Una multinazionale americana deve costruire, in un posto dei Caraibi, una centrale nucleare: sul luogo ci sono dei tecnici incaricati dalla società di individuare il luogo per l’insediamento della stessa. Uno di essi viene dapprima evirato a morsi e poi bruciato vivo da Papaya, una bellissima donna creola del posto, che appartiene ad un gruppo di patrioti locali che si oppongono alla costruzione della centrale, per non vedere snaturare la bellezza del lugo.

Papaya, Melissa Chimenti, evira a morsi il tecnico americano
Il corpo bruciato del tecnico viene trasportato nel bungalow di Vincent, responsabile dell’equipe tecnica e rinvenuto dall’amante dell’uomo, Sandra. L’obiettivo di Papaya è quello di uccidere anche Vincent, e per farlo si insinua tra la coppia, simulando, con dei complici, un guasto all’auto. Sara e Vincent la accompagnano nel vicino paese, dove sta per celebrarsi la tradizionale cerimonia locale della pietra.
Vincent, Maurice Poli e Sara, Sirpa Lane al combattimneto dei galli

Il cadavere bruciato del tecnico americano
I due vengono trasportati in una realtà completamente diversa, fatta di riti pagani e orgiastici, in cui vengono drogati e assistono a sacrifici sia umani che animali. Da quel momento Papaya diventa l’ossessione di Vincent, che subisce il fascino erotico e misterioso della bellissima donna, che non si fa scrupoli nel sedurre anche Sara. La quale conosce il capo dei ribelli, con il quale dapprima ha un rapporto solo fatto di sesso, ma che la porta a simpatizzare per la causa di ribelli; Sara, girando per le strade del piccolo borgo, scopre il fascino di quella vita primitiva, e scopre anche come Sara annichilisca la volontà delle sue vittime con le arti erotiche.


Tre fotogrammi della cerimonia orgiastica della pietra
Dopo essere riuscita a scampare alla gelosia di Papaya, che tenta di ucciderla mentre è in compagnia del ribelle, Sara assiste alla morte di Vincent, senza alzare un dito. Completamente conquistata alla causa dei ribelli, Sara accoglie il nuovo supervisore della società, e gli tende il tranello fatto a Vincent, fingendo di dare un passaggio alla bellissima Papaya.

Diretto da Joe D’Amato, alias Aristide Massaccesi, Papaya dei Caraibi è una curiosa mescolanza di generi: si va dal thriller classico, passando per scene splatter, come l’evirazione del tecnico, il combattimento fra galli, lo squartamento del maiale durante la cerimonia orgiastica, per sconfinare nell’erotico, con scene abbastanza spinte dei rapporti del triangolo Papaya-Sara-Vincent.


Qua e la affiora anche la denuncia ambientalista e anticapitalista, ma il film resta comunque un discreto prodotto difficilmente etichettabile. Apprezzabile comunque la trama e l’atmosfera che si respira nel film, e la bravura delle due attrici, Sirpa Lane nel ruolo di Sara e la giovane Melissa Chimenti in quela di Papaya.

Nella distribuzione estera del film comparve, nel titolo, la parola cannibal, messa li per attirare pubblico: il film, grazie anche alla colonna sonora di Stelvio Cipriani, all’ambientazione esotica e al fascino delle due protagoniste, generosamente svestite, ebbe un grosso successo di pubblico, permettendo al D’Amato di continuare nella sperimentazione del genere, che sfocerà pi in film decisamente virati al genere hard.


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Papaya dei Caraibi, un film di Joe D”Amato. Con Maurice Poli, Sirpa Lane, Melissa Chimenti
Thriller Erotico, durata 90 min. – Italia 1978.
Melissa Chimenti: Papaya
Sirpa Lane: Sara
Maurice Poli: Vincent
Regia Joe D’Amato
Soggetto Roberto Gandus
Sceneggiatura Carlo Maietto, Joe D’Amato (non accreditato)
Produttore Carlo Maietto
Casa di produzione Mercury Cinematografica
Fotografia Aristide Massaccesi
Montaggio Vincenzo Tomassi
Musiche Stelvio Cipriani
Scenografia Mimmo Scavia
Costumi Mimmo Scavia
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¡Vaya Papaya (Fruta Bomba)!