L’uomo che cadde sulla terra

Aprile 8, 2008

Film strepitoso questo di Nicolas Roeg che non dimentichiamo è anche il regista di uno dei più beihorror degli anni ‘70 “A Venezia …un dicembre rosso shocking” (1973) tratto da un memorabile racconto (Don’t look now) della scrittrice inglese Daphne Du Maurier, autrice tra l’altro, anche di Rebecca. Tornando a “L’uomo che cadde sulla terra” (1976); film tra i più sottovalutati troviamo un Bowie in splendida forma, probabilmente di gran lunga la sua migliore performance cinematografica, nei panni dell’alieno Thomas Jerome Newton che giunge sulla terra unicamente per salvare il suo pianeta dalla siccità commerciando tecnologia d’avanguardia in cambio di…acqua pura. Una volta che l’uomo scopre il suo segreto lo umilierà e lo constringerà ad una forzata integrazione rendendolo triste icona delle brutture dell’animo umano. Newton/Bowie troverà pace spirituale unicamente ingabbiando i suoi pensieri al ricordo della sua gente e del suo pianeta ormai condannato alla distruzione perchè la sua missione sulla terra era fallita. Un film che lascia da parte ogni aspetto spettacolare e la pur minima caduta nell’azione per interessare lo spettatore unicamente nell’aspetto psicologico dei personaggi e nei messaggi , nemmeno tanto velati, che parlano di auodistruzione e d’incomunicabilità, per sfociare poi nell’atavico terrore che ci porta al rifiuto di tutto ciò che è diverso, e quindi poco facilmente spiegabile con la ragione, fino al successivo passo che consiste nel ridurre la controparte all’impotenza.
Qualcuno può anche trovare un significato evangelico in questa venuta sulla terra dell’alieno che meraviglia il popolo con effetti speciali e che alla fine troverà il martirio.

Il libro di Trevis nell’edizione italiana di Urania


Un film che porterei insieme ad altri nove sulla classica isola deserta o che seppellirei da qualche parte per tramandarlo ai posteri e che invece si fa una gran fatica a vederlo trasmesso o rieditato in qualche supporto magnetico.
La prima volta che lo vidi, appunto nel 1976, rimasi estremamente colpito dalle invenzioni e dalla tecnologia che Jerome-David portava sulla terra come il procedimento di sviluppo fotografico che tentava di vendere alla Kodak i cui principi erano un’anticipazione della fotografia digitale e quello di ascoltare musica con uno strano macchinario che altro non era che una personale visione del futuribile, per l’epoca, compact disc.

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(The Man Who Fell to Earth)

Un film di Nicolas Roeg. Con Rip Torn, David Bowie, Buck Henry, Candy Clark, Bernie Casey, Jackson D. Kane, Rick Riccardo, Tony Mascia, Linda Hutton, Hitary Holland, Adrienne La Russa, Lilybelle Crawford, Richard Breeding, Albert Nelson, Peter Prouse, Jim Lovell. Genere Fantascienza, colore 118- Durata 138 minuti. – Produzione Gran Bretagna 1976.


Le avventure di Pinocchio

Aprile 8, 2008


Nino Manfredi

Il burattino di Collodi non ha buona fama,negli ambienti legati al cinema.
Troppi sono stati gli insuccessi economici legati alle avventure di Pinocchio,che hanno,in alcuni casi,rovinato la casa produttrice.

Andrea Balestri e Nino Manfredi

Non è il caso della versione sicuramente più famosa delle Avventure di Pinocchio,girato da Luigi Comencini nel 1972.
Una versione di gran respiro,con un cast assolutamente straordinario,con una location accurata e felice,in cui la visione del burattino è resa con mano leggera e poetica,molto più propensa alla descrizione del personaggio,alla sua problematica,che ad effetti speciali o di facile presa.

