Il caso Venere privata

Aprile 30, 2009

Il giovane rampollo di una famiglia bene, David, incontra una ragazza; lei, Alberta, dopo la fugace avventura, chiede la giovane di portarla con se, perchè sente di essere in pericolo. Ma David, appagato da quella che per lui è una semplice avventura, la scarica.

Raffaella Carrà è Alberta

Il giorno dopo il cadavere della ragazza viene ritrovato in un campo, e da quel momento il giovane si lascia andare, preda dei rimorsi, convinto anche di essere in qualche modo responsabile della morte di Alberta. Diventa così dipendente dall’alcool, tanto che un medico, Lamberti, decide di aiutarlo ad uscire dal tunnel nel quale David si è infilato.

Contemporaneamente Lamberti svolge delle indagini per suo conto, scoprendo che la giovane morta aveva accettato di farsi fotografare nuda d un misterioso personaggio. Aiutato da Livia, una delle amiche di Alberta, Lamberti riesce ad identificare il misterioso maniaco, salvando grazie anche a David, la giovane Livia dalla stessa sorte capitata ad Alberta.

Il maniaco morirà per mano di Davide. Tratto da un romanzo di Giorgio Scerbanenco Venere privata, scritto nel 1966, Il caso Venere privata diretto dal regista francese Yves Boisset è un giallo abbastanza tradizionale, girato con mestiere e indubbia abilità, anche se difetta di profondità e pathos. Prodotto in Francia nel 1970, presenta una deliziosa Raffaella Carrà, non ancora diventata soubrette di fama in un ruolo abbastanza scabroso, una giovanissima Agostina Belli in una particina e la splendida futura conduttrice di Discoring, Vanna Brosio, in una piccola parte ambientata in discoteca.

Bravo Bruno Cremer, futuro Maigret, circondato però da attori mediocri, per un film che non lascia tracce profonde, perchè si limita ad essere un noir d’ambiente, senza spessore psicologico nei personaggi. Da sottolineare la bella prestazione del solito Adorf, anche se limitata a pochi minuti d’apparizione.

C’è grossa discrepanza tra il romanzo di Scerbanenco e il film, e non poteva essere altrimenti; tutta la carica feroce, la scabrosità del romanzo risultano nel film ammorbidite , colpa probabilmente della sceneggiatura, mirata ad aveitare possibili problemi con la censura. Curiosa la parte con la Carrà, in evidente imbarazzo nel posare nuda davanti al fotografo maniaco, incatenata.

Il libro di Scerbanenco

Il caso Venere privata,un film di Yves Boisset. Con Renaud Verley, Bruno Cremer, Marianne Comtell, Raffaella Carrà, Claudio Gora,Marina Berti, Agostina Belli, Vanna Brosio
Titolo originale Cran d’arrêt. Giallo, durata 90 min. – Francia 1970.


La ragazza dalla pelle di luna

Aprile 29, 2009

Zeudi Araya è Simoa

Un ingegnere, una fotografa affermata di moda; sono una coppia, Alberto e Helen, ma una coppia in profonda crisi. Un giorno ad Helen viene proposto un viaggio di lavoro a Nairobi. La donna chiede ad Alberto di accompagnarla, e seppur riluttante, l’uomo accetta.

Ugo Pagliai è Alberto, Beba Loncar è Helen

Durante uno scalo, Alberto riesce a convincere la donna a prendersi una vacanza; il posto è magnifico, Mahè, nelle Seychelles, e la donna, anche se a malincuore, accetta. All’aeroporto della cittadina, Alberto incrocia, per la prima volta, una bellissima ragazza di colore, Simoa; la reincontrerà in una discoteca e tra loro scatterà immediatamente la scintilla fatale.

La relazione tra i due, intensissima, rigenera completamente l’uomo, mentre Helen, che ben presto si renderà conto della situazione creatasi tra i due, intreccerà una fugace storia con Giacomo, uno scrittore che vive in quel paradiso. Una relazione che lascia entrambi con l’amaro in bocca, mentre anche Alberto si rende conto che la pace, la serenità e la bellezza di quei luoghi sono solo un’illusione, per lui.

Giacomo Rossi Stuart con Beba Loncar

Dopo un drammatico colloquio con la moglie, durante il quale i due si affrontano forse per la prima volta, Alberto e Helen ripartono, probabilmente incontro ad una vita di coppia più serena ed equilibrata.

Diretto con ottima mano da Luigi Scattini nel 1972,La ragazza dalla pelle di luna è un film che si lascia guardare con piacere, per merito di una serie di fattori concomitanti; il primo è sicuramente costituito dal buon cast, con Ugo Pagliai, beniamino del pubblico televisivo dell’epoca nel ruolo di Alberto, della splendida ex attrice di fotoromanzi Beba Loncar, nel ruolo di Helen, e sopratutto della bravissima e sorprendente Zeudi Araya, attrice esordiente lanciata proprio da Scattini.

La stupenda Zeudi Araya

Un altro fattore importante, direi congiunto, è l’abbinamento tra la sontuosa colonna sonora di Piero Umiliani e la location, le Seychelles, con spiagge di sabbia dal color quasi bianco e i paesaggi incontaminati. La fotografia è adeguata, misurata. Un appunto personale, fatto all’epoca e a maggior ragione da farsi oggi, è l’inutile crudeltà mostrata verso i pescecani, attraverso scene che francamente potevano essere risparmiate.

Curiosando per il web, alla ricerca di qualche crtitica o recensione di questo film, mi sono imbattuto in giudizi poco lusinghieri, in trame raccontate alla meno peggio e sopratutto in vistosi errori nella sinossi del film. Ancora una volta un segno inequivocabile che molti critici tout court i film non l vedevano, ma evidentemente se li facevano raccontare, oppure li criticavano in stile Bignami, facendo il sunto del sunto.

In questo caso non stiamo parlando di un capolavoro della cinematografia, certamente, ma di un’opera dignitosa, con un suo fascino e sopratutto scorrevole. Doti non da poco, vedendo larga parte delle produzioni italiane di quegli anni. Per chiunque volesse approfondire la trama, i dietro le quinte o capirne di più sulla nascita e sullo sviluppo del film, consiglio il blog di Luigi Scattini, all’indirizzo: http://luigiscattini.wordpress.com/ ,utilissimo anche per coloro che non hanno avuto modo, per questioni di età o altro, di conoscere il cinema di un brillante e capace regista.

La ragazza dalla pelle di luna, un film di Luigi Scattini. Con Beba Loncar, Ugo Pagliai, Giacomo Rossi Stuart, Zeudi Araja.
Zeudi Araya.Drammatico, durata 91 min. – Italia 1972

Personaggi e interpreti:

Zeudi Araya: Simoa
Ugo Pagliai: Alberto
Beba Loncar: Helen
Giacomo Rossi Stuart: Giacomo

Collaborazioni:

Fotografia:     Nino Borghesi
Montaggio:     Luigi Scattini
Musiche:     Piero Umiliani
Scenografia:     Francesco Calabrese.

