Blade runner

Aprile 5, 2008

Io ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi stellari in fiamme al largo dei bastioni di Orione… E ho visto i raggi B balenare nel buio presso le porte di Tannhauser… E tutti quei momenti andranno persi nel tempo come… lacrime nella pioggia. È tempo di morire.

“In una Los Angeles dallo scenario apocalittico, soffocata dall’inquinamento atmosferico che ha come conseguenza una continua pioggia battente, prendono corpo i personaggi del film-culto di Ridley Scott. Protagonista assoluto Rick Deckard (Harrison Ford), “ex poliziotto, ex cacciatore di taglie, ex killer”, come recita la voce fuori campo imposta dalla produzione nella versione ufficiale e poi tolta, lasciando maggior spazio all’immaginazione dello spettatore.

Daryl Hannah è Pris

Deckard viene incaricato di eliminare un manipolo di replicanti, organismi complessi e perfezionati rispetto agli esseri umani, cui sono superiori in forza, agilità e intelligenza. Questi androidi, fabbricati dalla Tyrell Corporation per servire gli umani in vari settori, poi ridotti alla stregua di schiavi nelle “Colonie Extramondo”, sorta di luoghi di evasione per privilegiati, nel corso del tempo sviluppano sensazioni emotive proprie, si “umanizzano” al punto che l’inquietante Mr. Tyrell decide di attivare nel loro organismo un dispositivo limitante: gli androidi potranno così vivere solo quattro brevissimi ma intensi anni “durante i quali accumulare esperienze che per noi umani sono scontate”.

Harrison Ford è Rick Deckard

I replicanti, capeggiati da Roy Batty (un Rutger Hauer in stato di grazia), stanchi e amareggiati dalla loro condizione, decidono di ribellarsi per tornare sulla terra e tentare di convincere Mr. Tyrell a modificare la loro struttura genetica per consentire loro di vivere più a lungo e più umanamente. Deckard viene convocato a forza dal suo ex capo in seguito all’uccisione di un dipendente durante un test psicologico per androidi, che aveva smascherato uno dei ribelli.

Rutger Hauer è Roy Batty

Rick Deckard deve in gergo “ritirare” tali replicanti, divenuti socialmente pericolosi. Ad aiutarlo nell’impresa ad alto rischio subentra Rachel (Sean Young), che il Dr. Tyrell definisce “un esperimento” perché parte integrante di una nuova speciale generazione di androidi, creata per durare nel tempo.Nel corso della narrazione emerge il profilo psicologico dei replicanti ed è sempre più evidente che la loro rivolta nasce da una profonda disperazione, da una tensione vitale insoddisfatta e da un enorme bisogno di creare legami tra loro, di avere un passato, di collezionare ricordi che giustifichino la loro esistenza.

Joanna Cassidy è Zhora

In fondo, la loro condizione non è poi tanto lontana da quella degli esseri umani, che si pongono le stesse domande, vivono le stesse angosce e non sanno quanto tempo e quali emozioni la vita riservi loro. I replicanti si sentono impotenti di fronte ad una scienza che li ha creati al solo scopo di sfruttarli e infine distruggerli.

Sean Young è Rachael

Per placare la sua sete di risposte e salvare la sua vita e quella dei suoi compagni, Roy deve assolutamente incontrare il Dr. Tyrell e sperare che l’ingegnere possa finalmente dargli le risposte che cerca. Per questo Roy costringe J.F. Sebastian, progettista genetico della Tyrell Corporation affetto da una grave malattia che lo costringe a un invecchiamento precoce, a fare da mediatore affinché l’Ing. Tyrell lo riceva. Mitico il discorso di Tyrell, indifferente alla disperazione del “figliol prodigo” che lo implora di dargli “più vita”: in una complessa spiegazione scientifica delude le aspettative di Roy, decretando l’impossibilità di modificare la struttura genetica dei replicanti senza dar luogo a mutazioni che ne causerebbero la morte istantanea.

