Non si sevizia un paperino

Tre misteriose morti di bambini,un giornalista (Thomas Milian),una giovane donna disinibita (Barbara Bouchet),ricca e annoiata,ex tossicodipendente,una maciara,(Florinda Bolkan),ovvero una specie di strega a cui vengono attribuiti poteri malefici.

Sullo sfondo un paese della Lucania,abbarbicato tra i sassi,preda ancora di antichi retaggi medioevali,come la supertizione. In questo scenario si muove la storia di Lucio Fulci,un thriller che muove i primi passi proprio sulle indagini dei carabinieri,che cercano l’assassino dei tre bambini,mentre il giornalista,che ha fiutato lo scoop,con l’aiuto della disinibita ragazza di città,inizia ad indagare per suo conto sulla terribile storia.

Il giornalista arriva subito ad una prima conclusione,quando si rende conto che la maciara,su cui si sono addensati i sospetti,in realtà è colpevole soltanto di aver cercato,con pratiche magiche,di colpire i tre che avevano prfanato la tomba di suo figlio,nato da una relazione clandestina.

Ma la povera donna,vittima della superstizione,cadrà sotto i colpi di pietra di una folla inferocita,che scaricherà su di lei antiche superstizioni,causando un’altra vittima innocente della storia;il giornalista così si ritrova a dover ricominciare da zero,e si imbatte in personaggi che sembrano nascondere oscuri segreti,come la madre del prete (Irene Papas),oppure lo stesso prete,che sembra all’apparenza normale.

Lo scenario inquietante sembra mutare sotto gli occhi del giornalista,che si rende conto come in quel posto sperduto si agitino storie che sono intrecciate fra di loro,forse legate ad un oscuro passato,ad una storia seppellita dal tempo.

E proprio indagando a fondo,aiutato dalla giovane di città,farà la terribile scoperta.

Lucio Fulci dirige un thriller di ottima fattura,aiutato da un cast davvero ben assortito,e sopratutto dirige un film che in alcuni momenti sembra avere caratteristiche specifiche di denuncia,o quanto meno di racconto di una realtà altrimenti poco conosciuta,come la vita di un paese legata a filo doppio all’ignoranza e alla superstizione;sono supertsiiosi tutti,così come sono tutti diffidenti,verso di lui e verso la ragazza di città,simboli di un mondo esterno che gli abitanti del paese guardano come fumo negli occhi.

Ma la vera forza del film è nella tensione latente,nelle indagini del giornalista,che scava là dove gli abitanti del posto preferirebbero tacere;la scena madre è quella,terribile,della lapidazione della povera maciara,incolpevole vittima della superstizione,della caccia al colpevole diverso,perchè nel paese è inimagginabile un colpevole dalla vita normale.

Bravi,come già detto gli attori,e bravo Fulci,con una regia sapientemente dosata tra il canovaccio del thriller e quello dell’insolito film di denuncia.

Forse questa parte non è quella più riuscita,ma la cosa è giustificata dall’impianto narrativo;quello che conta è capire come,chi e perchè può arrivare a compiere gesti inumani come l’assassinio di tre giovani vittime.La soluzione è imprevedibile,e rappresenta il colpo di scena finale;la normalità,alle volte,si veste di ferocia,e la stessa ferocia,gli stessi autori dei crimini più efferati vanno ricercati attorno a noi,all’interno della nostra tranquilla comunità.

Giudizio:

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Un film di Lucio Fulci. Con Irene Papas, Florinda Bolkan, Barbara Bouchet, Virgilio Gazzolo, Marc Porel, Tomas Milian, Georges Wilson, Linda Sini, Rosalia Maggio, Andrea Aureli, Ugo D’Alessio, Franco Balducci, Duilio Cruciani, Antonello Campodifiori, Vito Passeri, Virginio Gazzolo. Genere Giallo, colore 110 minuti. – Produzione Italia 1972.

Barbara Bouchet

Florinda Bolkan

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