Il regista del film, Luigi Scattini

visitate il suo blog, all’indirizzo: http://luigiscattini.wordpress.com/

Soundtrack del film

La locandina

Citazioni:

Ancora: è diventata una parola d’amore.” ( Alberto)

Vedi, io sono un uomo civile,quindi sono un uomo malato; non posso respirare tanta libertà tutta insieme” (Alberto)

E’ stato bello, vero? (Helen) – No, ma almeno lo abbiamo pensato (Giacomo)”




Il vizio di famiglia

Aprile 28, 2009

Appena uscito di prigione, dopo un anno, Giacomo viene avvicinato da una donna, Magda; la donna gli propone un patto. Lui seduce una sua vecchia fiamma, Ines, che ha sposato un ricco industriale,un conte invalido, e la donna gli darà 10 milioni. Giacomo, fingendosi un maggiordomo gay, riesce a farsi assumere dall’industriale, che vive in una magnifica villa.

Orchidea De Santis (Marisa) mentre attende l’uscita di Giacomo dalla prigione

Nella casa, oltre all’industriale, di salute cagionevole e costretto a vivere su una sedia a rotelle, ci sono, nell’ordine: Magda, sorella dell’industriale e suo figlio, un ragazzo con l’hobby delle foto erotiche, sua moglie Ines, una donna dal passato molto equivoco.

Juliette Maynel (Magda) propone a Renzo Montagnani (Giacomo) un patto ambiguo

A loro si aggiungerà Susy, figlia del conte-industriale, frutto della relazione dello stesso con una fiamma giovanile. L’arrivo della ragazza scompiglia i piani di Magda e Ines, intente a farsi la guerra per diventare eredi del patrimonio dell’uomo. La nuova nemica sembra infatti molto temibile, e sopratutto molto scaltra.

Susan Scott (Ines) e il marito, Gigi Ballista (conte Giosuè)

Tra i vari componenti della famiglia si intrecciano relazioni pericolose: il maggiordomo Giacomo dapprima seduce la sua vecchia fiamma, Ines, subito dopo la giovane Susy, che si concede anche una scappatella con una cameriera della villa. Ines ha una relazione con il figlio di Magda, mentre quest’ultima, ingannata da Giacomo che finge di non riuscire ad attrarre Ines nella trappola preparata, decide di simulare il rapimento del figlio per costringere il fratello a pagare un riscatto. Il trucco però viene scoperto.

Renzo Montagnani (Giacomo) seduce la sua vecchia fiamma Susan Scott (Ines)

Nel frattempo nella villa arriva una nuova domestica: è Marisa, una prostituta, che è segretamente la donna di Giacomo. Sarà proprio quest’ultima a scompaginare i piani delle tre donne, troppo occupate a farsi la guerra, senza risparmio di colpi bassi di ogni genere.

L’arrivo di Edwige Fenech (Susy)

La prova che Susy è figlia del conte, il neo

Inaspettatamente, Il vizio di famiglia, diretto da Mariano Laurenti nel 1975, si rivela una commedia di discreta fattura; commedia sexy si, ma girata con intelligenza, con una trama godibile e con battute una volta tanto all’altezza della situazione. Sicuramente giova all’impianto narrativo l’ottimo cast messo su dal regista.

Prove di seduzione….

...fruttuose

A parte il solito Renzo Montagnani, abile come sempre nel ruolo di Giacomo, il furbo maggiordomo fintamente gay, si segnalano, e non solo per le scene di nudo Nieves Navarro, che ormai era diventata famosa come Susan Scott nel ruolo di Ines, la solita splendida Edwige Fenech in quella di Susy, la figlia ritrovata troppo furba, e che finirà gabbata come gli altri, e sopratutto una splendida Orchidea De Santis, nel ruolo di Marisa, colei che scompaginerà i piani delle tre donne seducendo il vecchio conte e facendosi nominare sua erede universale.

Marisa e il conte Giosuè

Una domestica dai gusti particolari

Regge bene l’impianto narrativo, basato sulla girandola dei doppi e tripli giochi dei protagonisti, fino al beffardo finale. Da segnalare anche la bella prova di Gigi Ballista, nei panni dell’industriale gaudente, che muore per  un accesso di risa durante il pranzo in cui si fa beffe della moglie, della cognata e della figlia.

Il pranzo delle beffe

In definitiva, una buona prova d’orchestra per una commedia sexy strutturata quasi come un giallo, con qualche scena d’erotismo ardita (celebre la sequenza con la Fenech, in bagno, seduta mentre mostra parte delle sue grazie al nipote del conte), e con i nudi della splendida Scott, caratterista molto brava ed espressiva.

Il vizio di famiglia, un film di Mariano Laurenti 1975, con Renzo Montagnani, Gigi Ballista,Orchidea De Santis,Juliette Maynel,Susan Scott,Edwige Fenech


Buio Omega

Aprile 27, 2009

Francesco è un giovane imbalsamatore, fidanzato con Anna, una graziosa ragazza bionda. Vive in una bella villa, che ha ereditato dai suoi genitori, in compagnia di una balia/governante, Iris, che ha la segreta mira di sposare il giovane per diventare la padrona di casa. Un giono sembra che il caso dia una mano a Iris; Anna, la fidanzata di Francesco, muore in clinica per un attacco di cuore.

Cinzia Monreale (Anna nel film) in ospedale

Franca Stoppa è Iris

Il giovane, inconsolabile, decide di rubarne le spoglie mortali, e si introduce nel cimitero dove viola la sepoltura della ragazza, trafugandone il cadavere per caricarlo su un furgoncino, destinazione la sua villa, dove ha intenzione di imbalsamarne il corpo. Ma le cose non vanno lisce, perchè durante il viagio di ritorno si imbatte in una ragazza, Ketty, e si addormenta durante il viaggio di ritorno.

I funerali di Anna

Francesco, con una complessa procedura, inizia a lavorare sul corpo di Anna, estraendo dapprima il sangue dal corpo, e infine togliendo tutti gli organi dal suo interno. Durante la procedura di imbalsamazione, Ketty si sveglia e assiste, con raccapriccio, alla macabra operazione. Francesco, la cui mente è ormai ottenebrata dal dolore e dalla follia, la uccide, dopo averele tolto le unghie delle mani. Iris, la governante, che assiste impassibile a tutto, aiuta il giovane a sbarazzarsi del corpo della sventurata autostoppista, che viene smembrata nella vasca da bagno e sciolta con dell’acido, mentre i resti del povero corpo vengono seppelliti in giardino.

