Portiere di notte

Aprile 29, 2008

Un viaggio oscuro,attraverso il labirinto dei comportamenti umani,attraverso la sindrome di Stoccolma,vera o presunta,che si instaura tra una vittima e il suo carnefice.

Al tempo stesso un viaggio asettico e in bianco e nero,senza morali aggiuntive,senza denuncia,quasi un documentario su una relazione ambigua.Questo potrebbe essere uno dei fulcri del film Portiere di notte,di Liliana Cavani.Potrebbe,non è detto che lo sia.

In una Vienna livida e cupa arriva Lucia,(Charlotte Rampling),una giovane donna dal passato è tragico;è stata detenuta in un campo di concentramento nazista,e ne è uscita segnata per sempre.

Quando arriva nell’albergo in cui prenderà alloggio,Lucia si trova immediatamente di fronte i fantasmi del suo passato,incarnati da Max,il portiere dell’albergo,l’uomo che l’aveva violentata durante la sua reclusione.

L’uomo che la aveva utilizzata come strumento di piacere per gli ufficiali del lager,il responsabile dei suoi incubi;ma il rapporto tra i due ha mantenuto un sottile filo perverso,e ben presto nasce tra loro un complesso rapporto sado masochistico,in cui si allacciano mortalmente lussuria,senso di possesso,senso di sottomissione,in un intreccio inestricabile di sensazioni.

Max,che copre anche con il suo lavoro alcuni dei vecchi gerarchi del campo,lavora per una donna,la Contessa,e gli procura giovani e focosi amanti;i vecchi aguzzini,però,hanno paura che la donna parli,e riveli particolari del loro fosco passato.E il film sfocia,fatalmente,in tragedia.

Liliana Cavani affrontò con grande intelligenza e senza alcuna paura un tema scottante,assolutamente mal visto da intellettuali e non solo;e lo fece raccontando una storia nera al punto giusto,senza indugiare su sensi di colpa o su condanne etiche.

Il risultato è un film cupo e drammatico,in cui la confusione di ruoli tra colpevoli e vittime,tra potere e succubi del potere assume confini incerti.

Grande prova d’autore per Bogarde e per la Rampling,due personaggi sinistri e tragici,resi con vigore nelle loro paure,angosce e nelle loro esaltazioni;eros e thanatos inestricabilmente uniti,in un gioco delle parti in cui nessuno ha un ruolo definito.Non ci sono vincenti o eroi,c’è solo l’ineluttabilità del destino.

Portiere di notte, un film di Liliana Cavani. Con Gabriele Ferzetti, Charlotte Rampling, Philippe Leroy, Isa Miranda, Dirk Bogarde, Nora Ricci, Giuseppe Addobbati, Marino Masé, Piero Mazzinghi, Ugo Cardea, Amedeo Amodio. Genere Drammatico, colore 114 minuti. – Produzione Italia 1974.


La fuga di Logan

Aprile 29, 2008

In un futuro lontano,quello che resta dell’umanità vive sotto un’immensa cupola,separata dal mondo e governata da un supe computer,con l’ausilio di sorveglianti.

Le regole all’interno della città prevedono che i giovani,raggiunta l’età di 30 anni,debbano partecipare alla giostra del Carrousel per poter così rinascere.

C’è che invece è convinto che la cosa nasconda una realtà ben più tragica,e cioè che il Carrousel altro non sia che un sistema per il controllo demografico.

Logan 5,con il suo amico Francis 7,appartengono alla categoria dei sorveglianti;la loro vita si svolge in maniera edonistica,tra una festa e una compagna trovata attraverso il circuito,una vera e propria roulette in cui vengono coinvolte le ragazze della città.

La giostra del Carrousel

Un giorno Logan conosce una strana ragazza,Jessica,che sembra avere qualcosa da nascondere sulla sua identità.

Contemporaneamente,Logan viene convocato dal super computer,che gli assegna una missione:fingersi disertore per scovare e neutralizzare i disertori,e in particolare di scoprire la meta finale delle loro diserzioni,un luogo chiamato Santuario.

Così a Logan viene portata sul rosso la pietra della vita,

La pietra della vita

una gemma incastonata nella mano,che lampeggia per ogni abitante che raggiunge i 30 anni di vita,destinandolo al Carrousel;aiutato dalla recalcitrante Jessica,Logan,dopo essere scampato miracolosamente ad un agguato nel centro dell’Eros,fugge dalla città attraverso il sistema di approvvigionamento della stessa.

Qui finisce per imbattersi in uno strano robot,Box,

Il robot Box

creato dai costruttori della città per immaggazinare cibo,e che tenta di surgelarli.

Scampati al pericolo,Logan e Jessica giungono finalmente all’aria aperta,e si incamminano per la loro destinazione. Giungono in una città antica,all’apparenza disabitata,dove incontrano un vecchio. Capiscono così che la vita fuori dalla città è possibile,e che esiste davvero la possibilità di compiere tutto il percorso della vita,dalla nascita all’anizanità. Vengono raggiunti da Francis,che rifiuta di credere anche all’evidenza e che,dopo un breve scontro con Logan,muore.

Jessica e Logan,in compagnia del vecchio,tornano alla città,dove Logan,fatto prigioniero,riesce a resistere alle domande del supercomputer,provocandone l’esplosione.

In un atttimo la cupola della città si dissolve,e mentre in città si scatena il panico,il vecchio,che ha assistito alla scena della distruzione della cupola,osserva con stupore i primi giovani in fuga avvicinarsi a lui stupefatti.

