
Mentre è in campagna a lavorare, la giovane Enrichetta vede arrivare da lontano un’auto che si dirige verso il vicino paese; a bordo c’è Silver Boy, ballerino e comico a capo di una piccola compagnia d’avanspettacolo, specializzata in rappresentazioni dedicate alla provincia. La giovane segue la compagnia in paese, e grazie all’aiuto di un ballerino gay, che ricopre vari ruoli nella compagnia, riesce ad ottenere un’audizione. La ragazza, dopo una seduta dal parrucchiere, ben truccata, si rivela essere una gran bella donna, tra l’altro anche dotata dal punto di vista artistico.
Enrichetta al lavoro nei campi…..
…conosce Silver boy
Ribattezzata Erika, la ragazza deve guardarsi dall’invidia della prima donna dello spettacolo, Marisa Del Sol, che vede progressivamente oscurarsi il suo ruolo ma non solo; Silver boy inizia a valutare Enrichetta/Erika anche dal punto di vista personale. Durante un acquazzone estivo, la coppia rimane isolata in un fienile, ed è l’occasione giusta per Silver boy per gustare le grazie di erika, segretamente attratta, sin dal primo incontro, dalla personalità dell’uomo. “Questo non è amore, ma febbre dei sensi”, mormorerà un pò delusa la ragazza durante l’incontro con Silver boy…..
Carlo Giuffrè è Silver boy
La prima audizione di Enrichetta, l’attrice Grazia Maria Buccella

All’interno della compagnia, intanto, Marisa Del Sol trama vendetta, e riesce a far cacciare Erika convincendo Silver boy che la ragazza, destinata a sostituirla nella prima di uno spettacolo, di un suo presunto tradimento. Erika, allontanata dal gruppo, non senza rimpianti della maggior parte degli attori, trova lavoro, e la sua fortuna, entrando nella compagnia di Farfarello e di Pola Prima, un gruppo di ben altra fama e rilevanza di quello di Silver boy.
La compagnia si rilassa
Nella foto, a destra, Marisa Del Sol, interpretata da Mariangela Melato
Ben presto Erika Rikk, come è stata ribattezzata diventa la star dello spettacolo, nonostante un tentativo di boicottaggio della solita infida Marisa, che una sera cerca di aizzare contro di lei il pubblico. Nel frattempo Silver boy, che ha capito la vera natura dell’attrazione che provava verso Erika, va a trovare la ragazza, impelagandosi nella rissa scoppiata nel teatro. Quando Erika apprende da Pola che l’uomo è in ospedale, ferito, non esita a lasciare tutto e tutti, abbandonando la sua carriera per amore di Silver Boy.
La seduzione di Erika/Enrichetta
Enrichetta/Erika è interpretata da Maria Grazia Buccella
Basta guardarla è un film importante; diretto da Luciano Salce nel 1971, è un commosso ritratto di un mondo, quello dell’avanspettacolo che calca i teatrini di provincia, in rapida e definitva dissoluzione. E’ uno sguardo ironico e tenero rivolto ad un mondo semplice, in cui dominano i sentimenti, sia in positivo che in negativo. Amicizia, amore, ma anche rivalità e gelosie: un microcosmo complesso in cui gravitano esistenze da veri vagabondi, hobos di quella che era la più antica forma di teatro itinerante, che dispensò cultura e divertimento in tutta quella provincia che altrimenti non avrebbe mai conosciuto tante opere minori solo nella fortuna che ebbero.
Il regista e attore Luciano Salce è Farfarello, Franca Valeri interpreta Pola Prima
Il curioso effetto fotoromanzo inserito da Salce nel film
Salce usa un linguaggio visivo e uditivo di facile impatto, caratterizzando i suoi personaggi anche all’eccesso, quasi fossero l’esaltazione di vizi e virtù. C’è il Silver boy cantante melodico e discreto cabarettista che pensa di essere un playboy e che alla fine cederà proprio all’amore, c’è Erika che rappresneta la volontà di affermazione, ma anche la saldezza dei giusti valori, quelli forti. C’è la gelosia e l’inividia, rappresentata dalla perfida Marisa e l’amicizia spontanea, quella del ballerino gay Danilo.
Erika diventa una star
Farfarello, uno pseudo playboy
E ci sono molti altri personaggi, tutti con fifetti e pregi, portati spesso all’eccesso, in una volontà ironica, quasi sarcatica, di descrivere un mondo così lontano da quello comune. Uno sguardo finalmente ironico al punto giusto su uno spaccato d’umanità per lo più sconosciuto, che si anima e prende forma anche attraverso la scelta, da parte di Salce, di inserire nella pellicola sequenze di stampo fotoromanzesco. Qualche riga sul cast, che è di assoluto livello.
Una splendida Maria Grazia Buccella


