
Cupo, tetro dramma famigliare diretto da Dino Risi nel 1976; Tino, un diciannovenne pittore poco convinto dei suoi mezzi, si reca a Venezia, ospite di un cugino di suo padre,Fabio, per frequentare una scuola di pittura. L’ingegner Fabio, è una persona severa, colta, mentre sua moglie Elisa è una donna molto insicura, fragile e probabilmente anche dedita di nascosto all’alcool.
Catherine Deneuve è Elisa, Danilo Mattei è Tino
Vittorio Gasmann è l’Ingegner Bruno
Immediatamente Tino si rende conto dell’atmosfera claustrofobica della casa; una sera sente distintamente suonare un pianoforte, altre volte sente un calpestare di passi provenienti dalla soffitta. Chieste spiegazioni a sua zia, ne riceve in cambio vaghe risposte, così un giorno, grazie all’amziana servitrice di casa, apprende che in soffitta è rinchiuso Berto, un dottore esperto in scienze naturali che è fratello dell’ingegner Bruno, che vive segregato da tutto e isolato dopo aver perso il senno.

La scuola di pittura frequentata da Tino
Poco alla volta Tino si rende conto che nella casa aleggiaun mistero, terribile, sospeso nell’aria; tra mezze ammissioni, confessioni, Tino apprende da Elisa la storia di Berto: l’uomo è impazzito dopo aver causato la morte di Beba, la figlia di dieci anni del primo matrimonio di Elisa. L’uomo, che provava una passione morbosa per la bambina, aveva tentato di insidiarla, così un giorno Beba, scappando era caduta in un canale, affogando. Sorpreso da suo zio a rovistare con una sua amica modella di nudo in una stanza piena di ricordi della bimba, Tino aggiunge un tassello alla fosca storia; secondo la versione dell’ingegner Fabio, Beba è morta a causa di sua madre, che non aveva curato una sua polmonite, perchè gelosa dell’affetto che la bambina provava per lui.
La confessione dell’anziana servitrice
Il dottor Berto, fratello pazzo dell’Ingegner Bruno
Poco convinto dalle due versioni, Tino indaga e scopre che nella tomba di famiglia dell’ingegnere in realtà la bambina non è sepolta. Non solo: scopre anche che suo zio ha mentito sul lavoro, che non è più dipendente dell’azienda del gas da oltre 15 anni e che passa molto del suo tempo libero dilapidando il patrimonio della moglie al gioco. Sempre più turbato, Tino decide di conoscere il famoso Berto, rinchiuso in soffitta, e quando entrerà nella stanza, tutto il quadro della situazione diventerà chiaro all’improvviso, provocando la sua fuga da quella casa opprimente, con i suoi segreti e le sue bugie, immersa in un’aria di fosca pazzia.
“Perché i pazzi, come i bambini, conoscono la verità”

Sospeso tra il thriller, il dramma e il giallo, Anima persa regge benissimo fin quasi alla fine il suo copione; atmosfera opprimente, decadente, amplificata da una casa che sembra un museo settecentesco pieno di mistero e ombre. Fin quasi alla fine, dicevo, perchè proprio il finale lascia aperte le porte a una serie di domande, perchè spiazza lo spettatore con la sua soluzione imprevista, lasciando dubbi sui racconti dei protagonisti. Forse non è nemmeno questo il punto debole, quanto l’illogicità della situazione che si verrà a creare, con Beba che da figlia si trasforma in moglie, aprendo una voragine nella sceneggiatura.

La drammatica confessione
L’incredibile soluzione del mistero
Però, aldilà di questo, il film si lascia guardare quasi come un thriller, pur nell’eccesso della recitazione di Vittorio Gasmann, troppo tesa al teatro e poco al cinema, pur al solito eccezionale per espressività. Brava anche Catherine Deneuve, che tratteggia benissimo il carattere docile, quasi succube di Elisa, una donna con molte ombre, assolutamente incomprensibile nel gioco che sosterrà fino alla fine. Bene anche Danilo Mattei, che forse alla fine risulta il migliore, con quella sua aria spersa di giovane candido messo di fronte ad una storia troppo grande per lui. Molti i dialoghi di rilievo, come quello tra Bruno ed Elisa: ““A volte penso che mi piacerebbe vivere in un rebus (Bruno)”. “Perchè, non è così? Non viviamo tutti dentro un rebus?/Elisa) ” , oppure la confessione di Elisa al nipote, preludio del drammatico finale: “Gli anni sono come una gomma che tutto cancella. Leggera, invisibile. Piano piano passa sugli occhi, sul naso, sulla bocca e rende tutto sfumato, incerto, confuso. Questa gomma la sento passare e ripassare ogni istante“. O ancora le parole che l’ingegner Bruno dice a Tino passando davanti al manicomio: “”Povere creature, colpevoli soltanto di non aver accettato il buon senso e le sue regole infami. Lo sai perché li tengono rinchiusi? Perché i pazzi, come i bambini, conoscono la verità. E la gente ha paura della verità“. Pazzia, claustrofobia, aria malsana, malata; questo si respira nel film prima della ventata di aria fresca rappresentata dalla partenza di Tino da Venezia, quando dice al gondoliere che lo trasporta ” I miei disegni valgono meno delle tele su cui sono stati fatti ” Un bel film, da riscoprire.
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Anima persa, un film di Dino Risi. Con Vittorio Gassman, Catherine Deneuve, Danilo Mattei, Ester Carloni, Anicée Alvina, Gino Cavalieri, Michele Capuist, Ester Canoni
Thriller, b/n durata 100 min. – Italia 1977.
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¿Cuántos films italianos has visto? ¡Admirable!
Quanti? La maggior parte girati tra il 1966 e il 1985: lavoravo in una azienda di distribuzione pellicole.
Ancora oggi vedo film del periodo 1970-1985, sono i miei preferiti.
Ciao
O.K. Molto Bene.
¿Conoces “Paul Naschy”?
Ciao
Si, certo. Ottimo attore. Prima o poi parlo di qualche suo film.
L’ingegner Stolz è Fabio, non Bruno che non viene mai nominato, al contrario di Berto.
Grazie, provvedo a correggere