Il trafugamento del corpo di Anna

L’inizio dell’imbalsamazione

Qualche giorno dopo Francesco, mentre fa footing, si imbatte in una ragazza che ha problemi ad una caviglia; la soccorre e la porta con se alla villa. Tra i due scoppia subito la scintilla della passione, e Francesco la porta sul suo letto, dove c’è il corpo mummificato di Anna. La ragazza, inorridita, cerca di scappare, e Francesco uccide anche lei. Con l’aiuto dell’immancabile Iris, Francesco si sbarazza del corpo bruciandolo, mentre l’ultima vittima è ancora viva. Questa volta, però,Iris chiede a Francesco, in cambio del silenzio, di sposarlo.

L’imbalsamazione continua

La morte di Ketty

Il giovane, alle strette, accetta. Durante la festa del fidanzamento, però, appare chiaro che la mente del giovane è ormai sconvolta, e la situazione precipita.Un detective scopre il corpo imbalsmato di Anna e da quel momento……

Buio Omega, diretto da Aristide Massacesi nel 1979, con il suo abituale pseudonimo di Joe D’Amato è un classico horror splatter, con un impianto thriller; è uno dei film più violenti, dal punto di vista visivo, del cinema italiano degli anni settanta, sopratutto in virtù delle scene di sezionamento delle varie vittime di francesco.

Francesco e Iris sistemano il corpo di Anna sul letto

Assolutamente degna di menzione la terribile scena dell’imbalsamazione di Anna, girata con un realismo tale da dare l’illusione, allo spettatore, che tutto sia vero. Identico discorso per le violente scene di smembramento dei corpi, in particolare di quello dell’autostoppista, fatta a pezzi in bagno in un mare di sangue.

Il corpo di Ketty…..

…con Francesco che prepara il bagno d’acido

Scene per stomaci forti sono anche l’addentamento del cuore di Anna, scena che vede Francesco protagonista nel suo delirio ormai totale, oppure quella della selvaggia lotta finale tra Iris e lo stesso giovane, che si conclude con la morte della governante e la scena terribile dell’estrazione degli occhi dalle orbite. Un film molto forte, prototipo degli splatter successivi, a cui molti registi si ispireranno; punti di forza del film sono ovviamente, per gli amanti del genere, le scene descritte, mentre sull’altro piatto della bilancia va messa la recitazione piatta di Kleran Carter, monocorde nelle espressioni. Assolutamente straordinaria invece Franca Stoppi, che disegna una Iris ambigua e cinica, pronta a tutto pur di soddisfare la sua brama arrivistica.

Lo smembramento

La ragazza che faceva jogging

Il film è di buona fattura, con una tensione palpabile, e in fondo può passare anche come la storia di un uomo che ama fino all’impossibile, un uomo che non si arrende nemmeno davanti all’inevitabile. E’ una chiave di lettura che può benissimo integrari con la visione di un film cupo, in cui l’estremizzazione delle scene può anche essere considerata corollario del tema centrale, l’amore che non si arrende nemmeno davanti alla morte, l’amore che porta alla follia.

Buio Omega, un film di Joe D’Amato. Con Franca Stoppi, Cinzia Monreale, Kieran Canter, Sam Modesto, Anna Cardini
Horror, durata 93 min. – Italia 1979.


La fine dell’innocenza

Aprile 26, 2009

Una bella ragazza, Anne, orfana sin dall’infanzia, è protetta da un personaggio ambiguo, Michael, dedito a traffici nternazionali, che nutre nei riguardi della ragazza losche mire. Quando termina gli studi, Anne è costretta a seguire l’uomo nei suoi spostamenti, uno dei quali la porta ad Hong Kong, dove scopre una realtà a lei sconosciuta.

Inserita in un ambiente equivoco, malsano, la ragazza riesce per un pò di tempo a mantenere un equilibrio, ma subito dopo che Michael viene arrestato dalla polizia, Anne è costretta a subire le attenzioni pressanti di un giocatore, che la violenta. Il trauma subito è profondo, e l’unica che apparentemente è in grado di aiutarla è Linda, la moglie del giocatore. L’aiuto che Linda le offre non è però disinteressato: la donna mostra subito un attaccamento morboso, mentre Anne, conosciuto Phil, se ne innamora.

Ma anche in questo caso l’uomo non è quello che sembra: tutto attorno a Anna sembra muoversi sui binari della perversione, della depravazione morale, così Phil la cede ad un amante di Linda. Sarà l’incontro con un buddista a spingere la ragazza ad allontanarsi dal giro perverso; grazie all’aiuto di Sara, una ragazza che frequenta la compagnia buddista, toverà la forza per dire basta al circolo vizioso di cui è prigioniera, e fuggire così verso la libertà.

Diretto da Massimo Dallamano nel 1976, La fine dell’innocenza è un film a metà strada tra la commedia drammatica e il giallo, con netta propensione a privilegiare l’ambientazione, tuttavia l’ambientazione decadente, viziosa in cui si muove il film appare forzata, così come i personaggi appaiono caratterizzati troppo in negativo. Girato in parte ad Hong Kong, in parte a Roma, il film si avvale di una bella colonna sonora, mentre la protagonista del film, l’attrice francese Annie Belle, è brava e misurata nella sua interpretazione. Da segnalare il cameo di Enrico Beruschi e una insolita Ines Pellegrini nel ruolo della “monaca” buddista.

La fine dell’innocenza,un film di Massimo Dallamano. Con Annie Belle, Ciro Ippolito, Felicity Devonshire, Charles Fawcett,Rik Battaglia, Ines Pellegrini, Linda Ho
Commedia, durata 91 min. – Italia 1976.


Zeudi Araya

Aprile 23, 2009

La ragazza dalla pelle di luna, il film di Luigi Scattini del 1972, aldilà dei suoi meriti effettivi, trattandosi di una pellcola di buona fattura, è rimasto nell’immaginario collettivo come il film che rivelò, al pubblico italiano, la straordinaria bellezza di una donna all’epoca assolutamente sconosciuta, fatta eccezione per una breve campagna pubblicitaria, quella di un caffè, che in qualche modo l’aveva fatta conoscere al grande pubblico.

Zeudicorona imperialeAraya, classe 1951, eritrea di nascita, sinuosa e bellissima, aggraziata come una gazzella, era arrivata in Italia nel 1972, con il titolo di miss Eritrea vinto nella sua terra, quando aveva appena 18 anni; figlia di un uomo politico, si era diplomata nell’anno in cui vinse il titolo di miss, e arrivò in Italia proprio nel 1972, anno in cui iniziò casualmente la carriera cinematografica. Bastarono due film proprio di Scattini a crearne immediatamente la fama: il citato La ragazza dalla pelle di luna e La ragazza fuoristrada.

