Satanik

Maggio 31, 2008

Satanik,l’antieroina dei fumetti,creazione della coppia magica del fumetto made in Italy,Magnus e Bunker (Secchi e Raviola) lanciò,agli inizi degli anni sessanta,il primo fumetto protofeminnista della storia.La coppia Magnus e Bunker nel 1964 avevagià creato un antieroe,Kriminal.
Il successo di vendite delle gesta dell’uomo vestito con una calzamaglia raffigurante uno scheletro indusse i due editori a creare un omologo al femminile.
Nacque così Satanik,antieroina del dark d’autore.

Pietro Vivarelli nel 1966 porta sullo schermo una riduzione delle avventure della rossa eroina,affidando il ruolo di interprete principale a Magda Konopka;la storia racconta le avventure di Marny Bannister,una biologa con il volto deturpato,che si impossessa di un siero che la fa ringiovanire (temporaneamente) e la rende bellissima. fa innamorare di se un malavitoso,che però la scopre mentre l”effetto del siero finisce e muore cadendo dalle scale.

Satanik così fugge ,mentre viene braccata dall’ispettore Trent;alla fine morirà dopo aver rubato un auto con i freni rotti,precipitando in una scarpata.

Un film deludente in maniera eccezionale,girato malissimo,e in cui gli attori sembrano presi di petto dalle recite scolastiche;ridicola la Konopka,che evava dal suo solo una discreta bellezza,ma nessuna capacità recitativa. Si segnalò,infatti,solo per una scena senza reggiseno,fugace.

Il resto del film,assolutamente noioso e bolso pone Satanik in uno dei primi posti tra le riedizioni su grande schermo dei fumetti,un primo posto tra i film più brutti,naturalmente.

Del personaggio oscuro,ben delineato dei fumetti,di quel personaggio che vive e si muove in una società un po’ bacchettona e ipocrita,in cui mostra un esempio di donna al negativo,ma con fortissime prerogative di indipendenza e libertà,nella trasposizione cinematografica non resta assolutamente nulla.

Un film di Piero Vivarelli. Con Julio Pena, Magda Konopka, Umberto Raho, Luigi Montini, Nerio Bernardi, Armando Calvo, Isarco Ravaioli, Mirella Pamphili, Antonio Pica. Genere Noir, colore 85 minuti. – Produzione Italia, Spagna 1968.

Appendice:Satanik nei fumetti


Magnus e Bunker nel 1964 avevano già creato un antieroe,Kriminal.
Il successo di vendite delle gesta dell’uomo vestito con una calzamaglia raffigurante uno scheletro
indusse i due editori a creare un omologo al femminile.
Nacque così Satanik,antieroina del dark d’autore.
La legge del male,il primo numero in edicola,parte dalla storia di Marny Bannister,biologa affetta da un orribile angioma sul volto,intelligente si,ma schivata da tutti proprio per il suo repellente aspetto fisico.

La Bannister ha anche altri problemi:una famiglia in cui predominano le sue due sorelle,entrambe bellissime,un padre alcolizzato e una madre assolutamente asservita alle volontà delle due figlie minori.In questo contesto,la pur intelligente Marny è costretta a vivere una vita ai margini,in cui l’unica consolazione viene proprio dal lavoro.
Rielaborando una teoria di Masopust,scienziato alla ricerca del siero della giovinezza,Marny riesce nel suo intento:crea un siero che la rende bellissima e giovane.
Ma l’effetto è solo temporaneo:sarà solo in seguito che grazie alla scoperta dei benefici derivanti dall’esposizione ai raggi provenienti da un rubino che Marny riuscirà a stabilizzare il suo stato fisico,impedendo la regressione all’aspetto iniziale.

La stupenda donna dai capelli rossi,risultato dell’esperimento,decide di vendicarsi di tutti coloro che la hanno mortificata in precedenza.
Uccide il padre ed una delle sorelle,dell’altra si vendica rubandone il fidanzato dapprima,sfregiandola poi.
E’ una creatura amorale e perversa,quella che ha sostituito in tutto la vecchia e orribile biologa.
Dietro di se lascia una scia di sangue e morte.
Sulle sue tracce si mette l’ispettore Trent,che tenterà in vano di catturarla.
Segretamente e ossessivamente attratto da lei,Trent arriva sempre ad un passo,senza però riuscire ad afferrare quella creatura selvaggia e amorale.
Satanik,come è chiamata adesso Marny,usa gli uomini per i suoi scopi:solo una volta il suo cuore sembra battere per Alex Bey,emulo del Dorian Grey di Wilde,un uomo bellissimo e corrotto che nasconde il suo marciume morale su una tela che invecchia al suo posto.
Satanik la troverà,e,tagliandola,restituirà all’uomo le sue vere fattezze,mostruose.
Una vita di vizi comparirà come per magia sulla sua figura,mentre il quadro che lo raffigura ritornerà all’antico splendore.

