
Siamo nel 1975,e il cinema sembra aver fretta di abbattere tutti i tabu,mostrando storie spesso ai limiti o oltre la morale;confini all’epoca abbastanza rigidi,con codici comportamentali ben definiti. Just Jaecklin va oltre quel confine,riducendo per lo schermo il romanzo O,che divenne Histoire d’O,scritto da Dominique Aury,che scelse lo pseudonimo di Pauline Reage proprio per il tema scabroso del romanzo,in cui il sesso la fa dapadrone,sopratutto in una visione ed ottica masochistica,in cui la protagonista,la bella O,si concede al suo amante in spericolati giochi bondage.

Il film racconta la storia di O,ingenua (ma nemmeno tanto) ragazza della buona borghesia,che si innamora del bel Renè;un amore che ben presto si trasforma in un erotico gioco raffinato,in cui O diventa un oggetto nelle mani di Renè,che approfitta del corpo della ragazza per soddisfare tutte le sue voglie più recondite.

Non c’è ovviamente alcuno spessore culturale,nel film,come del resto mancava nel romanzo;tutto diventa un alibi per mostrare le perversioni del sesso,dai rapporti sado masochistici alla sodomia; la ragazza,in un crescendo di perversione,viene costretta a presentarsi bendata in autentiche orge,dove tutti approfittano di lei.

Che mantiene un certo candore,che evidentemente scatena la libido di un ricco e perverso nobile,Stephen,che all’inizio fa della ragazza quello che crede,prima di cedere la follia erotica ad un sentimento più complesso,in cui i ruoli si capovolgono. E’ lui,il ricco e vizioso nobile a diventare oggetto di vessazioni sessuali,è O adesso ad approfittare della situazione,facendo dell’amante il suo schiavo.
Non è una liberazione femminista,è solo erotismo; O non è più una donna ma un oggetto erotico,e lo è dal momento in cui cede ai suoi principi in nome di una carnalità esplicitamente mostrata in situazioni di aberrazione della personalità.

Histoire d’O è un film tutto sommato per guardoni,che destò scandalo e che pertanto venne decurato di alcune scene ritenute troppo osè;unico pregio del film è aver spianato la strada alla bella Corinne Clery,che comunque nel corso della sua carriera non ebbe mai picchi di recitazione importanti.
Histoire d’O , un film di Just Jaeckin. Con Christiane Minazzoli, Corinne Cléry, Alain Noury, Udo Kier, Martine Kelly. Genere Erotico, colore 112 (95) minuti. – Produzione Francia, Germania 1975.













