
Quattro amici.Vite noiose,borghesi,prive di guizzi.Ugo (Ugo Tognazzi) è un cuoco-gourmet di classe;Marcello (Marcello Mastroianni) un pilota di linea puttaniere e assetato di sesso;Philippe (Philippe Noiret),un giudice che vive ancora con la sua balia,e che lo soddisfa anche sessualmente;in ultimo Michel (Michel Piccoli),importante regista televisivo dall’aria intellettuale,sempre con l’espressione insoddisfatta.I quattro hanno in comune la passione per la tavola,per le raffinatezze gastronomiche.


Così,un giorno,ognuno di loro saluta i rispettivi parenti,amici e amanti,per raggiungere la villa di Philippe.
Qui,in un posto decadente,dall’aria vissuta e retrò,tra vecchi fonografi,Bugatti,letti a baldacchino,residui di un tempo glorioso,scelgono la più allucinante delle morti,il suicidio per ingestione di gastronomie.
Invitano tre puttane e una maestrina che all’apparenza sembra una santarellina,e tra un cosciotto di maiale,un piatto di pasta,dolci e via discorrendo mettono in pratica il loro piano.
Le tre prostitute,sopravissute a 24 ore di pranzi luculliani,fuggono convinte di rischiare la vita.
A tener compagnia rimane solo la maestrina,Andrea (Andrea Ferreol),che finirà per assumere il ruolo di vestale della morte,vero e proprio angelo del trapasso.


Uno alla volta,i quattro tengono fede al loro patto.
Il primo a morire è Marcello,che è anche l’unico a rifiutare,all’improvviso,il suicidio con il cibo;tenterà la fuga di sera,nella Bugatti.
Che è una cabrio;la notte una tormenta di neve lo sorprende al volante,facendolo morire assiderato.
Tocca poi a Michel,a cui scoppierà l’intestino,e che cadrà in un lago di feci.
Successivamente è la volta di Ugo,a cui cederà il cuore.
In ultimo muore Philippe,ucciso da un mega dolce troppo zuccherato.
Il tutto mentre arriva un ultimo carico di cibo.


La grande abbuffata è un film difficile,scomodo,a tratti anche rivoltante.
Ma è anche una metafora cinica e crudele di una società che si nutre di tutto,cannibale,votata all’autodistruzione dai suoi stessi miraggi.
Non c’è salvezza,da essa.
L’accumulare porta fatalmente all’autodistruzione,l’eccesso stesso di offerta è il suo grande limite e la sua rovina.
Un messaggio gettato con forza da un regista iconoclasta,Ferreri,che fu accolto malissimo dal pubblico di Cannes,dove il film venne proiettato per la prima volta nel 1973.


Ma che divenne poi un autentico cult,un film faro del grande cinema italiano d’autore,un’opera dissacrante e scomoda,ma vera e forte.
Un film che è una gara di bravura di quattro straordinari attori,impegnati in ruoli scomodi,difficili.
Opera di grande intelligenza,di nichilismo assoluto di un geniaccio del cinema,Ferreri.

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(La grande bouffe)
Un film di Marco Ferreri. Con Ugo Tognazzi, Michel Piccoli, Marcello Mastroianni, Philippe Noiret, Andréa Ferréol, Solange Blondeau, Giuseppe Maffioli, Monique Chaumette, Florence Giorgetti, Bernard Menez, Louis Navarre, Rita Sherrer, Michèle Alexandre, Cordélia Piccoli, James Campbell, Patricia Milochevitch, Henri Piccoli, Mario Vulpiani, Gérard Boucaron, Margaret Honeywell, Annette Carducci, Eva Simonet. Genere Grottesco, colore 132 (125) minuti. – Produzione Italia, Francia 1973.

Andrea Ferreol e Michel Piccoli

Marcello Mastroianni e Andrea Ferreol

Andrea Ferreol e Philippe Noiret
Citazioni
“Io alzo il mio bicchiere, non so a che cosa ma alzo il mio bicchiere…”
“Se non mangi, non puoi morire!”
Pubblicato da paultemplar