Il fumetto gode di vasta polarità,negli anni sessanta.
E’ un prototipo femminista,Marny.
Fuma,vive liberamente la propria sessualità,è indipendente dal mondo maschile.
La censura rivolge i suoi strali sulla Magnus e Bunker production,costringendo i due a mettere sulla copertina l’infamante marchio “Solo per adulti”.
Con il passare del tempo il fumetto perde la carica erotica e noir che ne aveva contraddistinto gli esordi;Satanik arriva anche a collaborare con la giustizia.
Le storie cambiano,diventano meno violente e più indirizzate al mondo del sovrannaturale e del fantastico.
Satanik è meno violenta,più positiva.Negli ultimi albi della serie,attorno al 1974,ha anche un fidanzato,Kris Hunter.
Nero,investigatore privato,è il vero amore dell’eroina dai capelli rossi.
Lei stessa,che all’inizio della serie sembrava irresistibilmente attratta dal denaro,dai gioielli,da quel sottile e perverso potere che aveva sugli uomini,si imborghesisce.
Magnus e Bunker ne hanno limato i tratti più selvaggi,rendendo più umano il suo carattere.
Ma i tempi stanno cambiando;nel mondo dei fumetti imperversa l’eros più spinto,e non sembra esserci più posto per la donna che si spoglia si,ma mai in nudi integrali,mai in pose oscene.
Il fumetto che lascia tutto alla fantasia,violento,ma di una violenza tacita e mai estrinsecata fino in fondo,non è al passo con i tempi.
La nostra eroina cessa di esistere,anche se non si saprà mai se la sua fine virtuale,sulle pagine in bianco e nero del fumetto,sia o no avvenuta.
Un fumetto dalla carica dirompente,erotico,ma di un erotismo fatto di sottintesi.
Sensuale,protofemminista.
Il fumetto esce dalla sua dimensione fanciullesca e ingenua per entrare in una dimensione adulta.
E’ al mondo adulto che guarda,ammicca.
In una società un po’ bacchettona e ipocrita,mostra un esempio di donna al negativo,ma con fortissime prerogative di indipendenza e libertà.
Se Diabolik è stato il capostipite del fumetto maschilista,Satanik lo è di quello femminista.
Un femminismo ingenuo e votato al negativo,ma violentemente dirompente.


Brucia ragazzo,brucia

Maggio 30, 2008

Clara è una donna matura e molto sola. Ha un rapporto matrimoniale sicuramente poco appagante dal punto di vista intimo.Un giorno va in vacanza da sola,mentre il marito è preso dai suoi impegni;i due si vedono nei fine settimana,ma la donna,che vuole bene al marito,sente di essere inappagata dal punto di vista fisico. Così,conosciuto un giovane e focoso bagnino,Giancarlo,si concede a lui e per la prima volta conosce l’orgasmo femminile. Tra i due nasce anche un rapporto fatto di parole;il giovane le spiega la sesualità,la necessità di vivere una vita sessuale appagante.

Clara comincia a capire cosa non funzionava nel suo matrimonio,e in un impeto di sincerità,rivela al marito l’accaduto;l’uomo,umiliato,la tratta malissimo,e dopo una furibonda lite,minaccia di lasciarla.

Clara,che vede il suo piccolo mondo crollarle addosso,decide di avvelenarsi con dei farmaci;il marito torna a casa e la trova morente sul letto,ma invece di chiamare i soccorsi,la lascia freddamente morire.

Brucia ragazzo brucia ebbe un sensazionale trionfo di pubblico,e curiosamente fu anche accolto bene dalla critica;era uno dei primissimi film che affrontava il tema della sessualità,con scene parecchio scabrose per l’epoca.Il tema dell’orgasmo femminile,mai affrontato prima sullo schermo,è trattato con dignità e con una certa profondità che mancherà a molti film successivi che affronteranno il difficile tema.

Diretto molto bene da Fernando Di Leo,il film lanciò le splendide bellezze di Francoise Prevost e di Monica Strebel;diretto nel 1969,arrivò più tardi in Italia per problemi legati all’immancabile censura.

Giudizio:ValutazioneValutazioneValutazione

Un film di Fernando Di Leo. Con Françoise Prévost, Monica Strebel, Gianni Macchia, Michel Bardinet, Anna Pagano, Leonora Ruffo, Ettore Geri. Genere Erotico, colore 91 minuti. – Produzione Italia 1969.


