lulli, Anna Orso, Fred Robsham, Aldo Reggiani, Raffaele Curi, Paolo Malco
Storico, durata 92 min. – Italia 1972.

Simonetta Stefanelli    Lucrezia Borgia
Massimo Foschi    Cesare Borgia
Ettore Manni                 Rodrigo Borgia – Papa Alessandro VI
Anna Orso        Giovanna Cattanei , Vannozza
Paolo Malco        Duca di Gandia , Giovanni Borgia
Elizabeth Turner        Giulia, la’mante del Papa
Fred Robsahm         Alfonso d’Aragona
Raffaele Curi                  Perotto
Aldo Reggiani        Giovanni Sforza
Piero Lulli        Ludovico Maria Sforza ‘il Moro’
Teodoro Corrà        Cardinale Sisto Borgia
Edoardo Florio                Il segretario privato del papa
Guglielmo Spoletini       Giaco



Bruciati da cocente passione

Ottobre 20, 2009

Storia di due coppie proletarie della Milano anni 70; due coppie assortite male, una formata da Casimiro e Milena, l’altra da Michele e Virginia.
Casimiro, ingenuo e romantico, ha per moglie la vulcanica Milena, mentre Michele, tipico popolano esuberante ma assolutamente privo di buone maniere, è sposato con la copia carbone di Casimiro, ovvero Virginia, anche lei sognatrice e timida. Le storie dei quattro si incrociano perchè il destino decide di metterci lo zempino:

Catherine Spaak è Milena

Jane Birkin è Virginia

Michele e Milena iniziano una relazione tumultuosa, fatta di incontri per entrambi molto soddisfacenti dal punto di visita fisico, mentre Casimiro deve limitarsi a guardare da lontano la donna che gli piace, quella Virginia che è la sua copia speculare. I due si guardano e si parlano come due fidanzatini, scambiandosi promesse, mezze frasi e speranze in un futuro migliore. La situazione degenera quando un ricattatore, Leonida fa saltare il tutto, costringendo i quattro a mettere in piazza la loro situazione.

Cochi Ponzoni è Casimiro

Aldo Maccione è Casimiro

Così di comune accordo, le coppie si dividono le rispettive consorti, o se vogliamo i rispettivi consorti. Casimiro va a vivere con Virginia e Milena con Michele. Il problema principale è rappresentato dalla coppia di figli che i coniugi hanno dai rispettivi matrimoni. Dopo vari tentativi, ognuna delle due coppie, all’insaputa dell’altra, tenterà di far fuori la coppia rivale; il tutto finirà per fortuna bene, almeno per loro, perchè durante un tentativo di far saltare la baracca della coppia Virginia-Casimiro, Leonida e Milena provocheranno un’inondazione.

Qualche mese dopo i quattro si reincontrano in una trattoria: il tempo è passato ed evidentemente i legami di coppia che esistevano prima erano più forti di quello che i protagonisti pensavano, tant’è vero che riemerge negli sguardi dei protagonisti, il rimpianto per l’antico legame, quello canonico. Così assistiamo allo scambio di occhiate di desiderio di Casimiro per la sua ex moglie, mentre questa si china sui suoi bambini, sguardo ricambiato dalla donna, in cui c’è evidentemente rimpianto, sguardi che fanno il paio con quelli scambiati tra Leonida e Virginia, colmi di tenerezza e rimpianto.

Film diretto da Giorgio Capitani, Travolti da cocente passione è una commedia tutto sommato ben congegnata, con un finale agro dolce, in cui le due coppie riscoprono i valori che avevano portato al loro formarsi. La trasgressione dal tran tran quotidiano, l’elemento di novità portato dal tradimento, la sottile ebbrezza e il fascino del proibito lasciano alla fine il posto al rimpianto di un passato tranquillo, vissuto nella solidità di rapporti evidentemente sottovalutati.

Bravi senza dubbio i quattro protagonisti, Cochi Ponzoni che interpreta il timido e sognatore Casimiro, Catherine Spaak che interpreta sua moglie, la vitalissima Milena, Aldo Maccione nei panni del popolano rustico Michele e Jane Birkin, in un inedito ruolo simil comico, nel ruolo della timida e poetica Virginia.

Bruciati da cocente passione, un film di Giorgio Capitani, con Cochi Ponzoni,Catherine Spaak,Aldo Maccione,Jane Birkin,Daniele Formica, Mario Maranzana