Avere vent’anni


 

Avere vent’anni è il film più controverso e discusso di Fernando Di Leo, vuoi per la storia, forse un tantino velleitaria e irrisolta nei suoi aspetti fondamentali, vuoi per le noie che il film stesso ebbe con la censura italiana, a causa principalmente della scena lesbo tra la Carati e la Guida, ma anche e sopratutto per le violentissime immagini finali.

 

 

 

Avere vent’anni, i titoli di testa

 

Tanto che il film uscì in diverse versioni, una delle quali, edulcorata, passò nei cinema permettendone così la visione ai maggiori di anni diciotto. Un film a tratti confuso, a tratti vibrante, tipico prodotto del cinema di Di Leo, uno che comunque il suo mestiere sapeva farlo.

La storia di Lia (Gloria Guida) e Tina (Lilli Carati), due giovani molto confuse sia sul presente che sull’avvenire, si incrociano fatalmente con quella di Michele il Nazariota, uno strano tipo che vine in una sorta di comune abitata da personaggi stravaganti, quando anche non rifiuti volontari di una società che non accettano e che non li accetta.

 

Vittorio Caprioli, il Nazariota

Caricate durante un autostop, le ragazze finiscono per fare la conoscenza del mimo Arguinas (Leopoldo Mastelloni) e sopratutto di Rico (Ray Lovelock), un personaggio ambiguo del quale si innamora Tina, oltre a quella di Patrizia (Licinia Lentini), uan donna femminista anti litteram, che ha avuto una relazione con Riccetto (che è in realtà un informatore della polizia).

 

La comune

 

Lilli Carati, Tina

Quest’ultimo  ha il compito di spiare i vari personaggi che entrano in contatto con gli appartenenti della scombinata comune, per identificare i fornitori di droga che riforniscono i vari frequentatori del posto. Le ragazze restano un pò nella comune, concedendosi varie avventure sessuali e consumando anche un rapporto lesbico; per vivere cercano di vendere enciclopedie, ma un giorno un’irruzione della polizia scombina i loro piani. Vengono rispedite a casa con un foglio di via, e mentre stanno tornando a casa, entrano in una trattoria nella quale c’è un malavitoso di rango e i suoi uomini.

 

Ray Lovelock, Rico

 

Imprudentemente, le ragazze si mostrano dapprima disponibili con gli uomini, per poi rifiutare le avances quando queste divengono pù esplicite.Le ragazze fuggono, ma, inseguite, vengono dapprima struprate selvaggiamente e alla fine trovano una morte orribile.

Un film che ha alcuni passaggi interessanti, che cerca di mostrare il volto confusamente libertario di due ragazze facendole assurgere a simboli di un femminismo troppo spinto, che alla fine termina nel modo più cruento possibile. Un tentativo che riesce a metà, forse perchè troppa è la carne al fuoco, e forse perchè il racconto non è lineare, ma frammentario. Le due attrici, la Guida e la Carati, raccolsero molte critiche, anche se, in realtà, svolgono davvero bene il loro compito. Cammei per Vittorio Caprioli e per Giorgio Bracardi, nel ruolo del commissario.

 


 


Avere vent’anni, un film di Fernando Di Leo. Con Vittorio Caprioli, Gloria Guida, Lilli Carati, Ray Lovelock. Leopoldo Mastelloni, Fernando Cerulli, Daniele Vargas, Vincenzo Crocitti, Licinia Lentini, Giorgio Bracardi, Serena Bennato, Daniela Doria Italia 1978



Gloria Guida: Lia

Lilli Carati: Tina

Ray Lovelock: Rico

Vincenzo Crocitti: Riccetto

Vittorio Caprioli: Michele Palumbo, “il Nazariota”

Licinia Lentini: Patrizia

Silvano Spadaccino: chitarrista

Daniele Vargas: professor Affatati

Giorgio Bracardi: commissario Zambo

Leopoldo Mastelloni: Mimo Arguinas

Serena Bennato: automobilista lesbica

Daniela Doria: Patrizia

Raul Lovecchio: vice commissario

Fernando Cerulli: funzionario in pensione

Franca Scagnetti: venditrice ambulante

Roberto Reale: capo degli stupratori

 


 

Il finale del film: le scene censurate della morte di Tina e Lia

Una Risposta

  1. Visto ieri sera, davvero ben fatto.

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