
Jennifer, una bella giornalista e scrittrice, sceglie per poter scrivere in santa pace, di recarsi in un posto remoto dell’entroterra americano. Qui ha preso in fitto un magnifico villino che si affaccia su uno specchio d’acqua.Al suo arrivo conosce un meccanico che è contemporaneamente il gestore di una pompa di benzina, ma sembra essere una conoscenza temporanea, e la ragazza si insedia nel posto bucolico.

Jennifer nella pace del bosco
Ma la pace durerà poco; il gruppo locale di giovani,fra i quali c’è un giovane ritardato, dopo averla seguita, la violenta ripetutamente, dapprima nel bosco, e poi, non contenti, nella sua dimora. Sfuggita miracolosamente alle sevizie, piagata nel corpo e nell’animo, la ragazza si vendicherà atrocemente. Trama scarna, essenziale, per un film violentissimo e assolutamente anacronistico per l’epoca in cui venne girato, il 1978, sopratutto per il tema trattato, lo stupro di gruppo, e maggiormente per la sua scarna essenzialità.

Lo stupro inizia
Nel film manca un qualsiasi commento musicale, il cast è ridotto all’osso, e il contrasto tra il paesaggio ridente e tranquillo della campagna e la violenza cieca e brutale che si abbatterà dapprima sulla ragazza e in seguito sul branco appaiono come un uragano su un mare calmo come l’olio. La storia, anche se semplice, all’apparenza, diventa un lungo incamminarsi incontro all’orrore, in un crescendo di violenza raramente riportato con tanta crudezza sullo schermo.



Lo stupro prosegue
Il tema dello stupro è amplificato da immagini forti, come la sodomizzazione a cui viene sottoposta la ragazza nel bosco, abbarbicata ad una roccia, mentre il branco segue divertito la scena. Non è l’unica immagine forte e disturbante del film; quando Jennifer viene violentata dal più ottuso del gruppo, il giovane fattorino ritardato, si capisce che il regista ha voluto colpire con forza mediante un impatto visivo senza mediazioni. Ed è esattamente quello che vediamo dopo la prima parte di studio, portata avanti con un ritmo volutamente lento, scarno. Lo spettatore non prova eccessiva simpatia per Jennifer perchè il personaggio non è approfondito, di lei non sappiamo nulla, sembra un’anonima figura portata di peso nella storia
Jennifer, martoriata….
…riesce a trascinarsi verso casa
Ma nel momento topico del film, la violenza, gli assurdi discorsi fatti dai giovani all’interno di un bar, in cui si mescolano terrificanti stereotipi sulle donne di città, provocatrici e adescatrici, diventano la chiave di lettura dei fatti successivi, C’è un’America bigotta e paesana, provinciale e oscurantista, che probabilmente esisteva in realtà, ad affiorare in tutta la sua insensatezza.
Inizia la vendetta: l’impiccagione
L’evirazione
Con il passare del tempo, assistendo alle sevizie portate ai anni della ragazza, si finisce per parteggiare con essa, si desidera davvero una sua vendetta, che puntualmente arriva. Le scene dell’evirazione del giovane meccanico, le successive uccisioni, feroci e truculente, del branco di lupi assassini, senza pietà e assolutamente privi di una morale sensata, appaiono quasi giustificati agli occhi dello spettatore, che tira un sospiro di sollevo assaporando con Jennifer l’amaro gusto della vendetta.

Lo stupratore dilaniato dalle eliche della barca
Non violentate Jennifer ha numerose incongruenze, cadute di ritmo, imperfezioni visive e narrative, oltre che problemi nell’interpretazione dei personaggi, che non appaiono particolarmente ferrati nella recitazione. Tuttavia è un calcio nello stomaco, bene assestato, forse ben aldilà dell’effettiva volontà di Meir Zarchi, il regista. Come già detto, il personaggio di Jennifer non è psicologicamente approfondito, appare privo di una sua identità; tuttavia va riconosciuta a Zarchi la necessità di mantenersi freddo e didascalico nel racconto, quasi il suo non fosse un film, ma un documentario sulla violenza sessuale, brutale e inconcepibile, pur essendo così diffusa, sopratutto oggi. Un film in chiaro oscuro, pur nella sua dignitosa capacità di sollevare il problema stupro; che indulge fatalmente, nella parte finale, su immagini choc, così come erano choc le immagini della violenza sessuale.

Jennifer dopo la violenza
Non un qualsiasi film rape and revenge, quindi, ma una storia sulla quale meditare, anche a distanza di 30 anni dalla sua uscita sugli schermi. Un film che ebbe una vita travagliata, con sequestri e bandi in varie parti del mondo, ma che oggi è possibile rivedere; una cosa da fare, non tanto per rivalutare la pellicola, ma per guardare con occhio vigile a quella che sembra purtroppo essere una costante della società, l’incapacità di prendere esempio dagli errori per evitarne il ripetersi degli stessi.

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Non violentate Jennifer,un film di Meir Zarchi. Con Camille Keaton, Eron Tabor, Richard Pace
Drammatico, durata 93 min. – USA 1978
Archiviato in : thriller Messo il tag: | Non violentate Jennifer



































io ho avuto l’occasione di vederlo su una tv locale della mia provincia,abituata a trasmettere pellicole spesso prive di censura o tagli e devo dire che arancaia meccanica a confronto è un film comico
No Arancia meccanica rimane uno dei più forti perchè parla della violenza della società e perchè lo ha fatto Kubrick. Quello di Zarchi non va per il sottile ma dopo un pò fa (anche) ridere.
Ero curiosissima e dopo vari ripensamenti, l’ho visto. Mi ha delusa. Niente di che…anche le scene di stupro sembrano artefatte, finte. La sodomizzazione non colpisce poi tanto…c’è davvero di peggio.
In realtà il film ha un suo valore proprio nella sua freddezza, nel mostrare la vendetta di Jennifer sui suoi aguzzini; oggi il film non sembra granchè, ma garantisco che quando lo vidi, 30 anni addietro, faceva il suo effetto.
Ciao
Se interessa è appena uscito il remake, con lo stesso titolo.
L’ho visto ieri, e vorrei non averlo fatto.. è davvero terribile.
Questo film mal si presta a remake; la storia è estremamente semplice.
L’impatto emotivo è fortemente datato, perchè la realtà ha superato da tempo la finzione
Ciao e grazie,Sara