Il falsario-Operazione Bernhardt

Maggio 29, 2008

Tratto da una storia vera.

Sorowitch vive a Berlino in piena epoca nazista;è ricercato da tutti per la sua indiscussa abilità come falsario. L’uomo è in grado di falsificare sopratutto documenti,e con quello che guadagna può permettersi di tenere un genere di vita dispendioso,tra donne,gioco d’azzardo e sbornie. Ma la fortuna sta per voltargli le spalle;Sorowitch c è ebreo,e i tempi,per gli uomini della sua razza,sono molto cupi. Così un giorno la gestapo irrompe nell’appartamento in cui il falsario si trova in compagnia di una donna alla quale ha appena fatto un passaporto,arrestato e condotto in un campo di concetramento.

Per lui finirebbe male,se i nazisti non avessero progettato un’operazione ambiziosa;creare sterline dapprima,dollari poi,rigorosamente falsi,in modo da creare un’iflazione delle due valute. L’abilità di Sorowitch è nota ai nazisti,così all’uomo viene risparmiata la vita a Mathausen;viceversa,viene mandato a Sacsenhausen,un campo molto meno duro. Qui,sotto gli ordini di Herzog,l’ufficiale che lo ha arrestato,viene messo in una camerata con altri abili flasari,condotto in un laboratorio e costretto a fabbricare sterline false. Il risultato eccellente fa il resto,e Sorowitch,impegnato a salvarsi la vita,si mostra molto zelante.

Ma ben presto l’uomo si rende conto,mentre il tempo passa,che la situazione alla lunga può davvero creare problemi agli alleati e,spinto sopratutto da altri compagni di prigionia,decide di sabotare il lavoro,in modo da rallentare l’operazione. I nazisti però,e sopratutto Herzog,capiscono che qualcosa non va;nel frattempo Solomon Sorowitch e i suoi compagni di prigionia vivono in condizioni decisamente migliori dei loro compagni detenuti nello stesso campo;dormono in letti puliti,hanno le docce,un buon vitto e sigarette,un tavolo da ping pong.

Il dilemma diventa davvero difficile da dipanare;accontentarsi di sopravvivere sfruttando l’opportunità,oppure seguitare nel sabotaggio?

Arriva il giorno in cui i nazisti decidono di attaccare con dei falsi l’economia americana;adesso è il dollaro il loro obiettivo,e mettono alle strette i detenuti;produrre velocemente il dollaro o finire davanti ad un muro.

Solomon,aiutato dai suoi compagni,tira per le lunghe,ma un giorno,di fronte alle minacce di Herzog,cede e fabbrica i dollari falsi.Ma la guerra è ormai alla fine,e gli alleati arrivano alle porte del campo di concentramento;Solomon,in una collutazione,uccide Herzog.

Il campo viene così liberato,e gli uomini possono ritornare a casa.

Solomon,che ha conservato buona parte dei dollari falsi,ritornerà all’antica vita,fino alla scena finale quando,in un casinò,perderà una cifra colossale senza battere ciglio,probabilmente in maniera volontaria.

Un film molto ben fatto,ben recitato,dall’atmosfera tesa e cupa,girato in un colore molto tendente al seppia,quasi a rimarcare la distanza nel tempo della storia raccontata,e sopfatutto la sua terribile incidenza ul nostro passato

Giudizio:ValutazioneValutazioneValutazioneValutazione

(Die Fälscher)

Un film di Stefan Ruzowitzky. Con Karl Markovics, August Diehl, Devid Striesow, Martin Brambach, August Zirner, Veit Stübner, Marie Bäumer, Dolores Chaplin, Werner Daehn. Genere Drammatico, colore 98 minuti. – Produzione Austria, Germania 2007. – Distribuzione Lady Film -


il gatto a nove code

Maggio 28, 2008

Franco,un appassionato di enigmistica,sta passeggiando con la nipotina davanti ad un istituto nel quale si svolgono ricerche avanzate sulla genetica;casualmente capta una strana conversazione tra due uomini. nel frattempo,qualcuno si introduce nell’istituto,e ruba alcune ricerche molto importanti.Uno dei collaboratori dell’istituto finisce ucciso sotto un treno;è l’inizio di una serie di delitti,sul quale indagano Franco (che è cieco) e un giornalista a caccia di servizi sensazionali,che fiuta il colpo grosso.

I due arrivano ad una conclusione comune:i delitti sono in qualche modo legati al direttore dell’istituto di ricerca e a sua figlia,una ragazza strana ,anna,che avrà una breve relazione con il giornalista,rischiando anch’essa la morte.