Zeudi Araya con Ugo Pagliai in La ragazza dalla pelle di luna

Il primo, nel quale Zeudi è Simoa, una stupenda ragazza di colore che si improvvisa guida turistica per una coppia in crisi, interpretata da Ugo Pagliai e dalla altrettanto bella Beba Loncar, la rivela in tutto il suo splendore. Il film è ben diretto, si avvale di un’ottima colonna sonora, composta da Pietro Umiliani, rieccheggiante sapori esotici, irraggiungibili, affascinanti,  di una fotografia di primo piano, opera di Nino Borghese.

La ragazza fuoristrada

Lei, Zeudi, è conturbante oltre il consentito, con quel corpo perfettamente armonico, quel sorriso solare e leggermente malizioso. Pagliai, nel film, sembrava davvero stregato dalla bella Simoa, così il tema dell’adulterio che l’uomo consumerà con la ragazza sembra davvero giustificato ; mare incontaminato, paesaggi da favola, una donna bellissima. L’uomo in crisi riacquista, grazie alla ragazza, voglia di vivere, e alla fine riuscirà anche a ritrovare un rapporto di coppia con la moglie. Il successo del film è immediato, nonostante il divieto ai minori di anni 18, che allontana molti ragazzi dalla visione del film.

Zeudi Araya con Marcello Mastroianni in Giallo napoletano

Che non ha nulla di pruriginoso, intendiamoci: qualche scena di nudo e qualche amplesso assolutamente castigato. Con La ragazza fuoristrada, Zeudy si conferma ottima attrice, aldilà della sua bellezza; la storia è a sfondo drammatico, l’attrice interpreta Maryam, una donna di colore della quale si innamora Giorgio, e che la sposa, contro la volontà dei suoi, portandola a vivere con lui in Emilia; decisione fatale, perchè il razzismo strisciante di cui viene fatta oggetto la donna, sfocerà in una competizione tra due balordi, amici dell’uomo, che tenteranno di sedurre la donna, che, diffamata da una cinica ex amante del marito, troverà più saggio tornare tra la sua gente.

Fotogrammi tratti dal film Il corpo

Ricercatissima, la Araya decide di lavorare con Domenico Paolella nel film La preda; con lei, nel cast, ci sono Franco Gasparri, stella dei fotoromanzi Lancio e discreto attore, destinato poi ad una fine drammatica, Renzo Montagnani. La storia, ambientata in Colombia, vede protagonista un fannullone alcolizzato, che si invaghisce di una bellissima donna del luogo, Nagaina; la donna si innamorerà di un giovane, che il fannullone in questione conosce in galera, con il risultato che la stessa Nagaina scapperà con lui, lasciando l’alcolizzato al suo destino.

Zeudi Araya in La peccatrice

Dopo La preda, Zeudi torna a lavorare con Scattini, il regista che per primo ha creduto in lei, e lo fa da par suo, interpretando la protagonista del film Il corpo, del 1974, la bellissima e fatale Princesse: questa volta il profilo della protagonista non è positivo, si tratta, infatti, di una donna cinica e amorale, che mette in competizione due persone molto differenti.

Sono il maturo Antoine, il grande Enrico Maria Salerno e il più giovane Alain, Leonard Mann, con un risultato finale drammatico. L’opera, che si avvale del solito scenario di Scattini, esotico e misterioso, affascinante e selvaggio, è di buona fattura e consolida la fama della bellissima Zeudi, che dimostra talento anche in ruoli non facili. L’opera successiva interpretata da Zeudi è La peccatrice, girato nel 1975 sotto la direzione di Pier Ludovico Pavoni;

Zeudi Araya con Renzo Montagnani nel film La preda

nel film è protagonista nuovamente con Franco Gasparri, ed interpreta il ruolo di Debra, contesa tra un cinico industriale dello zolfo, che fa uccidere il marito della donna pur di farla sua e il figlio di quest’ultimo, vicenda che sfocerà in un drammatico finale. Film mal riuscito, pretenzioso, che si segnala solo per l’ennesima prova di bravura dell’attrice eritrea e per la presenza, in un cameo, di Clara Calamai, leggenda del film muto.

Zeudi Araya con Paolo Villaggio nel divertente Il signor Robinson

Il 1976 è un anno cruciale per la bella attrice; viene scelta da Bruno Corbucci per interpretare il ruolo di Venerdi nel film Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure, in un ruolo finalmente comico. Così come comico e spassoso è il tema centrale della commedia, basata sulle avventure di Robi, un ottimo Paolo Villaggio, che naufraga su un’isola apparentemente deserta, e che come l’omonimo Robinson del romanzo di Dafoe, è costretto a trasformarsi da uomo viziato e abituato alle comodità in naufrago senza esperienza.

Giallo napoletano

Sarà proprio la bellissima Venerdi a complicargli l’esistenza, fino alle scene finali, agrodolci, con la separazione tra i due, che nel frattempo hanno vissuto una storia d’amore. E’ in questo periodo che l’attrice conosce Franco Cristaldi, produttore cinematografico tra i più importanti, che all’epoca della nascita della loro storia d’amore, aveva 27 anni più dell’attrice. Tra i due è amore vero, e Zeudi rallenta notevolmente la sua attività cinematografica, per diventare ben presto la moglie del produttore. Nel 1978, due anni dopo , torna a lavorare con Corbucci in Giallo napoletano, curioso intreccio tra il giallo classico e la commedia, che l’attrice interpreta accanto a Marcello Mastroianni, Ornella Muti, Peppino De Filippo, Capucine, Renato Pozzetto e Michel Piccoli.

Due sequenze tratte da Tesoromio, gradevolissima commedia con una splendida Zeudi Araya

Il film, pur gradevole e di sicuro interesse, non va benissimo al botteghino, ma lei è impeccabile nel ruolo di Elizabeth. Nel 1979 lavora nella deliziosa commedia Tesoromio, di Giulio Paradisi. Lei è tesoro, una stupenda principessa di colore che lavora per uno scrittore in crisi, del quale si innamorerà e che riporterà al successo, attraverso una storia semplice ma divertente. Il film, stroncato dalla critica più ottusa, la vede all’apice della bellezza; il ruolo leggero che interpreta nel film sembra cucito sulla sua persona, L’attrice appare in grado di poter ricoprire qualsiasi ruolo le venga offerto, che si tratti di una parte drammatica o di una comica.

Ancora dal film Tesoromio……..

… e dal film Il signor Robinson

Nel frattempo la sua vita privata fila alla perfezione; la storia d’amore con Cristaldi è sempre più salda, e la vita cinematografica, fatta di spostamenti, estenuanti ore di prove, sembra essere troppo limitativa per l’attrice. Che decide di rallentare le sue apparizioni, e per 4 anni si dedica esclusivamente alla famiglia. Tornerà nel 1983, in un film non memorabile, I Paladini – Storia d’Armi e d’Amori, diretto da Giacomo Battiato, nel quale è Marfisa, una guerriera innamorata di Ruggero, uno dei paladini.

