Il fiore delle mille e una notte

Maggio 13, 2008

Dopo Decameron e I racconti di Canterbury,due libri della tradizione classica scritti da due soli autori,Pasolini utilizza ancora un libro classico,Le mille e una notte,una raccolta di storie creata in un periodo di tempo imprecisato,non più quindi composto organicamente,ma assolutamente disomogeneo almeno nello stile narrativo.

Il fiore delle mille e una notte conclude così la trilogia della vita;ed è anche il film più solare di Pasolini,pur essendo quello che ha avuto minor successo di pubblico. Pasolini abbandona il tema del potere che annichilisce il popolo,a cui resta ben poco per essere felice (il sesso è solo una estrema ratio,l’unica vera fonte di sopravvivenza e di vita),e approda ad una serie di storie in cui i veri protagonisti sono l’amore,la fatalità,il destino e anche la morte.

Il tema conduttore comune della vita dell’essere umano,in pratica;l’uomo è capace di vivere in armonia quando si spoglia delle convenzioni sociali,affidandosi ad una gioisa sessualità,la vera arma della gente,in contrasto cone la cupa sessualità del Decameron,in cui il regista aveva pesantemente attaccato la morale cattolica,pronta a condannare il sesso salvo poi praticarlo all’interno dei luoghi deputati al culto,i conventi,per esempio.

Non c’è nulla di tutto ciò nel Fiore delle mille e una notte;la sessualità è libera e spontanea,il che mostra il fascino che aveva indubbiamente la cultura arabo-orientale sullo scrittore;e la scelta di utilizzare ancora una volta un cast di persone prese letteralmente dalla strada testimonia il tentativo del regista di avvicinare la recitazione allo spirito autenticamente popolare dei racconti da cui ha tratto i film della trilogia.

Il film inizia con la scena di un mercato,dove la schiava Zumurrud sceglie di farsi acquistare da un giovane,Nur-er-Din,al quale da i soldi del riscatto.Tra i due c’è immediatamente amore,un amore spontaneo,che termina bruscamente con il rapimento della bella Zumurrud (interpretata da Ines Pellegrini),e che il giovane ritroverà,dopo lunghe traversie,solo alla fine del film,nei panni del re Sair.

Le scene cambiano,e cambiano anche i racconti,mentre paesaggi esotici,splendidamente fotografati,si aprono davanti agli occhi dello spettatore;dallo Yemen all’Etipoia,passando per il Sudan e l’India,lo splendore e la magnificenza,il fascino misterioso dei luoghi si mescola in maniera sapiente ad altre quattro storie.

Nella storia successiva,Hamud e Zeudi,un anziano e una splendida donna,osservano due ragazzi fare l’amore,mentre loro devono decidere chi dei due sia il più bello,per passare ad una storia dolorosa,quella di Aziz,che si innamora di una bellissima e misteriosa donna,che lo evirerà.

Ancora,la storia di due monaci e poi quella della principessa Dunya,che raccontano le loro vite,in cui si intuisce come il destino abbia sempre in riserbo qualcosa di imprevedibile;tutte storie dove la componente sesso è abbastanza esplicita,con l’esposizione di numerosi nudi maschili.

Che però diventano assolutamente e totalmente innocenti,immersi come sono in un candore assoluto;le immagini non hanno nulla di erotico,e diventano quasi una tela impressionista,un a parte integrante di un paesaggio sospeso,che fatalmente,secondo il punto di vista del regista,è destinato a scomparire,preda della società consumistica,con i suoi miti e le sue apparenze.

Una visione,quella di Pasolini,serena e gioiosa,che non era mai stata presente nei film precedenti,in cui si nota l’ammirazione e la simpatia per una cultura fatta di cose semplici;un film che contrasta in maniera copernicana con il film successivo,l’ultimo del grande regista,Salò.

In cui le cose cambiano radicalmente,trasformando la vita in un concerto di morte,nella distruzione assoluta a e totale della vita da parte del potere;una visione da incubo che avebbe avuto chissà quali sviluppi se purtroppo Pasolini non fosse stato assassinato durante le riprese.

