La notte che Evelyn uscì dalla tomba


Alan Cunningham, lord inglese, torna all’avito castello dopo una lunga degenza in una clinica psichiatrica. Vi è stato ricoverato dopo l’omicidio consumato ai danni della moglie, sorpresa mentre era a letto con un altro.

La moglie, una bellissima donna dai capelli rossi, continua a tormentare i ricordi di Alan, che mutua la figura della donna incarnandola in giovani prostitute dalla stessa caratteristica, una folta chioma rossa, prostitute che accoglie nel suo castello.

La sua mania sfocia però in una sorta di rivincita sadica nei confronti delle donne, che uccide in maniera violenta e brutale. Un giorno però conosce una splendida spogliarellista, Gladys, se ne innamora, la sposa e la porta a vivere con se; all’inizio sembra che tutto scorra bene, e Alan abbia dimenticato i suoi raptus omicidi.

 

Ma all’improvviso appare una figura misteriosa, un fantasma che assomiglia alla defunta moglie, e che terrorizza alcuni ospiti del castello, uccidendoli. Dalla tomba di Evelyn, la defunta, è scomparso il cadavere, e Alan, sull’orlo della follia, pensa che essa sia l’autrice dei fatti di sangue. Un’apparizione del fantasma sconvolge a tal punto il lord che la sua mente barcolla, e si rende necessario un nuovo trasferimento nella clinica psichiatrica.

In realtà è stata Gladys a organizzare il tutto, con l’aiuto di George, cugino di Alan; il motivo è da ricercare nel testamento dello stesso lord, che vede benificiari sia la moglie che il cugino.E’ proprio quest’ultimo, che aveva usato come comparsa anche una prostituta, a uccidere le complici. Ma c’è spazio per il colpo di scena finale.

Siamo ai primi degli anni settanta, e questo film di Miraglia è uno dei primissimi esempi di giallo/gotico con sfumature horror proposti; un film di discreto livello, con un intreccio forse non credibile, ma che quanto meno tiene lo spettatore avvinto. Discrete prove per il cast, nel quale spiccano le superbe bellezze di Erika Blanc e di Marina Malfatti, angelica e demoniaca allo stesso tempo.

La notte che Evelyn uscì dalla tomba, un film di Emilio P. Miraglia. Con Anthony Steffen, Erika Blanc, Marina Malfatti, Giacomo Rossi Stuart, Rod Murdock, Umberto Raho, Roberto Maldera, Brizio Montinaro
Horror, durata 104 (99, 91) min. – Italia 1971.

 



Anthony Steffen è Lord Alan Victor Cunningham
Marina Malfatti è  Gladys
Erika Blanc è Susy
Giacomo Rossi-Stuart è il Dott. Richard Timberlane
Rod Murdock è Enzo Tarascio

 

Citazioni:

Un sacco di uomini per divertirsi hanno bisogno di fare cose strane

Non riesco a dimenticarla: mi ossessiona

Lei, dottore: è davvero sicuro che Lady Evelyn sia davvero morta?

La colonna sonora di Nicolai

Le recensioni qui sotto appartengono al sito www.davinotti.com

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“Emilio Miraglia è un nome poco noto ai cultori dell’horror all’italiana, pur avendo firmato due curiosi titoli complementari per struttura narrativa: La Dama Rossa Uccide Sette Volte e La Notte che Evelyn Uscì dalla Tomba. Si tratta di pellicole abbigliate (con titoli e locandine) come horror puri, ma che virano nel finale al giallo ed al razionale, lasciando lo spettatore amareggiato/compiaciuto per l’inaspettato dirottamento narrativo dei film. Dei due titoli, questo (ben) presenta un morboso aspetto voyeristico (il rapporto s/m). Sferzato. “

“Impasto piuttosto bizzarro di giallo, horror, e erotismo morbos(ett)o, riveste un certo interesse di modernariato pop, rappresentando una delle più credibili approssimazioni cinematografiche allo “stile” (ehm ehm) dei fumettacci alla Renzo Barbieri, tipo Oltretomba, che hanno alimentato un certo immaginario. Bonissima la Blanc, Steffen come sempre tetragono nell’allontanare ogni sospetto di espressione (è il suo bello), il resto del cast è una delizia da serie B italiana fra tardi sixties e primi seventies. Per amatori.”

“Archetipo del giallo gotico, il suo valore storico supera quello cinematografico. Sono riconoscibili richiami agli horror dei ‘60, alle soggettive argentiane e ai complotti lenziani, ma la prolissa e spenta sceneggiatura vanifica quel minimo di tensione richiesto e finisce col rendere ridondanti e talora ridicoli i momenti erotici, affidati alle seducenti movenze della Blanc, della Malfatti e della Tofano. Steffen si cimenta in qualche tic e rituale s/m, ma non esce dalla sua consueta staticità. Un film più visivo che narrativo.”

“Inferiore a La dama rossa, non raggiunge la sufficienza. Miraglia non è un cattivo regista e anche la fotografia, nonostante qualche effetto notte discutibile, è piuttosto curata. Peccato che manchi il ritmo e che almeno nella prima ora la noia regni sovrana. Poi le cose lentamente migliorano e il finale, per quanto prevedibile, è curiosamente ben realizzato ed efficace. Discreto il cast ma mediocri le musiche. Comunque più vicino al giallo lenziano che al gotico. Solo per appassionati.”

“Il film inizia piuttosto male, apparendo banale e superficiale. Un uomo disturbato, le sue manie crudeli e le donne vittime delle sue perversioni. Poi una improvvisa evoluzione e la vicenda si afferma in contorni migliori, rendendosi anche avvincente. Atmosfera di genere, con villone di famiglia dagli affascinanti interni pacchiani dai colori forti. C’è molto nudo, con le bellissime di turno che non lesinano a mostrare (quasi) tutto. Le musiche del maestro Nicolai sono come sempre eccellenti. Il finalone è inaspettatamente cruento e sorprende. Un buon film!”

 

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