Davvero splendida in due sequenze tratte da Il corpo

L’ultima sua apparizione cinematografica sarà nel film di Montaldo Il giorno prima, un cupo e drammatico film anticipatore, in qualche modo, della stagione dei reality televisivi. Film bello, interpretato da grandi attori, tra i quali Lancaster,la Thulin,Gazzarra, Berger, e che segna la fine della carriera di Zeudi Araya; l’attrice è al top della bellezza e delle fama, ma sceglie il ritiro per dedicarsi di più alla sua famiglia e per affiancare il marito nel lavoro di produzione. Quando, nel 1992, scomparirà il marito, sarà proprio la bella attrice a prenderne il posto, dedicandosi da allora in poi alla produzione sia cinematografica che televisiva. Nel 2008, nel corso del programma televisivo I migliori anni, condotto da Carlo Conti, l’attrice è tornata in video, bellissima come una trentenne, contro i 57 anni che realmente possiede.

L’ultimo film interpretato da Zeudi Araya, Il giorno prima

Zeudi Araya è stata un simbolo, pur nei limiti imposti dalle poche pellicole girate: la sua bellezza, il suo fascino, quel sottile erotismo magnetico che l’hanno sempre contraddistinta, continuano ancora oggi ad essere ricordati dal pubblico, quello stesso che si innamorò di Simoa, la ragazza dalla pelle di luna.

Due fotogrammi dal film La peccatrice

La ragazza dalla pelle di luna (1972)
La ragazza fuoristrada (1973)
La preda (1974)
Il corpo (1974)
La peccatrice (1975)
Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure (1976)
Giallo napoletano (1978)
Tesoro mio (1979)
I paladini – Storia d’armi e d’amori (1983)
Il giorno prima (1987)


Annamaria Rizzoli

Aprile 21, 2009

Con Edwige Fenech e Gloria Guida, Annamaria Rizzoli divide la fama di star della commedia sexy all’italiana, anche se limitatamente al tardo periodo della stessa, quando ormai il genere era avviato stancamente al tramonto, dopo gli anni dei fasti, quindi il periodo che va dal 1969 al 1977. Tipica bellezza italiana, alta, slanciata e fisicamente perfetta, Anna Maria (che abbrevierà il suo nome in Annamaria) ha recitato in 20 film, nel periodo compreso tra il 1975, data d’esordio sulo schermo e il 1983, quando interpreterà il suo ultimo lavoro cinematografico.

Annamaria Rizzoli con Gigi Reder in Dove vai in vacanza

A differenza della Fenech però, la Rizzoli è stata fortemente limitata dalle sue partecipazioni a commedie decadenti degli agonizzanti filoni studentesco/soldatesco, la dove Edwige ha intelligentemente affrontato più ruoli in più generi cinematografici, avendo però avuto la fortuna di esordire sugli schermi molto prima della Rizzoli.

La Rizzoli in Il sottomarino più pazzo del mondo

Nata a Roma nel 1953, la Rizzoli arriva relativamente tardi sugli schermi; rispetto a  Gloria Guida, per esempio, che aveva esordito a nemmeno 18 anni, Annamaria gira il primo film nel 1975,a 22 anni, partecipando a Il padrone e l’operaio di Steno, film con Renato Pozzetto all’epoca star principale della commedia italiana, per poi partecipare, nel 1977, alla commedia Ride bene chi ride ultimo, film diretto da un team congiunto di attori, Gino Bramieri,Marco Aleandri,Pino Caruso,Walter Chiari, e interpretato da loro stessi con l’aggiunta delle bellezze nostrane Orchidea De Santis e Annamaria stessa.

Annamaria Rizzoli in L’insegnante al mare con tutta la classe….

… e in Dove vai in vacanza, con Paolo Villaggio

Il discreto successo riportato e la contemporanea decisione di lavorare per Telealtomilanese le permettono di farsi apprezzare non solo per le notevoli doti fisiche, ma anche per la simpatia che innegabilmente possiede. Nel 1978 interpreta il ruolo di Marina, una giovane dalla doppia vita, costretta a prostituirsi da una banda nel film Milano, difendersi o morire, di Martucci; è un ruolo impegnativo, il suo che svolge discretamente.

Ancora un fotogramma tratto da L’insegnante al mare con tutta la classe

Sempre nello stesso anno arriva il successo con Dove vai in vacanza?, diretto da Mauro Bolognini, Luciano Salce, Alberto Sordi; il film, a episodi, la vede protagonista nel segmento sicuramente più divertente, quello con Paolo Villaggio, nel quale è una biondona fatale che coinolge un ingenuo organizzatore di safari in un tentativo di omicidio del marito. Il suo successo continua con Riavanti,marsh, film diretto da Luciano Salce, e interpretato dalla Rizzoli con un cast di tutto rispetto, nel quale figurano Silvia Dionisio, Renzo Montagnani, Sandra Milo, Gigi Reder, Olga Karlatos, Alberto Lionello, Paola Quattrini.

Fotogrammi tratti sempre da L’insegnante al mare con tutta la classe

E’ il momento di massima popolarità dell’attrice, che vive anche una storia d’amore con Walter Chiari. Dopo una pausa d’arresto coincidente con il film Play Motel, probabilmente il più spinto girato dall’attrice, film di Mario Gariazzo in cui è Patrizia, moglie di un attore ricattato, e che si improvviserà detective per salvare il marito dall’accusa di aver perpetrato un omicidio. Nel 1979 arriva anche il successo al botteghino di L’insegnante al mare con tutta la classe, di Tarantino, prima delle pellicole della commedia sexy.

Con Carlo Giuffrè in La cameriera seduce i villeggianti

Il fisico scultoreo, la bellezza e il fascino dell’attrice sono le uniche cose che meritano rilievo in uno di quei prodotti ormai decadenti di un genere al tramonto. Nel film è Lisa, una giovane insegnante concupita dal maturo costruttore Ercole, un Lino Banfi che ormai sta per abbandonare anche lui il genere della commedia sexy. Il film successivo è una strana commedia degli equivoci, Scusi lei è normale?, per la regia di Lenzi; Annamaria e Anna, una giovane ballerina, figlia di un onorevole, che ha una doppia vita, visto che posa come modella per alcuni pornofumetti. Nel 1980 arriva anche il ruolo di Silvana nel fiacco Uno contro l’altro,praticamente amici, opera mediocre di Bruno Corbucci, con Thomas Milian e Renato Pozzetto.

La Rizzoli in La compagna di viaggio

Nel film La ripetente fa l’occhietto al preside

Una splendida Annamaria Rizzoli in La sai l’ultima sui matti?

