
Un uomo che alla veneranda età di settantrè anni decide di mettersi in viaggio da solo,nonostante sia affetto da un enfisema,da problemi alla vista,da problemi motori.
E che sceglie come mezzo di locomozione un vecchio tagliaerba modificato,in grado cioè di tirare un piccolo rimorchio in cui ci sono vettovaglie,sedie,pentole,insomma tutto il necessario per arrangiarsi.
Il motivo del viaggio è la malattia del fratello,colpito da infarto.
Un fratello che Alvin,il protagonista,non vede da molti anni,complice una lite pesante.
Così Alvin vince le resistenze della dolce Rose,la figlia,che per vivere costruisce casette per gli uccelli,carica tutto e si mette in viaggio.
Un viaggio di 500 miglia,attraverso la campagna degli states,quella rurale lontana mille miglia dai grattacieli e dai lustrini,dalle limousine e dalle vanità,dai tentacoli della metropoli.
Un viaggio che ben presto si trasforma in un occasione,per Alvin,per mostrare la sua umanità,mentre fa un viaggio introspettivo,alla ricerca di un mondo perduto,modificatosi in tutte le sue componenti.
La campagna però resta la stessa,e Alvin la riscopre passo dopo passo,dormendo sotto un cielo stellato,accendendo un piccolo fuoco per riscaldarsi dopo una giornata di viaggio,in cui a malapena percorre 10 miglia.
E’ l’occasione per imbattersi in una umanità diversa,quella che vive fuori dagli schemi del successo e dell’arrivismo;questa non è l’America dei rambo e della guerra,non è l’America super teconologica,non è l’America del basket e degli eccessi dei divi.
E’ un’America che vive di profondi valori,famiglia,lavoro,natura.
E Alvin,a ognuno che incontra,dispensa volontariamente o no,la sua filosofia di vita,la sua voglia di vita,di avventura.
Così,lentamente,il viaggio si compie,scandito da una musica country struggente,ammorbidita da splendidi paesaggi inondati di luce vera,grazie ad una strepitosa fotografia.
Alvin è solo,ma sembra essere in compagnia di una persona eccezionale,incredibile:se stesso.
Così lo vediamo guardare il cielo stellato,come faceva da bambino,come lui stesso racconta;con una nostalgia che velati lacrime i suoi occhi,ormai incapaci di andare a fondo.
Ma il suo è il viaggio dell’anima;in ogni angolo,in ogni gesto,Alvin mostra di aver vissuto bene,di aver imparato la lezione della vita.

E quando il viaggio finirà,avrà portato a compimento la sua missione,duplice missione:ritroverà il fratello,in una scena di un lirismo raro,nel cinema.
E avrà ritrovato,in se stesso,le emozioni vissute allo stato latente,in una botta di vita che ognuno di noi dovrebbe,ad un punto della vita,cercare con spasmodica volontà.
Un film straordinario,lirico,commovente.
Che porta lo spettatore a chiedersi il senso dell’esistenza,a mettere in discussione i valori,l capacità stessa di prendere la vita come un carpe diem continuo,totalizzante.

Un film da vedere per una serie di motivi.
Per viaggiare come Alvin alla ricerca di se stessi,per capire che il mondo più inesplorato in fondo vive in noi stessi.
Per capire che non è l’età il problema;che non è la salute,il denaro o l’opinione degli altri.
Siamo noi.
E’ la nostra capacità di ritrovarci bambini,di riscoprire lo spirito d’avventura,così sopito e accantonato.
Un viaggio alla ricerca dell’essenza.

Il film è di David Lynch,regista generalmente visionario.
Che in questo film supera i limiti del cinema,scrivendo e dirigendo un’opera ai confini della poesia .
Tratto da una storia vera,il film vede come protagonista,nei panni di Alvin, Richard Farnsworth,straordinario,intenso,bravissimo.
Un attore che purtroppo,l’anno dopo il film,morirà tragicamente suicida per una grave malattia.

Nella foto:Richard Farnsworth
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(The Straight Story)
Un film di David Lynch. Con Sissy Spacek, Harry Dean Stanton, Richard Farnsworth, Everett McGill, Jane Galloway. Genere Commedia, colore 111 minuti. – Produzione USA, Francia 1999.
Pubblicato da paultemplar 







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