La soluzione è legata ad un medaglione,che la donna della prima vittima porta al collo;il giornalista arriverà così appena in tempo a scoprire la verità.

Il gatto a nove code arriva dopo il successo del primo thriller di Dario Argento,L’uccello dalle piume di cristallo;è un thriller assolutamente canonico,con un assassino,insospettabile,una serie di omicidi apparentemente senza legami,e un’indagine risolta proprio dai due dilettanti,l’enigmista cieco e il giornalista a caccia di scoop.

Nel film compaiono Catherine Spaak,brava nel ruolo di Anna,Cinzia De Carolis,la nipotina di Franco,un ottimo Karl Malden nel ruolo di Franco,il cieco,James Franciscus che interpreta Carlo,il giornalista e il grande Tino Carraro,nel ruolo del padre di Anna,direttore dell’istituto di ricerca.

Nel cast ci sono anche Aldo Reggiani e Pier Paolo Capponi.

Alcune scene di Il gatto a nove code sono oggi considerate dei classici;prima fra tutte quella al cimitero,con un’ambientazione sapiente,tesa,in cui tutti attendono,da un momento all’altro,un gesto cruento;il tutto condito molto bene dalla colonna sonora del solito grande Ennio Morricone.

Giudizio:ValutazioneValutazioneValutazione

Un film di Dario Argento. Con Rada Rassimov, Tino Carraro, James Franciscus, Catherine Spaak, Karl Malden, Emilio Marchesini, Umberto Raho, Stefano Oppedisano, Horst Frank, Vittorio Congia, Corrado Olmi, Ugo Fangareggi, Martial Boschero, Jacques Stany, Fulvio Mingozzi, Werner Pochat, Aldo Reggiani, Pier Paolo Capponi, Carlo Alighiero, Tom Felleghy, Pino Patti, Ada Pometti, Walter Pinelli, Sacha Helwin, Maria Luise Zetha, Cinzia De Carolis, Werner Pochath. Genere Giallo, colore 112 minuti. – Produzione Italia, Francia, Germania 1971.

Tino Carraro

Rada Rassimov

James Franciscus


Decameron

Maggio 27, 2008

Il Decameron di Pasolini è uno dei film più importanti deglla storia del cinema italiano;e non solo per lo straordinariorisultato di pubblico al botteghino,influenzato con ogni probabilità dal tam tam giornalistico dell’epoca,che segnalò il film come uno dei più audaci mai visti sullo schermo,ma per la rivoluzione culturale che provocò nell’ovattato mondo della celluloide.

Pasolini riprende le tematiche di Messer Boccaccio,la struttura narrativa,allontanandosene immediatamente;la scena non è la gaudente toscana,con i suoi frizzi,i suoi lazzi,l’atmosfera resa plumbea dalla peste e il successivo ritrovarsi di un gruppo di amici che tentano di esorcizzarla,come avviene nel Decameron di Boccaccio;bensì la Napoli allegra,caciarona,popolare,che Pasolini eleva al rango di corte dei miracoli,in cui il sesso,giocoso e gaudente,altro non è che la ultima risorsa del popolo,una via iriverente e gaudente contro il potere.

Un tema caro a Pasolini,che inaugura il suo trittico della vita,composto oltre che dal Decameron,dai racconti di canterbury e da quel gioiello che è Il fiore delle mille e una notte. Per il Decameron Pasolini si avvale,come farà in seguito,di attori quasi tutti presi dalla strada,tranne i fedelissimi Ninetto davoli e Franco Citti,Angela Luce e il cameo di Silvana Mangano oltre che il suo,nel ruolo di un pittore.

E’ un’opera gioiosa,ridanciana,burlesca,come testimoniato dalle storie,alcune delle quali irresistibili nella loro vena di comicità popolare,condite con storie un tantino scollacciate ma giustificate dal clima di grande libertinaggio tipico della cultura popolare,tipico di una Napoli di altri tempi,con la sua vena autenticamente popolare,con il suo dialetto che sembra una lingua a se stante,con la sua gioia di vivere che contrasta con l’idea della morte che comunque è sempre presente,come un sinistro fantasma.

Nove episodi,alcuni spassosi,come il primo,con protagonista Ninetto Davoli,che interpreta Andreuccio,un mercante che viene turlupinato da una ragazza,che gli fa credere di essere sua sorella,e che grazie ad un complice lo fa cadere in pozzo pieno di escrementi e lo deruba;il giovane,rimasto senza un soldo,si fa convincere a compiere un furto sacrilego,durante il quale ruba,calandosi in una tomba,il ricco corredo funebre di un prelato.