“Tu hai vissuto intensamente e lo sai bene Roy, la candela che arde da due parti brucia in metà tempo! Godi più che puoi!” La frase finale dell’arringa del Dr. Tyrell scatena la ribellione di Roy, che, in preda a una furia incontrollata, prima acceca il suo creatore e poi uccide J.F.

Rutger Hauer  è Roy Batty

Parallelamente s’intreccia la storia d’amore tra Rick e Rachel, sottolineata dalla stupenda colonna sonora di Vangelis che conferisce ulteriore spessore e fascino al film. Attraverso un frammento artificiale di pelle di serpente trovato a casa di uno dei replicanti, Rick scova Zora in veste di spogliarellista presso un locale di dubbia reputazione, rischia di morire soffocato dalla sua incredibile forza ma poi ha il sopravvento, braccandola lungo le strade buie e affollate di Los Angeles in un inseguimento da antologia, che culmina nella mortale caduta di Zora infrangendo alcune vetrine di un negozio. Per vendicare l’amante, Leon, il braccio destro di Roy, aggredisce Rick alle spalle, mentre Rachel, riapparsa dopo una disperata fuga nella consapevolezza di essere pure lei una replicante, spara infine a Leon e salva la vita a Rick.

Sean Young è Rachael

Lo scontro/incontro finale tra Roy e Rick, inevitabile dopo il “ritiro” dell’amante di Roy, la bellissima ed inquietante Priss (Daryl Hannah), è anch’esso intramontabile: schiacciato dalla potenza fisica del suo avversario, che lo tiene in scacco nonostante stia per morire, Rick viene infine salvato dal replicante stesso mentre sta per precipitare da uno dei giganteschi palazzi della città (che rimandano in qualche maniera all’ideologia dell’architettura gotica, la cui imponenza era progettata per schiacciare l’uomo e farlo sentire piccolo e insignificante di fronte a Dio: uno dei segnali del pessimismo che serpeggia nell’atmosfera del film).
Mirabile la scena in cui Roy solleva “il piccolo uomo” e lo getta sul tetto del palazzo. Poi si lascia cadere a terra sfinito e spiega il motivo del suo gesto: “Io ne ho viste di cose, che voi umani non potreste immaginarvi […] E tutto questo andrà perduto nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire…” Rick lo guarda, estasiato e incredulo e comprende finalmente la condizione del suo avversario, il quale alla fine, sull’odio e sul rancore, fa prevalere l’amore per la vita. Per Rick è una grande lezione di umanità.

Io non so perché mi salvò la vita, forse in quegli ultimi momenti amava la vita più di quanto l’avesse mai amata… Non solo la sua vita: la vita di chiunque, la mia vita. Tutto ciò che volevano erano le risposte che noi tutti vogliamo: da dove vengo? Dove vado? Quanto mi resta ancora? Non ho potuto far altro che restare lì e guardarlo morire.” dice Rick, nel finale del film.

Nella versione voluta dal regista manca il finale consolatorio ed ecologico imposto dalla produzione, in cui Rick e Rachel fuggono a bordo di una navicella verso luoghi incontaminati (lo stesso paesaggio dal respiro montano che fa da sfondo all’Overlook Hotel in “Shining” di Kubrick). È una scena liberatoria, ma altrettanto poetica e struggente è la visione dell’unicorno avuto in sogno da Deckard, l’anelito a una purezza ormai perduta (l’unica sequenza aggiunta dal regista).

Blade runner, Un film di Ridley Scott. Con Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Edward James Olmos, M. Emmet Walsh, Daryl Hannah, William Sanderson, Brion James, Joe Turkel, Joanna Cassidy, James Hong, Morgan Paull, Kevin Thompson, John Edward Allen, Hy Pyke
Fantascienza,, durata 117 min. – USA 1982.

Harrison Ford: Rick Deckard
Rutger Hauer: Roy Batty
Sean Young: Rachael
Daryl Hannah: Pris
Brion James: Leon
Joanna Cassidy: Zhora
Edward James Olmos: Gaff
M. Emmet Walsch: Capitano Bryant
Joe Turkel: Eldon Tyrell
William Sanderson: J.F. Sebastian
Morgan Paull: Holden
James Hong: Hannibal Chew

L’edizione italiana del romanzo di Dick

L’edizione americana del romanzo di Dick

Ridley Scott, il regista di Blade runner

La colonna sonora di Vangelis

Douglass Trunball

L’edificio disegnato da Wright che ha ispirato la casa di Rick


Citazioni:

Io penso, Sebastian, quindi sono.”