I giovani guardano con immenso stupore quell’uomo così anziano,e iniziano a passargli le mani tra i capelli.

La fuga di Logan,tratto da un romanzo di F.W.Nolan è uno dei migliori esempi di film di fantascienza targati anni 70,l’epoca d’oro del genere.

Girato con un’ambientazione fastosa,molto accurata,e interpretato da un cast validissimo,il film si segnala per la sua capacità di tenere avvinto lo spettatore con una storia ben congegnata,attraverso una descrizione precisa degli avvenimenti,che una volta tanto riescono di facile comprensione.

Gli effetti speciali sono di Abbott,il genio che aveva creato quelli del celebre Il pianeta delle scimmie,un altro classico del cinema di fantascienza.

Un film molto bello,intelligente,che a distanza di oltre 30 anni riesce ancora ad avvincere.

(Logan’s Run)

Un film di Michael Anderson. Con Peter Ustinov, Michael York, Richard Jordan, Farrah Fawcett, Jenny Agutter, Roscoe Lee Browne, Michael Anderson Jr., Gary Morgan, Denny Arnold, Glenn Wilder, Lara Lindsay. Genere Fantascienza, colore 120 minuti. – Produzione USA 1976.




Ultimo tango a Parigi

Aprile 29, 2008

Un destino abbastanza inusuale,quello del film di Bertolucci;osannato,disprezzato,denigrato e applaudito oltre il valore intrinseco del film.

Unica opera nella storia della cinematografia italiana ad essere destinato al rogo,Ultimo tango a Parigi è stato condannato per molti anni a girare solo in versioni domestiche,nel formato 16 millimetri prima e VHS poi,prima della definitiva sentenza che lo ha riabilitato,in quanto forma d’arte.

Una storia tutto sommato abbastanza banale fa da impianto al film.

Un vedovo,in seguito al suicidio della moglie,vive un’esistenza priva di stimoli e di obiettivi;ma un giorno l’incontro con una rampolla della borghesia parigina Jeanne,gli cambia la vita.

I due si incontrano in un appartamento vuoto,e iniziano una relazione esclusivamente sessuale,senza conoscere niente l’uno dell’altro,avvicinati solo come forma di comunicazione da una sorta di furore erotico,sublimata dalla famosa scena del burro,nella quale l’uomo obbliga la ragazza ad un degradante rapporto sessuale di sodomia.

Scena che scatenò sia i pruriti della censura sia quella di un pubblico di voyeur,poco affascinata dalle atmosfere decadenti della pellicola.

Il film prosegue su una china di incomunicabilità:mentre per lui il sesso diviene poco alla volta un’ossessione,per lei,finito l’impatto emotivo e trasgressivo,l’interessa scema.

E quando l’uomo andrà alla ricerca di un rapporto meno effimero,basato anche su altro,la ragazza,che mal sopporta l’intrusione nella vita privata,lo ucciderà.

Memorabile la scena finale,quando alla polizia dirà semplicemente;”lo conoscevo appena”

Apologo duro e spietato di una società individualista,Ultimo tango è soprattutto una strepitosa prova d’attore.Quella che fornisce Marlon Brando,che tratteggia da par suo la figura dolente,contraddittoria di Paul,il vedovo in profonda crisi esistenziale.

Enigmatica,fredda,impassibile è invece la figura di Jeanne,interpretata da una splendida Maria Schenider,che non toccherà mai più le vette di recitazione di questo film,schiava di un personaggio che,come raccontò in seguito,non aveva amato affatto.


Viene da chiedersi chi sia stato in effetti il regista del film,visto che Brando suggerì ( o impose),parecchie modifiche della sceneggiatura.

I dialoghi del film attraggono,disgustano,fanno riflettere e indignano;e non necessariamente in questo ordine.

Paul insulta la donna con parolacce,soprattutto durante i rapporti sessuali;in questo modo sfoga un’ira irrazionale e generalizzata verso le donne,esternando una frustrazione della vita confusa e nichilista.Le sue crisi di pianto,i suoi vaneggiamenti sono,agli inizi,visti quasi con curiosità da Jeanne,che accetta tutto dal suo maturo amante.


Ma la novità,il senso del proibito,anche il senso di noia verso l’uomo che sta per sposare si frantumano nel momento in cui Paul chiede un rapporto umano,vero.Paul muore ucciso dalla sua amante,in uno scenario tetro e sporco,un simbolo di quello che è stata la storia di sesso con Jeanne.

Lungi dall’essere l’incontro tra due anime sole,la storia si dipana e arriva alla sua conclusione nel modo peggiore possibile;non c’è comunicazione,tra i due mondi,il sesso è solo una parentesi.

I due mondi sono destinati a sfiorarsi e a lasciarsi.Non c’è speranza,non c’è futuro.Bertolucci segna una delle tappe fondamentali del cinema italiano;un film esistenzialista,scarno ed essenziale,privo di sorrisi,triste apologo di una società le cui regole sono semplici ed assurde.Si vive nell’indifferenza,si muore in essa e con essa

“Io lo conoscevo appena” è una frase applicabile al matrimonio,alla vita sociale,a tutto,in definitiva.

Giudizio:ValutazioneValutazioneValutazioneValutazione Valutazione

Un film di Bernardo Bertolucci. Con Massimo Girotti, Maria Michi, Marlon Brando, Jean-Pierre Léaud, Maria Schneider, Giovanna Galletti, Catherine Allégret, Catherine Sola. Genere Drammatico, colore 132 minuti. – Produzione Italia 1972.