Abbandonato dai complici,si vendicherà appropriandosi di una grossa pietra.e’ il primo colpo da maestro di Pasolini,che irride la chiesa,la tendenza tutta religiosa al culto dei corpi.Andreuccio recupera il maltolto con un colpo di genio,riprendendosi tutto ciò che aveva perso,proprio ai danni di un prelato.

Ancora la religione è presente nell’episodio in cui un pessimo soggetto,pentitosi in punto di morte,finisce per essere venerato come un santo,o ancora nell’episodio in cui un ortolano,fingendosi sordo e muto e un po scemo,porta un pò di sana sessualità all’interno di un convento femminile,nel quale finisce per diventare l’oggetto del piacere di tutte le occupanti,compresa la madre superiora;una storia che culmina,in maniera sicuramente blasfema,nella lunga fila di religiose che aspetta l’ortolano fuori dalla sua cella,per godere di un pò di sano sesso.

C’è lo spazio per una benevola presa in giro della credulità popolare nell’episodio di peronella (Angela Luce),che fa becco il marito mentre questi è al lavoro all’interno di una giara;o ancora nell’ultimo episodio,quando un contadino,per giacere con la moglie dell’amico,gli fa credere di essere tornato dall’ladilà per insegnargli che nel mondo ultra terreno fare l’amore non è peccato.

E’ un Pasolini solare,diverito,quello del decameron;lontano anni luce dalla cupa,nichilista e terribile lucidità del Salò,film che avrebbe dovuto significare l’inizio di una trilogia della morte,opposta alla trilogia della vita di cui il Decameron è tappa fondamentale.Ed è un Pasolini che mostra la sua commozione descrivendo gli ultimi fuochi della civiltà contadina,mentre un’altra civiltà sta per prenderne il posto.C’è un senso di rammarico,di rimpianto per un mondo autentico,con una sua cultura forte,pregnante;c’è il divertimento nel voler scandalizzare attraverso il sesso,tabù solo per volontà del clero,ma unica vera fonte di piacere per chi nulla possiede,se non la propria istintiva,naturale sensualità.

Un film molto bello,poetico e ed intelligente,con un gusto raffinato proprio nell’utilizzare immagini della civiltà contadina,o anche di aprticolare effetto nel mostrare il mondo del sottobosco proletario,burlone e ridanciano,pieno di oscuri retaggi ma allo stesso tempo vitale e straordinariamente umano.

Giudizio:ValutazioneValutazioneValutazioneValutazioneValutazione

Un film di Pier Paolo Pasolini. Con Franco Citti, Ninetto Davoli, Angela Luce, Silvana Mangano, Pier Paolo Pasolini, Gianni Rizzo, Guido Alberti, Lino Crispo, Vittorio Fanfoni, Guido Mannari, Vincenzo Amato, Giovanni Esposito, Giacomo Rizzo, Enzo Spitaleri. Genere Commedia, colore 110 minuti. – Produzione Italia 1971.



Nove settimane e mezzo

Maggio 26, 2008

Nove settimane e mezzo:è il tempo che dura la relazione tra John,un brillante broker e Elizabeth,anche lei affermata gallerista;la donna è divorziata,sola e diventa preda della strana personalità dell’uomo,che la conquista un giorno in un locale,con un regalo.

Tra i due scatta la scintilla dell’attrazione,e ben presto Elizabeth inizia a sperimentare gli strani desideri erotici dell’uomo;nulla di particolare,ma la donna ben presto si rende conto di essere sempre più uno strumento nelle mani di John,che dispone di lei quasi fosse una marionetta.

I giochi audaci tra i due subiscono una continua escalation,man mano che la coppia si affiata dal punto di vista sessuale,e i due iniziano anche a correre qualche rischio di troppo;ma l’appetito sessuale alla fine alla donna sembra essere di troppo.

Si ferma a riflettere e capisce che la relazione la sta riportando ad un punto di non ritorno;conosce un altro uomo,assolutamente antitetico a John,così capisce che è ora di ritornare tra i ranghi,e pur in lacrime,lo lascia e torna alla vecchia vita.

Nove settimane e mezzo,ad onta della sua fama amorale e peccaminosa,in realtà è un film abbastanza noioso,che vorrebbe in qualche modo ricalcare il tema dell’erotismo lanciato in Ultimo tango a Parigi,senza tuttavia avere ne un background storiografico così dark e disperato,di lucido nichilismo come il capolavoro di Bertolucci e nemmeno l’ambientazione livida del citato film.

Alla fine ci si annoia discretamente,anche perchè il tanto sbandierato erotismo si riduce alla visione del corpo di Kim Basinger,lei si affascinante,ma nemmeno troppo svelato.

