Le mele di Adamo



Un  neonazista bastardo,appena uscito di galera,che porta con se come unico corredo,il Mein kampf e la foto incorniciata di Hitler.
Si chiama Adamo,e non conosciamo nulla del suo passato.
Lo vediamo scendere da una corriera,atteso da un sacerdote.
Il sacerdote è Ivan,che lo accoglie come un vecchio amico.
Strano tipo,Ivan.
Da subito mostra alcune caratteristiche che sembrano farne un essere fuori dal mondo e dalla realtà.
Non conosce il male,o meglio,lo conosce ma non riesce a vederlo negli uomini.

E’ convinto che il diavolo tenti sempre di confonderlo e di indurlo in tentazione,inutilmente.
E’ un uomo che è stato provato pesantemente dalla vita.
Da bambino è stato violentato,con la sorella,da l padre padrone,tanto che la ragazza è morta.
Si è sposato,ma ha avuto un figlio,Christian,tetraplegico e la moglie,in seguito,si è uccisa,incapace di sopportare la prova


In ultimo,ha un cancro al cervello,che sembra minarne le capacità intellettive.
E’ il parere del medico del vicino ospedale,convinto che l’eccessivo ottimismo del sacerdote sia originato proprio dal male.
E’ un errore clamoroso.
Ivan è semplicemente un uomo mosso da una fede straordinaria,inamovibile.
Che gli permette di non impazzire,di accettare la realtà stravolgendola.
Nella parrocchia,ospita due personaggi strampalati: un terrorista rapinatore e privo di ogni scrupolo morale,e un ex campione di tennis,diventato un alcolizzato.


Adam,che impersona il male allo stato puro,riceve l’incarico di badare al grande albero di mele adiacente alla chiesa,in modo da poter preparare una grande torta di mele.

Lo scontro tra i due diventa inevitabile.
Adam,il male,le tenta tutte per demolire le certezze del povero Ivan,
che racconta sempre che la moglie è morta casualmente,che il figlio è un ragazzo normale,intelligente e vivace;la realtà non esiste,esiste solo quello che vogliamo vedere.
E’ questo l’insegnamento che Ivan da alle persone che gli vivono accanto:esseri fragili,preda delle loro passioni e debolezze.
Poi,un giorno,tutto viene messo in discussione.

Adam,in una serata terribile,scossa da un temporale violentissimo,in un’aria elettrica tempestata di fulmini,affronta per l’ultima volta il sacerdote.
Gli legge il libro di Giobbe,l’uomo a cui il Dio crudele della Bibbia da tutti i tormenti possibili e immaginabili.
Lo mette davanti alla realtà,crudele,e dissolve,in un attimo,tutte le certezze del sacerdote,minandone la fede.
Per Ivan è la fine.


Prende contatto con la realtà,e guarda per la prima volta il mondo con gli occhi della ragione.
Il figlio è tertraplegico,la moglie si è suicidata,i suoi ospiti altro non sono che creature malvagie.
Sconfitto,il sacerdote sembra perdere la volontà di vivere.
Ma………………
Ometto il finale,perché è una sorpresa,ed è soprattutto in linea con una storia che assomiglia ad una favola,ma che al contrario è uno spaccato esistenziale di grosso spessore.
Bene e male,sogno e realtà,vita vera e immaginaria,dolore e gioia si mescolano sapientemente,nel film di Anders Thomas Jensen
Il candido Ivan,opposto al crudele Adam,è una potente allegoria della vita,dell’essere quotidiano,delle lotte tra le sue due nature.
Le mele di Adam sono la conoscenza,il libero arbitrio.
Ivan è il bene incontaminato,non corrotto,l’essere ancestrale dell’uomo.
La lotta tra i due è inevitabile come la lotta per la vita.
M auna volta tanto,un finale non scontato mostrerà come anche il male possa evolvere.
Film da vedere,per la sua capacità introspettiva,per lo humour nerissimo dell’autore.
E per la prova gagliarda dei protagonisti, Nicolas Bro, Tomas Villum Jensen, Ali Kazim, Nikolaj Lie Kaas, Gyrd Løfqvist, Mads Mikkelsen, Lars Ranthe, Peter Reichhardt
Vedetelo,e passerete due ore intense,dense di interrogativi.