Franco Franchi e Ciccio Ingrassia

La storia è unanimemente conosciuta,quindi è inutile ritornarci su.
Parliamo invece del cast,che come dicevo prima,accolse al suo interno quanto di meglio c’era a disposizione ;a cominciare da Nino Manfredi,un Geppetto tenero e vagamente ironico,calatosi alla perfezione nel ruolo del papa putativo del pestifero burattino diventato umano.
Per proseguire con il burattino stesso,per il cui ruolo venne chiamato un ragazzino esordiente,Andrea Balestri,che fu un’autentica meteora degli schermi;faccia da monello,grande verve,Balestri recitò con assoluta perfezione il ruolo del bambino recalcitrante ad ogni autorità,in particolare ai doveri scolastici;o ancora il duo Ciccio Ingrassia e Franco Franchi,beniamini del pubblico di pogni età principalmente negli anni sessanta,che conobbero una nuova giovinezza proprio grazie a Pinocchio;o ancora la fata dai capelli turchini,una bellissima e convincente Gina Lollobrigida,molto lontana dallo stereotipo chela voleva come donna sexy e inadatta a film per la famiglia.
O ancora il grande Vittorio De Sica,con il cameo del giudice,Lionel Stander,un luciferino Mangiafuoco,il burattinaio senza cuore;un cast che si integrò alla perfezione,guidato dalla mano felice di un regista che con il cinema ci sapeva davvero fare.
Lo sceneggiato televisivo venne trasmesso in 6 puntate,per un totale complessivo di 300 minuti,ed andò in onda,per la prima volta,prima delle numerose repliche,dal 8 aprile al 6 maggio del 1972 sulla prima rete rai.

Il primo fotogramma dello sceneggiato

Prodotto da RAI, ORTF, Bavaria Film, Cinepat,con sceneggiatura di Luigi Comencini e Suso Cecchi D’Amico,ebbe un ascolto assolutamente straordinario,diventando uno dei programmi più visti di sempre della Rai.
Il telefilm ebbe una location in diverse zone,ma il cuore,il fulcro dello sceneggiato fu il comune di Farnese,nella provincia laziale di Viterbo;qui venne allestito il set della bottega di Geppetto,l’edificio scolastico tanto ostico a Pinocchio; Saline di Tarquinia,un piccolo borgo oggi abbandonato,fu un’altra sede delle avventure del burattino,così come il bellissimo Lago di Martignano nei pressi del Lago di Bracciano in provincia di Roma,l’etrusca Veio.
Altre scene vennero girate nella Selva del Lamone,a Caprarola,a Sant’Oreste e a Guidonia.
Posti scelti con cura,rispettando nel miglior modo possibile l’ambientazione di Collodi.
Le scene marine vennero girate tra Nettuno e Civitavecchia,in particolare quella che vede protagonisti Pinocchio e Geppetto,nell’episodio della balena.
Un telefilm magico e incantato,che resta una delle pietre miliari della tv italiana.

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Interpreti e personaggi


Sergio Leone,la trilogia del dollaro

Aprile 8, 2008

I primi anni sessanta non sono,per il cinema italiano,anni di vitalità straordinaria.
L’epoca dei film neorealisti,di quel cinema del dopoguerra fervido di idee e di voglia di ricominciare,è alle spalle.
Il cinema d’autore,in debito d’ossigeno,vive una fase di stanca,difatti
gli schermi si popolano di peplum e di film d’importazione,di piccole commedie all’italiana o di timidi film sexy,che avranno la loro consacrazione agli inizi degli anni settanta.
Il quadro d’assieme ha tinte opache.
Non ci sono molte idee,e ci si arrangia alla meglio.
Nel 1964 esce un film filmato da Bob Robertson,Per un pugno di dollari.
E’ un film girato in stretta economia,con attori quasi sconosciuti,fra i quali spiccano l’americano Clint Eastwood e l’italiano Gian Maria Volontè.
Il genere è il western,che in Italia ha avuto sempre un discreto successo.
Il cannovaccio classico fino a quel momento aveva visto come protagonisti i rudi cowboys,i pellerossa generalmente cattivi e dipinti come selvaggi senz’anima e i prodi e baldanzosi soldati a cavallo.
Il film di Robertson,dietro il cui pseudonimo si cela l’italianissimo Sergio Leone era stato girato quasi per scommessa.