Questo sarebbe il momento giusto, per la bella attrice, di punatre a qualcosa di più ambizioso che non sia la  commedia all’italiana,finisce invece nel cast di La ripetente fa l’occhietto al preside, ancora al fianco di banfi, in un film diretto da Laurenti che riprende lo stanco copione della bella ragazza che fa ingelosire il ragazzo di turno puntando al preside. Il ruolo di Angela, la ripetente, è quanto meno ridicolo per un’attrice che ha ormai 28 anni e un fisico prorompente. Le cose non migliorano con La compagna di viaggio, di Baldi, stanca e sconclusionata commediola in cui vanno valutate positivamente solo la sua presenza e quella di Gastone Moschin.

Milano, difendersi o morire

Nel film Playmotel

Viceversa degna di menzione è la prova fornita in Rag.Arturo De Fanti, bancario precario, diretto da Luciano Salce, gradevole e ironico affresco sul carovita, in cui la Rizzoli è Vanna, amante di Paolo Villaggio, che finisce in casa di quest’ultimo assieme all’amante della moglie di Villaggio, una bella Catherine Spaak, in una girandola di situazioni grottesche nelle quali spicca proprio il ruolo di Annamaria, che tratteggia benissimo il ruolo della svampita Vanna. Nell’anno successivo troviamo Annamaria impegnata in La settimana bianca, di Laurenti, in cui è Angela, preda concupita da un gruppo di playboy da strapazzo.

Con Walter Chiari in Ride bene chi ride ultimo

Il film è sciatto, girato alla men peggio, e il successivo La cameriera seduce i villeggianti , di Aldo Grimaldi, è poco meglio: in questo film è la procace Marina, moglie di un indebitatissimo Carlo Giuffrè, che seduce il principale creditore del marito. A chiudere un 1981 che vede la quasi definitiva morte della commedia sexy, ci sono due altre interpretazioni, la prima in La settimana al mare, la seconda in Una vacanza del cactus, entrambi opera di Laurenti, ed entrambi destinati ad essere gli ultimi fuochi di una stagione che non sarà di certo ricordata come le migliori del cinema italiano. A questo punto la carriera della Rizzoli si avvia ad un declino rapidissimo, dovuto essenzialmente alla crisi del cinema, alla fine del genere cinematografico nel quale l’attrice si era specializzata e se vogliamo, anche alla mancanza di offerte nei nuovi generi che vanno per la maggiore, la commedia drammatica oppure, dal lato opposto, la commedia erotica spinta.

Riavanti,marsch

Annamaria Rizzoli nel film Scusi,lei è normale?

Ancora dal film La compagna di viaggio

Tra il 1982 e il 1983 la Rizzoli lavora in La sai l’ultima sui matti?, diretta dall’immancabile Laurenti, in Attenti a quei P2, di Pingitore, con Pippo Franco, nel Sommergibile più pazzo del mondo, inguardabile film del solito Laurenti e per finire in Il rubacuori (Le bourreau du coeur), film diretto da Christian Gion, una produzione francese nella quale è accanto ad Aldo Maccione.

La carriera cinematografica della Rizzoli finisce di fatto con Il rubacuori, e da quel momento l’attrice scompare dagli schermi per lavorare, successivamente, in teatro, dove darà buona prova di se sopratutto con opere di Strehler. Nonostante i numerosi ruoli sexy interpretati, la Rizzoli ha sempre disdegnato parti erotiche spinte, accettando di fatto solo apparizioni in film non smaccatamente erotici, nella più pura tradizione della commedia sexy.

Una vacanza del cactus

L’ultimo film di Annamaria Rizzoli, Il rubacuori, del 1983

Va ricordata anche la sua presentazione, al fianco di Mike Bongiorno, del festival di Sanremo 1979, il primo che segnò una debole ripresa degli ascolti dopo la frana delle precedenti edizioni. Oggi è oggetto di culto fra coloro che hanno in qualche modo rivalutato le pellicole sexy, ma fondalmentalmente innocenti che riempirono le sale proprio nel periodo di massimo fulgore dell’attrice romana.

Il padrone e l’operaio (1975)
Ride bene… chi ride ultimo (1977)
Milano… difendersi o morire (1978)
Dove vai in vacanza? (1978)
Riavanti… marsch! (1979)
Rag. Arturo De Fanti, bancario precario (1979)
Play Motel (1979)
L’insegnante al mare con tutta la classe (1979)
* Scusi, lei è normale? (1979)
Uno contro l’altro, praticamente amici (1980)
La ripetente fa l’occhietto al preside (1980)
La compagna di viaggio (1980)
La settimana bianca (1981)
La cameriera seduce i villeggianti (1981)
La settimana al mare (1981)
Una vacanza del cactus (1981)
La sai l’ultima sui matti? (1982)
Attenti a quei P2 (1982)
Il sommergibile più pazzo del mondo (1982)
Il rubacuor (Le bourreau des coeurs) (1983)


Cannibal holocaust

Aprile 20, 2009

Questo film di Ruggero Deodato, targato 1979 come produzione, uscito nelle sale cinematografiche nel 1980 detiene diversi primati: è il film più violento che si sia visto sullo schermo,e parlo naturalmente di un prodotto autoctono, una produzione italiana; è il film più tagliato in assoluto, che non appartenga naturalmente al genere erotico;

è il film più bandito dagli schermi all’estero, con 50 paesi che ne hanno vietato la proiezione, e tra essi c’è anche l’Inghilterra. Una serie di recors impressionanti, dovuti essenzialmente alle scene di crudeltà sugli animali, che Deodato volle inserire per dare un ulteriore senso di drammaticità allo stesso, e che nulla aggiungono a quanto si visulaizza sullo schermo, e sopratutto alla brutalità delle scene di violenza, talmente realistiche da rasentare lo snuff movie, che portarono il regista in tribunale, e che contribuirono in maniera determinante al successo della pellicola.

L’uccisione dell’adultera

Cannibal holocaust è un film estremo, per certi versi anticipatore di molte tematiche, come il raffronto tra la selvaggia civiltà dei popoli cosidetti primitivi e quella del mondo occidentale. Una delle tante problematiche lanciate dal film, ma non solo; è evidente in Deodato, una furia iconoclasta che si riversa anche sul mondo della tv, e che anticipa l’epoca odierna dei reality show, della cosidetta tv verità, che poi altro non è che un sistema sensazionalistico per ricavare audience. Un film con forse troppa carne al fuoco, ma durissimo e diretto, un atto di accusa feroce verso l’ipocrisia del mondo occidentale,

Cannibalismo

messo in contrapposizione con la dura legge della giungla, con le sue regole difficili da accettare per noi civilizzati, ma che in realtà altro non sono che il prodotto estremo della capacità dell’uomo di vivere in simbiosi con la natura, accettandone e anzi dividendone le leggi per la sopravvivenza.