Le mele di Adamo, un film di Anders Thomas Jensen. Con Ulrich Thomsen, Mads Mikkelsen, Nicolas Bro, Nikolaj Lie Kaas, Ole Thestrup, Ali Kazim, Paprika Steen. Genere Commedia, colore 94 minuti. – Produzione Danimarca 2005.

Ulrich Thomsen     …     Adam Pedersen
Mads Mikkelsen    …     Ivan
Nicolas Bro    …     Gunnar
Paprika Steen    …     Sarah Svendsen
Ali Kazim    …     Khalid
Ole Thestrup    …     Dr. Kolberg
Nikolaj Lie Kaas    …     Holger
Gyrd Løfquist    …     Poul Nordkap
Lars Ranthe    …     Esben
Peter Reichhardt    …     Nalle
Tomas Villum Jensen    …     Arne
Peter Lambert    …     Jørgen

Le mele di Adamo di Anders Thomas Jensen, film danese conclusivo di una trilogia dedicata ai derelitti dalla società dal regista trentenne, conferma le grandi qualità cinematografiche mostrate a volte dal cinema del Nord. Sono ammirevoli la capacità di mescolare comicità e tragedia, la fotografia straordinaria (Sebastian Blenkov) dei paesaggi di campagna immersi nella nebbia o affogati dal diluvio; l’interpretazione perfetta di Ulrich Thomsen (già protagonista di Festen, L’eredità, Non desiderare la donna d’altri); il gruppo degli interpreti eccentrici e insieme dolorosi (un tennista obeso, un arabo pronto a sparare, una malata di nervi incinta, un medico bonario e sadico); i repentini scoppi di violenza; la giovane energia intellettuale dell’autore. Un neonazista (svasticata tuata sul polso, ritratto di Hitler in camera) appena uscito di prigione viene mandato in una comunità di recupero in un vicariato di campagna, sotto il controllo di un pastore protestante. Si comporta male, naturalmente. Quando il sacerdote lo spinge a trovare uno scopo ai suoi giorni, risponde beffardamente di voler fare una gigantesca torta di mele con i frutti del giardino. Ma l’albero di mele, come gli esseri, umani raccolti nel vicariato, sembra costantemente colpito dalla sfortuna: viene attaccato dai corvi, poi dai vermi, poi dai fulmini. Il sacerdote, vedovo, padre di un bambino paralizzato, malato di tumore, con santa letizia ignora e altera la realtà per proteggersi dal dolore. Ma tutto cambia quando il protagonista insinua: «Se fosse Dio che ti perseguita, e non Satana che ti mette alla prova? Dio ti odia…».
Il dubbio salva il sacerdote dal dogmatismo, salva persino la sua vita dalla malattia distruttiva; tutore e tutelato riescono a costruire un’amicizia complice. Le idee sono provocatorie alla maniera dei ragazzi; ma la concreta materia dl racconto è più sottile e sensibile, più rivelatrice di un talento che i film precedenti del regista avevano già lasciato intuire.
Da La Stampa, 28 aprile 2006, Lietta Tornabuoni

Bisogna riconoscere una cosa alla cinematografia danese: non sembra avere paura di niente. Dio e il Diavolo, la medicina e gli enigmi del cervello, la follia, l’insania e i misteri della percezione. Tutte cose che non paiono adatte alla giocosa leggerezza della commedia. Eppure Anders Thomas Jensen, regista 30enne che si è formato alla scuola di von Trier sceneggiando le opere Dogma, con Le mele di Adamo confeziona una cupa e sorprendente black comedy dove accade sempre ciò che non ti aspetti. Appena uscito di prigione il neonazista Adam è obbligato a passare un periodo di riabilitazione presso una chiesa dove il pastore — affetto da una patologica incapacità di accettare la crudeltà del reale — riunisce attorno a sé una piccola comunità di matti. Il compito di Adam sarà quello di cucinare una torta di mele, utilizzando i frutti dell’albero del prete. In questa landa desolata, dove si scatena il furore biblico degli elementi e si accaniscono le sfighe di una vita maledetta, Adam dovrà scegliere tra la verità e l’illusione. Una decisione giusta non c’è, sembra suggerire l’autore, e se viene data è solo un’ultima menzogna.
Da Rolling Stone, n. 31, maggio 2006, Silvia Colombo


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