Giudizio:

ValutazioneValutazioneValutazioneValutazione

Un film di Pier Paolo Pasolini. Con Franco Citti, Ninetto Davoli, Ines Pellegrini, Christian Alegny, Margareth Clementi. Genere Fantastico, colore 130 minuti. – Produzione Italia 1974.

Ines Pellegrini

Franco Citti

Ninetto Davoli


Non si sevizia un paperino

Maggio 13, 2008

Tre misteriose morti di bambini,un giornalista (Thomas Milian),una giovane donna disinibita (Barbara Bouchet),ricca e annoiata,ex tossicodipendente,una maciara,(Florinda Bolkan),ovvero una specie di strega a cui vengono attribuiti poteri malefici.

Sullo sfondo un paese della Lucania,abbarbicato tra i sassi,preda ancora di antichi retaggi medioevali,come la supertizione. In questo scenario si muove la storia di Lucio Fulci,un thriller che muove i primi passi proprio sulle indagini dei carabinieri,che cercano l’assassino dei tre bambini,mentre il giornalista,che ha fiutato lo scoop,con l’aiuto della disinibita ragazza di città,inizia ad indagare per suo conto sulla terribile storia.

Il giornalista arriva subito ad una prima conclusione,quando si rende conto che la maciara,su cui si sono addensati i sospetti,in realtà è colpevole soltanto di aver cercato,con pratiche magiche,di colpire i tre che avevano prfanato la tomba di suo figlio,nato da una relazione clandestina.

Ma la povera donna,vittima della superstizione,cadrà sotto i colpi di pietra di una folla inferocita,che scaricherà su di lei antiche superstizioni,causando un’altra vittima innocente della storia;il giornalista così si ritrova a dover ricominciare da zero,e si imbatte in personaggi che sembrano nascondere oscuri segreti,come la madre del prete (Irene Papas),oppure lo stesso prete,che sembra all’apparenza normale.

Lo scenario inquietante sembra mutare sotto gli occhi del giornalista,che si rende conto come in quel posto sperduto si agitino storie che sono intrecciate fra di loro,forse legate ad un oscuro passato,ad una storia seppellita dal tempo.

E proprio indagando a fondo,aiutato dalla giovane di città,farà la terribile scoperta.

Lucio Fulci dirige un thriller di ottima fattura,aiutato da un cast davvero ben assortito,e sopratutto dirige un film che in alcuni momenti sembra avere caratteristiche specifiche di denuncia,o quanto meno di racconto di una realtà altrimenti poco conosciuta,come la vita di un paese legata a filo doppio all’ignoranza e alla superstizione;sono supertsiiosi tutti,così come sono tutti diffidenti,verso di lui e verso la ragazza di città,simboli di un mondo esterno che gli abitanti del paese guardano come fumo negli occhi.

Ma la vera forza del film è nella tensione latente,nelle indagini del giornalista,che scava là dove gli abitanti del posto preferirebbero tacere;la scena madre è quella,terribile,della lapidazione della povera maciara,incolpevole vittima della superstizione,della caccia al colpevole diverso,perchè nel paese è inimagginabile un colpevole dalla vita normale.

Bravi,come già detto gli attori,e bravo Fulci,con una regia sapientemente dosata tra il canovaccio del thriller e quello dell’insolito film di denuncia.

Forse questa parte non è quella più riuscita,ma la cosa è giustificata dall’impianto narrativo;quello che conta è capire come,chi e perchè può arrivare a compiere gesti inumani come l’assassinio di tre giovani vittime.La soluzione è imprevedibile,e rappresenta il colpo di scena finale;la normalità,alle volte,si veste di ferocia,e la stessa ferocia,gli stessi autori dei crimini più efferati vanno ricercati attorno a noi,all’interno della nostra tranquilla comunità.

Giudizio:

ValutazioneValutazioneValutazione

Un film di Lucio Fulci. Con Irene Papas, Florinda Bolkan, Barbara Bouchet, Virgilio Gazzolo, Marc Porel, Tomas Milian, Georges Wilson, Linda Sini, Rosalia Maggio, Andrea Aureli, Ugo D’Alessio, Franco Balducci, Duilio Cruciani, Antonello Campodifiori, Vito Passeri, Virginio Gazzolo. Genere Giallo, colore 110 minuti. – Produzione Italia 1972.

Barbara Bouchet

Florinda Bolkan