- Bella, brava e svampita al punto giusto Maria Grazia Buccella, che purtroppo mai più in carriera riuscirà ad eguagliare la misura del personaggio Erika, ingenua ma tenace, dai sani principi morali;
-assolutamente perfetto Carlo Giuffrè, un Silver Boy che ad un tratto fa quasi tenerezza nella sua canagliesca, ma simpatica parodia del capo comico, sbruffone e esagerato.
-brava Mariangela Melato, agli esordi sugli schermi, nel ruolo di Marisa Del Sol, la perfida e intrigante rivale di Erika;
- Irresistibile Pippo Franco nel ruolo di Danilo, il ballerino gay dal gran cuore, che prende a benvolere Erika e che involontariamente ne decide il futuro;
- Ottimo Luciano Salce, nel ruolo di Farfarello, capo comico dalla comicità greve, finto donnaiolo;
-Bravissima, la solita sicurezza, Franca Valeri nei panni di Pola Prima, stella al tramonto del varietà, capace però di mettersi da parte al momento giusto, e sopratutto capace di pronunciare le parole giuste al momento giusto nei confronti di Erika.

Film davvero bello, che andrebbe riesumato proprio per guardare, anche con un briciolo di malinocnia, ad un mondo oggi completamente scomparso, tra tanti rimpianti.
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Basta guardarla, un film di Luciano Salce. Con Maria Grazia Buccella, Umberto D’Orsi, Luciano Salce, Mariangela Melato, Riccardo Garrone, Franca Valeri, Pippo Franco, Spiros Focas, Carlo Giuffrè, Dino Curcio, Pinuccio Ardia, Loredana Berté.Commedia, durata 106 min. – Italia 1971.
Maria Grazia Buccella: Enrichetta
Carlo Giuffré: Silver Boy
Mariangela Melato: Marisa do Sol
Spiros Focás: Fernando
Pippo Franco: Danilo
Franca Valeri: Pola Prima
Luciano Salce: Farfarello
Riccardo Garrone: Impresario Pelliconi
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E’ vero, rivisto oggi mette addosso un, inatteso, senso di malinconia.
Non solo per il mondo che descrive ma per il modo in cui lo fa.
Il reperto di un cinema che non puo’ più essere pensato, di un’
Italia irrimediabilmente mutata (in peggio).
Non so se sia solo nostalgia della giovinezza, ma la fine dei sessanta e gli inizi dei settanta erano anni più facili sotto molti punti di vista; quanto meno non eravamo assediati dal miraggio della ricchezza a tutti i costi, dell’effimero senso del possesso e via dicendo.
Il cinema era sicuramente più affascinante e posso dirlo senza timore di smentite
Il cinema di oggi non riesce ad incidere nell’immaginario, non sa graffiare, non sa trattare il perturbante. Ma soprattutto non sa leggere la sua contemporaneità. Ci prova attraverso quella lente ipocrita e buonista, tutta post ideologica, che riesce solo a partorire mostri come “Tutta la vita davanti” o “Generazione 1000 Euro”.
Per non dire della stagnazione del cinema di genere, che praticamente non esiste più, se non nella forma di una commedia paratelevisiva davvero esangue.
Non ci sono scrittori degni di questo nome, tutti alla velleitaria ricerca di una malintesa autorialità, e non ci sono registi.
Gli attori ci sarebbero pure (senza copioni), ma sono scomparsi i caratteristi, pilastri del cinema italiano, come tu ben sai. O per meglio dire sono scomparsi i ruoli da caratterista.
Le facce ci sarebbero, eccome, penso a Sperandeo ad esempio, ma spesso diventano coprotagonisti; il chè non è necessariamente una promozione: non è affatto detto che quella sia la veste adatta a loro. Certo nell’horror e nel thriller qualcosa si sta muovendo ma gridare al miracolo, come fa qualcuno, mi sembra un po’ prematuro.
Mentre scrivo ho a fianco l’immagine di quel capolavoro femmineo, no non la Bardot, ma la Vitti de “L’avventura”: un volto, una presenza, uno spessore, una bellezza autentica. Un monumento.
Chi lo sa, forse è proprio in questo vuoto assoluto che il cinema ci sta raccontando di noi stessi.
P.S.- scusa per lo spazio che mi sono preso
Figurati, è davvero un piacere leggere un intervento così appassionato.
Credo tu abbia ragione da vendere purtroppo in qualche modo anche il cinema come la letteratura ha detto quasi tutto.
Oggi si punta al 3d, all’home entertainment, alla fiction, quindi si punta tutto su prodotti di largo consumo.
L’innesto dei prodotti pubblicizzati per esempio può essere un’alternativa che porta i soldoni necessari, ma a monte ci sono le carenze che hai sottolineato, non ci sono santi che tengano. Sono anni che il cinema dei comprimari è praticamente scomparso.
Pensiamo a Montagnani a Cannavale o agli inizi dello stesso Banfi nella commedia all’italiana…
Ciao