Qualcosa comunque di buono c’è:la voce di Annie Lennox,degli eurytmics,che canta con raffinata sensualità This city never sleep,questa città non dorme mai,riferimento alla peccaminosa New York;la voce del grande Joe Cocker,che lanciò la celebre colonna sonora portante del film,You can leave your hat hon,e infine la roca e sensuale voce di Billie Halliday.

Aldilà della patinata raffigurazione di erotismo e di ambienti,alla fine resta ben poco;ciò nonostante il film è considerato una delle icone degli anni ottanta.

Giudizio:ValutazioneValutazione

(9½ Weeks)

Un film di Adrian Lyne. Con Mickey Rourke, Kim Basinger. Genere Drammatico, colore 121 (113) minuti. – Produzione USA 1986.


Zardoz

Maggio 25, 2008

Zed è uno sterminatore. Ha il compito,per ordine della divinità Zardoz,un’enorme testa volante,di uccidere i bruti,cioè quello che resta dell’umanità mortale.

Zardoz è in effetti solamente un astronave,pilotata da un umano;ma un umano speciale. Appartiene infatti al gruppo degli immortali,degli esseri umani che vivono nel Vortex,una specie di dimensione parallela a quella umana,in cui gli immortali vivono senza grossi pensieri.Al loro interno hanno costituito tre gruppi,il primo dei quali è composto dagli immortali,sempre giovani ma parecchio annoiati,in una vita in cui la sessualità è stata messa al bando;ci sono poi i rinnegati,che vivono separati,e che sono stati invecchiati per aver commesso sacrilegio verso gli immortali e il tabernacolo,la fonte suprema della loro vita,e che vivono in una condizione terribile,essendo anziani ed impossibilitati a morire.

Infine c’è il gruppo degli apatici,che vice senza alcuno stimolo o passione,in preda ad un’apatia totale,riforniti di viveri proprio dagli immortali

Zed,con un colpo geniale,riesce a salire a bordo di Zardoz,ed a uccidere l’immortale che è all’interno,Arthur Freyn;così,guidato dalla forza mentale degli immortali,lo zardoz approda nel Vortex,dove Zed seminerà caos e distruzione,portando all’interno della comunità gli istinti naturali dell’uomo;quelli della sensualità,dimenticata da molti secoli,quelli della violenza,degli istinti primordiali.

Aiutato da Amico,un immortale rinnegato e perciò diventato vecchio,Zed seminerà lo scompiglio all’interno del Vortex,distruggendo il tabernacolo e imposessandosi del cristallo,un insieme di tecnologia e altro che in pratica teneva in vita il Vortex.

Finalemente i vecchi possono morire,mentre il Vortex si dissolve;ma la sorpresa finale è la ricomparsa di Arthur Freyn,che non era morto,ma aveva guidato,sapientemente Zed all’interno del Vortex,per tentare di scuotere dalle fondamenta una civiltà che stava lentamente,ma inesoranilmente,scomparendo proprio per l’impossibilità di morire,quindi di rigenerarsi.

Zardoz è un progetto ambizioso,a metà strada tra il fantascientifico e il filosofico;la trama è molto complessa,e alle volte difficile da seguire. In sostanza Boorman coglie l’occasione per lanciare una serie di messaggi trasversali sulla vita,sulla necessità di non sfidare le sue leggi,di non sfidare l’etica e sopratutto ironicamente tratteggia una società di ricchi molle e priva di ideali,quasi catartica nella sua essenza.

Zed è interpretato da Sean Connery,con tanto di codino e muscoli all’infuori;ma l’attore scozzese se la cava egregiamente,affiancato,in buona parte del film,da un’irresistibilmente bella Charlotte Rampling.

Molto discusso alla sua uscita,Zardoz è oggi un cult,uno di quelli veri,un film che si rivede con piacere estatico.


Un film di John Boorman. Con Sean Connery, Charlotte Rampling, Sara Kestelman, John Alderton, Sara Kestleman, Saley Anne Newton, Niall Buggy, Bosco Hogan, Jessica Swift, Bairbre Dowling, Christopher Casson, Reginald Jarman. Genere Fantastico, colore 102 minuti. – Produzione USA, Gran Bretagna 1973.

Sean Connery: Zed
Charlotte Rampling: Consuelo
Sara Kestelman: May
John Alderton: Amico
Niall Buggy: Arthur Frayn
Sally Anne Newton: Avalon
Bosco Hogan: George Saden
Christopher Casson: vecchio saggio
Bairbre Dowling: Stella
Reginald Jarman: la “morte”
Jessica Swift: una apatica
John Boorman: un bruto


Tutti i colori del buio

Maggio 23, 2008

La vita di Jane,una bellissima donna inglese,è stata condizionata da un evento terribile avvenuto quando era piccola. Ha,infatti,assistito all’omicidio della madre. Questo evento le ha provocato sempre degli incubi,in cui una misteriosa mano,armata di pugnale,si avvicina nell’ombra per ucciderla. Ad aggravare la situazione arriva un altro evento traumatico:jane viene coinvolta in un incidente stradale,e perde il bambino che aspettava.

