I racconti immorali

Aprile 8, 2009

Questo film di Valerian Borowzyck, per poter essere giudicato nella sua complessità, necessita della visione integrale che il regista polacco, scomparso tre anni addietro, girò nel 1974, e non in quella sforbiciata che comparve nelle sale nello stesso anno. Si tratta di un film complesso, giocato, come al solito, su piani multipli, e corredato dalla fotografia soft, abbellita dall’effetto flou, che rende quasi irreale lo scenario dei quattro racconti di cui si compone il film.

Nel primo episodio, una ragazzina scopre con suo cugino i piaceri del sesso; viene iniziata ad esso dallo scaltro giovane, che approfitta sia della curiosità della ragazza, sia del posto idilliaco ( una baia sulla spiaggia) per impartire alla giovane una lezione fatta di sensualtà istintiva che di poesia.

Il primo episodio, Marea

Il secondo episodio vede una ragazza, Teresa, scoprire il piacere del sesso autoerotico grazie alla governante di casa che la rinchiude in uno stanzino. Sola e in compagnia di un cetriolo, che dovrebbe servire per sfamarla, la ragazza approfitta del vegetale per darsi all’autoerotismo. Sfuggita dalla sua prigione, la ragazza finirà vittima di un giovane, che le userà violenza.

Il secondo episodio, Teresa

Nel terzo episodio, forse il più riuscito, la contessa Elizabeth Bathory, storicamente esistita, e considerata una antesignana dei moderni serial killer (vedere l’articolo a lei dedicato sul mio blog www.paultemplar.wordpress.com), uccide le ragazze del suo castello per ricavarne il sangue che utilizza poi per farci il bagno, nell’illusione che lo stesso possa fermare le ingiurie del tempo, in una patetico e orribile tentativo di mantenere intatta la propria bellezza. Verrà scoperta, e condannata ad essere rinchiusa in una stanza per il resto della sua vita.

Il terzo episodio, la contessa Bathory

L’ultimo episodio, ferocemente anticlericale, racconta le gesta di Lucrezia Borgia che si sbarazza del marito e ha rapporti incestuosi sia con il padre, Rodrigo Borgia, ovvero papa Alessandro VI, sia con suo fratello Cesare, il Valentino. La tresca, scoperta da Savonarola, verrà denunciata pubblicamente, con il risultato che il padre domenicano finirà sul rogo.

Il quarto episodio, Lucrezia Borgia

I racconti immorali è un’opera stilisticamente molto raffinata, i cui citazioni dotte e riferimenti letterari affiorano spesso nel corso della narrazione, tesa a mostrare l’universo femminile in tutta la sua complessità: il ruolo della donna è quello di vittima della sensualità maschile, come nel caso di Teresa o di quello della cuginetta, o di carnefice come nel caso di Elizabeth Bathory e di Lucrezia Borgia. Tutte sono a loro volta guidate dai sensi, che le portano ad avere reazioni contrastanti nella vita, con eccessi di candore o di spudoratezza. Ineccepibile dal punto di vista formale, con momenti di arte visiva che si avvalgono della capacità del regista di afferrare il contorno delle azioni dei protagonisti, come nel caso dell’episodio dei due cugini, nel quale Borowzyck afferra le maree, i gabbiani in cielo, le onde del mare per rendere poetico il rapporto tra i due ragazzi, oppure cupo, sensuale e allo stesso tempo mortale come l’episodio di Elizabeth Bathory, in cui la femminilità si sublima a tal punto da diventare orrore quotidiano, con il sangue, simbolo di vita, trasformato in un osceno oggetto di morte uso all’inseguimento di un’impossibile giovinezza.

Un appunto riguarda l’episodio di Lucrezia Borgia; storicamente poco attendibile, vista la fama assolutamente immeritata che ebbe Lucrezia in virtù della sua parentela con i Borgia (vedere l’articolo a lei dedicato sul mio blog citato),  che in realtà fu piuttosto una donna assoggettata ai voleri del dispotico padre, sacrificata sulla’ltare delle ambizioni politiche del pontefice. Aldilà di questo, la protagonista viene mostrata come il prodotto dissoluto di una morale clericale assolutamente e totalmente incompatibile con le leggi religiose, viste al solito da Borowzick come un laccio pesantissimo che stritola e assoggetta la volontà degli uomini. In definitiva un’opera molto raffinata, esteticamente piacevole, in cui i vari protagonisti, fra i quali vanno citate Charlotte Alexandra nel ruolo di Teresa e Paloma Picasso, figlia del grande Pablo, riescono a rendere al meglio la sensualità dei soggetti, una sensualità spesso quasi animale, regolata da leggi che sfuggono al controllo umano.

I racconti immorali di  Valerian Borowczyk. Con Fabrice Luchini, Luise Danvers, Paloma Picasso, Pascale Christophe,Charlotte Alexandra
Titolo originale Contes immoraux. Erotico, durata 105 (92) min. – Francia 1974