Alla ricerca dei 4 reporter

Ma Cannibal holocaust ha anche altri motivi, per essere guardato con occhi particolarmente attenti: il regista, abilmente, ha saputo coniugare la storia tradizionale, girata quindi in maniera classica, canonic, con inquadrature da fermo, con l’innovazione della handy cam, che all’epoca consisteva soltanto in una camera portata a spalla, per dare l’efetto movimento della seconda parte del film, quella francamente più disturbante, la più cruda e feroce della storia del cinema italiano.

Una pausa di serenità

Tocco geniale, i graffi sulla pellicola, che anticipano di vent’anni The blair witch project, o ancora tutti i film come Rec, Cloverfield, che utilizzano in pratica la stessa tecnica di ripresa. Per quanto riguarda la trama, il film non presenta particolari intoppi narrativi, privilegiando ovviamente la fase descrttiva, mostrando il contrasto volutamente esagerato tra la natura incontaminata, le popolazioni indigene e i cosidetti civilizzati, che alla fine del film appariranno molto meno credibili delle popolazioni autoctone.

Il morso di un serpente velenoso e l’amputazione

Tutto inizia con il professor Harold Monroe che si mette alla ricerca di una squadra televisiva, tre uomini e una donna, inviati da una emittente tv in Amazzonia per girare un documentario sulle tribù cannibali, e da quel momento misteriosamente scomparsa. Il professore, accompagnato da una guida, da un indio e da uno schiavo, ha modo di imbattersi in una realtà completamente diversa da quella in cui vive quotidianamente;

Le prime immagini dei reporter

nel corso della ricerca, si imbatte in riti tribali come l’uccisione di un’adultera da parte del marito, un inigeno che uccide la consorte dopo averla violata con un fallo di pietra, prima di giungere in un villaggio dove gli abitanti, a gesta, prima gli mostrano alcune capanne carbonizzate, e poi i macabri resti dei quattro reporter, unitamente al materiale girato dagli stessi.Ritornato nella grande mela, dove ha sede il network televisivo, il professor Monroe visiona i filmati girati dai quattro reporter; in uno di essi, quello introduttivo, si vedono i giovani scherzare in albergo.

Il massacro dei nativi

Ai filmati si alternano stacchi in tempo reale, con interviste del professore ad amici e conoscenti dei reporter, che in qualche modo sembrano preannunciare  comportamenti futuri dei giovani derivati anche dalla loro stupidità. E infatti i filmati mostrano, ben presto, le atrocità di cui si erano resi protagonisti i quattro:lo sterminio di un gruppo di indios, raggruppati in una capanna e arsi vivi, la violenza cieca e brutale su una ragazza, violentata e poi impalata selvaggiamente, e lasciata esposta in modo atroce, con i quattro intenti a riprenderli con le telecamere.

L’ultimo filmato mostra la vendetta degli indigeni, che ad uno ad uno uccidono i componenti della troupe, evirandone uno e facendolo poi a pezzi, violentando e decapitando la ragazza, e infine squartando gli ultimi due. Il film termina con la decisione dei responsabili del network di non mostrare i filmati, con il professor Monroe che disgustato per il loro comportamento va via scuotendo la testa.

Come già detto all’inizio, il film non è esente da pecche, ma è un eccellente atto di accusa ante litteram dello strapotere delle televisioni e della cultura occidentale. Il tutto portato all’esasperazione attraverso un linguaggio visivo in cui non viene risparmiato nulla. l’uccisione (reale) di un topo muschiato, una tartaruga gigante fatta a pezzi, scene di fucilazioni prese da immagini di repertorio ecc. Il tutto sottolineato dalla splendida colonna sonora di Riz Ortolani. Un film che mantiene intatta la sua carica trasgressiva, forse il miglior lavoro del controverso Deodato.

La vendetta dei nativi

Cannibal holocaust,un film di Ruggero Deodato. Con Luca Barbareschi, Francesca Ciardi, Robert Kermann, Salvatore Basile.Paolo Paoloni
Drammatico, durata 95 min. – Italia 1980.

Robert Kerman: professor Harold Monroe
Francesca Ciardi: Shanda Tomaso
Perry Pirkanen: Jack Anders
Luca Barbareschi: Mark Williams
Gabriel Yorke: Alan Yates
Salvatore Basile: Chaco Losojos
Ricardo Fuentes: Felipe Ocaña
Lucia Costantini: adultera
Enrico Papa: giornalista televisivo
Ruggero Deodato: uomo al parco
Paolo Paoloni: dirigente televisivo
Lionello Pio di Savoia: dirigente televisivo


Brigitte Petronio

Aprile 19, 2009

Dellla bionda, esile e carina Brigitte Petronio manca, in rete, qualsiasi dato anagrafico o biografico; in pratica non c’è un solo dato reperibile che ci dica età, luogo di nascita, hobby o altro. Ragione per la quale di lei posso parlare solo attraverso i 12 film interpretati, uno dei quali, La città delle donne di Fellini, non le viene nemmeno accreditato, forse perchè la sua parte è stata tagliata in fase di montaggio.

Una scena tratta dal film Maschio latino cercasi

Nel periodo che va dal 1976, anno di uscita del film Ragazzo di borgata, che è la sua prima partecipazione cinematografica ufficiale, diretto da Giulio Paradisi fino al 1981, data in cui Brigitte lavora nel film di Laurenti La settimana al mare, l’attrice ha interpretato ruoli secondari in pellicole della commedia sexy all’italiana, con un’incursione nell’hard con il film Il pornoshop della settima strada, film diretto da Joe D’Amato, e per il quale la bionda attrice intentò causa alla produzione, essendo stati inseriti nel film spezzoni hard girati da controfigure. secondo quanto riportato da Giordano Lupi, del quale parlerò a breve, nel suo Erotismo, orrore e pornografia secondo Joe D’Amato, edito da Profondo rosso editore.

Brigitte Petronio in tre sequenze dal film La casa in fondo al parco

Le sue interpretazioni più importanti la Petronio le ha avute in Maschio latino cercasi, di Narzisi, interpretato nel 1977 al fianco di Gloria Guida, di Gino Bramieri e Adriana Asti, nel quale è una giovane prostituta che intenerisce un cliente con il racconto delle sue sventure personali. Nello stesso anno ha girato La compagna di banco, commedia sexy del filone liceale, nel quale è Mirella, amica di studi della protagonista, Lilli Carati. Nel 1977, anno decisamente importante per lei, lavora in Il cinico, l’infame il violento, al fianco di Maurizio Merli e del “cinese” Thomas Milian; una particina, anche questa, così come quella interpretata nel film La bella e la bestia, di Luigi Russo, film assolulamente sconosciuto ai più.

Brigitte Petronio con Laura Gemser in Emanuelle,perchè violenza alle donne?