Sia il marito che la sorella Barbara assistono preoccupati alla evoluzione della psiche della giovane donna;così Barbara la indirizza dal professor Burton,uno psicologo,che inizia con lei una serie di sedute terapeutiche,con le quali cerca di andare alle radici del problema,in primis ovviamente l’omicidio della madre di Jane.

Nel frattempo jane apprende che nel palazzo dove vive abita una misteriosa donna,Mary,che sembra dotata di strani poteri;la incontra,e quest’ultima le parla di una strana setta di cui fa parte,una setta dedita a misteriosi riti esoterici,con forti connotazioni demoniache. Jane,pur titubante,accetta di partecipare ad una di queste messe nere. Lungi dal trarre un giovamento,la mente di jane si perde ancor più,rischiando la follia.

Ad aggravare le cose arrivano tre misteriosi omicidi;muiono,in successione,il dottor Burton,che aveva in curala donna,e due persone anziane che avevano in cura Jane.

Ma la storia,che si è complicata enormemente,arriva ad una svolta per merito di Richard,il marito di jane,che mette sulla strada giusta la polizia;tutti i misteriosi appartenenti alla setta vengono arrestati e si arriva alla drammatica e inaspettata conclusione:tutta la vicenda era stata organizzata dalla subdola Barbara,che,avendo ricevuto una grossa somma di denaro dall’assino della loro madre,aveva organizzato una congiura,lavorando sugli incubi della sorella per portarla alla follia.

Tutti i colori del buio,girato da Sergio Martino nel 1972 è un ottimo thriller della scuola italiana di genere,che mescola con intelligenza sottili immagini erotiche (niente di particolare,alla luce di ciò che si è visto in seguito sullo schermo) e una buona trama,con il classico colpo di scena finale.

Un film che mescola il thriller al sovrannaturale,che in questo caso centra poco,come si scoprirà alla fine,ma è solo un pretesto per una squalida storia di denaro.

Ottima la Fenech,in un ruolo che potremmo definire drammatico,e buono il cast dei protagonisti,con Hilton che interpreta Richard,il marito di Jane,la bella Susan Scott nel ruolo della perfida Barbara e Marina Malfatti nel ruolo della misteriosa Mary.

Giudizio:ValutazioneValutazioneValutazione

Un film di Sergio Martino. Con George Hilton, Edwige Fenech, Marina Malfatti, Ivan Rassimov, Renato Chiantoni, Georges Rigaud, Dominique Boschero, Carla Mancini. Genere Thriller, colore 94 minuti. – Produzione Italia 1972.


Il merlo maschio

Maggio 22, 2008

Nel 1971 Pasquale Festa Campanile,regista e scrittore,diresse questo film apparentemente senza pretese;prese due attori tutto sommato non molto conosciuti,Lando Buzzanca e la giovane e sensuale Laura Antonelli,prendendo come soggetto un tema molto scabroso per l’epoca,una storia di esibizionismo,una rivincita sulla frustrazione dovuta al quotidiano attraverso lesposizione della splendida moglie del protagonista.

Lando Buzzanca e Lino Toffolo

Una storia semplice,che risultò,alla fine,come uno dei film più visti dell’anno,e non solo per la sovraesposizione delle bellezze fisiche,peraltro notevolissime,della Antonelli.Si,perchè Il merlo maschio è una storia arguta,ironica,garbata e mai volgare,nonostante la Antonelli reciti praticamente nuda per quasi tutto il film.

La storia inizia a Verona,dove un violoncellista anonimo,Niccolò Vivaldi (omen nomen),vive una carriera in ombra,senza grosse soddisfazioni,anzi;è quasi invisibile ai colleghi,principalmente al suo direttore d’orchestra. Ma un giorno,mentre osserva la moglie che dorme,nuda,le scatta una foto e la manda ad un giornale osè. E’ l’inizio di una rivincita,non più legata alle proprie doti,ma a quelle della moglie,un senso di rivincita per interposta persona,che lo porta ben presto a capire quale livello di libidine scateni negli altri la visione del morbido corpo della consorte.

Che,per amore,e forse anche lusingata,accetta di buon grado. Dottori e casuali e occasionali guardoni si contendono ben presto le grazie (solo visive) della bellissima e ingenua donna,che si spinge sempre più in là,in rotta di collisione con la morale dell’epoca,anche se,formalmente,l’onore è salvo.