Eli Wallach


E diventa un autentico caso internazionale.
Alla sua uscita brucia tutti i botteghini,arrivando ad incassare la cifra record di tre miliardi di lire.
L’enorme scalpore suscitato dal film portò alla ribalta il suo autore,che potè finalmente mostrare a tutti la sua identita.
Non un regista americano,ma un italianissimo figlio d’arte.
Robertson difatti significa figlio di Roberti,pseudonimo usato dal padre Vincenzo Leone.
La trama del film è sostanzialmente molto semplice.
In un paese del confine messicano arriva un cavaliere senza nome.
Affronta una banda che terrorizza la zona,la sbaraglia e scompare nel nulla,in silenzio,così com’era arrivato.Di lui non si sà nulla,nemmeno il nome.
Il film era stato girato come già detto in stretta economia,in Spagna.
Leone si era ispirato volutamente ad un’opera del 1961 di Akyra Kurosawa,La sfida del samurai.
Lo straordinario successo del film costa a Leone una denuncia di plagio,che si concluderà con una condanna:in Giappone,Corea e Formosa i diritti esclusivi del film saranno introitati dalla casa di produzione di Kurosawa,assieme al 15% dei diritti mondiali.

Clint Eastwood


Leone reagirà sarcasticamente,ricordando che a maggior ragione avrebbero duvuto sentirsi defraudati Stevens,autore del Cavaliere della valle solitaria e Goldoni,autore di Arlecchino servo di due padroni.
Per un pugno di dollari diventa un caso di costume.
Ci si interroga sui reali perchè del suo successo,che al momento non vengono capiti per intero.
Eppure la risposta è semplice:il ruolo del giustiziere senza macchia e senza passato ha sempre avuto un fascino rilevante sullo spettatore.
Il film di Leone è tirato senza sorrisi e senza pause:ha una colonna sonora sontuosa,composta da un vero maestro,Ennio Morricone;Eastwood ha un volto assolutamente perfetto,con quell’espressione monocorde che lo caratterizza,così come è perfetto Gian Maria Volontè,luciferino,diabolico,con un volto da cattivo scolpito nella pietra.
I paesaggi arsi e desolati ricordano nell’immaginario collettivo la terra di frontiera,quel confine messicano che nessuno conosce dal vivo,ma che tutti immaginano esattamente com’è nel film.
Il successo del film porta Leone a replicare l’esperimento.
Nasce Per qualche dollaro in più,che migliora qualitativamente la recitazione,la suspence e il ritmo narrativo.
Nel film,alla coppia già sperimentata Eastwood-Volontè si aggiunge un altro caratterista del cinema western americano,Lee Van Cleef.
La colonna sonora è nuovamente affidata a Morricone,e tra i comprimari vengono scritturati attori molto bravi tra i quali spiccano Kijnskj e Pistilli.

Lee Van Cleef e Klaus Kinskj


Tecnicamente Per qualche dollaro in più è perfetto.
Non ha cedimenti,è teso come una corda di violino,ed è un film
tutto al maschile.
L’unica donna compare per qualche secondo solo nella rievocazione della storia del colonnello Mortimer,nelle scene memorabili del carillon,autentico colpo di genio del regista.

Gian Maria Volontè


La caccia a Indio,il cattivo in assoluto del film,la strana alleanza tra lo straniero monco e il colonnello,fino all’olocausto finale sono quanto di più affascinante prodotto fino ad allora nel cinema western.
Ancora una volta la scenografia è limitata al massimo:l’ambientazione è pressochè la stessa di Per un pugno di dollari,le musiche sono praticamente un seguito,ampliato e reso armoniosamente “commerciale”di quelle del film precedente.
In effetti è passato solo un anno,dallo straordinario successo di Per un pugno di dollari,ma Leone appare già più maturo,più attento ai particolari,più regista d’atmosfera,in definitiva.