Da segnalare anche Emanuelle, perchè violenza alle donne?, film velleitario di Joe D’Amato, anche questo proposto in due versioni, una softcore e una hardcore, con scene interpretate da pornostar. In questo film la Petronio interpreta Mary, una giovane che si lascia andare ad un rapporto saffico con Emmanuelle, interpretata come al solito da Laura Gemser, seguito dal film a episodi Dove vai in vacanza, di Salce e Bolognini. Segnalo anche le sue interpretazioni in La liceale nella classe dei ripetenti, e infine nel 1980 il suo ruolo più conosciuto, quello della sfortunata Cindy, seviziata da Alex, il balordo protagonista di La casa sperduta nel parco, discreto thriller diretto da Ruggero Deodato. La sua carriera cinematografica si chiude nel 1981, con una breve apparizione in La settimana al mare, e da quel momento di lei non si sa più nulla.

Brigitte Petronio con Lilli Carati in La compagna di banco

Maschio latino cercasi

Starlette decisamente sottovalutata, Brigitte, forse penalizzata dal fisico minuto, in un periodo in cui nel cinema andavano di moda le maggiorate, o le bombe sexy come la Fenech e la Guida, non ha avuto eccessiva fortuna nel mondo del cinema. Solo i cultori del cinema anni 70-80 ricordano il suo volto sottile, la sua figura esile, i capelli biondi a incorniciare un volto da adolescente.

Il cinico l’infame e il violento

Filmografia

La settimana al mare (1981)
La casa sperduta nel parco (1980)
Il porno shop della settima strada (1979)
La liceale nella classe dei ripetenti (1978)
Dove vai in vacanza? (1978)
Emanuelle – Perché violenza alle donne? (1977)
La bella e la bestia (1977)
Il cinico, l’infame, il violento (1977)
La compagna di banco (1977)
Maschio latino cercasi (1977)
Ragazzo di Borgata (1976)


Nuda per Satana

Aprile 18, 2009

Parlare di cinema non significa necessariamente parlare di film memorabili, ma anche di pellicole che in qualche modo sono rimaste nella memoria collettiva come autentiche boiate, ovvero film in cui la trama è pressochè inesistente, la commistione tra i generi cinematografici risulta pressochè indistinguibile, oppure la recitazione è di così basso livello da far rimpiangere i soldi spesi per il biglietto.

Rita Calderoni e James Harris

In alcuni casi questi tre elementi si sposano, contribuendo in maniera determinante all’insuccesso di un film. Quando poi questo film è di una bruttezza, squallore e insulsaggine addirittura commoventi, si può assistere, per uno dei frequenti paradossi del mondo della celluloide, ad un suo perdurare nella memoria, fin quasi alla sua elevazione a emblema di un certo tipo di cinema, che in alcuni casi viene battezzato come z movie, ad indicare come il film stesso sia indegno di qualsiasi visione. Nuda per Satana, diretto nel 1974 da Luigi Batzella (ovvero Paolo Solvay) rientra a pieno diritto in questa fascia cinematografica, anzi, in qualche modo è il fiero portabandiera di un genere che pure, incredibilmente, vanta parecchi aficionados.

Tre fotogrammi del film con protagonista Rita Calderoni

Perchè questo film può vantare tanti meriti in negativo? Eccoli elencati brevemente:

- La trama è confusa, scoordinata e la sceneggiatura è imbarazzante; la storia, che vorrebbe riprendere un tema usurato come quello del doppio, finisce per diventare un labirinto in cui lo spettatore ,disonrientato, si smarrisce, senza capire dove il regista lo voglia portare, e sopratutto, cosa in realtà stia guardando, ossia una storia psicologicamente contorta, oppure la solita fiera di nudità più o meno malcelate ed eposte ad uso e consumo del voyeur di turno;

La tragicomica inquadratura con il ragno in arrivo

-La recitazione degli attori ( concessione ardita del genere a cui appartengono i nemmeno volenterosi protagonisti della pellicola) si distingue per la sua sciattezza, per la mancanza assoluta di profondità, sicuramente non agevolata dalle numerose incongruenze del film, che assomiglia più ad un’opera allucinata (anzi, allucinante) derivata dalla mancanza di idee.

Rita Calderoni (insolitamente vestita)

Rita Calderoni

-La pessima idea di voler ad ogni costo stupire con atmosfere tipiche del cinema di Polselli, con contrasti violenti di luci, atmosfere degne di un fumatore di hascisc e incongruenze sia in campo visivo che nei dialoghi

-Infine lo squallore dell’ambientaione, con la scena memorabile in cui la nudissima Rita Calderoni, star di questi z movie, viene assalita da un ragno gigante, costruito in maniera così artigianale da far pensare ad un prodotto girato da bambini, o al massimo ad un cartoon mediocre.

Scene saffiche nel film

Detto questo, addentrarsi nella piegazione della trama appare davvero esercizio da equilibrista senza rete; la storia parte con un dottore che, mentre sta andando a fare una visita in un casolare che non c’è, incontra una ragazza discinta sulla strada, cosa che provoca lo sbandamento dell’auto sulla quale viaggia il medico e conseguente incidente. Rinvenuto dallo svenimento, il dottore assiste ad un altro incidente in cui è coinvolta un’altra ragazza, che, dopo un vano tentativo di soccorso, lo porta a cercare un luogo dove poter telefonare.

Imbattutosi casualmente in una villa, il medico finirà per avere un’esperienza allucinante, ovvero la visione di se stesso e della ragazza trasformati in docili servi del padrone di casa, che utilizza i due per combattere il più antico nemico dell’uomo, Satana in persona. Sarà una formula evocativa a permettere al dottore di liberarsi del suo padrone e del diavolo, contemporaneamente; ma forse è stato tutto un sogno, perchè il dottore si sveglia nella sua auto, mentre accanto a lui avviene nuovamene l’incidente con protagonista la ragazza.

La delirante orgia finale, tra fumo e belle donne

Capisco che raccontata così la storia sembra assurda; ma è anche vero che riotruire una trama di per se lacunosa, incredibile e sconclusionata è operazione difficile. Se proprio volete renderi conto, visionatevi il film, e passerete, in questo modo, due ore del vosto tempo annoiandovi a morte e bestemmiando come turchi. In fondo, il cinema è anche questo, delirio allo stato puro. In ultimo una segnalazione sulla incredibile orgia finale; fumo, movimenti al rallentatore, protagonisti che sembrano muoversi secondo gli schemi di un incubo reale, girata con tanta e tale approssimazione da diventare l’emblema di cosa non deve essere messo in una pellicola.

Nuda per Satana, un film di Paolo Solvay. Con Rita Calderoni, James Harris, Stelio Candelli, Renato Lupi
Fantastico, durata 93 min. – Italia 1974.