Perchè lei è sposata (in Italia il divorzio era lungi da venire),ed è una moglie fedele,almeno fino al giorno in cui Niccolò,che ha perso il senso delle proporzioni e che sogna un tributo ampissimo da una grande platea,non la mette in una custodia di violoncello,nuda come l’ha fatta mamma,e la espone al ludibrio della platea maschile dell’Arena di Verona,stracolma.

E’ il punto finale,il trionfo dell’uomo,ma anche la sua fine;finirà in manicomio,e la sua compagna finirà probabilmente nelle mani di qualche avido e interessato guardone. Un finale amaro per un film a metà strada tra il grottesco,sottolineato da alcune scene abbastanza incredibili e la denuncia di una società sicuramente bacchettona,in cui la sessualità è vissuta con vergogna,e in cui certe cose si fanno solo con le donnacce.

Perbenismo e ipocrisia quindi alla frusta,pur nei limiti di un film che non esce mai dai canoni della commedia,pur di buon livello. Bravi sicuramente lando Buzzanca e la splendida Antonelli,che vide fare un balzo in vanti alla sua carriera,culminata con quel capolavoro di erotismo vedo-non vedo che è Malizia.


Il merlo maschio (1971) un film di Pasquale Festa Campanile con Lando Buzzanca, Laura Antonelli, Lino Toffolo, Ferruccio De Ceresa.


La ragazza del lago

Maggio 22, 2008

In una splendida e solare mattina,una cittadina di provincia si sveglia con l’incubo del rapimento di una bambina;bastano poche ore e l’allarme rientra,perché la bambina si è allontanata spontaneamente,per seguire un giovane ritardato,ma inoffensivo.

Ma la calma è solo apparente e viene rotta drammaticamente dal ritrovamento del corpo nudo di una ragazza,sulle sponde di uno splendido lago. Qui la scena è girata magistralmente,perché l’immobilità del corpo morto contrasta in maniera stridente con la calma bucolica del posto;il primo ad arrivare sul luogo del delitto è il commissario Giovanni Sanzio,padre di Francesca,che vive lontano dalla moglie affetta da gravi problemi neurologici.

Sanzio,aiutato dal collega Siboldi e da Alfredo,suo vecchio amico e conoscente dei posti,inizia una difficile ricerca dell’assassino,che ha agito apparentemente senza un valido motivo.

Pian piano il film,che mostra tutti i lati caratteriali dei personaggi,le difficoltà di relazione,come il difficile rapporto tra Sanzio e sua figlia Francesca,si trasforma in una sottile opera psicologica,lenta e formalmente inappuntabile,con dialoghi studiati,intensi,come quello fra Sanzio e la figlia.

La provincia friulana fa da sfondo,con paesaggi assolutamente incantevoli,che scorrono come quadri impressionisti dietro le figure di tutti i protagonisti.

La ragazza del lago,sepolto sotto una valanga di David,è un noir italiano che sembra privilegiare dialoghi e luoghi,trasformandosi da thriller in spaccato della vita di provincia;forse l’unica cosa che centra poco con il film è la complessa situazione famigliare di Sanzio,ma evidentemente il regista ha privilegiato le storie personali,senza curarsi molto dell’ambientazione thriller tipica dei film con omicidi e assassini.

Ottimo Servillo,ormai un’assoluta garanzia,brava la Golino in una piccola parte.

Ottima fotografia e ottima location.

Giudizio:ValutazioneValutazioneValutazioneValutazione

Un film di Andrea Molaioli. Con Toni Servillo, Nello Mascia, Marco Baliani, Giulia Michelini, Fausto Maria Sciarappa, Denis Fasolo, Franco Ravera, Sara D’amario, Heidi Caldart, Alessia Piovan, Nicole Perrone, Enrico Cavallero, Anna Bonaiuto, Omero Antonutti, Fabrizio Gifuni, Valeria Golino. Genere Commedia, colore 95 minuti. – Produzione Italia 2006. – Distribuzione Medusa – [Uscita nelle sale venerdì 14 settembre 2007]

Personaggi e interpreti:

Toni Servillo: commissario Sanzio

Valeria Golino: Chiara Canali

Fabrizio Gifuni: Corrado Canali

Anna Bonaiuto: moglie di Sanzio

Omero Antonutti: padre di Mario

Marco Baliani: Nadal

Denis Fasolo: Roberto

Franco Ravera: Mario

Giulia Michelini: Francesca

Nello Mascia: Alfredo

Fausto Maria Sciarappa: Siboldi

Heidi Caldart: Silvia