Noi siamo stupidi, e quindi moriremo.”

Una candela che arde col doppio dello splendore brucia in metà tempo.

Bella esperienza vivere nel terrore, vero? È così che si sente uno schiavo!

Peccato però che lei non vivrà! Sempre che questo sia vivere…

Ho visto cose ….. (english)

« I’ve seen things you people wouldn’t believe. Attack ships on fire off the shoulder of Orion. I watched c-beams glitter in the dark near the Tannhauser Gate. All those… moments will be lost… in time, like tears… in rain. Time to die. »


1975,occhi bianchi sul pianeta terra

Aprile 5, 2008

Ispirato al romanzo di Matheson I’m a legend,Io sono leggenda. Pochissimi attori per un cult della fantascienza.
Un virus sfuggito ad un laboratorio ha distrutto l’umanità, quello che ne resta è uno sparuto gruppo di persone affette da fotofobia,psicotici e affetti da depigmentazione di capelli e con occhi bianchi.

Uniche eccezioni,un colonnello che era riuscito a trovare un antidoto,troppo tardi (Heston) e una sparuta pattuglia di giovani,che però potrebbero ben presto ammalarsi.
Il colonnello,convinto di essere rimasto l’unico uomo vivente del pianeta,dovrà confrontarsi con i suoi nemici,e dovrà tentare di dare una speranza ai pochie sseri umani “normali” rimasti in vita.
Un film molto bello,claustrofobico,girato in una Los Angeles spettrale,priva di vita.
A differenza del romanzo,il finale differisce,rendendo meno cupa la vicenda.

Le differenze esistenti con il romanzo di Matheson, tuttavia, sono essenziali: nel film manca completamente qualsiasi riferimento alla parte filosofica che caratterizzava il romanzo, ovvero l’accenno ad una nuova umanità, diversa, in cui la vera anomalia è il superstite, mentre gli uomini dagli occhi bianchi ( che nel romanzo sono dei vampiri) hanno ereditato un nuovo mondo, in cui non c’è spazio per la vecchia umanità. Nel film viene privilegiata la parte claustrofobica, quella in cui il protagonista, il colonnello, dapprima vaga in una città resa spettrale dall’assenza assoluta di vita, poi dai suoi gesti disperati, tipo andare al cinema a vedere un film da solo, o entrare nei negozi naturalmente vuoti.

La storia prende il suo avvio quando il colonnello Robert incontra Lisa; fino a quel momento le uniche forme di vita umane sono quelle degli umani ridotti a creature notturne, fotobiche, allontanate dalla casa del colonnello Neville grazie alle fotoelettriche. L’incontro con la colonia di sopravissuti al virus creerà nell’uomo la speranza di poter tornare ad essere utile, fino al finale che una volta tanto non ha l’happy end, con il sacrificio del colonnello.

Nel 1964 ci aveva provato Ubaldo Ragona a portare sullo schermo la prima riduzione cinematografica del romanzo di Matheson, intitolando il film L’ultimo uomo sulla terra (The last man on earth), e affidando la parte di Robert (nel film Morgan e non Neville) al bravissimo Vincent Price, che morirà, a differenza del personaggio di 1975 occhi bianchi sul pianeta terra sull’altare di una chiesa, trafitto dai non più umani abitanti della terra

1975,Occhi bianchi sul pianeta terra (Omega man), un film di Boris Sagal. Con Rosalind Cash, Charlton Heston, Anthony Zerbe, Paul Koslo, Eric Laneuville, Lincoln Kilpatrick, Jill Giraldi, Anna Aries, Brian Tochi, DeVeren Bookwalter, John Dierkes, Monika Henreid, Linda Redfearn, Forrest Wood. Genere Fantascienza, colore 98 minuti. – Produzione USA 1971

La locandina originale

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