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corinne clery bellissima, film non malvagio ma con un seguito (histoire d’o 2 ritorno a roissy) pessimo
Le origini di Histoire d’O
«Che a esser prostituita lei potesse guadagnare in dignità stupiva, eppure proprio di dignità si trattava. Ne era illuminata come dall’interno, e dal suo portamento traspariva la calma, dal suo volto la serenità e quell’impercettibile sorriso interiore che s’intuisce negli occhi delle suore di clausura».
Questo passo di Histoire d’O è forse la chiave di volta del raffinato romanzo di Pauline Réage, e induce lettori e critici a interrogarsi sulle fonti di quel capolavoro della letteratura erotica.
Histoire d’O ci ricorda che tutto nella donna richiama la sessualità, e che ogni femmina è una schiava sessuale che gode allo stesso modo delle carezze e delle frustate. Il romanzo per certi versi ha l’aspetto di un testo religioso: una vera e propria mistica dell’ascesi erotica in cui la protagonista annulla la propria personalità, quasi come certe monache visionarie che raggiungevano l’estasi nella contemplazione del divino.
Il tema non è certo nuovo: tra le forme del sacro che si manifestarono nel mondo antico spicca tra le più singolari l’istituto della prostituzione sacra. Presso i Sumeri, i Babilonesi, i Fenici, i Greci, gli Etruschi, c’erano sacerdotesse che si offrivano all’unione sessuale coi pellegrini che visitavano i templi dedicati alle divinità dell’amore.
Le prostitute sacre potevano essere donne di alto rango che si accoppiavano coi sovrani, oppure erano schiave che si univano coi visitatori dei templi. In ogni caso sappiamo che le prostitute sacre avevano ruoli importanti nelle cerimonie religiose e che eseguivano la celebre “danza dei sette veli”, di cui resta ricordo anche in testimonianze letterarie e in racconti popolari. È probabile che le sacerdotesse praticassero anche riti di espiazione, come sembrano suggerire certe testimonianze iconografiche, ad esempio gli affreschi della “Villa dei Misteri” a Pompei, o la “tomba della fustigazione” nelle pitture etrusche di Tarquinia.
Tuttavia alcuni aspetti della prostituzione rituale sembrano aver ispirato forme liturgiche cristiane come le “processioni delle verginelle” e affiorano in sopravvivenze letterarie che attraversano i secoli, al punto che non è azzardato supporre l’esistenza di una società segreta femminile che ha tramandato per millenni i misteri dei riti sessuali…
Un autentico antesignano di Histoire d’O si può considerare il carme latino medievale Disciplina Amoris, recentemente scoperto in un codice del XII secolo. Si tratta di un pezzo poetico che appartiene a un filone di letteratura goliardica molto in voga nel medioevo. Il testo descrive una sacerdotessa impegnata in una sorta di liturgia penitenziale. Leggendo queste eleganti quartine sembra proprio di poter individuare un filo conduttore che dalle antiche sacerdotesse della prostituzione sacra, ci porta al leggendario romanzo di Pauline Réage.
Disciplina Amoris
Ave Venus, mater diva,
fons suprema bonitatis,
tege me, dea lasciva,
sub praesidium sanctitatis.
Prostitutio ritualis
valde Venerem honorat:
sum beghina sexualis
quae devota semper orat.
Sanctam Venerem exoro
in vigilia feminarum
monasterii. Lunam oro,
devotissima servarum.
Ad altare introibo
sanctae Veneris praeclarae.
Labia vulvae aperibo
super saxum sanctae arae.
Penetratio in vagina
semper regula iucunda
et sum Veneri vicina
madens sic seminis unda.
In divinis sum versata,
sacrificiis colo deos,
nudo corpore elata
patefacio sinus meos.
Venus iubet paenitentiam:
a flagellis verberata
sic demonstro sufferentiam,
in dolore sum beata.
Sub flagelli ictus ploro,
corpus tendo cum dolore:
in suppliciis semper oro
deam matrem cum ardore.
In catenis vinculata
semper nuda ago vitam;
in hoc templo obiectata,
praebeo vulvam non invitam.
Nudis pedibus incedo
super saxa, super spinas,
a dolore non recedo:
patior poenas femininas.
Cera fervens liquefacta
super nudum corpus meum:
et dolori assuefacta
nunc amoris precor deum.
Culus meus penetratur
dum me verberant tergino,
et os meum irrumatur:
totum corpus sic inclino.
Urit fortiter flagellum,
ictus signant mollem pellem;
sicut miserum asellum
verberari fortius vellem.
Voluptatis sum amica,
semper cupida amoris;
mollis lambo, impudica,
vulvam madidam sororis.
Habeo anulos in sexu,
tinniunt valde et conturbor
tacta sic eorum nexu:
dum deambulo masturbor.
Vitiosissima puella
sentio multum desiderii:
claudo digitum in cella
corporalis monasterii.
Copulare apud templum
dat divina privilegia,
vita mea est exemplum:
sacratarum sum egregia.
Sint patricii vel plebei
omnes mentulam sublevant
in conspectu sexus mei:
asininas voces levant.
QUESTO BRANO E’ TRATTO DAL LIBRO:
Sibilla di Saxatica
ORACOLI. LIBRO PRIMO
Società Editrice «Il Ponte Vecchio»
http://www.ilpontevecchio.com
Grazie per il commento, anche se assomiglia ad una recensione
Ciao