Adesso può dedicarsi ad un opera più complessa,più ambiziosa delle precedenti,un’opera che abbia lo stesso percorso iniziale,ma che sia anche una visione più universale,che abbia dentro qualcosa che non sia solo l’azione o la caratterizzazione del personaggio.
Nasce così Il buono,il brutto e il cattivo,forse il più completo della trilogia,disteso com’è su un arco temporale di tre ore di proiezione.
C’è ancora Clint Eastwood,l’attore che “aveva solo due espressioni:con il cappello e senza il cappello”,come affettuosamente faceva notare Leone;c’è ancora Lee Van Cleef,questa volta nella parte del cattivo,uno spietato e opportunista “Sentenza”.
Ma c’è sopratutto Eli Wallach,faccia dannata,ma di una simpatia che appare immediata pur nel ruolo non facile del fuorilegge.
Tuco è quasi italiano,nella sua psicologia:furbo e opportunista,comico e irriverente.
La colonna sonora è affidata ancora a Morricone,e funge da ideale trait d’union fra i vari punti del film,che si congiunge in un finale dal sapore ironico,ma commosso.

Il duello a tre fra i personaggi del film celebra l’idea iniziale del regista.
L’affresco è completo,con i personaggi che sono giunti alla resa dei conti:la musica di Morricone scandisce il tempo,mentre la camera da presa indulge sui volti dei protagonisti.
Biondo,Tuco e Sentenza si squadrano,nell’attesa spasmodica degli spari che sanciranno la vita o la morte.
Ed è proprio Sentenza a perire,mentre Tuco viene costretto a restare in bilico,ancora una volta,con una corda al collo.
Ma il lieto fine,ironico ,c’è,mentre si alza fortissimo il grido del fuorilegge:
“biondo sai di chi sei figlio tu?di una grandissima putta……………..aaaaaaaaaaaaaaaaa!
Scorrono i titoli di coda,con la musica di Morricone.

E’ la chiusura di un percorso ideale,quello iniziato con Per un pugno di dollari.
Ma in quest’ultimo film,grazie anche ai tempi più dilatati,c’è spazio per un Leone che sottolinea la follia della guerra,simboleggiata dalla grandiosa scena della distruzione del ponte;o anche dalla scena della morte del soldato,al quale biondo accende simbolicamente la sigaretta.
Spazi di comicità e di violenza,alternati ad un ritmo meno ossessivo e meno rigoroso dei due film precedenti.
E’ questa fondamentalmente la novità di Il buono il brutto e il cattivo.
Biondo e Tuco hanno più sfumature,sono delineati meglio rispetto ai personaggi dei primi due film:c’è spazio per qualche notizia in più sul passato,anche se limitato solo al personaggio di Tuco.
Che appare come una vittima,più che come un bandito.
Memorabile il duetto con il fratello prete:”dalle nostre parti o scegli di fare il prete o scegli di fare il bandito…..Io ho scelto la parte più difficile”,dice Tuco.
Un pò di moralismo,che però si inserisce alla perfezione nell’impianto narrativo.
Così come si inserisce splendidamente la comicità fulminante di Biondo,come nel caso dell’incontro con i soldati:”Dio non è con noi,perchè anche lui odia gli stupidi”
Il giustiziere solitario,la vendetta,infine la guerra di secessione e la brama di denaro.
Tre argomenti diversi,per tre trame distinte ma unite da un filo conduttore,ovvero raccontare un West diverso,meno epico e più individualista.
Man mano che il suo progetto cresce,cresce la maestosità delle scene,che raggiunge il culmine con Il buono il brutto e il cattivo.
E’ l’apoteosi di Leone,che diventerà ancor più visibile con C’era una volta il West.
Per quasi quarant’anni il cinema italiano continuerà a interrogarsi,con stupore,sul successo straordinario delle produzioni di Leone.
Che daranno il via ad una selvaggia opera di imitazione,con oltre 400 film prodotti sulla scia dei tre capostipite.
Da Diango a Sartana a Ringo,si tenterà di emulare il personaggio vincente del giustiziere solitario come del monco e o del Biondo.
E i tre film diventeranno curiosamente oggetto di studio,nonchè di culto,proprio nel paese del selvaggio west.
Che guarderà con ammirazione ad un cinema essenziale,senza fronzoli,girato con tante idee e pochi soldi come quello di Leone.

Soundtrack di Il buono,il brutto e il cattivo

Soundtrack di Per un pugno di dollari

Per un pugno di dollari,cast:

Per qualche dollaro in più,cast:

Il buono il brutto e il cattivo,cast: